“Raso al suolo” l’Embassy Club

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LOCALI

di Miriam Mulazzani

– C’era una volta l’Embassy, e non c’è più. Quel locale dove si esibirono Buscaglione e Gino Paoli, Mina e Ornella Vanoni, ora è stato raso al suolo.
Ricordare e cercare la storia dell’Embassy non è facile, è ricca di eventi e di personalità, ma vuol dire ricordare quella Rimini in bianco e nero,in smoking, in abiti lunghi da gran sera. Gira e rigira l’Embassy ha accompagnato la storia di Rimini e dei riminesi, ancora lo fa seppure con risvolti diversi. Discoteca Embassy fu considerata sin dagli anni 50 uno dei locali più suggestivi d’Italia.
L’Embassy nasce nel 1934 con la denominazione di “Adriatic Embassy club”, era Ambasciata americana, durante il periodo fascista. A Marina Centro nel cuore della Rimini estiva ha avuto da subito un fascino molto particolare per la posizione invidiabile, per questa palazzina in stile Liberty: splendido villino “Cacciaguerra” (con torretta) sorto ad inizio ‘900. Questo ambiente, costituito da 2 piani, è stato ristrutturato più volte ed attualmente, unico residuo, si presenta ancora bene con colori molto chic (ocra chiaro); storicamente riconosciuto dimora di personaggi legati alla tradizione romagnola, sembra ci passò anche il Passator Cortese, di qui la tutela della Soprintendenza delle belle Arti. Giardino dell’Embassy alquanto suggestivo con piante, fontane permetteva all’ambiente di inserirsi con un tocco di eleganza e signorilità in questa cornice ed offriva un grande spettacolo di colori armonici nel contesto delle notti estive.
I fratelli Semprini, Almerigo, Claudio e mio padre, Guido Mulazzani l’hanno acquistato tra il 1952 ed il 1953. Venivano da esperienze importanti tutti e tre: Guido aveva fatto i suoi primi passi nel mondo del turismo spettacolo all’età di 12 anni quando iniziò a lavorare al Dancing Savioli di Riccione al tempo in cui si esibiva Carlo Dapporto, lì aveva conosciuto i due fratelli Claudio ed Almerigo, amici, poi parenti e soci… durante l’ultima guerra si trovarono insieme a Roma per lavoro, poi nel dopoguerra all’Astrolabium Club del Baglioni di Firenze come Direttori e Maitre… nel 52-53 decisero quale fosse la loro strada. Erano, quelli, tempi molto duri, il boom economico sarebbe arrivato negli anni successivi.
Entrarono in questo antico e nobile giardino, ma decaduto, con l’idea ed il sogno, poi realizzato, di farne il locale più “in” della Rimini di quegli anni. Rimini si innalzò al di sopra di ogni spiaggia di lusso, sia italiana che straniera, grazie anche alla eco che ebbe da subito il locale.
“Ricordati di Rimini, di un bacio all’imbrunir, di quelle notti all’Embassy, passate in un sospir…” o “ si vive ogni notte nell’estasi, seguendo visioni fantastiche” ancora riecheggiano nella memoria dei riminesi canzoni come queste che rievocano notti da sogno passate in questo splendido dancing che diventerà con le mode successive anche discoteca. La prima orchestra ad esibirsi fu quella di Piero Massari, cantante Mara del Rio.
E’ diventato nel giro di poco con il loro forte contributo: di Almerigo, Claudio e Guido, a detta di molti che lo frequentarono, la reggia della mondanità turistica italiana. Dal ’53 ci sono passate generazioni di riminesi, per non parlare di quelli che venivano da fuori:- Dove ci vediamo stasera? –All’Embassy!!! Io ho trovato lì l’amore!!!Quanti l’hanno detto! Da allora l’élite più brillante del mondo dello spettacolo ha riempito le serate di suoni, immagini, colori… Meraviglioso! Io stessa, ancora ragazzina ho ricordi di Morandi, Mina, la Vanoni, Giorgio Gaber, la Martino, Walter Chiari, Johnni Dorelli, Lucio Battisti, Enghel Gualdi, Fred Buscaglione. Mike Bongiorno era di casa con le serate promozionali per l’Oreal, competendo con la Bussola di Viareggio. Nel 1954 Buscaglione per tre stagioni di seguito lavorò all’Embassy, poi ancora nel 1969. Un vero artista e come persona, un gran bonaccione. Ma quante notti insonni, quanti sacrifici fecero per l’Embassy!!! Da figlia e come nipote ne sono a conoscenza.
