Fontanelle, un grande polo culturale? Perché no!

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L’INTERVENTO

di Teresio Spadoni*

– Sono quarant’anni che sento dire che “mal Funtanéle e’ Cumóun un fa mai gnint”. Ricordo la mia gioventù: da allora il leitmotiv, nonostante il grande contributo in termini elettorali che questo quartiere ha sempre dato al partito che ha espresso le amministrazioni che via via si sono succedute, è ancora lo stesso; se prendo la bicicletta e faccio un giro, mi rendo conto che quel ritornello continua a riecheggiare lungo i suoi viali.
Il quartiere si è trasformato e devo ammettere che oggi è difficile definirlo di periferia, perché è ormai un tutt’uno con il resto della città. Già, un tutt’uno; in effetti nel tempo di cose ne sono state fatte: case, case, case… tante case, del PEEP, di edilizia convenzionata, popolari…; certamente in piani di urbanizzazione con indici di edificazione che oggi ce li sogniamo, ma comunque case. I cittadini, invece, hanno smpre chiesto una cosa sola: interventi che favorissero lo sviluppo. Ultimamente qualcosa si è mosso: la piazza di via Sicilia, costata anni di fatica, molto bella, che il Comitato d’Area Fontanelle fa vivere con strabilianti iniziative; la rotatoria tra la SS16 e via Puglia, anch’essa bella, ma con anomalie tali da costringere il camioncino di Geat a stazionare fisso per provare a porre rimedio alla fuoriuscita d’acqua dalle fontane che, invadendo l’asfalto lo rende scivoloso creando enorme pericolo, soprattutto in inverno.
“Su Fontanelle una colata di cemento” titolava il Corriere di Rimini dopo l’assemblea di presentazione dei Poc (Piano Operativo Comunale) nel maggio scorso.
È vero, stando ai programmi dell’amministrazione, a Riccione, nei prossimi anni, di case ne verranno costruite per circa 80.000 mq, in gran parte a Fontanelle.
Come è facile immaginare non sono mancate voci contrarie, ma – mettendo da parte le posizioni più estreme, timorose del fatto che attraverso la compensazione (le famose aree di decollo e atterraggio!!!) possa succedere di tutto e di più – io credo che il “cemento”, se ben utilizzato, possa diventare una risorsa.
È palese che il quartiere, dal punto di vista economico, stia morendo, ma il rimedio per tentare di frenare la valanga di “chiuso per cessata attività”, può essere contenuto in un pallino colorato. Si, un semplice pallino colorato su quella bella planimetria piena di pallini colorati che è stata mostrata al quartiere nell’assemblea di maggio nella quale sono indicati i Poc: i pallini, per l’appunto.
Cosa metterci il quel pallino? È presto detto: questo quartiere ha sempre chiesto interventi per lo sviluppo, e lo sviluppo non lo si incentiva con la costruzione di nuove case, ma con strutture attorno alle quali graviti gente. E allora, considerato anche il fatto che i locali attualmente assegnati a Biblioteca e Museo del Territorio sono più che insufficienti, perché non costruire, nei pressi dell’attuale “Chésa ad Tmasèin” (famiglia Migani) in Via Tropea, un polo culturale di prestigio, tecnologicamente avanzato, dove possano trovare posto sale per lo studio, la ricerca, le arti? Si tratterebbe di progettare una struttura nel bel mezzo della già prevista strada di collegamento tra la via Adriatica (ex SS16) e la via Puglia che, vista la strategicità della posizione, potrebbe contare su un bacino di utenza intercomunale molto ampio. Con modifiche ai percorsi neanche troppo impegnative, l’edificio verrebbe servito da due linee di autobus (124 e 125), le stesse che attualmente collegano Riccione con Misano e Morciano.
Questa idea, illustrata a sindaco, assessore all’Urbanistica e consiglieri nella sopra menzionata assemblea, venne giudicata molto interessante. L’unico perplesso fu il sindaco che se ne uscì con una proposta alternativa: un bel campo da rugby. Ora, premesso che da queste parti non si ha nulla contro il rugby, vien da chiedersi se fu solo una provocazione. In ogni caso l’uscita dimostrò che un piano di sviluppo per il quartiere nelle menti pensanti del Palazzo non c’è. Un qualificato Centro Culturale, invece, sarebbe in grado di attirare investimenti e, cosa non da poco, costituirebbe un efficace polo di aggregazione per i giovani del circondario. Tutto questo, va detto, al Comune potrebbe non costare niente, perché i costi potrebbero essere coperti attraverso la, ormai collaudata, “finanza di progetto”. Basta solo sedersi intorno a un tavolo e ragionarci un po’ su; ma per farlo è necessario darsi da fare affinché qualcuno disegni un bel pallino colorato su quella bella planimetria piena di pallini colorati.
Al Pd, che da questo quartiere attinge ancora oggi una considerevole percentuale di voti, invece, chiedo di inserire la proposta nel programma della prossima legislatura insieme ai vari progetti di sviluppo per la parte a mare della ferrovia.
Questa, in ogni caso, non è l’unica idea partorita nel quartiere. Lo studio di progettazione “Officina Archetipo” (tre giovani architetti con tanta voglia di fare) ha elaborato un’idea che, come dicono loro (vedi box a parte) “non è un progetto” (ancora), “ma un concetto”.

*Comitato Fontanelle

RIFLESSIONE

Dove la città incontra la campagna

– L’architettura non può prescindere dalla salvaguardia degli aspetti sociali, culturali ed ambientali.
Il nostro non vuole essere un progetto ma un concetto: la frattura tra città e campagna viene ricucita attraverso relazioni in grado di connubiare elementi della vita collettiva, in un rapporto armonioso con la natura, preservandola da un’incontrollata urbanizzazione. Il tema principale del concept, prevede lo sviluppo di un percorso naturale che si snoda nel verde, ponendosi come filtro tra terreni agricoli e parco pubblico. Dislocati sul percorso vi sono i padiglioni che ospitano le principali attività collettive di cui il quartiere necessita. Il percorso suddivide l’area in due ambiti, uno per le attività ludiche del tempo libero, l’altro per la coltivazione diretta di piccoli orti da offrire alla collettività.
I valori della proposta si esprimono nell’occasione di incontro fra più strati generazionali, convogliando interessi diversi (servizi, agricoltura, natura, cultura, sport, musica) al fine di generare un unico teatro sociale della vita.

Studio di Architettura Officina Archetipo

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