Dio a Mosè: “Non uccidere”

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– Oltre 1200 anni prima di Cristo, Dio detta a Mosè, sul monte Sinai, il Decalogo nel quale al quinto punto si dice: “Non uccidere” (Esodo 20,13 – Deut.5,17).
A sua volta, Gesù Cristo conferma e completa: “Avete inteso che fu detto agli antichi: Non uccidere. Chi avrà ucciso sarà sottoposto a giudizio. Ma io vi dico: chiunque si adira con il proprio fratello sarà sottoposto a giudizio” (Matteo 5,21,22) e ancora, sempre in Matteo: “ Avete inteso che fu detto: occhio per occhio e dente per dente, ma io vi dico di non opporvi al malvagio” (Matteo 5,38,39)
In tempi più recenti, Gandhi prende quest’ultima affermazione di Gesù e, a modo suo, la integra sottolineando che: “Occhio per occhio e il mondo diventa cieco”.
Una prima duplice riflessione. Da una parte un comando e un avvertimento: non uccidere! Al quale fa seguito una aggiunta: non solo non uccidere, ma non applicare neppure la legge: occhio per occhio e dente per dente. Dall’altra gli effetti della disubbidienza a questo comando.
Afferma infatti Gandhi: non occorre uccidere; è sufficiente applicare la legge “occhio per occhio” per fare deragliare l’umanità verso la cecità totale.
Figuriamoci che cosa può succedere quando una parte dell’umanità dichiara guerra ad un’altra parte. La guerra è, per definizione, quella situazione in cui le azioni di almeno una delle parti in causa sono animate e mosse da intenti e fini di conquista, di sopraffazione e di dominio sull’altra. Pur di raggiungere i fini prefissati si calpestano i diritti più elementari delle persone, primo fra tutti il diritto alla vita. Non si va per il sottile: si uccide. Molto spesso, troppo spesso, a questa prima azione violenta si risponde con altrettanta violenza: entrambe le parti in causa uccidono.
Va da sé che la situazione della parte che offende e prevarica è molto diversa da quella di chi, legittimamente, si difende e si protegge. Tuttavia entrambe violano il comandamento Non uccidere. Come comportarsi allora?
La Costituzione della Repubblica Italiana dà una risposta netta e precisa e all’art.11 recita: “L’Italia ripudia la guerra come strumento per la risoluzione dei conflitti internazionali”.
In questo modo non solo mette in pratica (anche senza citarlo) il comandamento: Non uccidere, scartando a priori l’ipotesi di una guerra di offesa, ma anche nell’ipotesi di conflitti fra stati, la guerra non dovrà mai essere presa in considerazione.
Papa Paolo VI il 4 ottobre 1965, parlando all’Assemblea dell’Onu, con una affermazione che era, nello stesso tempo, di dolore e di appassionata speranza, diceva: «Mai più gli uni contro gli altri, mai più!… Non più la guerra, non più la guerra! La pace deve guidare le sorti dei popoli e dell’intera umanità!».
Ed ecco anche chiarito il compito di ogni cristiano: lavorare per la pace. Diceva don Primo Mazzolari: “ Il cristiano è un ‘uomo di pace’, non un ‘uomo in pace’: fare la pace è la sua vocazione e la sua missione”.
Il Compendio della dottrina sociale della Chiesa al paragrafo 438 ci dà anche una indicazione pratica dicendo: “ Per risolvere i conflitti che insorgono tra le diverse comunità politiche e che compromettono la stabilità delle Nazioni e la sicurezza internazionale è indispensabile riferirsi a regole comuni, affidate alla trattativa, rinunciando definitivamente all’idea di ricercare la giustizia mediante il ricorso alla guerra”.
E nella Pacem in terris Giovanni XXIII ricorda che: “Non c’è pace senza disarmo. Non c’è disarmo se non tacciono i cannoni, se non si smontano, oltre alle rampe missilistiche, anche gli spiriti. La pace non si regge sull’equilibrio degli armamenti, ma solo sulla vicendevole fiducia, sul disarmo dei cuori “.
Che cosa è successo invece troppo spesso? Alla guerra si è risposto con la guerra, la violenza ha richiamato violenza.
In almeno due casi, però, la risposta alla violenza e il risultato finale sono stati diversi.
Gandhi è riuscito a sconfiggere l’oppressione inglese con la non violenza. Non è stata una impresa facile, né indolore, ma il risultato finale è stato positivo.
Nei paesi dell’Europa orientale, dopo anni di oppressione, i cittadini sono riusciti ad abbattere una delle più pesanti dittature di tutti i tempi, senza armi.
In Palestina, invece, si combatte, incessantemente e sanguinosamente, con azioni terroristiche spesso giustificate in modo troppo imprudente e frettoloso, da oltre 50 anni, senza alcun risultato positivo se non la morte e la sofferenza di intere generazioni, nate, vissute e morte in guerra senza conoscere, in tutta una vita, un momento di pace.
Come sempre, seguire e mettere in pratica gli insegnamenti del Vangelo e della Chiesa dà risultati positivi. Qui …oggi.

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