Una gaudente provincia di scanzonati evasori

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L’INCHIESTA

di Francesco Toti

 – Non sono leghe sotto i mari ma euro i 20.782. E sono la risultante della denuncia media dell’Irpef della provincia di Rimini. Più o meno il reddito lordo di un impiegato, o di un operaio. Insomma, una popolazione che stenta ad andare avanti. “E’ il contadino che per sopravvivere che cerca di fregare il fattore”. Roberto è un misanese attorno ai 45 anni. Imprenditore, ma prima ancora bella persona, interpreta i fatti con i detti (brevi massime di saggezza) imparati dalla nonna. E quelli non sbagliano (in sbaja). Ha un cervello d’oro con il dono di coniarne di nuovi, di detti. Era il suo commento al tarlo della comunità riminese: si evade a mani basse, senza nessuna remora, o paura. Grazie ad una buona dose di certezza dell’impunità.
Il presidente della Provincia Stefano Vitali ha definito l’evasione “reato ingiustificabile. Mentre Massimo Foschi, segretario generale Ust Cisl, ha detto: “Basta chiacchiere sull’evasione fiscale”. Come dare loro torto solo a pensare che la degenza in ospedale costa mille euro al giorno ed uno studente migliaia di euro l’anno; l’universitario circa 100mila.
La tabella in questa pagina è bella ed impietosa. Non avrebbe bisogno di commenti. Ognuno, la può scrutare e riflettere in proprio. Le denunce Irpef del 2009 sono la testimonianza di una società con la virtù di farsi male da sola e che non vede futuro, dice Stefano Zamagni, riminese e tra i massimi economisti mondiali.
Milanese di origine toscana con casa a Riccione in viale Ceccarini, già professore di Statistica all’Università di Pavia, già collaboratore del “Sole-24Ore” e del “Giornale” di Montanelli, nel suo capolavoro, “Statistica aziendale”, Gaetano Pregheffi afferma, con piccante ironia toscana, un po’ come il loro olio e cibi, che ci sono tre modi per non dire la verità: la bugia, la menzogna e la statistica.
Mai verità più vera quella dell’inesattezza e dell’interpretazione dei numeri. Le denunce medie dell’Irpef della provincia di Rimini affermano con un urlo accecante che qui la povertà regna di casa. A guardare la verità negli occhi, ai consumi, alle abitazioni, alle automobili, ai piaceri della vita, invece, gli oltre 300mila abitanti e le quasi 40mila partite Iva, stanno al vertice della ricchezza non italiana ma europea.
 La Provincia di Rimini sta attuando un campagna di sensibilizzazione con uno slogan divertente su un campo nero: “Futuro. Scomparso per evasione fiscale. Anche tu, ogni giorno, puoi dire basta”.
Se un popolo evade diventa anche insensibile a come gli amministratori spendacchiano e spandono i danari della collettività. Non ci si scandalizza se tra Misano Cella-Morciano (circa 5 chilometri) sono state costruite 11 rotonde. Un po’ troppo. Non ci si meraviglia se un incarico professionale pubblico viene pagato a peso d’oro, e con la vulgata che i dirigenti non hanno bisogno di stare in ufficio a lavorare, con pagamenti effettuati con la triangolazione di San Marino.
E forse un po’ di colpa, del tanto nero, è anche della vicina San Marino, un paradiso fiscale, che preso in piccole dosi potrebbe irrobustire la capacità competitiva dei nostri imprenditori; ma in massicce uccide.
Un’altra delle ragioni va ricercata anche nel tessuto produttivo. Il turismo aiuta a celare a differenza del manifatturiero.
E nessuno scandalo se un assessore qualche anno fa, d’estate, tutti i giorni pasteggiava in un noto ristorante al mare. Provvedeva la generosità del Comune. Era talmente sfacciato, che un altro politico, con del coraggio, lo affronta e gli dice dopo che era evaporato l’incarico: “Adesso la smetterai con i nostri soldi di andare al ristorante”.
Piccole aneddoti, quelli di cui sopra, che potrebbero sembrare facile populismo, ma è lo specchio di una provincia di scanzonati evasori. C’è anche un bagnino che con due zone, ha l’audacia di dichiarare meno di 5.000 euro l’anno. Sono voci raccolte origliando, saranno vere? Saranno esagerazioni? Ma a scrutare la tabella, dove il reddito medio Irpef è quello di un piccolo piegato, i dubbi salgono.
E il bar estivo che verga pochissimi, se non nessuno, scontrini durante il servizio serale.
Insomma, se negli stati Uniti al primo posto della vergogna familiare è aggirare il fisco, l’evasione in salsa tricolore non è peccato, ma scolpita nelle caratteristiche delle popolazioni italiche. Da secoli dei secoli incapaci di disciplinarsi e di auto-governarsi con dignità e la forza di volersi bene. Pensano sempre di fregare il fattore, il padrone, il papa, gli austriaci, o gli spagnoli. Le forze che hanno soggiogato e tenuto al guinzaglio da dopo la caduta dell’Impero Romano le regioni italiane. Una moda che non conosce confini regionali: dal Brennero alla Sicilia.
Afferma uno dei massimi dirigenti del Pd della provincia di Rimini: “Il riminese è un conservatore. Uno che ama i privilegi, prima ancora dell’etica della responsabilità”. Nulla si nuovo sotto il sole della politica e della cultura.
La tabella provinciale raffrontata con le sorelle dell’Emilia Romagna ci colloca all’ultimo posto; la media regionale è una dichiarazione di 23.224 euro. Il riminese si ferma a 20.782. Ma come dice Stefano Zamagni, preside di Economia e commercio all’Università di Bologna: “Niente paura Rimini è la provincia più ricca dell’Emilia Romagna”.

