ADDIO PROVINCIA

EDITORIALE

E’ più lungo l’elenco dei firmatari dell’appello stesso. Che, nella sostanza dice: leali sì, ma non senza di noi. Sono ventisei i Sindaci della Provincia di Rimini ad averlo sottoscritto. Tutto in funzione del riassetto istituzionale (con l’abolizione di decine di province, tra cui quella di Rimini) previsto dal Governo Monti. Anche se: mai dire mai, in Italia è tutto possibile (è notizia dei giorni scorsi della raffica di modifiche in commissione senato su modalità e tempi del “riordino”, ndr). In ogni caso, ecco il testo dell’appello. “La fase economica in cui versa il nostro Paese tra le più drammatiche della sua storia, impone a chi ha la responsabilità della cosa pubblica a ogni livello un ancor più elevato senso di coerenza e impegno a favore non tanto o non solo di un Governo ma dell’interesse della collettività e dei cittadini. Per questo, e nonostante l’evidente, inadeguata considerazione dello Stato centrale circa il ruolo e la funzione dell’Ente locale in ogni progetto di ripresa del sistema Paese, garantiremo la nostra leale collaborazione e offriremo un contributo di idee positivo e costruttivo alle proposte governative in materia di contenimento della spesa e di riordino istituzionale (comprese le scelte in corso sulle Province italiane). E’ sottinteso – continua il documento – che qualsiasi siano le proposte e le ipotesi in discussione, esse dovranno prioritariamente garantire che vengano tutelate le peculiarità e gli sforzi fatti dal territorio riminese (anche e soprattutto in termini di risorse finanziarie pubbliche e private sin qui investite) per infrastrutturare e ammodernare un tessuto socioeconomico di particolare delicatezza e centralità in ambito nazionale. L’autosufficienza nella realizzazione delle necessarie infrastrutture a sostegno della tenuta e della competitività al quale è stato obbligato per sua natura, vocazione e ambizione il nostro territorio negli ultimi 20 anni da politiche nazionali pressoché assenti in materia di investimenti strategici, ha richiesto alle nostre comunità sacrifici consistenti che ora non possono essere dispersi ma semmai fungere da leva per un nuovo, necessario processo di rilancio. In considerazione di tutto ciò, auspichiamo che la discussione che dovrà precedere, dettagliare e definire le indicazioni in materia di riordino istituzionale, possa vedere coinvolti direttamente la Regione, i territori e le componenti socioeconomiche di riferimento, in modo da non lasciare alla sola componente politica- distante e vicina- l’onere e l’onore di una scelta che avrà conseguenze vere sul futuro delle nostre comunità.”

Il suono è quello di un’utopia perchè il Governo se ne infischierà di queste belle parole. Non solo: viene in mente quel detto-maledetto, cinico e spietato: inutile chiudere la stalla quando i buoi sono già scappati. Perchè a nessuno piace essere escluso. Ma se ciò accade i casi sono due. O qualcuno sta sbagliando di brutto (in questo caso il Governo, miope e incompetente, così gli “tireranno le pietre”) oppure le province, tra cui la nostra, sono davvero inutili. Da qui, oltre al dibattito, certamente urgente, sul futuro assetto, si trovi anche il tempo di fare un po’ di autoanalisi e autocritica su quello che è stato fatto dalla Provincia di Rimini soprattutto in questi ultimi due-tre anni anni a favore della collettività indistinta, ovvero quella parte (consistente) di cittadini che (non va nemmeno più a votare) e non appartiene a nessuna categoria, associazione o impresa. Pensiamo ad esempio ai giovani (i nostri giovani, che sempre di più fanno le valige e se ne vano altrove), al mercato del lavoro locale (dominato da logiche opache), alle mancate politiche per il rilancio di settori emergenti (vedi la “green economy” e in generale le nuove tecnologie) e alla contestuale riconversione di settori ormai “cotti” e incapaci di produrre occupazione e redditi di qualità. Non ultimo, alla complessità che i cittadini incontrano per capire in maniera semplice e intuitiva dove e come la Provincia spende i soldi della collettività. Così, a parte i politici, pochi altri si occuperanno di questa battaglia. Di sicuro non saranno i cittadini comuni a sottoscrivere l’appello.

