LA FOTONOTIZIA

Venerdì 18 maggio a Coriano in presenza delle autorità comunali l’associazione 58boys a consegnato a Paolo Simoncelli
per la Fondazione un’assegno di 5 mila euro del ricavato dal motomemorial Sic 2012.




GIOVANI & TEATRO

Le ragazze e di ragazzi della Compagnia teatrale del Tassello Mancante. L'appuntamento è per domani sera al Teatro del Mare.

Le ragazze e di ragazzi della Compagnia teatrale del Tassello Mancante sono pronti e non vedono l’ora di essere sul palcoscenico. Giovani, informissima, questa sera lunedì 21 maggio con sipario alle ore 21,00 ci saranno “anima e corpo ma soprattutto con il cuore!” per mettere in scena “Nessun Segnale” al Teatro del Mare. La regia dello spettacolo, che è a conclusione del laboratorio teatrale della Casa della Cultura iniziato a novembre scorso, è stata curata da Mirco Gennari.

“Il testo che abbiamo scelto – dice alla Piazza online Mirco Gennari – è stato scritto per il progetto Connections nato nel 1998 e promosso dal Royal National Theatre di Londra. Connections ogni anno commissiona a grandi autori del panorama nazionale ed internazionale testi teatrali per ragazzi dai 14 ai 20 anni. Il nostro lavoro,”Nessunsegnale”,  è tratto da “Noccioline” di Fausto Paravidino, giovane drammaturgo italiano, il quale ha scritto questo dramma in seguito ai drammatici fatti del G8 di Genova nel 2001. Ed essendo ancora di così bruciante attualità abbiamo pensato di metterlo in scena per raccontare (denunciare) una verità davvero scomoda e difficile da accettare. Ovviamente il testo ha un valore di denuncia che va aldilà dei fatti di Genova, ma vi si può leggere qualunque luogo o tempo in cui i diritti umani vengono sospesi”. L’ingresso è a offerta libera.

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La locandina dello spettacolo "Nessun segnale"

 




TERREMOTO, TREMA ANCHE IL RIMINESE

Nel cuore della notte e di un’intensità simile a quella che ha sconvolto di recente l’Abruzzo. Erano le 4.04 quando ieri una forte scossa di terremoto è stata avvertita in tutto il Riminese. Ma è stato l’intero nord-est della penisola a tremare. L’epicentro tra le province di Modena e Ferrara dove sono migliaia i crolli, secondo le ultime notizie entrambe messe in ginocchio dalle conseguenze del sisma. Le località più vicine all’epicentro, San Felice sul Panaro, Finale Emilia, Cento e Crevalcore. “E’ un terremoto molto superficiale avvenuto ad appena 6,3 chilometri di profondità – ha spiegato all’Ansa il sismologo Alessandro Amato dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia. L’attivita’ dell’Appennino – ha aggiunto l’esperto – prosegue sotto la Pianura Padana e per questo anche a pochi chilometri di profondita’ ci sono zone attive’’

Secondo i dati Istituto Nazionale di Geofisica, la terra aveva già iniziato a dare i primi segnali con una prima scossa alle ore 23,13 di ieri sera, sabato 19 maggio. L’ultima, molto lieve, di magitudo 2 è avvenuta poche ore fa alle 10,38. “Tutte le conoscenze scientifiche al momento disponibili – scrive l’Istuto nel suo comunicato – sono riassunte nella Mappa di Pericolosità (nella foto qui accanto) sismica del territorio nazionale dalla quale si rileva che l’area in oggetto è bassa. Il terremoto odierno è avvenuto una ventina di chilometri a nord della zona a pericolosità sismica media dell’Appennino settentrionale.”

Oltre a tanto spavento e preoccupazione, nel Riminese non si registrano danni a cose o persone.

Per approfondimenti  – I terremoti di magnitudo superiore o uguale a 2.0 localizzati in Italia dalla Rete Sismica Nazionale dell’INGV degli ultimi 30 giorni. TUTTI I DETTAGLI DEL TERREMOTO ORA PER ORA

Le località più colpite, i danni, le vittime da: FINALE EMILIA , coinvolto tutto il FERRARESE, i crolli a San Felice sul Panaro epicentro del sisma, due delle sei vittime per il crollo di una fabbrica NOTIZIA. Definiti “enormi” anche i danni anche per il Castello Estense, simbolo di Ferrara NOTIZIA. Secondo il capo dipartimento della Protezione Civile, Franco Gabrielli, la situazione è di “assoluto controllo”. Richiesto e decorre già da martedì lo stato di emergenza nazionale.

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Quinto appuntamento con le “Grandi interviste della Piazza”. Oggi parla Umberto Paolucci

Umberto Paolucci, presidente della Microsoft per l’Europa, per il Medio Oriente e l’Africa non legge i libri di management. Afferma: “Non mi piacciono. La maggior parte sono scontati. Spesso le idee sono poche, con il resto delle pagine che serve solo ad irrobustire il libro”. Cattolichino, casa in uno dei posti più belli della zona, Granarola (Gradara), con vista sul mare e sulla Rocca Malatestiana, Paolucci ha una grande passione per i libri antichi. Ne possiede molte migliaia. Vive a Milano, ma torna spesso a Gradara.

