San Pellegrino, da allieva a preside

Felici di studiare. Studenti dell'istituto in una foto di gruppo.

Una bella storia. Silvia Pacassoni da adolescente è stata allieva della San Pellegrino. Da 12 anni vi insegna storia dell’arte e materie umanistiche. Mentre da quest’anno è la coordinatrice (la preside delle scuole pubbliche). Di sé afferma: “Sento la necessità di ridare ai ragazzi quello che ho avuto io. I sogni di chi insegna sono quelli degli altri; solo che devono essere buoni. E con l’impegno si possono raggiungere ottimi risultati. E devono essere gli adulti ad avvicinarsi ai giovani”.
Per percorrere tale disegno, la neo-coordinatrice ha organizzato un corso di aggiornamento sulla letteratura contemporanea per ragazzi lo scorso novembre. Sono arrivati a Misano educatori, prof, editor di diverse case editrici di alto profilo.
“Non è vero come banalizza il luogo comune – continua la Pacassoni – che i ragazzi sono solo alla ricerca della tecnologia. Vogliono cose buone, ma spetta a noi dargliele. Come insegnante, come collaboratrice da sei anni di Alice Bigi della libreria per ragazzi “Viale dei ciliegi” di Rimini sentivo la necessità. Nel nostro biennio c’è la promozione della lettura contemporanea, con i ragazzi coinvolti a pieno titolo. Abbiamo chiamato il convegno, non a caso, ‘Passaggi’; indica l’aiuto per superare l’impatto dalle medie alle superiori ed anche i difficili e critici anni dell’adolescenza. Che cosa sono questi se non dei passaggi? Insomma, il nostro corso vuole essere un dinamico e moderno strumento di formazione. Speriamo di poterne mettere altri in cantiere. Abbiamo in mente progetti sulla didattica dell’arte, l’aggiornamento delle lingue”.
San Pellegrino significa studio delle lingue. Un liceo linguistico con cinque classi (inglese, tedesco, francese e spagnolo) e la scuola superiore per interprerti e traduttori (una vera e propria laurea per Misano). Gli approfondimenti delle lingue vengono accompagnate con viaggi-studio all’estero in settembre all’inizio dell’anno scolastico”.
L’istituzione misanese è dei Servi di Maria, un ordine religioso fondato nel Trecento da sette amici della buona borghesia fiorentina sull’onda di san Francesco. Il loro obiettivo era formare e raggiungere Dio attraverso la bellezza. Nel mondo hanno 50 scuole: dal Cile all’Australia, passando per l’India. Lo scorso settembre Misano è stata la loro capitale. Da ovunque sono giunti direttori e presidi e sono rimasti una settimana; in visita a Rimini i liceali hanno fatto loro da ciceroni. E li hanno salutati preparando una festa. Indimenticabile. Gli istituti si incontrano ogni due anni per confrontarsi ed istituire dei rapporti.
Forti di questi rapporti di appartenenza, dal prossimo anno i ragazzi che frequentano la scuola misanese andranno in Australia ed in California ospiti delle famiglie; a loro volta ospiteranno californiani ed australiani. Ad oggi questo scambio, c’è con Parigi e dura una settimana. Date la distanza dei due continenti, il soggiorno per buone ragioni sarà molto più lungo.
“La nostra scuola – continua nella sua riflessione Silvia Pacassoni – stimola l’idea del viaggio, di muoversi, di andare fuori. Senza paura, ma col gusto della curiosità”.
Nel 2013 l’istituto San Pellegrino dei servi di Maria festeggia i 40 anni.




Breve massima di saggezza

Cari ragazzi, non smettete di vigilare, la democrazia va difesa in prima persona.

Giorgio Bocca (1920-2011)

La Piazza gennaio 2012

 




Aperitivo letterario, dialoghi tra poesia e prosa

Vincenzo Cecchini e Marina Andruccioli insieme nel corso di una serata.

