Italia 150°, dalla Carboneria all’irredentismo

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MONTEGRIDOLFO

– Il sipario si alza presso il Museo della Linea dei Goti, sabato 9 luglio. L’esposizione reca 24 documenti: manifesti, lettere e volantini, tutti corredati da didascalie per una guida lungo le più importanti tappe del Risorgimento, tra 1822 e 1918.
Si inizia dall’attività cospiratoria delle Società Segrete, passando per la rivoluzione del 1848, le Guerre di Indipendenza, l’epopea garibaldina, Roma capitale, fino all’irredentismo e al compimento del Risorgimento con la Grande Guerra.
Naturalmente non poteva mancare l’immagine del personaggio simbolo, Giuseppe Garibaldi che osserva da una sua grande fotografia da lui dedicata ad un patriota.
Nella scelta dei reperti e nei testi delle relative didascalie si è ricercato l’obiettivo di avvicinare a noi gli uomini e i fatti come se si trattasse di appena ieri; ne citiamo soltanto qualcuno.
All’inizio del percorso non passa inosservata una “sentenza” emessa nel 1823 nel Regno delle Due Sicilie, costituita da ben quattro grandi manifesti: per 17 “settari della Carboneria”, animati dal proposito di “distruggere la Monarchia, l’Aristocrazia…”, vengono elencati i capi di imputazione in oltre 40 punti. Un imputato è condannato “alla morte col terzo grado di pubblico esempio”, ad altri due è riservata la “morte col laccio sulle forche e multa di ducati mille”, mentre gli altri sono condannati al “terzo grado dei ferri”.
Passando più avanti, dei vari documenti che ricordano la rivoluzione del 1848 ne citiamo uno per tutti: è un piccolo manifesto che annuncia ai milanesi la notizia appena giunta dello scoppio della “rivoluzione a Vienna”; è stato certamente stampato clandestinamente la sera del 17 marzo e diffuso nei locali pubblici della città, come indicano i quattro fori ai lati del foglio. Il giorno successivo inizierà l’insurrezione popolare delle Cinque Giornate contro gli austriaci con formazione di barricate.
Come i sogni del ’48 di liberare l’Italia dallo straniero si siano infranti con la restaurazione dei precedenti regimi e con le loro repressioni, ci viene ricordato da un necrologio del 1852 e da un manifesto del 1853; comunicano le esecuzioni degli otto patrioti ricordati nelle pagine di storia come i “Martiri di Belfiore”. Tra essi spiccano i nomi di due sacerdoti, Enrico Tazzoli e Bartolomeo Grazioli.
Passando all’epopea garibaldina, la mostra presenta un importate documento su quella che, fra tutte le imprese dell’Eroe dei Due Mondi, è la più avvincente, la Spedizione dei Mille. Ecco la sua lettera originale scritta ai finanziatori della spedizione: “Sig.ri Direttori, vogliano rimettere le cinquanta mila Lire di cui ho somma urgenza”. Non c’è da stupirsi se anche nella più nobile delle imprese “l’argent fait la guerre”; basta pensare alle necessità alimentari dei mille volontari. Attenzione alla data! È il 4 maggio 1860, il giorno prima della partenza. Le cronache riferiscono che all’indomani il Generale si sia informato: “Quanti siamo? – Più di mille, Generale – Bene, questa sera si parte”.
Spigolando lungo la mostra, ci fermiamo alla Seconda Guerra d’Indipendenza combattuta contro l’Austria in alleanza con la potente Prussia; guerra che, dopo paio di nostre sconfitte, qualche vittoria di Garibaldi e un decisiva vittoria dei prussiani, si era conclusa con l’armistizio del 12 agosto 1866 tra Austria e Italia. Ma, per le condizioni della pace, l’Austria non ne voleva parlare con l’Italia. Ebbene tutto questo ce lo racconta il Gen. Di Revel che era il rappresentante italiano, insieme a quello francese e a quello austriaco, della Commissione militare per la cessione dei beni di guerra. Ecco le sue parole in una lettera da Venezia del 27 settembre diretta al Ministro della Guerra Cugia, nelle more tra la data dell’armistizio e quella della pace. Ha appreso dai suoi colleghi che “Francia e Austria preparano una convenzione. L’Austria rimetterebbe il Veneto alla Francia, questa alle Municipalità, le quali sarebbero padrone di cederlo al Regno d’Italia”. E così avvenne. La pace tra Italia e Austria fu firmata una settimana dopo con la clausola umiliante della cessione del Veneto a Napoleone III, con facoltà di cederlo a sua volta alla Municipalità di Venezia, la quale lo avrebbe potuto passare al Regno di d’Italia.
Un ultimo sguardo lo riserviamo all’irredentista Guglielmo Oberdan, impiccato a Trieste il 20 dicembre 1882. È un foglio clandestino che denuncia l’Austria “a eterna vergogna” per aver richiesto alla madre del martire le spese di impiccagione:“Al Boia per strangolamento Fiorini 25, Erezione del patibolo 4, Consumo degli strumenti 5, Demolizione della forca 1,50…”
Questi sono una parte dei 24 documenti esposti; il resto sarà piacevolmente scoperto dal visitatore.

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