Ingegner Paolucci, come vede l’economia italiana?
“Purtroppo non bene. Nelle tabelle, dalla Banca d’Italia all’Economist (prestigioso settimanale economico inglese), non ci sono buone notizie. E’ un guaio. Si sta andando indietro insieme a tutta l’Europa. Si fanno pochi investimenti, dall’estero non arrivano gli investitori, gli italiani del Nord-Est vanno fuori. E quando in un’azienda si mette dentro poco, si raccoglie poco. Mentre gli Stati Uniti crescono, la Cina cresce. La produttività americana è cresciuta.  Insomma, siamo in un angolo da tutte le parti. Su questi temi si fanno molti convegni ma le soluzioni non ci sono. Le aziende sono chiamate ad innovare. Solo sul prezzo, senza arrivare in Cina, gli altri, ci battono alla grande. Bisognerà mettersi seriamente a trovare una via di sviluppo. Non vanno ridotti i costi sociali, con meno tutele, meno garanzie, come qualcuno avanza per essere maggiormente competitivi; sarebbe sufficiente innalzare l’età pensionistica. L’Europa al momento è a metà del guado. Non riesce a trovare la propria strada. E non è neppure facile dire che battiamo i cinesi sull’innovazione, sulla tecnica. Bisogna lavorare insieme, ma in Italia c’è un discredito reciproco tra maggioranza ed opposizione.  E per avere un peso l’Italia deve mandare a Bruxelles gli uomini migliori; invece i nostri parlamentari spesso sono coloro che non sono riusciti a trovare spazio qua. Ci sono i Paesi nordici che nonostante il fatto che abbiano meno abitanti, si battono ed hanno più peso. Mentre in Italia si continua a pensare che il centro di tutto sia Roma”.
Come vanno le imprese italiane?
“Nella partita globale le nostre piccole e medie imprese sono in difficoltà. Hanno bisogno di tecnologia. Le imprese italiane sono quelle che hanno meno computer per numero di addetti, meno abbonamenti ad Internet; hanno costi energetici più alti. Senza si ha un’organizzazione peggiore. Occorrono scelte coraggiose. Che vanno fatte insieme se si capisce che i mercati sono difficili, competitivi. Va scelta una strada anche in una logica dialettica aspra. Al momento il Paese è in difesa, quando dovrebbe andare all’attacco. Se tutti hanno paura di prendere il gol, sarà poi il Paese a subirlo”.
Quale consiglio dare alle imprese italiane?
“Capire che gli investimenti non sono un costo, ma strategici. Sono una formidabile arma competitiva. Non usata, è una perdita. Il 70 per cento degli imprenditori italiani pensa che l’innovazione degli strumenti tecnologici non sono giusti. Forse hanno avuto esempi negativi. L’adozione di strumenti informatici, ad esempio, non è altro che la trasposizione digitale del cartaceo. E si riesce a tenere sotto controllo la produzione, la concorrenza. L’importante è trovare l’interlocutore adatto”.
Perché in Italia è così difficile coniugare rigore intellettuale con onestà morale?
“L’unica via è questa. I due concetti sono sinonimi, non separabili. Se non marciano uniti si spacca tutto. Le furbizie non portano da nessuna parte; non costruiscono niente. In Microsoft il superiore valuta il sottoposto e viceversa. Le valutazioni, poi, anonime, vengono inviate al dirigente. Il nostro obiettivo non è smascherare le debolezze, ma imparare a crescere. La cosa potrebbe sembrare un’americanata, ma è soltanto un vissuto che ti porta a vivere meglio con gli altri”.

Quali differenze tra le aziende italiane e quelle americane?
“Da noi prevalgono le gerarchie piuttosto che il flusso efficiente del lavoro, con rapporti meno franchi. Mentre un’azienda deve essere agile. Deve avere la forza di mettere in discussione le cose che fa, rivalutarle costantemente, per cambiare. Poi c’è un altro grosso problema, le imprese italiane piuttosto che combattere sui mercati aperti scappano”.

E l’etica?
“Oltre ai valori, ci vogliono dei sistemi per verificare se vanno bene. Non è una questione di scriverli ma di applicazione: scriverli sono capaci tutti. Va detto che senza etica non c’è crescita, sviluppo, forza lavoro che si possa guidare. Le persone non ci stanno: se hanno un’alternativa se ne vanno”.
Perchè non si parla più di giustizia sociale?
“Le imprese attente pubblicano una sorta di bilancio sociale. Hanno sensibilità per certi temi sociali, all’ambiente”.

I giovani italiani sono competitivi con gli amici stranieri?
“Sì. Sono brillanti. Sono simpatici. Tengono il vino. C’è da essere fieri”.

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