Democrazia diretta e candidati a sindaco

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LA POLITICA – RIFLESSIONI

di Hossein Fayaz

Che cosa mancano negli articoli 71 e 75 della Costituzione e negli Statuti comunali per avere più democrazia nel nostro Paese? Manca il diritto dei cittadini di proporre referendum propositivi o delle leggi di iniziativa popolare generale di competenza costituzionale, o del normale codice legislativo. I cittadini non hanno il diritto di decidere in materia tributaria e di bilancio, di amnistia e di indulto e della ratifica di un trattato internazionale. Non è ragionevole negare i diritti che hanno gli eletti ai loro elettori.
L’articolo 75 ha anche un altro limite, che in pratica rende difficile il percorso della partecipazione dei cittadini alla democrazia diretta. La necessità della partecipazione della maggioranza degli aventi il diritto di voto al referendum affinché sia valido, è un grosso ostacolo alla democrazia diretta in un Paese dove normalmente negli appuntamenti elettorali, poco più della metà partecipa alle elezioni.
Un modello potrebbe essere la Svizzera. I cittadini svizzeri possono effettuare iniziative e referendum su qualsiasi argomento su cui può legiferare il Parlamento. Gli unici obblighi sono che rispettino i diritti universali dell’uomo, ad esempio non possono proporre referendum a favore di schiavitù o tortura.
Promuovere un referendum è relativamente facile. Il numero delle firme necessarie non è eccessivo. Il tempo a disposizione degli organizzatori per la raccolta è ragionevole. Il quorum necessario al referendum non costituisce un ostacolo. In alcuni comuni e cantoni è eguale a zero. In altri è del cinque, dieci o venti percento degli aventi il diritto di voto o talvolta dei partecipanti alle ultime elezioni.
Inoltre, i cittadini svizzeri dispongono anche di altri strumenti potenti, contro la corruzione ed il dispotismo dei loro governanti. La durata del mandato dei consigli territoriali e del Parlamento è breve. La rieleggibilità per più di due mandati non è possibile.
Nei paesi democratici come fanno a liberarsi dagli amministratori e governanti incapaci, bugiardi, despoti e molto spesso interessati a fare i propri affari?
Negli Statuti comunali degli enti territoriali svizzeri, ma anche in quella degli altri Paesi come molti stati degli Stati Uniti, esiste la possibilità di revoca dell’eletto per giusta causa, come, ad esempio, per incapacità ed inadempienza di svolgere il ruolo di amministratore e realizzare il programma elettorale.
La revoca è lo strumento democratico che permette agli elettori di allontanare e sostituire un amministratore eletto. Herbert Croly uno dei padri della democrazia diretta in America, nel lontano 1914 diceva: “Un governo democratico deve essere collegato con l’opinione pubblica. La revoca rende ciò possibile, senza nessun necessario sacrificio di efficienza”.
La revoca del mandato di un eletto, viene chiesto tramite una petizione popolare, sottoscritta dal dodici al venticinque per cento dei votanti delle ultime elezioni.
In Italia negli statuti di alcuni Comuni della Provincia autonoma di Bolzano e la Regione autonoma di Vale D’Aosta, recentemente hanno inserito i referendum propositivi ed il quorum zero o del cinque percento, oltre a quelli abrogativi già esistenti.
Il prossimo maggio, a Rimini, Cattolica e Pennabilli, i cittadini sono chiamati a votare per le elezioni comunali. È arrivato il tempo che i candidati, si esprimano sui principi della democrazia diretta e la reale possibilità di partecipazione dei cittadini alle decisioni.
È’ importante che i cittadini abbiano il controllo sul bilancio comunale e possano revocare per la giusta causa il mandato dell’amministratore incapace ed interessato, prima della sua scadenza di legislatura.

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