Dal flipper all’Hd: 37 anni in un mondo di giochi

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STORIE

di Matteo Marini

– Tre generazioni. Ci sono Eugenio con la moglie Carmela, Marina e Milena le loro figlie, sorelle gemelle. E poi le nipoti: Aurora e Arianna. Cresciute col mondo dei balocchi proprio dentro casa. Il parco giochi, il pianeta delle luci e dei colori attorno al quale è ruotato il divertimento di schiere di giovani dagli anni ’70 fino ad oggi.
Eugenio Arlotti e Carmela sono i titolari e gestori della Bussola in viale Dante. Una delle prime sale giochi di Cattolica, nata quando ancora il 16 bit sembrava una meraviglia e l’alta definizione un vero sogno. Oggi naturalmente è tutto diverso. Parecchio diverso, a cominciare dal numero di sale.
“Quando abbiamo aperto, nel 1974 in viale Dante ce n’erano solo due – spiega Eugenio che all’epoca faceva il barista d’estate e il muratore d’inverno e dava il cambio alla moglie dietro alla cassa – la mia e quella di mio cugino. Ora sono sei solo in questa via”. Ma non è l’unica differenza. Basta guardarsi intorno. Non è rimasto molto della meccanica quasi artigianale di quelli che davvero possono essere considerati i primordi. I flipper per esempio. Il vetro delle testate dei primi, Flash e The Black Knight, sono ancora appesi alla parete di fondo della sala. Proprio sopra quelli elettronici che certo sono di un’altra generazione, ma anche loro (la Famiglia Addamds ripesca ricordi di pomeriggi interi spesi a colpi di 500 lire) sembrano ormai così vecchi. E ancora resistono, così come il basket e alcuni intramontabili come l’hockey con il dischetto che scivola sulla piastra forata.
“Quest’anno abbiamo pensionato il basket da tavolo, che resisteva dall’inizio, quello con i tasti e la pallina di gomma” racconta ancora Eugenio che assieme alle figlie ripercorre quasi 40 anni da giostraio dei nostri tempi e racconta come sia cambiata non solo la tecnologia ma anche il gusto e la gente che entra nella sala: “Da quando sono uscite le console o i videogame per pc che si possono avere a casa, soprattutto da dieci anni a questa parte – spiega Milena – è cambiato tutto. Ora già dall’età di tre o quattro anni cominciano ad entrare e cercare i giochi più tecnologici”.
Fuori dalla sala giochi la Bussola rimangono infatti ancora le giostre per i più piccoli. Ma nel 1995 Carmela ha aperto anche il Baby Park, perché questi sono i veri intramontabili, per un’età che non ha da chiedere nulla di più che non un passaggio da un pony, su un trenino o un carro indiano. Il resto lo fa la fantasia. Forse sarebbe troppo da passatisti pensare che tanta tecnologia la fantasia un po’ l’ha uccisa. Basta la riflessione che in fondo i tempi cambiano e anche la sala giochi, in fondo, è un po’ specchio di questo. È cambiato il ritmo, la definizione e il modo di divertirsi.
Tutta la famiglia, nipoti comprese, è unita attorno alle due sale e d’estate danno tutti quanti una mano. È divertente ripercorrere con Marina e Milena i ricordi dei giochi più belli. “In assoluto? Space invaders! Certo e poi anche Asterock e quello dei mattoncini… non ricordo il nome”.
Tutto il divertimento degli anni ’80, che hanno segnato il vero boom del videogame, inscatolato e al suo posto nuove sorprese sempre più suggestive, come uno spazio-scafo in alta definizione da 20.000 euro che attira incanta col suo plasma HD e il sedile che vibra alle sollecitazioni dell’azione. “Il guaio con questi nuovi giochi – ammette Eugenio – è che ormai durano poco, qualche stagione al massimo. Poi diventano vecchi. Per quelli di 30 anni fa invece non era così”.
Trent’anni fa forse eravamo tutti un po’ più bambini rispetto a oggi. Anche i bambini stessi. Playstation, Wii, Xbox e Pc hanno rivoluzionato tutto. La sala è sempre più vuota perché non è più questo il tempio della tecnologia. Rimangono naturalmente il biliardo che in assoluto è il più ingombrante ma resta ancora evergreen come il colore del tappeto. Anche la musica è cambiata, un po’ come le suonerie dei telefonini. Al posto delle scarne melodie digitale ora sono le hit del momento a “rallegrare” l’atmosfera dalle luminosissime macchinette a premi che sembrano dei juke box.
Qui alla Bussola mancano solo le famigerate macchinette mangiasoldi: “Videopoker o simili non sono mai entrati qui dentro – dicono scuotendo la testa – non ci piacciono e non ci piace il giro di persone che portano”. E pare davvero strano non vederne nemmeno una, quando invece bar e altre sale ne sono pieni e spesso sono la risorsa che tiene in piedi il business.
Tutto fatto per l’amore del divertimento e per far divertire, anche se guardando agli ultimi anni è sempre più difficile rendere redditizio questo mercato: “Noi abbiamo scelto di comprare e non affittare i giochi. Però se una macchina non lavora sono soldi persi. Una volta qui si riempiva di italiani e stranieri” ammette Eugenio con uno sguardo alla sala ancora semivuota che attende l’estate. “Anche se ai bambini è sempre difficile dire di no, sentiamo spesso frasi tipo ‘stasera hai preso il gelato, domani sera fai un giro sulla giostra’. Il nostro locale per fortuna è di proprietà, ancora riusciamo a cavarci le gambe perché non paghiamo l’affitto”.
Di chiudere bottega ancora non se ne parla. Al Baby park, poco più su verso la piazza, ancora la signora Carmela è un’istituzione. Governa il regno dei più piccoli…

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