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Rete e valori condivisi, incontro in Camera di Commercio

L’incontro Progetto PercoRSI 2012 “Rete di Valori: alleanze e partnership per la crescita responsabile e condivisa del territorio” si svolgerà domani giovedì 9 febbraio 2012 alle ore 9.00 presso la Sala Convegni Camera di Commercio di Rimini in via Sigismondo 28. Parteciperanno Manlio Maggioli, presidente dell’ente camerale riminese e Stefano Vitali, presidente della Provincia di Rimini “new entry” istutuzionale nel progetto grazie alla quale l’ente pubblico di via Sigismondo conta su nuove risorse ed energie da destinare all’iniziativa. Un’adesione – secondo gli organizzatori – che sottolinea soprattutto come, sempre più, le Istituzioni percepiscano la responsabilità sociale come leva strategica per lo sviluppo del territorio. Tra gli interventi previsti quelli del presidente Maggioli su”I nuovi scenari della RSI territoriale”  e di Lino Sbraccia, dell’associazione Figli del Mondo, storico partner dell’iniziativa, su “Risultati PercoRSI 2011”.




Rimini, meteo stabile si torna a scuola

Il Tavolo operativo e di coordinamento riunitosi in mattinata

Operazione rientro. Dopo la pausa forzata domani mercoledì 8 febbraio si torna tra i banchi in tutte le scuole presenti sul territorio comunale. Guardia alta perchè per quanto sia siamo ancora nel bel mezzo di un’allerta meteo. Infatti, questa mattina vertice a Palazzo Garampi per definire azioni, uomini e mezzi da impiegare nella gestione del ritorno alla normalità. Così almeno si spera.

I numeri della fase di rientro.
76 scuole, 169 tra uomini e donne per agevolare il rientro a scuola dei ragazzi di cui 45 agenti della Polizia, 10 di Anthea, 40 delle cooperative sociali, 20  unità di Hera, 27 dipendenti comunali, 35 i pensionati del Csup, 2 i volontari del gruppo Civivo di Casalecchio che presidieranno la scuola di San Salvatore. Tutti rigorosamente con pettorine gialle o arancioni.




Il cordoglio per la scomparsa di Domenico Bronzetti

“Ciao Quarto”. E’ un saluto semplice ma profondo, carico di stima ed affetto quello che giunge da Davide Siliquini a titolo personale e  del gruppo consiliare “Centrosinistra” alla famiglia di Domenico (Quarto) Bronzetti scomparso ieri notte all’età di 84 anni.  “Purtroppo un altro pezzo della storia Misanese ci lascia – scrive Siliquini. Una storia fatta di passione politica, impegno civile  e soprattutto di difesa della libertà, valore inalienabile per ogni individuo che lo ha visto impegnato in prima persona nella lotta partigiana. Non potremo dimenticare i suoi celebri e vibranti discorsi in occasione del 25 Aprile dove esortava a difendere e perpetuare la libertà esplicitata nel dettato costituzionale conquistata con il sacrificio di tante vite umane. A noi lascia l’impegno di tramandare anche alle nuove generazioni l’immenso patrimonio di valori di cui è stato instancabilmente portatore”.

Domenico Bronzetti, detto Quarto lascia la moglie e due figlie. Presidente dell’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia e sindacalista della CGIL, la sua attenzione al sociale era una vera e propria vocazione. Si dedicò anche alla politica rivestendo le cariche di consigliere e assessore del Comune di Misano Adriatico. L’amministrazione comunale lo ricorda con affetto e si stringe al cordoglio dei familiari.




Scuole, chiuse le superiori

Il Sindaco Massimo Pironi ha disposto per domani mercoledì 8 febbraio la sospensione dell’attività scolastica solo nelle scuole secondarie superiori di Riccione quindi l’Istituto Professionale Alberghiero “Severo Savioli” e il Liceo Statale “A.Volta”. La sostanziale praticabilità della viabilità cittadina, nonostante le basse temperature, non prefigura – per il Comune di Riccione – pericolo tale da giustificare un  nuovo provvedimento di chiusura delle scuole per l’infanzia e dell’obbligo, che saranno pertanto regolamente aperte.