Il 3 dicembre scorso Anna Maria Sanchi, assessore alla Cultura di Cattolica, ha presentato il secondo incontro di Aperitivo letterario presso la Biblioteca comunale. Il 26 novembre aveva così illustrato il progetto Promozione alla lettura: «È un’occasione per riempirci il cuore di poesia e di letteratura, un’iniziativa tesa a favorire l’incontro tra i cittadini, i poeti e gli scrittori locali e quelli legati al territorio». Sanchi ha svelato al pubblico una terza musa coltivata da Vincenzo Cecchini: «Vincenzo grande artista, poeta, pittore – e anche cantante. È un fatto inedito: trenta anni fa col maestro Fiorenza era con noi nel Coro polifonico Città di Cattolica. Ho un bellissimo ricordo di lui mentre cantava al mio matrimonio.» Durante l’incontro letterario Vincenzo Cecchini e Marina Andruccioli hanno dialogato sugli stessi temi, uno in poesia e l’altra in prosa, «due diversi modi di suonare la stessa musica» ha detto Marina. Marina Andruccioli ha presentato letture tratte dal suo secondo libro, La lista dei sogni (Albatros Il Filo, Viterbo, 2011) la cui protagonista è una quarantenne che scopre di essere malata. “Le persone malate – scrive Marina – reagiscono in due modi: o il cervello si rifiuta di pensare, e allora tutto diventa bianco, incolore, insapore, senza emozioni. Compresa la vita. Oppure tutto è colore a tinte forti, tutto rimbomba vigoroso, i pensieri rimbalzano poderosi sull’anima ferita e amplificano le paure, le domande rincorrono le angosce in un gioco di specchi. E’ così per tutti quelli che lottano contro una malattia? Non lo so. E’ stato così per me.
Un giorno sei sano e nuoti a stile libero come un pesce che si fa strada tra la corrente della vita, un minuto dopo sei un’alga senza spina dorsale che viene trascinata dall’impeto della notizia della tua malattia”. La sua è una scrittura lieve, accompagna il lettore nei pensieri e nei sentimenti dell’autrice, nelle sue esperienze di vita quotidiana, esperienze e pensieri che riguardano i grandi temi della vita e Marina li affronta tutti: le grandi scelte, il viaggio, l’amore, la ricerca dell’anima gemella, la paura, il tempo, il ricordo ed il confronto con la madre, la malattia, la morte, la fede. Il messaggio della Andruccioli riporta la sua vita o quella del vicino della porta accanto su sentieri comuni all’umanità da sempre in cerca di risposte: le risposte di Marina viaggiano sui binari della speranza arricchita dalla fede, compagna discreta ma irrinunciabile, e da un sano ottimismo che ha trovato vigore e fondamento in una frase di Asimov letta in gioventù: “la mia massima soddisfazione è prendere qualcosa di ragionevolmente intricato e renderlo chiaro passo dopo passo”. Scrivere per gli altri, dare ai lettori la sua interpretazione del mondo è oggi la concretizzazione di questa massima, uno dei sogni della lista realizzato.

Vincenzo Cecchini, nato a Cattolica nel 1934, artista di rilievo nazionale legato alle avanguardie artistiche, alla continua ricerca della sperimentazione sui materiali, la cui imprevedibile cifra pittorica ha spaziato tra molteplici esperienze artistiche tra cui l’astrattismo, la pittura analitica e quella aniconica, il monocromo, oggi riparte con un ciclo pittorico denso di immagini evocative di trasparenze cattolichine per creare nuove suggestioni per la gente che ama e che dà vita alla sua arte e all’altra musa coltivata dal maestro: la poesia dialettale.
Durante l’incontro letterario ha letto poesie in dialetto cattolichino tratte dall’antologia centossessantasette poesie (La Grafica, 2004). La sua poesia più che un mezzo è un’arma per viaggiare nel tempo, nello spazio, nei misteri della vita da cui non si lascia né angosciare né sopraffare ma che lui domina con la forza della lingua madre, il dialetto cattolichino che un po’ stravolge e un po’ ricrea, come gli è proprio ed usuale. La creazione di nuove dimensioni è la molla ispiratrice e padrona della sua arte e vita. Il ritmo del vernacolo rinvia al battito cardiaco, ai suoni ancestrali, rassicuranti, immediatamente comprensibili anche da chi poco conosce quella lingua: sono il ritmo e l’andamento che favoriscono il processo empatico di percezione della visione del mondo del poeta. Nel dialogare con la scrittrice Andruccioli sugli stessi temi, Cecchini rassicura, rasserena, dona perle di umanità e saggezza che scavano nel profondo dell’animo umano, dando al mistero che lo affascina una veste musicale che addolcisce le paure come lettura del quotidiano quell’accidente che ci capita di incontrare e che dobbiamo abbracciare senza paure perché la vita è poesia, arte e bellezza. Cercando il bello attorno a noi non possiamo che trovarlo in ogni esperienza ed in ogni angolo della nostra città a partire da quel mare che ci culla, ci ricopre di luce, di suoni ed odori e fa da cassa di risonanza ai nostri sentimenti come la campana il cui squillo si fonde con la risacca dell’onda.

