Vitali, la rivoluzione vera in Provincia

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L’INTERVISTA

– Il presidente della Provincia di Rimini, Stefano Vitali, area culturale don Oreste Benzi, è un rivoluzionario vero, alla Sant’Agostino: contano i fatti altro che le parole. Ha dimezzato i costi del Consiglio provinciale (da 610mila euro a 313mila euro l’anno) e ridotto di un terzo i costi della sua giunta (da 549mila a 305mila).
Da chi sono arrivate le resistenze alle sue sforbiciate?
“Le resistenze ci sono sempre. C’è stata qualche incazzatura, qualche muso lungo e a volte anche qualche ripicca. Se hai bisogno di una mano a volte ci sono state piccole giravolte. Invece, potevano condividere.
Va detto che il Consiglio provinciale la riduzione l’ha fatta in proprio. Siamo in una fase in cui c’è un populismo esasperato. Ogni tanto mi vergogno di essere presidente; c’è qualcuno che accusa la classe politica di mangiare alle loro spalle. Però, quando ci sono spese superflue, si crea un forte imbarazzo. Personalmente sono del parere che la pubblica amministrazione vada gestita con l’attenzione di un buon padre di famiglia.
Le gente se n’è accorta e sa distinguere. Noi abbiamo il dovere di creare un rapporto diverso, maturo, tra cittadini e politica. Mai come in questo particolare momento, sia per le ragioni dell’economia, sia per le ragioni della politica, servono le istituzioni, però i suoi processi, le sue decisioni devono essere fatte alla luce del sole. Solo con questa svolta da parte nostra ci potrà essere il riavvicinamento tra la gente e la politica.
C’è un attacco generico alla politica che proviene da asini e profittatori; sarebbe giusto invece che ognuno venisse giudicato per gli atti che fa e non per i luoghi comuni. Sarebbe altrettanto giusto che noi politici allontanassimo tutti gli imbarazzi”.
Lei ha ridotto lo staff presidenziale…
“Ho lo staff necessario, né più, né meno. E lo staff lavora per il bene di tutti, mica per me. Ecco, la politica vera è spirito di servizio. Posso dire con orgoglio che la Provincia di Rimini è un ente virtuoso. Abbiamo anche sette comuni in più, ma non abbiamo aumentato di una unità il personale.
Se chi governa chiede sacrifici ai cittadini e tu non sei il primo a dare l’esempio, non sei credibile. Punto. E noi vogliamo essere un modello credibile”.

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