Dall’alimentare dell’entroterra all’hotel “Continental”

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IL FATTO

– Dal negozietto di generi alimentari di Gemmano all’hotel “Continental”, uno degli alberghi più importanti di Rimini Marina Centro: 105 camere, sala conferenze da 300 posti. In tutto circa 5.500 metri quadrati vista mare. E tutto questo in una quarantina d’anni. L’artefice è Luigi Staccoli, classe ’57, sposato con la signora Patrizia, un figlio, Marco.
Siamo una sera d’inverno del 2009. Alle 10 e mezzo, l’amico Sandro Giorgetti, presidente degli albergatori di Bellaria, chiama l’amico Luigi Staccoli. E’ assonnato. Gli dice che ha preso il “Continental”. E che la metà della sua quota, il 25 per cento, la divide con lui. Staccoli è mezzo addormentato. Gli dice di sì in modo automatico. Non sapevo neppure il prezzo. Ci lasciamo per i dettagli per la mattina del giorno dopo. Ci vediamo per la colazione. Mi racconta che insieme ad altri tre soci, abbiamo acquistato il Continental”.
Oggi, è soci sono tre. Oltre a Giorgetti e Staccoli, c’è Tito Savini, un altro dei pesi massimi dell’industria turistica bellariese. Dunque, uno dei maggiori alberghi di Rimini è finito nelle mani di riminesi di provincia e non del capoluogo.
Fanno sapere in coro: “In questo anno e mezzo potevamo fare un investimento redditizio. Si sono fatti avanti alcuni compratori. Ma abbiamo risposto ‘no grazie’. Dal nostro punto di vista il ‘Continentale’ deve restare un patrimonio della città. Noi vogliamo bene al nostro territorio”.
Nella storia di Staccoli si può specchiare la storia del turismo di tutta la provincia di Rimini: un intreccio di lavoro-cambiali-lavoro. E anche la fortuna per avercela fatta.
Siamo a metà anni Settanta. Luigi Staccoli ha 17 anni. La famiglia gestisce un negozio di alimentari a Gemmano. Stimolati da Ilario, primogenito che lavora alle Poste, la famiglia scende a Riccione, con un finanziamento di cambiali, prende in affitto una pensioncina: “l’Ariosa”, in via Monti. La madre Pina è in cucina, la sorella Gigliola fa le camere, il babbo Alfredo il tuttofare. Luigi fa il cameriere. Il fratello maggiore, nelle pause dà una mano.
L’anno successivo, sempre in affitto, prendono la pensione “Torino” in via Tasso. E su questo piccolo albergo costruiranno le loro fortune. La famiglia acquista un lotto a Rimini, in via santa Maria al Mare (zona piazza Ferrari). In economia (un muratore e loro a fare i manovali), inizia a costruire l’abitazione. Abitazione che con conguaglio sarà oggetto di permuta con la “Torino”. Oggi, la pensioncina è il residence “Ilario” (in memoria del fratello scomparso prima del tempo). Un’altra tappa importante di Luigi Staccoli è l’89. Acquistano “Villargia”, una pensione malconcia a pochi passi di Rimini Marina Centro. Di proprietà del professor Nascioli (Argia è nome di donna romana), la vogliono in cattivo stato perché costa poco. Sempre in economia, la riqualificano in un paio di inverni, mettendo sul piatto un miliardo di lire. In tutto, una cinquantina di camere. Staccoli: “Se non lavori, nessuno ti dà niente. La nostra forza è stata la famiglia e la sera prendevamo una decisione e il mattino dopo si partiva. Il nostro motto è: l’unione fa la forza”.
Passione per i viaggi, il piacere di trascorrere il tempo con gli amici, Staccoli ha una sua idea anche del turismo della provincia di Rimini. “Una della nostre debolezze – argomenta – è la piccola pensione. Devono chiudere perché non hanno più mercato. Oggi, le sfide si vincono con la qualità. Noi quando andiamo in ferie vogliamo il bello, così gli altri. Un altro fattore di debolezza sono gli affitti. La proprietà è portata a massimizzare il profitto e demotivata a fare investimenti. Dopo tre anni è un disastro”.

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