Santa Lucia, la crosta in grado che tocca i sentimenti della pace

ARTE

– “E’ un’eroina da operetta ben in carne. Un quadro sbagliatissimo al quale mancano i simboli del martirio (la palma) e della purezza (il giglio). Chi l’ha dipinto è artista non di grande valore”. Con queste parole il riminese Piergiorgio Pasini, tra i massimi storici d’arte d’Italia, ha iniziato a raccontare il quadro di santa Lucia restaurato da Adele Pompili e presentato alla comunità lo scorso 11 dicembre. Oltre al professor Pasini e Adele Pompili, erano presenti don Piero, il presidente della Sis Gianfranco Cenci, il vice-sindaco Claudia Montanari, il sindaco Domenico Bianchi.
“L’autore, il verucchiese Romeo Pazzini o Panzini – ha continuato Pasini – è un pittore non di grande valore. Altre sue opere si trovano a Monte Tauro, una santa Innocenza che rassomiglia alla Lucia marignanese. Mentre altri suoi dipinti si trovano a Rimini e Verucchio. Tra i quattro, il marignanese è il migliore”.
La santa Lucia di Pazzini venne dipinta nel 1883 su commissione di don Antonio Bianchini.
Ha ricordato il sindaco Bianchi: “Il restauro inizia il 13 dicembre del 2010; don Piero durante la predica ricorda che la tela necessita di un urgente restauro. Non appena usciti dalla chiesa abbiamo incontrato Cenci che ha dato subito la disponibilità della società che presiede”.
“Siamo orgogliosi – ha sottolineato Cenci – di consegnare un’opera di profondo significato di fede per i credenti e non solo, anche se il valore artistico non è importante. Quello che conta è l’attaccamento popolare al suo significato più profondo. Sono anche orgoglioso perché il restauro significativo della chiesa di santa Lucia avvenne nei primi anni 90, quando ero sindaco di San Giovanni”.
La restauratrice ha percorso le fasi del lavoro. “Il quadro – ha raccontato la signora Adele – aveva urgenza di un intervento conservativo, più che sullo stato dei colori. La tela era deformata e presentava delle gobbe. Inoltre, in alcuni punti aveva degli strappi, che erano stati tamponati con della carta. Con la ritelaiatura (una nuova tela sotto la vecchia) ne abbiamo assicurato il futuro”.
“Voglio ricordare – ha sottolineato il vice sindaco Montanari – che la civiltà di una comunità passa soprattutto con il livello di conservazione della memoria”.
Piero è il parroco che ha recuperato gran parte del patrimonio artistico marignanese. A lui si deve il restauro delle chiese di Santa Maria in Pietrafitta, Isola di Brescia e di San Pietro nel capoluogo. Ha sempre chiamato ad operare professionisti di valore assoluto. Ha anche avuto coraggio come quando fece intonacare i mattoni di San Pietro. Cosa che fu motivo di accesa discussione: da una parte coloro che approvavano, dall’altra chi contestava (in origine la grande chiesa era intonacata. Insomma, il ritorno alle origini). Don Piero: “Restaurare i monumenti significa restaurare anche noi stessi”.




‘Luci e colori della nostra terra’

PERSONE

Il formato è cm 45 per cm 30. Si possono ammirare lungo l’ampio corridoio, elegante e pieno di luce, al primo piano del palazzo comunale, dove il sindaco Domenico Bianchi ha l’ufficio. La mostra si intitola “Luci e colori della mia terra”. Ne sono autori Giuseppe e Filippo Badioli, padre e figlio. Aperta lo scorso 11 dicembre, in onore della fiera di santa Lucia, l’esposizione chiude attorno alla metà di gennaio. Giuseppe ha la passione della fotografia fin da ragazzo; con grande passione e molti sacrifici si regalò il primo apparecchio quando ancora giovanissimo andò in cerca di avventure ed opportunità in Germania. Da anni fotografa la Valconca. Va a scovare il bello della vallata. In quest’avventura ha coinvolto il figlio. Il grande scrittore russo Dostoevskij scrisse che la bellezza salverà il mondo. E se fosse davvero così?