Cecchini non ci sta, scuse o querela

L’iniziativa legale del sindaco di Cattolica, Piero Cecchini – si legge nel comunicato stampa del primo cittadino – potrebbe avvenire in  seguito all´articolo apparso ieri sul sito internet “Tutti per Cattolica” a firma del medesimo Paolo Tabellini a commento della decisione del Tribunale di Rimini di rinviare la causa per presunta incompatibilità del Sindaco alla prossima udienza del 20 febbraio. Il testo dell´articolo, sottoscritto da uno dei cittadini che unitamente ad alcuni consiglieri comunali hanno presentato ricorso al Tribunale, risulta gravemente offensivo e diffamatorio sia nei confronti del Sindaco che nei confronti del Tribunale, perché ironizza gravemente sulla decisione del Tribunale di procedere al rinvio della causa ed insinua addirittura che detto rinvio sarebbe stato determinato da “un po´ di mal di gola di un Giudice” e dai “comodi di Cecchini, di Bondi e di Berti” che non riuscivano a raggiungere il Tribunale da Cattolica a causa del maltempo. Il testo dell´articolo, pubblicato e mantenuto per qualche ora sul sito “Tutti per Cattolica”, è stato immediatamente ritirato nel primo pomeriggio dopo che al sito erano pervenute telefonate di protesta che facevano rilevare come l´ articolo diffondesse false informazioni nei confronti del Tribunale e delle parti interessate al processo. Dopo che l´articolo contenente le false e pesanti insinuazioni sulle ragioni del rinvio della causa è stato rimosso dal sito, sul medesimo sito “Tutti per Cattolica” è apparso un altro articolo in versione modificata ed edulcorata, a firma di tutti e quattro i consiglieri e cittadini che hanno presentato ricorso in Tribunale, che pur rettificando il tiro continua a diffondere indebite ironie ed insinuazioni sul comportamento delle parti e sulla decisione del Tribunale.Pertanto, ove non vengano presentate immediate e pubbliche scuse, verrà inoltrata querela per diffamazione alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Rimini.




Ungulati e volatili soccorsi dalle Guardie ecologiche

Anche le le guardie ecologiche volontarie della Provincia di Rimini sono impegnate nell’emergenza maltempo. Portano mangime agli animali che vivono nei boschi dell’entroterra rimasti bloccati nella neve e quindi scarsissima possibilità di procacciarsi autonomamente il cibo. Il problema principale è quello degli ungulati, caprioli in particolare, ma anche lepri e volatili sono tra gli animali messi più in difficoltà dalle nevicate. L’emergenza è acuita dalle difficoltà di accesso nelle zone abitate da queste specie. Per questo motivo – comunica la Provincia- quatttro guardie volontarie si stanno attivando in questi giorni a piedi, muovendosi con il supporto di ciaspole, per portare foraggio agli animali soprattutto nell’area che ricade amministrativamente nei Comuni di Gemmano e Torriana. Per quanto riguarda i volatili sono regolarmente distribuite granaglie, da Covignano fino alla Valmarecchia e alla Valconca, sia direttamente dai volontari della Provincia di Rimini, sia tramite il rifornimento agli agricoltori dei diversi territori.




Maltempo e conseguenze sull’economia locale

Non c’è ombra di dubbio, la situazione è molto grave. Le conseguenze del maltempo che ha colpito in maniera così importante Valconca e Valmarecchia sono arrivate alle piccole e medie imprese già appesantite dalla congiuntura economica sfavorevole. “Questo ha reso impossibile per diverse imprese poter svolgere la propria attività” ha dichiarato il presidente della provincia di Rimini, Stefano Vitali. “Sarebbe per questo importante da parte del Governo, in coerenza con lo stesso decreto che riconosce lo stato di calamità naturale per la regione Emilia Romagna, consentire alle imprese che non fossero in grado di farlo di poter provvedere ad un mese di ritardato pagamento dei contributi Inps, Inail e Irpef per i dipendenti senza incorrere nel pagamento delle previste indennità di mora.” Un intervento di buon senso sottolinea Vitali – che non graverebbe sulle casse dello Stato, ma che ripristinerebbe un minimo di giustizia in una situazione di grande difficoltà.




Padre Turoldo, un profeta del ‘900

Padre Davide Maria Turoldo trattegiato da Ettore Masina, giornalista, scrittore e fondatore della Rete Radié Resch.