Patrizia Mascarucci

Poesia di Vincenzo Cecchini

Garben

Quand l’è garben
i è l’eria
che t’entra ti oc.

La t’impines la testa.

Li nuvle li cur
e la foia
la s’arugla par tera.

L’è al rispir dal Signor
cum met in crisi.

Garbino. Quando è garbino | c’è l’aria | che ti entra negli occhi. || Ti riempie la testa. || Le nuvole corrono | e la foglia | si arrotola in terra. || È il respiro del Signore | che mi mette in crisi.

 

Articolo La Piazza gennaio 2012




Ghigi, si va al Tar

 

– Ghigi: i cittadini hanno fatto ricorso al Tar (Tribunale amministrativo regionale). L’avvocato Gabriele De Bellis, legale rappresentante di alcuni aderenti al “Comitato Morciano in Comune”, Comitato “Mercurio” commercianti morcianesi indipendenti, “Comitato per la difesa dei diritti del cittadino”, nel ricorso del 16 dicembre 2011, si impugna la Deliberazione n. 48 dell’11 agosto 2011, riguardante la variante su indicata. A parere dei comitati ci sono quattro casi d’illegalità nella delibera comunale. Il legale chiede l’impugnatura dell’atto tecnico-amministrativo dell’amministrazione comunale di Morciano per: “Eccesso di potere per sviamento di potere, illogicità, travisamento e manifesta ingiustizia. Eccesso di potere per falso ed erroneo presupposto di fatto e di diritto. Difetto di motivazione.
Irrazionalità. La scelta urbanistica oggetto del presente gravame è illegittima in quanto viziata per irrazionalità, vizio che può essere sollevato proprio in riferimento alla determinazione impugnata che inerisce anche la sfera della discrezionalità tecnico-amministrativa dell’Amministrazione Comunale.”.
Il ricorso termina: “L’illegittimità della previsione impugnata si dimostra vieppiù evidente in considerazione del fatto che è rivolta a consentire la monetizzazione in luogo della realizzazione dei parcheggi pubblici, in riferimento ai quali invece è sempre stato sussistente il divieto di realizzarli in aree esterne al comparto d’intervento e, quindi, una preclusione legale alla monetizzazione delle relative opere di urbanizzazione.”.
Ora, ci auguriamo che sulla questione dell’ex Ghigi e altri argomenti non meno importanti come ripetute varianti al Prg (Piano regolatore generale), l’amministrazione Battazza agisca nel rispetto delle leggi e normative.
Battazza e cittadini
Il sindaco Battazza oggi è dispiaciuto dal fatto che ora “tutto non tace”, come ai tempi dell’amministrazione Ciotti.
Al sindaco si ricorda che lui e la sua lista civica che rappresentano 1.800 elettori circa su 5.400 degli aventi il diritto di voto del Comune, sono lì perché 2.650 elettori morcianesi circa non volevano avere a che fare con Ciotti e i suoi eredi scegliendo altre due liste alternative. E perché i componenti della lista civica “Morciano futura” nel loro programma e durante la campagna elettorale, si erano impegnati su alcuni concetti basilari. “La partecipazione dei cittadini all’elaborazione dei grandi progetti ed ogni modifica del Piano Regolatore Generale”; “La concertazione con i diretti interessati di ogni quartiere, categoria o associazione prima di assumere una decisione che gli riguardi”; “il risanamento della situazione finanziaria disastrosa del Comune con parsimonia nelle spese e nei compensi agli amministratori, ai dirigenti ed ai terzi, ed inoltre la ricerca attiva dei finanziamenti europei, nazionale e regionale per pagare i debiti e riempire i buchi lasciati dall’amministrazione Ciotti”; “favorire la coesione sociale tra i morcianesi nativi e gli immigrati italiani e stranieri che oramai sono più della metà della popolazione, attraverso le attività culturali, sportive e per il tempo libero”; “conservare e migliorare la vivibilità dell’ambiente”; ed infine “la difesa del territorio, del paesaggio, del verde pubblico e del verde agricolo dalla cementificazione selvaggia”.
Prima delle elezioni, quante volte abbiamo letto nelle comunicazioni della lista civica “Morciano futura” e sentito negli interventi dei suoi esponenti: “Costruiremo se sarà necessaria. Morciano deve finire ad essere un quartiere dormitorio della Riviera. Per ogni decisione consulteremo i cittadini.”.
Dopo trenta mesi, a metà del mandato, quanti punti del programma della maggioranza sono stati realizzati?
Morciano un Comune di settemila abitanti ha sei assessori, Rimini con i suoi circa 140.000 residenti, venti volte in più, né ha otto; non è ora che gli assessori morcianesi facciano un rapporto al Consiglio comunale e in un confronto pubblico ai cittadini?