Pianventena, rivolta contro antenna cellulari

IL FATTO

di Matteo Marini

– Uno dei più agguerriti oppositori del mega-ripetitore che dovrebbe trovare posto al centro della rotonda sulla Sp17, vicino alla frazione di Pianventena, gestisce un negozio di telefonia proprio lì vicino. All’entrata del centro abitato. È Valter Andreatini, che lo spiega ridendo, salvo poi farsi molto serio quando si torna alla questione delle antenne che i gestori Vodafone e Wind hanno in programma di installare in cima a un palo alto 30 metri a pochi passi da casa sua e dal suo negozio. I membri del comitato spontaneo, nato per contrastare questa scelta, hanno raccolto circa 600 firme per presentarsi martedì 10 gennaio all’incontro nella sala del Consiglio comunale davanti al sindaco e ai rappresentanti della Provincia e delle due compagnie telefoniche. Ci saranno anche l’Arpa e l’Ausl, fatto che sta a testimoniare come la sicurezza in materia di radiazioni elettromagnetiche sia ancora materia parecchio delicata.
La vicenda è iniziata poco più di un mese fa con una semplice richiesta di chiarimenti in comune, e ha preso presto i contorni di una piccola rivolta. I lavori in corso sulla rotonda piantata in mezzo alla nuova provinciale avevano incuriosito alcuni residenti di Pianventena a fine novembre. Alla loro richiesta di saperne di più in Comune hanno risposto che si trattava dell’installazione di un mega-ripetitore di due compagnie telefoniche: Wind e Vodafone. Regolarmente autorizzato dallo stesso Comune dopo il parere favorevole di Arpa e Ausl. Loro che lì ci abitano però non ne sapevano nulla e hanno deciso di vederci più chiaro.
È nato così il Comitato “No al megaripetitore di Pianventena”, che in Facebook conta già un paio di centinaia di adesioni. Più o meno il numero delle firme raccolte in pochissimi giorni da Valter e compagni. Una petizione che ha spinto il sindaco a fare subito un piccolo passo indietro e a sospendere quasi seduta stante i lavori per motivi di ordine pubblico. Per “riflettere meglio” sull’opportunità di questa scelta. Una decisione che però tradisce un certo imbarazzo. A complicare un po’ le cose ci si mette anche il fatto che la rotonda, essendo in mezzo a una strada provinciale, non appartiene al Comune (al quale però spetta la concessione del permesso a costruire) ma alla Provincia, alla quale andranno, secondo quanto ricorda lo stesso sindaco Bianchi, 12.000 o 13.000 euro all’anno, che dovrebbero essere utilizzati anche per l’illuminazione della strada ancora buia e per la manutenzione del verde.
Sulle radiazioni elettromagnetiche il parere della comunità scientifica non è ancora unanime. Non fanno bene, questo è sicuro. Ma sulla loro pericolosità non esistono studi che possano spazzare via qualsiasi dubbio.
“I parametri di legge italiani sono tra i più rigidi a livello internazionale – spiega il professor Fausto Bersani, il tecnico incaricato dal Comitato di analizzare le carte e valutare se rientrasse tutto nei limiti di legge.– e le antenne in questione sono in una posizione che mantiene il cosiddetto volume di rispetto, cioè la distanza da luoghi di lunga permanenza, come case o scuole”.
Anche Bersani quindi ha dato l’ok: “Il limite da non superare è quello di 6 volt/metro. Significa che in questo caso la distanza delle abitazioni dovrebbe essere di almeno 80-85 metri. Distanza rispettata, anche grazie all’altezza”. Ma nonostante sia tutto regolare anche il tecnico precisa: “Si può sempre fare meglio: per esempio allontanare il più possibile la fonte o comunque ridurre al minimo l’esposizione. Riducendo la potenza, alzando il palo oppure portando il ripetitore più lontano”.
Già dal 2001-2002 nella zona di Pianventena era prevista la possibilità di installare un ripetitore di questo genere. Dopo aver rilasciato l’autorizzazione a costruire ad agosto 2011, ora sindaco e giunta tentano di mettere una pezza, se non altro al vuoto di informazione che si sono lasciati dietro e del quale i cittadini chiedono conto: “Non siamo stati informati di nulla – accusa Valter Andreatini –. Niente è stato pubblicato sui giornali locali o come affissioni, come prevede la legge. E pretendiamo che un anziano vada a recuperare i documenti dall’albo pretorio sul sito internet, nel quale tra l’altro non si riesce a trovare nulla?”. Quindi all’incontro del 10 gennaio il tema all’ordine del giorno è quello di trovare una mediazione tra le esigenze delle compagnie telefoniche e le richieste della popolazione: “Dovrebbero essere presenti anche dei rappresentanti di Wind e Vodafone – spiega il sindaco Bianchi – cerchiamo di puntare alla riduzione di potenza del 50 per cento”. Ora tutto sta nel convincere i gestori della telefonia.
Ad aggiungere carne sul fuoco ci sono anche i dubbi sollevati dal vicesindaco Claudia Montanari su un altro ripetitore nel territorio comunale, sistemato nella zona del cimitero. La Montanari ha infatti richiesto un’indagine alla Ausl su un presunto aumento di casi di tumore in quella zona. Un argomento che dà ancora più forza alla protesta del Comitato di Pianventena: “Non siamo contro la tecnologia, ci mancherebbe – chiosa Andreatini – vogliamo solo tutelarci. In questa zona siamo già coperti con la rete, con tutta la campagna che abbiamo davvero non si trova un posto più idoneo? Oppure si potrebbero installare antenne meno potenti in più punti”.