Padre Davide Maria Turoldo è morto il 6 febbraio del 1992 e certo molti giovani di oggi non lo hanno mai sentito nominare, se non per qualche poesia sulle antologie scolastiche meno conformiste. Ma il ricordo di lui è ancora vivo in molti adulti, come si vede dalla imminenza di numerosi convegni dedicati alla sua memoria e a quella del suo amico Ernesto Balducci, morto poco dopo di lui, il 25 aprile 1992. Turoldo e Balducci, due uomini diversissimi fra loro, rimangono infatti tra i maestri di chi, durante e dopo il Concilio, pensò che la Chiesa avrebbe dovuto diventare, secondo la parola di Giovanni XXIII, Chiesa dei poveri.
Essi stessi erano figli di poverissima gente. Davide, nono di dieci figli, era stato pastore, da bambino, prima di entrare in seminario; la casa dei suoi genitori era così misera da non avere neppure un camino, le pareti dunque annerite dal fumo. Considerò sempre questa sua condizione come un titolo di nobiltà: il suo Cristo si era identificato nei poveri e aveva proclamato che il criterio del giudizio universale sarebbe stato quello della solidarietà mostrata o negata loro. Così, uomo dal multiforme ingegno, Turoldo fu monaco, nell’ordine dei Servi di Maria, e poeta, scrittore di meditazioni teologiche e di note politiche, predicatore di successo anche mediatico, teatrante e persino sceneggiatore e regista di un film. Ma tutto questo avendo sempre come bussola i diritti dei poveri, la loro dignità, la necessità, per i credenti, di testimoniare la propria fede con le opere. Nella chiesa milanese di san Carlo al Corso, presso la quale era stato “incardinato” nel 1940, inventò la “messa del povero”, durante la quale si raccoglievano offerte anche di generi alimentari e vestiario, ma chiarì subito ai fedeli che questo era il minimo che il Vangelo richiedesse: ben più radicali erano le esigenze della carità. Con il suo fraterno amico, p. Camillo de Piaz, fondò un centro culturale denominato Corsia dei Servi, che dopo l’8 settembre 1943 divenne un nucleo importante di resistenza al nazismo e al fascismo. Furono nascosti fuggiaschi, aiutate famiglie, ospitate riunioni clandestine, stampato e diffuso un giornale (L’Uomo) in cui si cominciava a discutere delle forme da dare alla nascente democrazia italiana. Da allora Turoldo si legò vitalmente a ogni lotta di liberazione, non solo a quelle italiane dei contadini e degli operai, ma anche di regioni lontane: da quella antifranchista a quella del Salvador di mon. Oscar Romero, del Guatemala di Rigoberta Menchú, del Nicaragua di Ernesto Cardenal, dei movimenti “neri” degli Stati Uniti e del Sudafrica. Nell’epoca della guerra fredda non permise a nessuno di incasellarlo negli schemi di quello che lui chiamava sprezzantemente «il sistema». A chi lo invitava (ma è un eufemismo) ad aderire alla Democrazia Cristiana, rispondeva che non si doveva confondere un partito con la Chiesa né la Chiesa con un partito.

