Sinistra e cattolici, se ci siete battete un colpo

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L’EDITORIALE

– “Se ci sei batti, un colpo”. Lo scrisse un coraggioso Concetto Pettinato sulla “Stampa” durante la repubblica di Salò (1943-1945) che aveva alla testa Benito Mussolini, marionetta nelle mani dei tedeschi. Mussolini, di solito d’azione e poco sensibile alle critiche, era troppo stanco per smazzolare il giornalista, che pur ci credeva e ben per questo critico.
Similitudine impropria, ma i cattolici e la sinistra dovrebbero battere cento, mille colpi, ritornando alle tensioni etiche e di giustizia delle origini. Dei valori della loro storia. Invece, nulla. Gestiscono il potere come potere, senza adrenalina morale, senza principi. Senza un’idea di comunità, e meno ancora di futuro. Meno male per loro, e sfortunatamente per la comunità, non c’è una destra democratica e credibile per costituire un’alternativa di governo.
Il Pci (Partito comunista italiano) quando governava queste terre con percentuali bulgare, era perché sapeva interpretare i bisogni della comunità ed aveva un’idea di futuro: giustizia sociale e asili nido, scuole materne e centri culturali polivalenti, casa e lavoro.
Tutto veniva pensato dai suoi intellettuali e poi elaborato dalla politica. Per costruire il bilancio, i vari assessori dei vari comuni prima andavano a scuola e poi lo approntavano. E approvavano. Quasi una storia di secoli fa, ma sono passati pochi anni.
Il Pci, come pure la Dc, erano partiti bacchettoni e credibili. Lo storico segretario del dopoguerra Palmiro Togliatti era solito dire: “Compagni sì, ma diamoci del lei”, “Comunisti ma mica straccioni” (e pretendeva la cravatta dai suoi dirigenti). E sempre Togliatti, in punta di fioretto, si divertiva a disputare di dolce stil novo con il giornalista della stampa Vittorio Gorresio; con il filosofo napoletano Benedetto Croce chiosava che a capoverso non si va col gerundio come teorizzava il comune maestro Puoti.
Nella provincia di Rimini, i dirigenti del Pci non raggiungevano tali vette-vezzi, ma erano severissimi. A Cattolica cacciarono un militante che aveva “rubato” la moglie ad un compagno. A Riccione, invece, fecero dimettere un assessore. L’assessore acquista un podere, lo spezzetta e lo rivende. Il risultato personale è un robusto guadagno. Ma immorale per i capi del Partito comunista riccionese in quegli anni ’70. Oggi, le motivazioni farebbero sorridere.
Il declino morale, prima ancora dei consensi, della sinistra, dei democristiani (vecchia Dc) arriva negli anni ’80. Quando qualcuno inizia a trattenere qualche fetta di torta per sé, quando doveva finire, tutta, nelle casse del partito. Ma la giustizia sociale viene ancor prima dei costi della cosa pubblica. Ma dato i tempi, dato gli uomini, non è possibile essere migliori.

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