RISVOLTO

Montegridolfo, il più ricco della provincia

– Il più piccolo comune della Valconca, Montegridolfo, guida la speciale classifica Irpef della provincia di Rimini. Guarda dall’alto gli altri 26 comuni con una dichiarazione media di 21.950 euro. Chi l’avrebbe mai detto? Facile la risposta: nessuno. E forse anche questo dovrebbe aiutare a formarsi un’opinione.

Arrivano i consigli tributari scova-evasori

Istituiti a Rimini, Riccione, Misano, Cattolica. Saranno un dissuasore efficace?

La recente normativa convertita in legge nello scorso settembre, riconosce ai comuni che istituiscono ex novo il Consiglio tributario la quota di compartecipazione che attribuisce al Comune il 100% dei tributi erariali accertati per il triennio 2012 – 2014

INCHIESTA

– Rimini, Riccione, Misano e Cattolica hanno istituito il Consiglio tributario per denunciare gli evasori del proprio comune.
“Non può che rendermi contento – ha dichiarato l´assessore alle Risorse finanziarie Gian Luca Brasini – l´adesione unanime con cui la I Commissione consiliare dipartimentale ha licenziato l´istituzione del nuovo Consiglio tributario [22 novembre, ndr]. Uno strumento che riforma alla radice, negli scopi e nei componenti, le precedenti esperienze dando ai comuni la possibilità di partecipare direttamente alla lotta all´evasione fiscale e al recupero dell´evasione dei tributi locali”.
La recente normativa convertita in legge nello scorso settembre, infatti, riconosce ai comuni che istituiscono ex novo il Consiglio tributario la quota di compartecipazione che attribuisce al Comune il 100% dei tributi erariali accertati per il triennio 2012 – 2014.
Il nuovo Consiglio tributario opererà sull´accertamento in quei settori di competenza comunale in cui più facilmente si può verificare un´elusione fiscale come nel settore del commercio e professioni, e in particolare su quei soggetti che svolgono attività d´impresa in assenza di partita Iva o che effettuano un´attività diversa da quella dichiarata; nel settore urbanistica e territorio, su quei soggetti che hanno realizzato opere di lottizzazione in assenza di correlati redditi dichiarati o che hanno omesso di dichiarare le plusvalenze da cessione di aree fabbricabili, ecc.; sulle proprietà edilizie e sul patrimonio immobiliare, riguardante tutte quelle situazioni di incongruenza tra i dati in possesso del comune e quelli dichiarati ai fini fiscali; sulle residenze fittizie all´estero, relativo a quei soggetti che, pur risultando formalmente residenti all´estero, mantengono l´effettivo domicilio nel comune; sulle disponibilità di beni indicativi di capacità contributiva in assenza di redditi dichiarati.
Per questo il nuovo Consiglio tributario non sarà un organo “politico”, ma uno strumento di coordinamento degli uffici comunali impiegati nella lotta all´evasione fiscale come i tributi, la polizia municipale, l´urbanistica, l´edilizia, il commercio, l´anagrafe, dove saranno concordate strategie e progetti operativi con la collaborazione e il confronto con Agenzia delle entrate, Agenzia del territorio, INPS, Guardia di finanza che parteciperanno ai lavori.

NUMERI

Irpef, media lorda in Italia per categorie economiche

Notai: 327.000 euro
Farmacisti: 112.4000
Dirigenti di azienda: 105.000
Medici e chirurghi: 63.300
Fiscalisti: 50.800
Dentisti: 46.200
Avvocati: 46.000
Tabaccai: 44.300
Consulenti finanziari: 44.200
Ingegneri: 42.200
Periti industriali: 39.400
Designer: 37.200
Pompe funebri: 32.800
Assicuratori: 33.000
Consulenti informatici: 31.700
Architetti: 29.500
Geologi: 28.600
Geometri: 27.100
Periti agrari: 26.300
Agronomi: 25.500
Psicologi: 20.200
Concessionari auto: 17.700
Giornalai: 18.000
Veterinari: 16.800
Fruttivendoli: 16.600
Proprietari bar: 16.300
Tassisti: 14.500
Ristoratori: 14.500
Gioiellieri: 14.300
Benzinai: 14.000
Barbieri: 11.400
Media contribuente: 18.900 euro

TIPOLOGIA DI REDDITO
Fino a 20.000 euro: il 65,5 per cento delle denunce
Da 20.000 a 40.000 euro: il 27,4 per cento
Da 40.000 a 60.000 euro: il 4,1 per cento
Da 60.000 a 80.000: l’1,5 per cento
Da 80.000 a 100mila: lo 0,7 per cento
Oltre 100mila: lo 0,9 per cento

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