In ogni caso in bocca al lupo e (sinceri) auguri di buon lavoro a tutti i firmatari del documento che sono: Enzo Ceccarelli, sindaco del Comune di Bellaria Igea Marina. Mario Fortini, sindaco del Comune di Casteldelci. Piero Cecchini, sindaco di Cattolica. Domenica Spinelli, sindaco del Comune di Coriano. Marcello Fattori, sindaco del Comune di Maiolo. Stefano Giannini, sindaco del Comune di Misano Adriatico. Fabio Forlani, sindaco del Comune di Mondaino. Eugenio Fiorini, sindaco del Comune di Monte Colombo. Vallì Cipriani, sindaco del Comune di Montefiore Conca. Nadia Fraternali,sindaco del Comune di Montegridolfo. Ruggero Gozzi, sindaco di Montescudo. Claudio Battazza, sindaco del Comune di Morciano di Romagna. Lorenzo Marani, sindaco del Comune di Novafeltria. Lorenzo Valenti, sindaco del Comune di Pennabilli. Daniele Amati, sindaco del Comune di Poggio Berni Massimo Pironi, sindaco del Comune di Riccione. Andrea Gnassi, sindaco del Comune di Rimini. Giuseppe Sanchini, sindaco del Comune di Saludecio. Christian D’Andrea, sindaco del Comune di San Clemente. Domenico Bianchi, sindaco del Comune di San Giovanni in Marignano Mauro Guerra, sindaco del Comune di San Leo. Guglielmino Cerbara, sindaco del Comune di Sant’Agata Feltria. Mauro Morri, sindaco del Comune di Santarcangelo di Romagna. Francesca Ugolini, sindaco del Comune di Talamello. Franco Antonini, sindaco del Comune di Torriana. Giorgio Pruccoli, sindaco del Comune di Verucchio. Stefano Vitali, presidente della Provincia di Rimini. (d.ch.)

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La provincia di Rimini è ferma, mentre il governo fa un decreto sviluppo, in provincia c’è l’ immobilismo colpa anche della regione. L’aeroporto sforna milioni di euro di debiti; i piani sovraordinati di urbanistica meglio farli scomparire, prima si è costruito troppo e male grazie anche al clientelismo ora troppo poco, siamo fermi; se i comuni hanno bisogno di un referente non lo è certo la provincia; a mio modesto parere gli amministratori sono persone scelte dai partiti  e molte spesso sono personaggi che non sanno cos’è il lavoro e quindi incapaci di governare. Quando uno finisce di fare il sindaco  nei vari comuni della provincia ha sempre un’altra poltrona assicurata anche se non se le meritata.  Ed è per questo che siamo fermi. In rete si naviga sempre piu veloce ma noi andiamo sempre più piano.

bertino.masia@libero.it




Eleganza come valore

Nello splendido scenario del Grand Hotel di Rimini Tiziana Cancellieri ed Erika Morri hanno raccontato attraverso abiti evocativi e gioielli futuristici, un lungo pezzo di storia del costume semplicemente rivisitando tutto quello che è stato “ il vestire “ a partire dagli anni 50’, 60 fino ad arrivare ai mitici anni ’80. Affascinante la riscoperta e la compresenza di stili che permettono ad ogni donna di essere sé stessa. Gli abiti sono interamente realizzati con sapienti tagli e senza cuciture, tessuti in maglina (jersey) o in chiffon che si legano,  si sfiorano, si sovrappongono con leggerezza  fino quasi a scontrarsi o a rincorrere i fili colorati di materiale elettrico di cui sono fatti i gioielli.

Ad aprire la sfilata due indossatrici ballerine, quasi corazzate nei loro “ cortes” provocatori, dei veri e propri gioielli struttura che rimandano alle corazze dei conquistadores Spagnoli. Indossavano abiti nei quali la di  lycra  perlata si mescola all’azzurro scuro, al nero e al metallo. A seguire un  “peplo”  lungo e morbido in maglina plissettata va ad avvolgere delicatamente il corpo: un modello essenziale che fa quasi da supporto a se stesso accompagnato da un’ intreccio di fili bianchi attorno al collo: una collana Gorgera. Tubolari in maglina stretta, inseguono bracciali tecno che dal polso quasi si arrampicano su per la spalla. Drappeggi avvolgenti di color verde pistacchio giocano con i fili rossi dei gioielli di “corallo alieno”. Code svolazzanti come petali di papaveri: lo chiffon che si  annoda fino a coprire interamente il corpo in un abito vestale candido e trasparente sul quale s’intravede l’onda blu intensa degli accessori.