L’ESPERTO

Soluzioni per ridurre al minimo i rischi

– Le antenne del mega-ripetitore che dovrebbero trovare posto nella rotonda della Sp17 a Pianventena, all’analisi delle carte, rientrano nei parametri di legge per l’inquinamento elettromagnetico. Secondo Fausto Bersani Greggio però (professore di Fisica e consulente della Federconsumatori della provincia di Rimini) la prudenza non è mai troppa. E anche se le norme sono rispettate indica alcune proposte per ridurre al minimo i rischi:
1. Tagliare le emissioni alla fonte riducendo la potenza delle antenne. Da discutere con le compagnie telefoniche.
2. Alzare ulteriormente il palo per incrementare la distanza tra le antenne e le abitazioni
3. Delocalizzare: spostare il ripetitore in un luogo meno densamente abitato (in questo senso i membri del comitato propongono di spostarlo nella zona del golf).
4. Un’altra soluzione potrebbe prevedere più antenne di minor potenza in luoghi diversi. Questa opzione, secondo Bersani, è vantaggiosa solo per alcune soglie di potenza da calcolare.

PROPOSTE

Morelli: ‘Abbassiamo i limiti in tutto il comune’

– “Mi sento di lanciare una proposta forte per un comune verde e a basse emissioni: imponiamo dei limiti più stretti all’inquinamento elettromagnetico”. L’assessore Daniele Morelli, dopo che l’Amministrazione si è trovata in difficoltà per le proteste dei cittadini di Pianventena, rilancia la sua idea per una linea più restrittiva sulle emissioni delle antenne di telefonia cellulare: “Ora il limite da rispettare è di 6 volt/metro, porterò in Consiglio una delibera che riduca i limiti sul territorio, a uno o due volt/metro che tutte le compagnie saranno costrette a rispettare, con un lasso di tempo, per esempio un anno, per adeguarsi”.




Rossana Allegri, quando l’arte si fa curare

Al suo soccorevole aiuto sono passate di recente opere d’arte pittoriche e testimonianze di cultura materiale diverse. L’elenco sarebbe lungo da raccontare. Ogni intervento è una storia a sé. L’opera, dopo la cura, conquista una nuova porzione di vita

