Caro Gian Franco, sono passati già cinque anni…

Come disse uno scrittore a te caro, Cesare Pavese: “Ora, non fate troppi pettegolezzi”. Questa città senza la tua presenza sta assumendo una fisionomia strana, senza idee, senza bus terminal e qualche avviso di garanzia che in politica non fa mai male. Il porto raggiungile, eppure hai fatto una darsena di livello mondiale. I tuoi successori non hanno capito che senza un ingresso adeguato tutto diventa vano. Oltre a capire poco di politica, capiscono ancora meno di mare, nonostante la presenza di un biologo come Giuseppe Prioli. I lavori dovevano andare avanti pari. E le primarie gestite in questo modo un po’ caotiche e carnevalesche che cosa ti suggersicono a te che hai sempre avuto la battutaccia con un’arguzia inferiore solo alla velenosità? Forse avresti risposto in dialetto: “L’è roba da matt; avim pulì e mel”. Cari politici, è roba da matti e abbiamo esaurito le idee. Perché dopo le primarie non si pensa, qualche volta, a fare le secondarie? Insomma, ci vuole la farsa per raccontare la realtà.
Caro Gian Franco, mi dovrai sopportare come negli anni precedenti: ti vengo a fare un saluto il sabato pomerggio. Scusami per la noia, ma fa parte del mio carattere.

Lele Montanari, Riccione