San Clemente, Consiglio comunale infuocato

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SAN CLEMENTE

di Claudio Casadei

– Il paese è piccolo, ma i nervi sono tesi. E’ la parafrasi di un vecchio modo di dire ma lo specchio di quanto percepito lunedì 26 settembre nella sala del consiglio di San Clemente dove regnava un’atmosfera quantomeno tesa. La comunicazione fra l’amministrazione e i gruppi consiliari non sembra essere l’istituzione migliore della giunta D’Andrea, perlomeno ad ascoltare le osservazioni del Capogruppo di Obbiettivo “San Clemente Oggi”, Marco Vescovelli, o le mozioni di Mirco Curreli, capogruppo del Popolo delle libertà. Preoccupazione nelle mozioni di Obbiettivo che chiede di capire come sarà concepito e come sarà costruito il cimitero musulmano a Sant’Andrea in Casale. Di certo un importante segno di civiltà e diritto da garantire ad una forte fede religiosa minoritaria ma che si sta radicando sul territorio, come dimostra la recente creazione di un locale adibito a moschea proprio a Sant’Andrea.
C’è il dubbio che tutto possa nascere nel rispetto reciproco, di come garantire legalità, rispetto delle tradizioni e di abitudini culturalmente così lontane.
Mirco Curreli dà voce alle istanze del territorio, sottolineando come in località Fornace fino al giorno prima del Consiglio comunale ci fosse un parco che la notte risultava senza illuminazione. Problema rientrato ma sintomo di una cattiva gestione del sistema pubblico di illuminazione nel paese e di scarsa attenzione del gestore Hera.
Discutibile secondo Curreli la mancata comunicazione ai gruppi consiliari di osservazioni da parte della Corte dei conti sulla correttezza dell’impiego degli oneri di urbanizzazione per coprire spese correnti e consolidate. Questa scelta potrebbe nel futuro generare problemi di bilancio in quanto è chiaramente impossibile mantenere l’attuale gettito derivante dagli oneri di urbanizzazione.
Critico il Pdl anche sulla gestione di Sant’Andrea Servizi e della ricapitalizzazione recentemente avvenuta senza valutarne le performance. Secondo Curreli 30.000 € spesi e 50.000 stanziati per ripianare un debito creato soprattutto per la gestione del personale non fanno vedere l’utilità di questo ente partecipato e l’amministrazione dovrebbe seguire l’esempio di Riccione per Raibano Servizi: chiuderla. Atto auspicabile secondo Curreli anche perché da quello che si evince dalla relazione della Corte dei conti l’indebitamento del Comune cresce, pur nei limiti consentiti dalla legge.
Il clou della serata è stato però l’atteso intervento del presidente della provincia di Rimini. Stefano Vitali, accompagnato dall’assessorissima Meris Soldati e dal dirigente del servizio Infrastrutture Territoriali della Provincia di Rimini, Massimo Venturelli. Vitali ha dipinto per San Clemente e la sua zona industriale un futuro roseo, e in questo futuro si inserisce a pieno titolo il Ponte sul Conca i cui lavori stanno per partire.
Ha sottolineato, Vitali, che nel suo stile c’è il mantenimento degli impegni, non l’affissione di grandi manifesti di promesse ma cose concrete ed è pronto a dimettersi se poi questi progetti non andassero in porto.
Dalle minoranze Pierino Falcinelli, “Obbiettivo San Clemente”, ha fatto notare che i “grandi manifesti” del ponte sono ormai scoloriti da mille promesse non mantenute. E ben più duro è stato Curreli che ha chiesto con forza le dimissioni di Vitali perché ancora una volta ai cittadini della Valconca non venivano fornite date certe ma solo impegni temporali vaghi per l’inizio lavori (tra due mesi?). In questo il presidente Vitali non dimostrava di essere diverso dal predecessore Fabbri. Quella del ponte e delle date di inizio lavori sono per Curreli ormai una barzelletta giocata totalmente sulla pelle dei valconchini ed in particolare su quella dei cittadini di Sant’Andrea in Casale che vivono una viabilità inadeguata e insicura.
Una nuova richiesta inoltre per la riapertura temporanea del guado Asmara per consentire a chi lavora un sollievo dal traffico caotico della provinciale.
Durante il Consiglio comunale lo sgradevole episodio di un cittadino ripreso mentre fotografava dal presidente del Consiglio comunale, Stefania Tordi, in nome di un diritto alla privacy e di una norma del regolamento comunale che, esistesse, sarebbe anomale per un organismo pubblico e in contrasto con la parte politica rappresentata dalla maggioranza.
E’ un po’ il segno di una deriva politica che al di là dell’appartenenza. Fa sentire “gli eletti” al di sopra di tutto, spesso dimentichi di appartenere ad una assemblea pubblica rappresentativa. La speranza è che se questa norma, che impedisce di fare fotografie (ma in altri casi nessuno ne ha dichiarato l’esistenza), venga rimossa, consentendo a chi voglia fare fotografie di farlo in momenti particolari e autorizzati per non disturbare.
La privacy evocata è un’altra cosa, non dovrebbe esistere nelle pubbliche manifestazioni ed eventualmente cominciare al cancello di casa propria. Ma se si decide di essere personaggi pubblici forse nemmeno li!

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