SGUARDI D’ARTISTA

di Annamaria Bernucci*

– Difficile non rimanere colpiti dal suo sorriso aperto e dalla contagiosa cordialità con cui apre la casa e il suo laboratorio di restauro. Un concentrato denso e stratificato di arte e vita. Sotto le mani di Rossana Allegri sono passate infatti decine di opere d’arte bisognose di cure e risanamento, salvate dal degrado del tempo e degli accadimenti.
Cesare Brandi, grande teorico del restauro, sosteneva che l’opera d’arte attraversa la storia non perdendo mai la sua vitalità perché non è il lato artistico che si può rovinare col tempo, ma solo la materia con cui è fatta. E’ a quella materia che Rossana Allegri ha dedicato la sua esperienza e la sua competenza maturata in anni di lavoro assiduo avviandosi giovanissima agli studi artistici e indirizzando le sue energie ad un mestiere difficile e raffinato.
La sua famiglia ha origini toscane, ma lei è nata nel 1961 in Ghana, dove il padre era medico. Trascorre altri anni in Sudan. Ritornata in Italia vive l’adolescenza a Pieve di Cadore e frequenta il liceo artistico a Venezia; si diploma nel 1982 all’Opificio delle pietre dure di Firenze cioè alla massima scuola di specializzazione italiana sotto la guida di eccellenze come Umberto Baldini, di Paola Bracco, esperta nella scultura lignea e di Antonio Paolucci.
Baldini, teorico e storico dell’arte (1921-2006) gestì in qualità di direttore del Gabinetto di Restauro alla Soprintendenza di Firenze la drammatica emergenza dell’alluvione del 1966. In quella catastrofica fatalità tuttavia emerse un altissimo impegno metodologico che consacrò a livello mondiale tecniche e prassi della scuola fiorentina.Tra le più giovani allieve uscite da quel magistero, l’Allegri insegna a corsi specialistici di restauro a Urbino e ad Ascoli avendo come committente la Soprintendenza delle Marche.
Si trasferisce in Romagna, in Valconca, dove ha eletto dimora e dove ha concentrato la sua attività di restauratrice dal 2000 con alle spalle un curriculum intenso fatto di incarichi diversi e distribuito davvero in tutte le regioni italiane: da Cosenza a Milano alle collaborazioni con l’Istituto veneto per i Beni Culturali che l’hanno portata nello Yemen (restauro moschea di Saman) e a Gerusalemme (Cupola Roccia).
Al suo nome è associato un gran numero di interventi di restauro e conservativi, dipinti, affreschi, materiale ligneo che da sempre predilige. Racconta come la molteplicità delle competenze in gioco per salvare dal deperimento tale materiale rappresenti un po’ la summa delle conoscenze sulle tecniche di restauro.
Un lavoro lento, anzi lentissimo, quello del restauro, che procede per gradualità e intuizioni – dice – che diviene fisicamente affaticante quando si svolge nei cantieri, come nel caso di interventi su affreschi. La concentrazione che il restauro comporta è pressochè totale, “assorbe occhi e mani e non lascia spazio a divagazioni artistiche o a un’attività creativa propria. E’ una scelta a senso unico” – racconta Rossana Allegri.
Al suo soccorevole aiuto sono passate di recente opere d’arte pittoriche e testimonianze di cultura materiale diverse. Proviamo ad elencarne qualcuna. Tra gli ultimi lavori consegnati alla città di Rimini, le statue di Carlo Sarti all’esterno della chiesa di S.Bernardino, le sontuose ancone lignee nella chiesa di S.Agostino con i paliotti in scagliola, la quadreria dello scrittore Alfredo Panzini esposta nella Casa Rossa di Bellaria.
E poi ancora: a Saludecio il quadro con il Transito di S.Giuseppe di autore ignoto della fine del XVIII secolo, lo stendardo con il Beato Amato, il S.Francesco di terracotta di Carlo Sarti dipinto ad olio, a Mondaino l’Allegri consolida il S.Giovanni Neponucemo, a Montefiore il celebre Crocifisso della parrocchiale, anticipato dal restauro del Crocifisso del XV sec.della Chiesa della Colonnella di Rimini, a Saludecio esegue il consolidamento e la pulitura delle decorazioni nel Palazzo Magi poi Marangoni dalle forme ‘700esche conferite dall’architetto pesarese Tommaso Bicciaglia, a Misano il restauro del dipinto con il beato Pietro Gambacorta di Pisa del 1695, a Fermo la Madonna con bambino e i frammenti di un polittico di Antonio Vivarini esposti al Palazzo dei Priori.
L’elenco sarebbe lungo da continuare. Ogni intervento è una storia a sé. L’opera, dopo la cura, conquista una nuova porzione di vita. Non va dimenticato che – come scriveva Brandi – il restauro è quel processo metodologico del riconoscimento dell’opera d’arte nella sua consistenza fisica e nella duplice polarità estetica e storica, in vista della sua trasmissione nel futuro.