I NUMERI. Operazione da 16mila metri quadrati. Il Pru (Piano di riqualificazione urbano) della Ghigi prevede circa 16 mila metri quadrati di edifici su un’area complessiva di 14mila metri quadrati. Così distribuiti: Appartamenti: 6.800 mq Commerciale: 7.800 mq Auditorium: 600 mq (alto 12 metri).

Casermoni Ghigi, tutta colpa di Athos Berardi.

– Ride, ride, ride come un bambino Athos Berardi. Se ci fosse stato lui al posto dell’attuale sindaco Claudio Battazza, entrambi del Pd, forse i casermoni proposti per riqualificare l’ex area Ghigi, non sarebbero mai arrivati sulle tavole dei morcianesi.
Già sindaco, già vice-sindaco, grande cerimoniere, uomo di potere, persona simpatica, Athos Berardi fu il primo candidato a sindaco per il centrosinistra nel 2009. Per ragioni familiari, fu costretto alla rinuncia. Il Pd e alleati scelesero Claudio Battazza, segretario del Pd della Valconca.
Berardi sta facendo una campagna contro l’insediamento della Ghigi; si batte per riaprire le vecchie strade comunali, inglobate dalla Ghigi nei momenti di crisi nei rpimi anni Settanta. Un privilegio che le è valso poco, ahinoi! Dall’altra parte vuole anche meno cemento. Come non dargli ragione. La sua battaglia la fa ai crocicchi di Morciano; da sempre ne è uno dei sommi protagonisti e dalla pagine dall’Ape del Conca, la mitica testata della quale è proprietario.
La Ghigi è una brutta cartina di tornasole di una società che non ruota attorno all’uomo ma gli uomini attorno agli interessi di qualcuno.