Fa pensare a quella Rimini che non c’è più il RED HOT CAFTANO, lungo fino ai piedi. Accarezza il corpo con la potenza del rosso e rimanda ad una raffinatezza di altri tempi: quando le donne indossavano abiti che le rendevano “femminili” per passeggiare sul lungomare la sera. Abiti sciolti, abiti che davano quel tocco in più, abiti che faceva piacere mettere. E che farebbe piacere “usare”anche oggi. Certo quelli erano i tempi in cui a far sognare erano Jaklin Kennedy e Grace Kelly. Ma l’eleganza intesa come valore forse non tramonta mai? Un mono spalla blu notte, tessuti perlati e plasmabili. Abiti, quasi fatti di acqua: casti sul d’avanti e scollati sul di dietro, si chiudono con un gioco di nodi e di cavi con un’anima in rame, quasi vivi, che vanno a coronare la schiena stessa. Le creazioni sono il frutto sperimentale di una sfida dalla quale si evince che si possono fare gioielli con materiale elettrico e vestiti senza cuciture.

Vestiti che fanno pensare a quelli che le bambine inventano per la loro Barbie, come quelli che la stessa Tiziana Cancellieri da piccola faceva non solo per la sua bambola ma anche per quelle delle sue amiche. Così è nata la sua passione, di figlia d’arte, in quel  primo negozio di abbigliamento che sua madre aveva preso al mare, nella favolosa Rimini degli anni ’60. Lei aveva sei anni allora, ma riporta ancora oggi nelle sue creazioni lo sguardo curioso di una bimba che “guarda fuori dalla vetrina “. Una sorta di memoria storica la sua, che fa pensare ad una Rimini davvero autentica e piacevole da ricordare e a quell’eleganza a cui cui lo stesso J.W.Goethe  faceva riferimento quando parlava della deliziosa Ottilie in “Le affinità elettive” dicendo “I nuovi abiti alla moda donavano molto alla sua figura, poiché la grazia di una persona si estende anche quando la copre e dunque si crede ogni volta di scorgervi una nuova attrattiva quando essa trasmette le proprie qualità ad un nuovo vestito”.

Roberta Lino
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PIADINIAMO 2012

Aria di Romagna dappertutto. Si è conclusa ieri la prima edizione di “Piadiniamo – La Romagna, com’era una volta”, un  week end che il 27 e 28 luglio ha visto come protagonista principale la signora Piadina. Siamo in pieno centro a Savignano Sul Rubicone,  con una miriade di persone per le strade lungo un percorso gastronomico davvero senza precedenti, pronto a soddisfare ogni tipo di palato. Con 10 euro una vera e propria cena: 3 degustazioni di piadina a scelta tra quelle più classiche con gli affettati o formaggi a quelle più particolari con le alici marinate, radicchio e cipolla di tropea, taleggio, cotto e pomodorini per finire con le piade dolci per i più golosi, anche queste delle più disparate, come la piada con lo squacquerone e fichi caramellati, mascarpone e marmellata, taleggio pere e noci, il tutto accompagnato da una birra artigianale da 0,40. Anche i ristoranti del centro si sono uniti con tavolini sotto le stelle proponendo menù particolari  per lo più di tradizione contadina a prezzi davvero convenienti.

A fare da contorno, tra uno stand e l’altro, dimostrazioni pratiche di antichi mestieri, una mostra di trattori  d’epoca e una ambientazione campagnola ad hoc con balle di fieno ovunque. Non potevano mancare poi spettacoli folkloristici, con canti e balli tradizionali e recite dialettali. Molti i nostalgici che, oltre a gustarsi la serata, non si sono lasciati scappare l’occasione per ricordare insieme i “bei” vecchi tempi o a spiegare ai nipotini com’era la vita di una volta o come funzionavano certi attrezzi. Tantissimi i giovani, provenienti da tutto il circondario, pronti a sperimentare soprattutto le delizie “moderne” e rivisitate del “pane dei poveri”, simbolo della gastronomia Romagnola non solo in Italia ma in tutto il mondo. Ad ogni stand file interminabili, diversi i commenti agli organizzatori sui tempi di attesa perchè “non si può aspettare due ore per una piadina!” fino a chi addirittura ha detto “non ho osato sperimentare più stand per non dover passare tutta la serata in file lunghissime, per cui ho usato tutti i tagliandini in un unico stand”.

Attenti alla qualità dell’evento, la risposta degli organizzatori non si è fatta attendere: “Miglioreremo sicuramente nella prossima edizione. Questa è la prima e sinceramente non ci aspettavamo un’affluenza di questo livello, non eravamo pronti a dover soddisfare tutta questa gente”. Gli stessi esercenti, aperti per l’occasione anche nell’arco della serata, hanno detto che lo scorso week end per il Wine Festival sono arrivate tante persone ma così tante come in queste serate non si sono mai viste”. Possiamo dire che il pretesto di usare la piadina per organizzare un week end di festa popolare all’insegna della tradizione è riuscito benissimo e l’attesa, a volte effettivamente lunga, è stata però ripagata con una cenetta davvero coi fiocchi.

Milena Zicchetti
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