*Direttrice della Galleria comunale S. Croce di Cattolica




Amarcord Morciano La meglio gioventù c’è sempre stata




Foro Boario

Gianni, canta il… – “Allora Gianni, canta il canarino?”. Gianenrico (per tutti Gianni) Ghigi non scoraggia e rilancia con la stessa moneta: “Canta, certo che canta”. Il siparietto è diventato un tormentino nella sfera di Gianni e combriccola; notizie messe in circolo a regola d’arte dagli Amici del sabato. Tutto nasce all’interno della simposio che da decenni tutti i sabati si ritrova a tavola per puro piacere e per canzonarsi con leggerezza. Il canarino è tutto fantasia di Gino Mazzini, morcianese che da anni abita a Riccione. Con successo, Gino alleva canarini. Gianni: “Me ne regali uno?”. Detto e fatto. Solo che il pennuto canterino quando cambia ambiente per ritrovare l’ugola ha bisogno di tempo. “Allora Gianni, canta il canarino…”.

Racconti: successissimo… – Agli organizzatori del concorso letterario morcianese “Raccontami una storia” sono giunti quasi 167 racconti. Un successo che lascia di stucco ma neppure troppo. Dopo tutto se il Paese non affonda è perché qualcuno fa il proprio dovere e nel tempo solo per sé libera la fantasia in giravolte che commuovono. Insieme le capriole sono più colorate.

Il portone verde… – Una telefonata avverte che lo screpolato e vivo portone verde di via Ronci continua a sfornare cartigli ironici non meno che arguti e strettamente personali. L’ultimo reca: “Filippo. Il più intelligente di sempre dei Ghigi”




Ritorna il corso di fotografia

Il corso si articolerà in otto lezioni di due ore ciascuna, dalle ore 21, nelle serate del 2, 6, 9, 13, 16, 20, 23, 27 febbraio.
Il corso è tenuto da un insegnante appartenente alla Federazione Italiana Associazioni Fotografiche. L’iscrizione è di 80 euro, compresa la quota associativa al Circolo Fotografico. Alla conclusione del corso sarà rilasciato un attestato di frequenza valido anche per i crediti formativi. Per iscrizioni ed informazioni rivolgersi presso la Biblioteca Comunale via Pascoli -Morciano – in orari d’ufficio, biblioteca@rnorciano.it – tel. 0541.987221. Oppure contattare il presidente del Circolo – Giancarlo Pari E mail – giancarlopari@libero.it

Programma:
Lezione 1- La fotocamera. Tipi di fotocamera, componenti principali della fotocamera, sistema reflex, supporti sensibili, (pellicola e sensore). Gli obiettivi e le loro caratteristiche.
Lezione 2 – L’esposizione ed elementi che la determinano. Tempi, diaframmi, sensibilità.
Lezione 3 – Effetti sulla foto ala variare dei tempi.
Lezione 4 – Effetti sulla foto al variare dei diaframmi
Lezione 5 – Ripasso della profondità di campo con accenni alla macro fotografia. Uso dei filtri e dei flash.
Lezione 6 – Differenze fra analogico e digitale. Bilanciamento del bianco, temperatura colore, analisi dell’istogramma, il file row.
Lezione 7 – Impostazione dei menù della fotocamera.
Lezione 8 – Analisi delle foto effettuate dagli allievi.




Polverelli, chiude la bottega dopo 51 anni

– Mario Polverelli ha chiuso la sua bottega di via Pascoli lo scorso 31 dicembre, dopo 51 anni di fotografie, duplicazioni, archiviazioni. Ha nei suoi speciali e ordinati cassetti tutte le immagini dei morcianesi, di Morciano e non solo, dai primi del ‘900 fino ad oggi. Grazie al Comune, alla Bpv, ha pubblicato tre libri. Uomo profondo, generoso e dal basso profilo. In stile inglese si direbbe. Fa parte degli Amici del sabato e degli Amici del giovedì; due combriccole che si ritrovano a tavola per godere delle bellezze della vita. La famiglia ha anche una foto-ottica a Rimini, in via Roma.