Articoli tratti da La Piazza gennaio 2012




Reeti, solo per alberghi rivoluzionari

L’“Antibes” è il primo albergo ad essere sottoposto alla lente del check up di Reeti (acronimo di Riqualificazione ecosostenibile del patrimonio edilizio esistente a destinazione turistico-ricettiva con caratteristiche innovative). Nasce come villa negli anni Venti, in tre fasi diventa hotel. Attraverso questo speciale screening si raccolgono una serie di dati che mettono a nudo i punti di forza e di debolezza della struttura. E su questa diagnosi si elabora l’ipotesi ottimale di intervento, con la proprietà che può decidere quale strada intraprendere per riqualificare la propria struttura. Molteplici gli obiettivi: la sicurezza strutturale (sismica, anti-incendio, anti-intrusione), il comfort a 360 gradi (acustico, termoigrometrico) e la riduzione dei consumi (energia, acqua, emissioni). Il fine è presentare al cliente una struttura bella, funzionale, tecnologicamente all’avanguardia ed in grado di produrre risparmi di gestione. Reeti nasce da un progetto della Regione Emilia Romagna che ha lo scopo di costruire reti di imprese in grado di cogliere le potenzialità del territorio per una migliore offerta competitiva e tecnica. Perché, oggi, è solo insieme che si riescono ad ottenere risultati importanti. Dietro Reeti c’è l’esperienza e le competenze di tre cooperative del Riminese: Misanese, Vela (Bellaria) e Viserbese. Le tre da almeno 5-6 anni collaborano per una migliore organizzazione che permette le cosiddette economie di scala che poi non significano altro che maggiori benefici economici e qualitativi per il cliente finale. Inoltre, unite possono anche competere per lavori grossi altrimenti impossibili singolarmente. Sempre insieme raggiungono i 20 milioni di euro di fatturato. Reeti nasce nel febbraio del 2011. Affermano in coro Stefano Vignali (Vela) e Danilo Leardini (Misanese): “Il nostro è un progetto ambizioso sul quale stiamo lavorando sul medio e sul lungo periodo. Se la nostra riviera vuole recuperare il terreno perso deve passare per la riqualificazione delle strutture. Va bene avere il lungomare, va bene togliere le auto dal centro, va bene l’arredo urbano, ma se le strutture non sono all’altezza della nuova domanda diventa tutto inutile. Reeti ha alle spalle decenni di serietà e di lavori ben fatti. Si è consci, nel rispetto dei ruoli, che può portare il suo contributo alla crescita della comunità”.
Reeti ha anche le competenze professionali per guidare l’albergatore nel groviglio degli incentivi. La sua forza è di offrire tutto, o in parte, chiavi in mano, escluso i progettisti. A Riccione lo scorso 26 ottobre c’è stata un’iniziativa pubblica per raccontare quanto sopra. E presto ci saranno altri incontri con le categorie economiche delle altre cittadine della riviera.




Estero e innovazione, c’è smarrimento

Gianfranco Tonti, presidente di Ifi Industrie, leader in Europa per banchi bar e vetrine gelato.

Purtroppo, oggi, con le lezioni di ieri non si va da nessuna parte. Gli aspetti professionali vanno riscritti e ripensati. E a questo motivo di fondo bisogna dare nuove soluzioni. L’Ifi sta cercando nuove soluzioni. Capisco che il concetto innovazione è abusato e insidioso. Ma che cos’è in concreto? Uno, è mettere insieme le potenzialità della comunità. Il cattolichino Gianfranco Tonti guida Ifi Industrie, con sede a Tavullia, leader in Europa per banchi bar e vetrine gelato. Si racconta a La Piazza e dice: “è finita un’epoca”.

