Donati, due bei libri ignorati

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LA CULTURA

– Nessuno è profeta in patria. Mai fu detto più vero per i due libri di Andrea Donati. Pubblicati entrambi nel 2010, sono passati quasi incredibilmente sotto silenzio a Rimini. Peccato, vista la l’importanza e l’apprezzamento unanime riscosso altrove presso la comunità scientifica e il pubblico dei lettori.
Donati e le due pubblicazioni si sono prese la giusta rivincita. Sono state presentate a Roma, rispettivamente da Antonio Paolucci ai Musei Capitolini il 19 maggio e dallo stesso Donati alla Pontificia Accademia delle Scienze presso la Casina di Pio IV nei Giardini Vaticani il 20 maggio.

Primo libro
Il primo libro, intitolato «Ritratto e figura nel Manierismo a Roma» (edizione Asset Banca), presenta quattro studi su Michelangelo Buonarroti, Jacopino del Conte e Daniele Ricciarelli. Il primo studio affronta il rapporto tra figura e ritratto in alcune opere di Michelangelo, secondo una prospettiva storica ed estetica. La scelta è volutamente parziale e opportunamente limitata, perché, come ricorda Donati, lo studio di Michelangelo richiede la dedizione di una vita. Il secondo studio mira allo stesso rapporto, più evidente e paritario, e al contempo propone, in quanto mancante e necessario, un catalogo ragionato dei dipinti di Jacopino del Conte, a partire dal suo esordio nella bottega di Andrea del Sarto. Il terzo e il quarto studio affrontano specificamente il tema del ritratto di Michelangelo in pittura e scultura, da Giuliano Bugiardini a Daniele Ricciarelli, per mettere a fuoco l’origine dell’immagine dell’artista più acclamato nella storia occidentale. La ricerca è partita da un fatto minimo, come lo studio del “Ritratto di Michelangelo” in bronzo nel Museo di Rimini (ignorato dagli studi per quasi un secolo mezzo o oggetto di assurde speculazioni attributive), e si è trasformata in un’indagine a tutto campo su pittura e scultura tra Firenze e Roma nel Cinquecento. Donati affronta la materia con una visione complessiva di Michelangelo e del suo tempo, passando al vaglio le fonti documentarie, epistolari, poetiche, narrative, e la sterminata letteratura critica sul grande maestro fiorentino. Per questo il suo libro non è un’opera conclusiva e sistematica, ma una raccolta di saggi, che offre i risultati delle prime ricerche dell’autore, con molte proposte attributive e identificative di opere d’arte e personaggi storici. Il libro, che è stato presentato anche da Claudio Strinati a Siena nel Palazzo dei Conti d’Elci con grande successo di pubblico e che verrà presentato anche all’Accademia Raffaello di Urbino il prossimo 26 maggio, ha riscosso un consenso internazionale, al punto che perfino il Metropolitan Museum di New York ha accolto nel suo sito internet la nuova attribuzione del ritratto di Michelangelo proposta da Donati.

Secondo libro
Il secondo libro presentato da Donati in Vaticano si intitola «San Marino tra storia e leggenda» (edizione Credito Sammarinese). Il libro è stato commissionato a Donati dai Capitani Reggenti della Repubblica di San Marino e viene presentato ora in Vaticano per anticipare i contenuti culturali della visita di Benedetto XVI sul Titano il prossimo 19 giugno.
“Come sanno gli studiosi – scrive Donati nella sua prefazione al volume – la storia della Repubblica di San Marino, in quanto tale, è storia del secondo Medioevo, in particolare dell’età comunale. Nel caso di San Marino, poi, si parla di un comune «di castello e di corte», non «di plebe». Fin qui tutti arrivano“.
“Ciò che invece non è stato chiarito in modo convincente – sostiene sempre Donati – è il presupposto più antico della Repubblica. Prima della creazione della «pieve di San Marino con castello», così ricordata dalla bolla di Onorio II nel 1125, prima del , non ancora formalmente costituito nel 1252, prima della Repubblica, non ancora compiuta e indipendente nel 1371, lo Stato non era ancora delineato secondo i parametri istituzionali correnti, ma esisteva già in embrione, come luogo fisico, come persone, come coscienza di comunità libera e civile. Quali furono le ragioni che portarono gli abitanti del Titano a compiere il salto di qualità e a diventare Sammarinesi? Come ha fatto un’entità, che prima non aveva nome nella storia, a trovare la forza di riscattarsi dall’anonimato, diventare prima autonoma, poi indipendente, infine la Repubblica di San Marino, così come ora la conosciamo?”.
“Il primo fatto straordinario – scrive Donati – il fatto che segnò una tappa fondamentale nella storia di San Marino, fu quando il monte Titano smise di essere solo una cava di pietre, e divenne la sede di un monastero, un luogo di vita spirituale. Il monaco Basso vissuto sul Titano poco dopo la caduta dell’Impero Romano d’Occidente (478) segna l’inizio di questa fase. Il secondo fatto straordinario, con cui questa terra di confine fece un passo decisivo verso l’autonomia, fu quando, grazie al riconoscimento di un principio giuridico che oggi appare assurdo, tanto è anomalo, Stefano abate del monastero di San Marino nell’anno 885 ottenne giustizia nel nome del Santo eremita e confessore. Chi era realmente costui? Che cosa precede e che cosa accompagna il racconto della sua vita? Come si deve interpretare la sua leggenda? Proprio queste sono le domande che pone la Vita dei santi Marino e Leone (Vita sancti Marini et Leonis), che appare rozza nel suo latino altomedievale, ma che in realtà fu scritta da un monaco avvezzo a molte sottigliezze, conoscitore della città di Rimini, del monte Titano e del Montefeltro”.
Per questo Donati ha compiuto la prima edizione critica del testo latino, con una nuova traduzione in italiano a fronte, con il catalogo dei codici manoscritti e con un ampio corredo di fonti, immagini, documenti e studi specialistici, per mostrare i confini tra storia e leggenda, ma anche per marcare l’inscindibilità del loro nesso, quando si tratta del Medioevo.
Il complemento del titolo del libro, «da Omero a san Pier Damiani», indica gli estremi cronologici entro cui si muove lo studio di Donati, che traccia il più ampio e documentato racconto della storia di Rimini e del suo territorio, dall’antichità al Medioevo, che sia stato scritto dai tempi di Luigi Tonini.

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