– Mario Polverelli è nato a Morciano di Romagna il 23 novembre 1933. Sposato con Guerrina ha due figli, Roberto e Alessandro. Il suo amore per la fotografia diventa un mestiere nella prima adolescenza. Nel 1960 apre in via Pascoli 10 (dove ancora oggi si trova), lo studio “Foto Ottica Polverelli”. In quasi cinquanta anni ha raccontato Morciano attraverso i suoi scatti: persone, strade, edifici, piazze, eventi e avvenimenti. Lo ha fatto con passione e meticolosità come si conviene a un “certosino”. Ogni sua foto è un racconto, un’esperienza precisa e della quale possiamo quasi udire una voce, un suono. Su Morciano, Polverelli ha raccolto quasi tutte le immagini possibili dalla fine dell’800 ai giorni nostri. Ha avuto l’accortezza, la lungimiranza e la sensibilità di fare e archiviare sempre una copia di tutte le foto che i concittadini gli portavano a riprodurre. Nel suo curriculum può vantare alcune importanti mostre. La prima risale all’85, quando per festeggiare venticinque anni di lavoro espose i suoi scatti nella biblioteca comunale, dove fu proiettato anche il filmato “E nost bel Murcen”. Dieci anni dopo, in occasione del trentacinquesimo compleanno, nei locali di via Marconi di Luciano Innocenti, furono esposte duecentocinquanta foto che rappresentarono uno spaccato di storia morcianese e che furono viste, stando al numero delle firme sul libro delle presenze, da 2500 persone. La terza esposizione, questa volta foto di scolaresche, fu allestita nel padiglione fieristico di Morciano l’11 ottobre 1992 in occasione della mostra ornitologica.
A Rimini, negli spazi della vecchia fiera durante “Art’arte”, Poverelli allestì nel 1996 una quarta mostra.
Le foto di Polverelli sono state pubblicate non solo in libri, testi e trattati, ma anche da tutti i giornali della provincia di Rimini e non solo: “l’Ape del Conca, il Resto del carlino, la Voce, il Corriere Romagna, la Valle, la Piazza, Forum”. Ha fotografato tutti i personaggi prestigiosi arrivati a Morciano. Solo qualche nome: Rita Levi Moltalcini, Giulio Andreotti, Philippe Noiret, Giuseppe Tornatore, Arnaldo Pomodoro. Nel 2002 il Lions Club Morciano – Valle del Conca gli ha consegnato il “Premio alla professionalità”. Racconta: “Questo primo volume è l’omaggio alle radici della nostra cittadina. Le foto sono state raccolte con sacrificio e amore, conservandole come fossero un tesoro. Le dedico a tutti i concittadini ai quali va il mio sentito ringraziamento. Mi auguro, profondamente e con la massima onestà, che possano gioire, dilettarsi e rallegrarsi, sfogliando le pagine che raccontano il nostro caro paese. Infine, il mio sentito e sincero riconoscimento va al sindaco Giorgio Ciotti e alla sua giunta per aver fornito, attraverso tale opera, l’opportunità di conservare l’importante memoria dei nostri padri e tenerla stretta nel nostro cuore come un grande tesoro”.
(Brano tratto dal primo libro fotografico firmato da Mario Polverelli)