– “Il passato non garantisce il futuro. Nel 2007 è finita un’epoca. Dobbiamo avere l’umiltà di metterci davanti ad un foglio bianco dopo esserci svuotati delle cose più belle che ognuno di noi ha fatto nel proprio passato imprenditoriale. Per farlo ci vuole la forza del coraggio e la sfida alla fatica. La resistenza al cambiamento si respira a quintali in ogni impresa, soprattutto quelle vincenti. Le esperienze di maggior successo ci zavorrano a terra e non possono essere considerate le espressioni di quello che ci è riuscito meglio nella vita”. La riflessione è del cattolichino Gianfranco Tonti, presidente di Ifi Industrie, leader in Italia e in Europa nella tecnologia dei banchi bar e delle vetrine per gelato. Sede a Tavullia, per organizzazione e innovazione è una delle eccellenze. Non è un caso che uno dei manufatti sia dentro Farnesina Design; un progetto del ministero degli Esteri che porta in giro per il mondo tra il meglio del made in Italy. Il gruppo è appena tornato da Tunisi, dove è stato presentato in un museo. Soddisfazione nei contatti. E’ nato un rapporto con un gelatiere tunisino che ha già alcuni locali e la voglia di espandersi. Il 2011 del gruppo Ifi si è chiuso con meno uno per cento rispetto all’anno precedente; cosa di cui essere soddisfatti. Con l’estero che ha fatto un più 17,4 per cento. E che in assoluto vale il 35 per cento dei ricavi. E l’estero è la chiave di volta del futuro. Tonti: “In aprile, per la prima volta, parteciperemo ad una fiera di food & beverage a Shanghai. Portiamo i nostri prodotti migliori per cercare di venderli sul difficile mercato cinese. Poi punteremo a sviluppare i mercati dell’estremo oriente e della Germania. Senza dimenticare tutta l’area del Mediterraneo. Il nostro obiettivo è accrescere sempre più l’estero”.
Ma come andare all’estero? Con quali prodotti? Con quale spirito? Non ci sono certezze.
“Ci chiediamo tutti i giorni – continua Tonti – che cosa vuol dire fare il nostro lavoro oggi. Lo smarrimento degli imprenditori parte proprio da questo quesito. Se l’Italia con le sue imprese è giunta fin qui significa che la strada era quella giusta. Che abbiamo ben lavorato. Purtroppo, oggi, con le lezioni di ieri non si va da nessuna parte. Gli aspetti professionali vanno riscritti e ripensati. E a questo motivo di fondo bisogna dare nuove soluzioni. L’Ifi sta cercando nuove soluzioni. Capisco che il concetto innovazione è abusato e insidioso. Ma che cos’è in concreto? Uno, è mettere insieme le potenzialità della comunità.
Una seconda, è costruire valore aggiunto ai nostri clienti. Un’impresa ha senso e ruolo se riesce a soddisfare i bisogni, altrimenti è inutile. Non serviamo. Umberto Cardinali, il fondatore di Ifi scomparso pochi anni fa a cent’anni, affermava che il buon senso è il 99 per cento di ogni cosa. Come non dargli ragione. Nella filosofia Ifi abbiamo chiaro tutto questo, ma cerchiamo di coniugarlo in modo nuovo: quando innoviamo si punta a interpretare i bisogni. Ad essere utili agli altri. A dire il vero non lo sappiamo proprio benissimo; anche noi andiamo per tentativi”.
“Nel nostro interno – sottolinea Tonti – abbiamo aumentato le risorse intellettuali per la ricerca e lo sviluppo. Il futuro non passa che da qui. Certo si potrebbe anche licenziare ed andare a produrre altrove per 100 euro al mese per ogni lavoratore, ma noi non vogliamo lasciare il campo-Italia. Le cose che abbiamo imparato a fare e sviluppare sono un patrimonio di conoscenze e cultura che non può essere disperso. Va soltanto riscritto; aver costruito una delle prime nazioni economiche del mondo non è che il punto da dove andare a ricominciare. Non è retorica, ma un discorso che riesce a fare economia. Un’impresa ha una funzione sociale da assolvere. Prima ancora della produzione di beni, è un luogo di relazioni umane, dove si mettono a frutto le risorse dei luoghi”.
“L’Italia con le sue imprese – chiude la riflessione Gianfranco Tonti – non può rischiare di aspettare chi non sa e non vuole darci un aiuto: istituzioni per prime”.

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“Gomorra è tra noi”

Domenica 18 dicembre presso la sala conferenze del Centro culturale polivalente di Cattolica, il magistrato cattolichino Piergiorgio Morosini ha presentato in anteprima nazionale il suo ultimo libro: “Attentato alla giustizia – Magistrati, mafie e impunità” (Rubbettino editore). Libro in vendita in tutte le librerie. Organizzava l’Associazione Arcobaleno di Cattolica. Un bel regalo natalizio per Cattolica, ampiamente ricambiato dalla presenza di oltre duecentocinqua persone. Morosini Gip alla Procura di Palermo da 18 anni è oggi uno dei magistrati antimafia più rappresentativi e impegnati. Un ampio capitolo del suo libro è dedicato alle infiltrazioni e penetrazione delle mafie al Centro-Nord e sul nostro territorio.L’intervento che pubblichiamo tratto dal suo libro, si riferisce all’operazione antimafia “Vulcano”, teatro d’azione la nostra zona, Cattolica compresa.

