PalaRiccione, dalla montagna il topolino

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di Francesco Toti

– Il PalaRiccione è bubbone della città che partorisce una montagna; oppure la montagna che partorisce il classico topolino?
Costato 60 milioni di euro, 6 addetti, sulla carta si presentava come la locomotiva che avrebbe dovuto destagionalizzare il turismo di Riccione; invece come spesso in economia capita, la realtà si è dimostrata molto più impervia della fantasia dei cosiddetti business plan, piani economici. E nel disastro nessuno accorre a dar mano forte agli sconfitti. Anzi. Dunque, il PalaRiccione è un figlio di quasi nessun padre.
Nel 2010 i numeri dicono che i ricavi sono stati di 1,81 milioni di euro; più 33% rispetto all’anno precedente, quando il giro d’affari si fermò a 1,32 milioni di euro. Le manifestazioni sono state 61, come nella tornata del 2009. Insomma, indicatori da alberghetto.
Forse il dato più interessante 2010 è quello delle presenze: 110.00 unità, più 11%. “A parere degli esperti ogni presenza – argomenta Fabio Berardi, presidente in quota Pd – congressuale ha una ricaduta sul territorio di 350 euro al giorno; assumendo che tale cifra sia troppo alta e la portassimo a 250 al giorno, avremmo un giro d’affari per la città di 27,5 milioni di euro”.
“Un altro dato importante – continua il presidente – è che il 50 per cento degli ospiti non veniva in vacanza a Riccione negli ultimi 20 anni; in tanti hanno prenotato la vacanza estiva insieme ai familiari. Hanno apprezzato tre elementi di Riccione: la posizione della struttura in un’isola pedonale, il nuovo lungomare e la qualità degli alberghi. Senza il palas molte camere resterebbero vuote”.
Polemico e con la spada alta al vento il sindaco Massimo Pironi. Attacca sicuro: “I numeri positivi parlano da soli. Questi sono i risultati di questo bubbone. Ne vorrei di bubboni simili in città. Voglio ricordare che questa è stata una struttura voluta da tutti quando è stata pensata. Che è stata votata all’unanimità in consiglio comunale. Solo che ci sono esponenti delle categorie economiche che sparano contro. Un fatto che ti destabilizza e non è mai successo prima a Riccione. Il palas ha un potenziale enorme”.
La storia
Per il Comune PalaRiccione è un bagno di sangue. Costato 60 milioni di euro, al di là del piace non piace, la funzionalità è sotto gli occhi di tutti. Il parallelepipedo di acciaio e vetro ha costi di gestione esagerati (caldo d’estate e freddo d’inverno). Per accedere ai bagni bisogna percorrere lunghi e deprimenti budelli. E sono più simili a quelli di un autogrill, che in tinta con il blasone dei congressisti. Tant’è. E che cosa dire delle scale esterne di alluminio, che vincolate dalle giuste e rigide normative anti-incendio, sono costate una piccola follia. Costruite e montate da un’azienda svizzera, per inciso.
Grazie all’abilità di Matteo Bartolini (l’amministratore delegato), il Comune finalmente è riuscito a vendere ai privati i negozi del piano terra, più i 220 posti auto a circa 20 milioni di euro. I debiti sono passati da 48 milioni a 18 milioni; con la prospettiva di scendere ad 8.
Più complessa la questione legata alle sale cinematografiche, dette dei Crampi, per via del poco spazio tra le file di poltroncine. Il nuovo proprietario Giometti, il re cattolichino dei cinematografi, sembra soddisfatto dell’andamento economico. Dovesse raggiungere le 250.000 presenze, gli spazi non subiranno un agevole cambio di destinazione d’uso ma resteranno cinema.
Futuro
Il suo futuro è tutto nelle intelligenze degli albergatori riccionesi che lo andranno a gestire. Pagheranno un affitto alla proprietà di circa 180.000 euro l’anno; non una cifrona date le difficoltà. Il PalaRiccione ha le potenzialità, ma ci vuole il lavoro vero intrecciato al buon senso, come dicono i dirigenti veri, lontani dalla vendita del fumo e dalle ingannevoli pagine patinate dei rotocalchi modaioli. Buona strada.

GLI UOMINI

Consiglio, Berardi presidente

– Ecco il consiglio di amministrazione del PalaRiccione. Presidente: Lucio Berardi; consiglieri: Attilio Battarra, Matteo Bartolini (amministratore delegato), Piergiorgio Burioni, Paolo Casadei, Giancarlo Ciaroni, Mario Maggioli, Sergio Pioggia, Giuseppe Migani.
Direttore: Paola Pierelli
Collegio sindacale: Marcello Pagliacci (presidente), Saverio Selva (effettivo), Federico Fidelibus (effettivo), Fabio Vanucci e Pio Biagini (supplenti).

I NUMERI

Costato 60 milioni di euro

– PalaRiccione è costata 60 milioni di euro. Grazie alla vendita lo scorso anno dei parcheggi, dei negozi della galleria e delle sale cinema, il Comune è rientrato di circa 24 milioni di euro: 20 milioni da galleria e parcheggi (220 posti auto) e cinema (circa 4 milioni di euro). Se i cinema non dovessero funzionare, la proprietà potrebbe usufruire di un cambio di destinazione d’uso.

Comanda il Comune di Riccione

– PalaRiccione è un’azienda pubblico-privata, la cui maggioranza sociale è ben salda nelle mani del Comune di Riccione.
I soci: Comune di Riccione (68,20%), Provincia di Rimini (11,67%), Ascom Servizi Rimini (0,37%), Riccione Congressi (0,50%), Camera di Commercio (11,67%), Assindustria Rimini (0,36%), Cassa di Risparmio di Rimini (1,29%), Fondazione Cassa di Risparmio di Rimini (5,98%), T-Consulting S.r.l. (0,53%).

LA RIFLESSIONE

Parole e fatti

– Al momento della presentazione dell’idea del PalaRiccione, l’allora sindaco Massimo Masini convoca una conferenza stampa. Con la sua elegante arte di argomentare, illustra il progetto, i benefici per la città, la destagionalizzazione. Mentre spiega, un suo collaboratore, già sul libro paga della neonata società, inizia a giocare con il telefonino con tanto di sottofondo elettronico. Tuona Masini: “Lo vuoi spegnere quel coso!”. Forse nell’aneddoto, col senno di poi, stanno molte delle magagne delle avventure industriali del PalaRiccione. Due milioni e mezzo di disavanzo nel 2009 e 6 addetti.
Non basta avere una struttura all’avanguardia, costruita di pelle umana, per il successo. Ci vogliono uomini che sappiano concretizzare le potenzialità. Ci vogliono persone umili, preparate, con la valigetta in mano in cerca di clienti. E anche la fortuna al fianco, direbbe Machiavelli. Il mercato congressuale è saturo, in crisi, e pieno di competitori, sia a Riccione (i grandi alberghi), sia altrove. I risultati affermano che la politica ha gestito male tutta l’operazione; troppo lontana dalle difficoltà dei mercati e della concorrenza. Scrive invece Gaetano Pregheffi, professore di Statistica all’Univerisità di Pavia, da anni inquilino di viale Ceccarini: “Insomma, la ‘ricetta’ è: metodi rigorosi, ma tanto buon senso, al fine di evitare colossali delusioni”.
Come diceva Sant’Agostino non contano le parole ma i fatti.

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