Gli occhi raccontano senza parlare

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LA CULTURA

– “Anni fa ho avuto la fortuna di conoscere Luigi Rusconi ad Auronzo (Belluno), dove si trovava in vacanza con la moglie Adele e il figlio Andrea. Qualche amico in comune, lo stare bene insieme e, tornati a Rimini, rivisti ogni tanto per una cena, un bicchiere. Auronzo è rimasta poi la nostra meta annuale per qualche giorno a curarci il fuori e il dentro. Luigi, a suo agio sui monti, con sempre a portata di mano, oltre ad Adele, la macchina fotografica. Altri nel gruppo erano per così dire ‘attrezzati’, ma quell’oggetto con un sacco di accessori, che ogni tanto spuntava dallo zaino del dottore si intuiva che gli serviva a fissare non l’ovvio, il davanti, ma ‘l’oltre’, qualcosa che lui solo vedeva.
Si fermava, si spostava, si piegava, inquadrava, il sole, la pioggia, l’ombra, la luce. Tante foto scattate, ma mai vista una, fino a quando invitato una sera a casa sua a vedere delle diapositive, ‘ho scoperto’ il primario. Solite foto uno pensa, e invece ti accorgi che guardi, che hai voglia, che aspetti quell’altra, vuoi rivedere i momenti che questo romagnolo girovago, riporta dal mondo. Luigi scatta per sé, ma mi pare di poter dire soprattutto per chi sappia capire e intuire al di là della foto. Non sono un esperto di fotografia, ma quelle meraviglie, mai cartoline, sono lì a farti leggere, indovinare, a parlarti del mondo, a darti emozioni. Certo le città, i monumenti, le albe, i tramonti, ma soprattutto la gente, le facce, quegli occhi sono lì a raccontarci il Luigi fotografo dell’anima”. Il racconto della fotografia di Luigi Rusconi, già primario apprezzato primario della Cardiologia di Riccione, è Vincenzo Sanchini, un altro grande riminese. Insomma, due belle figure riminesi nelle quali trovi l’uomo e la professione (il professor Sanchini è autore di libri ben pensati).
Uomo riservato, dai molti interessi, nell’esposizione “Sguardi e parole” (Sala degli Archi, dal 16 al 23 agosto, dalle ore 17 alle 23), Rusconi si racconta con le fotografie e coi pensieri.
Ennio Grassi, professore universitario, già parlamentare, riflette sul “collezionista di sguardi”. Scrive: “La galleria di ritratti fotografi messa in mostra da Luigi Rusconi contraddice l’antico adagio secondo cui negli occhi è riflessa l’anima della persona; una sorta di ombra platonica, indizio e riflesso di una vicina verità. In realtà gli occhi anche quando manifestano sentimenti decisi ed estremi, dal riso al pianto, restano una velatura che separa l’osservatore dall’osservato. Tanto più quando si ha a che fare con il ‘realismo’, si fa per dire, della fotografia. Anche l’immagine rubata si ferma sulla soglia di un non detto e di un non dicibile. Né l’atteggiarsi del volto tradisce o scalfisce l’ambiguità dello sguardo. Parliamo naturalmente dell’ambiguità che abita la poesia, l’arte, tutto ciò che ha a che fare con il mistero che ci abita e abita gli occhi dei volti ritratti”.
“I ritratti di Rusconi – continua Grassi – di cui ci viene offerta, con questa mostra, una minima quanto esemplare testimonianza, appartengono ad una ricca raccolta messa insieme da anni nei lunghi viaggi per il mondo insieme alla moglie Adele, senza per questo indulgere alla tentazione dell’esotico e dell’etnico: fascinazione e limite dell’occhio occidentale di fronte all’incontro con la diversità colorata e rumorosa delle razze.
I ritratti di Rusconi non segnalano tanto la diversità etnica o antropologica nell’atteggiarsi del volto di una donna indiana, sudamericana o di una africana, quanto l’indizio sfacciato o all’opposto, avvolto dal pudore, di una “interrogazione”.
L’ambiguità degli occhi che ferma sulla soglia dell’anima lo sguardo del fotografo si rovescia nella forma del chiedere. I ritratti di Rusconi interrogano piuttosto che lasciarsi interrogare…”.
Nato a Rimini nel 1948, Rusconi dopo il liceo scientifico al “Serpieri” va a Padova per 10 anni dove si è laurea in Medicina e si specializza in Cardiologia.
La fotografia è passione antica. Inizia negli anni delle “Medie”, quando appassionato di ciò che vedeva dentro un microscopico giocattolo, ha cercato prima di disegnare quelle immagini, poi di fotografarle con una vecchia Woiklander a soffietto modificata per poterla inserire sull’oculare del microscopio stesso. La “camera oscura” era sotto le coperte del letto e le prime stampe “a contatto” sviluppate con gli acidi presi in “Farmacia Centrale” dove lavorava il padre…

PENSIERI

Tramonto

È nel colore di una foglia ingiallita,
di una notte che oscurerà sguardo e pensieri
il ricordo di un tempo passato,
di una giornata che non può concludersi solo così.
Oltre la morte,
almeno nel ricordo.
Un segno nella storia,
per quale azione eccellente?
Negli occhi di chi chiede
solo una morte dignitosa
il timore di aver perso
una grande occasione: la vita.

Luigi Rusconi

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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