Amò grandemente papa Giovanni e il Concilio e fu appassionatamente con chi desiderava che il cattolicesimo italiano diventasse più cristiano. Anche da questo punto di vista non si limitò a predicare: già colpito dal cancro che lo avrebbe ucciso, lavorò con impegno, insieme a Gianfranco Ravasi, a una nuova versione italiana del Salterio, prezioso dono alla Chiesa. Questa sua poliedrica personalità, il tumulto dei suoi sentimenti, la radicalità della sua testimonianza di fede gli procurò l’ostilità di non pochi clericali e di atei devoti; i suoi superiori, almeno alcuni, lo amarono – o almeno lo stimarono – ma temettero che la sua presenza fosse troppo ingombrante e risultasse scandalosa ai vertici vaticani. Perciò, più volte, lo allontanarono dall’Italia senza rendersi conto che in questo modo si espandeva il raggio della sua azione. Turoldo diventò così, oggetto di interesse in molti Paesi e maestro più o meno consapevole di sacerdoti e di seminaristi.
Il suo macro ecumenismo nel nome dei poveri lo rese amico di Vittorini e di Carlo Bo, di Testori e di Pasolini, di Luzi, Giudici, Zanzotto, Sanguineti e di tanti altri intellettuali che pure non sarebbero facilmente stati disposti ad accettare il nome di cristiani. Ma, naturalmente, anche più ampia fu la cerchia degli amici con i quali condivise sensibilità ed esperienze ecclesiali: Dossetti, Lazzati e La Pira, p. Balducci, don Zeno Saltini, don Milani, don Mazzolari, don Vivarelli, p. Nazareno Fabretti, Luigi Santucci. Trascorse gli ultimi anni in una antica abbazia, da lui restaurata con il contributo di amici, a Fontanella di Sotto il Monte (Bg), il paese natale di papa Giovanni XXIII. Come era accaduto in tutti i luoghi in cui aveva dovuto piantare la sua tenda di pellegrino o di esiliato, gli si strinse attorno una comunità che con lui vedeva la necessità di un vangelo incarnato non in grandi strutture ma in piccoli cerchi di amicizia. Nel 1988 seppe di dover morire entro pochi mesi. Allora vedemmo in lui più chiaramente la profondità della sua fede in un’attesa serena dell’eternità.

Il 21 novembre 1991 il cardinale Martini, arcivescovo di Milano, gli consegnò il Premio Lazzati per l’appassionata ricerca sui rapporti fra religione e società civile. Martini, quasi piangendo chiese scusa al vecchio poeta per le incomprensioni della Chiesa. «La tua – disse – è stata una delle voci profetiche del nostro tempo».
Il 2 febbraio 1992 era domenica. Turoldo celebrò la sua ultima messa nella cappella dell’ospedale San Pio X di Milano. Si congedò dai suoi amici dicendo: «La vita non finisce mai». La mattina del giovedì seguente “visse la sua Pasqua”. Più di tremila persone sfilarono accanto alla sua bara. C’era molta gente “importante” alla quale egli non aveva negato amicizia (ma non senza additare loro la severità della parola di Dio), ma moltissimi erano i poveri, che non avevano certamente compreso a fondo il linguaggio poetico di Davide ma avevano capito con certezza che egli era sempre stato dei loro.

Che resta di lui? In questi giorni, voglio ricordare soprattutto un episodio. Dopo la Liberazione, Milano conobbe una primavera di feste come non se ne sono viste più, ma il resistente Turoldo non vi partecipò: continuava a pensare ai lontani, quelli portati via dai nazisti, imprigionati in campi di concentramento o, peggio, in quei luoghi di sventura dei quali si cominciavano a scoprire le orrende dimensioni. No, la guerra non era ancora finita se centinaia di migliaia di persone erano sperdute al freddo, alla fame, mentre gli eserciti vittoriosi, inseguendo il nemico in fuga, non si fermavano ad assisterle. P. Davide mobilitò allora la Terra ma soprattutto, ne sono convinto, il Cielo. In pochi giorni, pregando ma anche gridando minacciosamente (era un nonviolento, ma la gente che non lo sapeva vedeva invece le sue enormi mani e le sue braccia gigantesche), improvvisò una colonna di camion, raccolse viveri, trovò coraggiosi che lo accompagnassero e partì. È impossibile a chi non ha conosciuto quei tempi comprendere cosa volesse dire, allora, trovare degli autocarri, del carburante, dei generi alimentari e dei volontari disposti a lasciare le loro famiglie per attraversare un’Europa ancora in preda ai colpi di coda della mostruosa Bestia della violenza. Turoldo ci riuscì. L’impresa di Davide e dei suoi amici fu una straziante Odissea per un continente distrutto e insanguinato, mentre già gli statisti vincitori cominciavano a valutare la convenienza di una nuova guerra. Trovò uomini così schiacciati dagli orrori subìti da non riuscire più a credere di essere tornati liberi. Misurò nelle masse disperate dei vinti e nella superbia dei vittoriosi a quali disumanità può portare la negazione della dignità umana. Penso che oggi ci domanderebbe cosa stiamo facendo perché la dignità dei poveri non sia schiacciata dai pesi che gli “esperti” impongono loro per medicare il malconcio sistema del profitto, così come hanno sempre fatto i professionisti della realpolitik ogni volta che è entrato in crisi il sistema del potere.

Ettore Masin