“Tutti a Rimini questa estate”. di Piergiorgio Morosini*
“Succede così a chi si comporta male”. L’ossessione permanente di Michel. Parole associate a fotogrammi. Quattro uomini che lo caricano su una macchina e lo trascinano a forza in un capannone industriale in aperta campagna. Una pistola puntata alla tempia da uno degli accompagnatori. Le grida di un uomo con il viso tumefatto. Due malacarne che infieriscono con calci e pugni. Poi dei rantoli. E quell’accento campano: “succede così a chi si comporta male”.
Quella sera. Un incubo. Il 6 novembre 2010, Michel non se lo scorderà più. L’immagine di quell’uomo con il viso insanguinato lo terrorizzava. Così lo avevano convinto a firmare delle carte. Buona parte del suo capitale andava ai Casalesi. In pochi mesi gli avevano spillato beni e denaro per circa 200.000,00 euro. Ma non finiva lì. Avevano preso di mira la sua azienda e la boutique gestita dalla moglie. Gli avrebbero preso tutto.
Il calvario era cominciato qualche mese prima. Michel viveva un momento difficile. Problemi di liquidità. Le banche gli girano le spalle. Deve riscuotere dei crediti, ma questo non basta per ottenere un fido. La crisi non fa sconti neppure ai suoi debitori. E l’imprenditore rischia di fallire. Qualcuno sa e porta la notizia a chi di dovere. Non se ne accorge, ma Michel è già nel mirino.
E’ un gioco da ragazzi metterlo alle strette. Basta poco. Il primo passaggio: individuare l’esca. L’esca giusta. L’amico che consiglia. La persona di cui si fida che ha sempre una soluzione perché è più lucido; perché non deve fare i conti con le pressioni dei fornitori e con le cambiali in scadenza. Quello con cui ha confidenza perché ha rapporti di famiglia, con cui si vede quando le mogli fanno shopping assieme. Quello che, quando va a cena, offre lui perché sa che Michel è in difficoltà. Insomma, un “Giuda”. Un professionista del “doppio gioco”. Il finto consulente che, mentre ti rassicura a parole, ti porta nelle mani dei criminali. Uno che alla fine fa solo gli interessi di chi ti vuole stritolare.
D’altronde, quando sei con l’acqua alla gola, e gli enti locali non ti pagano per via del patto di stabilità, come fai se non ricorri agli usurai? Come puoi rinunciare a cedere quote societarie o avere finanziamenti facili che possono servirti a salvare azienda e occupazione?
Era stato così anche per Michel. Il “Giuda” gli aveva indicato chi poteva recuperare i suoi crediti. Dopo qualche tempo si era accorto che i “benefattori” esigevano più denaro dell’ammontare del credito recuperato. Era entrato in un giro vizioso. Minacce di tutti i tipi. “Ti porteremo via i bambini”, “ti uccideremo”, gli avevano detto per convincerlo a cedere. Ad un certo punto, si era sentito costretto a firmare di tutto. Dalla cessione degli immobili alla polizza vita, il cui premio sarebbe stato poi incassato dai camorristi in caso di morte. Avrebbe perso ogni cosa, compresa la dignità. Tutto per consentire a quei criminali di “lavare” denaro sporco.
Storie di ordinaria camorra in terra campana? L’ennesima estorsione a danni di un imprenditore che opera in un territorio segnato dalla pervasiva presenza dei clan? Neanche per sogno. Lo scenario non è l’hinterland vesuviano ma la riviera romagnola. I fatti si consumano nel triangolo Rimini, San Marino, Cattolica, come svela la direzione distrettuale antimafia di Bologna con il provvedimento di fermo del 22 febbraio 2011.
Dieci arresti. Tre i clan in lotta per spartirsi gli affari del racket e del riciclaggio di denaro sporco. È il panorama desolante della Gomorra d’esportazione emerso dall’operazione «Vulcano» condotta dai carabinieri del Ros (raggruppamento operativo speciale). Gli indagati sono accusati di estorsione aggravata dal metodo mafioso. Appartengono ai clan dei Vallefuoco, dei Mariniello di Acerra e dei Casalesi, frazione Schiavone. Cosche in lotta per contendersi aree di influenza fino all’intervento dei capiclan campani che si erano accordati per evitare inutili guerre e spargimenti di sangue.