E sempre l’Embassy si è presentato come una piazza, una via, un incrocio obbligato. E’ stato anche un incrocio tra storia della città con la storia balneare di ogni anno. Lì, all’Embassy si incontrava la Rimini bene dopo le chiusure dei propri esercizi, degli uffici, a fine giornata, per condividere umori, sogni, esperienze facendo commenti sulle stagioni e sugli obiettivi futuri da perseguire, sul lavoro da fare…e, secondo quanto ci è stato raccontato, non si entrava, fossero uomini o donne, senza abito da sera, neanche Gianni Agnelli potè farlo… si racconta: ne abbiamo un’ampia testimonianza dalle foto, dai giornali raccolti di quell’epoca.
Hanno vissuto in questo locale 20 anni di trionfi della Riviera Adriatica. Numerose Miss Italia sono uscite dalle mitiche serate di sfilate: Brunella Tocci, Miss Italia 1954, Miss Italia 1968… ed altre. Nel 1968 furono ingaggiati gli ultimi divi: Mia Martini, Milva, la Vanoni …non era più possibile averne poiché i loro cachet erano divenuti insostenibili. Tuttavia ci furono grandi orchestre quali Lello Tartarino, Henghel Gualdi, Guido Pistocchi, la band di Renzo Arbore. Nel locale fin dall’inizio sono passati tutti i migliori artisti dell’epoca: Renato Carosone,Gegè di Giacomo, Bruno Quirinetta…
Fin dall’inizio anche un amico fedelissimo “Elio Tosi” si inseriva nell’organico dei collaboratori. Tanti giovani che per le capacità, la presenza, la voglia di fare raccoglievano sfide a dare a chi frequentava il locale, un servizio d’eccellenza, diventerà poi,dopo averlo affittato a Alfredo Pruccoli, prima affittuario poi uno splendido proprietario del Ristorante Embassy; egli lo acquisì dalle nostre famiglie e fu condotto con signorilità, prestigio, raffinatezza tanto da accogliere al suo interno dei grandi quali Federico Fellini.
L’Embassy è riuscito anche ad adeguarsi al cambiamento delle mode emergenti grazie all’aiuto di Renzo Semprini, negli anni 70-80; figlio di Almerigo, giovane intraprendente e dalle idee sempre all’avanguardia. Il mito dell’Embassy è andato oltre a sé stesso anche quando i tre soci negli anni ’60 hanno colto le tendenze dei giovani che esigevano il cambiamento, così hanno voluto provare a prendere un locale in collina: il Paradiso, sul colle di Covignano, gestito ed avviato da Guido, divenuto non a caso, uno dei night più famosi della riviera adriatica.
Erano poche le persone 50 anni fa a sognare quel che hanno realizzato questi tre uomini, lo vorrei ricordare: la Riviera deve un tributo e gran parte del suo successo anche a loro perché precorsero i tempi. Buscaglione poi divenne loro amico tanto che quando morì mio padre in un tragico incidente d’auto in una notte di marzo nel 1969 lo si avvicinò alla sorte dell’amico Fred Buscaglione morto anch’egli poco tempo prima nelle stesse terribili circostanze.
Ho ancora fogli di giornale che testimoniano quei terribili eventi. Ecco perché chiedo a Rimini e a gli amministratori di mettere in luce davanti all’Embassy la sua vera storia. Quella che è presente non è che una piccola parte che non rende onore totalmente a chi veramente ne fu il fautore.
Sono convinta e so per certo, che nei ricordi dei cittadini riminesi i nostri familiari: Almerigo, Claudio e Guido, oggi scomparsi, siano rimasti impressi. Anche per le numerose testimonianze d’affetto che tutt’ora riceviamo, sono ancor oggi ricordati da molti che li hanno fiancheggiati in quegli anni così ricchi in cui rappresentarono un simbolo importante di rottura e di modernità. Sono sicuramente stati un valore aggiunto per la città sino al 1991, per questo il loro operato va trasmesso con la legittimità e la assoluta onestà documentaria che loro va attribuita e che meritano per l’impegno profuso e lo spirito di creativa intraprendenza.
Rappresenta ancora un valore, un’ eredità che per la sua unicità va trasmessa fedelmente e di cui noi figli ed i loro nipoti andiamo fieri.

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