Cardellini, poeta su You Tube

PERSONE

– Giuliano Cardellini non finisce mai di stupire. Andando su You Tube e digitando Giuliano Cardellini compaiono 3 video-intervista in cui si racconta di poesia.
“La poesia non è scrivere poesia. E’ percepire, vivere, soffrire, gioire, essere presente. Poi, quelli che sono i sentimenti, vengono trasmessi, con ricerca, con fatica, con passione, con approfondimento. Però è così estasiante, così gratificante”, dice Cardellini. La sua riflessione è promossa ed organizzata da La Soirèe Blanche Edizioni.
“L’amore è bistrattato – continua il poeta che di professione fa l’avvocato -, ci sono tanti altri valori come il denaro, la carriera, il successo. L’amore sembra essere superficiale, invece è la cosa più importante; è legato alla solidarietà, all’essere vicini, all’essere vivi d’animo: perché l’amore è in grado di dare, di dare”.
“Il poeta è lo specchio riflesso della società – rimarca il morcianese -. Se il poeta è lasciato al margine, non viene ascoltato, la società si impoverisce, diventa sempre più materialistica. Il materialismo porta all’aridità d’animo”.
Insomma, secondo Cardellini vi è una stretta connessione tra l’emarginazione del poeta e l’andamento così materialistico della attuale società. Il materialismo comporta la trascuratezza per le opere artistiche e culturali, la loro subordinazione a semplici interessi economici.
Cardellini: “Le parole di una poesia nascono da una esperienza di vita, da una emozione intensa, da una creatività.
La poesia è appassionante, è qualcosa che crea, ti può far riflettere e sognare, la poesia ha questa incommensurabile qualità di legare la realtà al sogno, chi altro lo può fare?”.
Con questa concezione Cardellini vuol comunicare quello che secondo lui è una verità: la forza della poesia di smuovere le coscienze, di far sognare. Forse di stimolare per essere un po’ migliori nel nostro animo.
Cardellini nella intervista cita anche Milosz (poeta polacco, Premio Nobel letteratura nel 1980): “Lasciate ai poeti un istante di gioia o perirà il vostro mondo. I poeti devono avere spazio per esprimersi, per esternare la loro interiorità, altrimenti l’altro mondo, quello del consumismo, dell’individualismo, dell’egoismo non solo non potrà evolvere verso la bellezza, ma al contrario degenererà sempre più”.
E ancora: “L’espressione artistica è una forma di bellezza e la bellezza affascina e gratifica. La cultura deve essere fruibile da tutti”.
Cardellini pone in stretta correlazione l’arte e la cultura con la bellezza ed il sentirsi gratificati, lasciando intendere, in maniera piuttosto evidente, che non c’è alternativa e questa è l’unica alternativa ad una società egoista e materialista.
“Le persone – approfondisce l’autore di due libri di poesie – hanno bisogno della poesia. Hanno bisogno di parlare con sé stessi. Hanno bisogno di ritrovare dentro di sé le emozioni vere. Hanno bisogno di dare un senso alla vita oltre la materialità quotidiana. Dare spazio, dare spazio alla poesia a tutti i livelli, dare spazio alla poesia è la cosa più importante”.
Lega la poesia ad una vera e propria esigenza di vita per tutto quello che la poesia è in grado di suscitare dentro di noi. L’auspicio di Cardellini è quindi che vi sia sempre più spazio per la poesia, non solo con la divulgazione all’esterno, ma anche e soprattutto con una ricerca nel nostro interiore, di cui la poesia sia stimolo costante.
Perché rilasciare questa intervista? “Cerco di dare il mio modesto contributo non solo alla divulgazione della poesia, ma di informare su tutto quello che la poesia comporta. La poesia è in grado di andare a fondo alla coscienza delle persone. Forse potrei dire per una società migliore, più giusta, più attenta alle esigenze di civiltà di ogni essere umano. Non saprei, quello che so è che mi sembra molto importante farlo, la sento come una mia esigenza vitale.”
A chi gli chiede di altri progetti in vista, risponde: “Si, ho un progetto molto bello, però vorrei che rimasse ancora riservato. Forse sarà pronto ad aprile, o a ottobre, speriamo di quest’anno.”
L’avvocato Cardellini per quello che sta facendo è un coraggioso, Sa infondere fiducia; e trova sempre forza e energia per divulgare le sue idee. La sua poesia.




Spogliatoi calcio, finalmente si mette mano

Quello del 2012 non è la prima volta del bilancio partecipato per Morciano, ma la terza. Per il terzo anno consecutivo si è concluso il lungo iter del “Bilancio Partecipato”, la formula con cui l’amministrazione comunale di Morciano – uno dei pochi comuni ad adottarla, in Regione e in Italia – chiama direttamente i cittadini a scegliere un’opera pubblica da indicare all’interno del bilancio.
Debitamente informati per tempo, i morcianesi hanno prima fatto pervenire una rosa di indicazioni (sei), quindi hanno sancito la scelta mediante la rituale votazione svoltasi nel corso dell’affollata assemblea tenutasi il 12 dicembre.
Le opzioni erano: il rifacimento degli spogliatoi e dell’impianto termico, idraulico ed elettrico alla palestra comunale di via Stadio; la realizzazione di un campo da calcetto e l’arredo del parco di via Montaldosso; il restauro del monumento ai Caduti; l’installazione di uno schermo luminoso per le informazioni; l’ampliamento della scuola primaria; il parcheggio per il personale scolastico della scuola primaria e secondaria.