La vecchia Via Emilia come una strada tra Gricignano e Casal Di Principe, tra Acerra e la periferia di Napoli. Terra di conquista per i clan. E alcune novità inquietanti filtrano dalle conversazioni intercettate e dai pedinamenti dei carabinieri. Per la prima volta in Emilia-Romagna, le vittime non sono imprenditori originari delle aree di provenienza dei clan trapiantati al nord, ma sono “indigeni”. E l’omertà è la stessa delle regioni meridionali. Nessuna delle persone taglieggiate (e sarebbero nell’ordine di decine) decide di sporgere denuncia.
Sono i carabinieri del ROS ad accorgersi di quello che stava accadendo. Le microspie piazzate nei punti giusti sin dal 2008 svelano cose inquietanti. Summit camorristici negli hotel della riviera. Traffico di eroina e cocaina organizzati tra Rimini e Riccione. Un boss latitante che si nasconde in un residence di Cattolica. Personaggi locali, “uomini ponte” che permettono ai criminali di entrare indisturbati nel circuito economico locale. Fiduciari senza i quali nulla è possibile per i clan.
La mattina del 22 febbraio 2011, i romagnoli sono increduli mentre sfogliano le pagine del Resto del Carlino. L’operazione “Vulcano” li traumatizza. Pensano con malinconia alla Rimini di altri tempi. A quella di Pier Vittorio Tondelli. La Rimini spensierata degli anni ottanta. La Rimini di un romanzo che mette in scena un grande sogno “nazional popolare”. Quella in cui si snodano le storie di uomini e donne molto diverse tra loro raccontate dal cronista Marco Bauer. “Una grande città della notte e del divertimento che si estende per centocinquanta chilometri di costa e in cui si riversano milioni di persone per celebrare il rito di quell’unico vero periodo di deroga carnevalesca che la società odierna consente cioè la vacanza.” Un Luna Park tra Cattolica e i lidi estensi che, per due mesi, diventa l’epicentro della movida estiva. Con le discoteche, la sveglia alle tre del pomeriggio, la spiaggia e l’aperitivo, e con gli immancabili “nipotini dei vitelloni che vanno a caccia di successi”. Atmosfere che Tondelli descrive sulle note del sound degli anni ottanta tra new wave, elettronica, pop sofisticato che rappresenta l’alternativa internazionale all’ “estate al mare” di Giuni Russo, ai ballabili dei Righeira e ai “fotoromanza” di Gianna Nannini.
Leggendo della operazione “Vulcano”, quel mondo è sempre più distante. Appare lontana la sua realtà economica, costruita sulle virtù della impresa familiare. La pensione Kelly con otto camere e coi proprietari al lavoro sino a venti ore al giorno nei due mesi estivi. Una specie di metafora dell’Italia del boom economico e dell’austerity degli anni settanta. Una realtà che si regge sui sacrifici di tre generazioni; le cambiali sempre in scadenza; i lavori in economia durante l’inverno, quando l’albergatore diventa muratore; il rapporto di amicizia con i villeggianti svizzeri, tedeschi e svedesi; i figli giovanissimi che d’inverno studiano e d’estate aiutano i genitori nel rendere più accogliente la vacanza dei villeggianti. I sacrifici che, dopo alcuni anni, trasformano la pensione Kelly nello scintillante Hotel Kelly degli anni ottanta. Insomma, un sistema sano, dove la concorrenza si basa sulle ore di fatica dei componenti della famiglia e sulla ospitalità. Distanze siderali dagli interessi torbidi dei latitanti della camorra e di insospettabili personaggi locali disposti a tutto pur di fare profitto”.

*Giudice per le indagini preliminari Procura di Palermo

 

IL PROFILO

Morosini in trincea a Palermo

– Piergiorgio Morosini è magistrato dal 1993. È giudice delle indagini preliminari presso il tribunale di Palermo. Titolare di numerosi processi a Cosa Nostra, è stato estensore di sentenze relative ai capi storici della mafia (Riina Salvatore, Provenzano Bernardo, Brusca Giovanni, Bagarella Leoluca). Si è occupato di infiltrazioni mafiose nella sanità, negli appalti di opere pubbliche, nella politica e nella giustizia.
È autore di articoli e commenti in materia di giustizia penale e criminalità organizzata per le riviste «Questione giustizia», «Diritto penale e processo», «Foro italiano». Ha fatto parte della Commissione ministeriale per la riforma del codice penale dal 2006 al 2008. Attualmente è segretario nazionale di Magistratura democratica. È autore per i tipi Rubbettino de Il Gotha di Cosa Nostra (2009).