“Basta provincialismo il Palas deve guardare all’Europa”

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L’INTERVISTA

“Basta provincialismo, il Palas deve guardare all’Europa”.
La domanda di turismo congressuale nel mondo cresce ma in Italia no, bisogna guardare oltre i confini nazionali e inventarsi un nuovo sistema di accoglienza. Perché se si abbandona la stagionalità è necessario alzare la qualità del servizio.
È una bella sfida il nuovo Palazzo dei congressi di Rimini, la struttura più grande in Italia inaugurata in pompa magna il 15 ottobre, tenuto a battesimo da monsignor Francesco Lambiasi, dal ministro per il Turismo Michela Vittoria Brambilla e dal presidente della regione Vasco Errani, assieme al sindaco di Rimini Andrea Gnassi e a Lorenzo Cagnoni, il presidente di Rimini Fiera. Una sfida non facile, perché una struttura del genere non va avanti da sé. Ora occorre saperla valorizzare soprattutto a livello internazionale. Secondo il professor Attilio Gardini, responsabile dell’Osservatorio congressuale italiano dell’università di Bologna a Rimini, il rischio è quello, se vogliamo solito, del provincialismo. L’obiettivo deve essere quello dei mercati internazionali altrimenti sarà tutto in perdita e si rischia la temuta concorrenza con il palazzo del Turismo di Riccione.
Professore che prospettive ci sono per il nuovo Palas di Rimini?
“Se vuole essere efficiente il nuovo palazzo dei congressi deve mirare al mercato internazionale. La domanda del turismo commerciale a livello mondiale è in crescita, mentre in Italia è in calo. È un po’ il ragionamento che ha fatto Marchionne, se vogliamo crescere bisogna guardare all’estero perché l’Italia è un mercato che non ha molto ancora da offrire”.
E dove si deve guardare?
“Con mercato internazionale intendo soprattutto quello europeo, del centro e dell’Est Europa. Attenzione però perché la Germania ci ha già superato in termini di turismo congressuale, il che è un’assurdità se pensiamo alla ricchezza del nostro patrimonio artistico e culturale. Poi ci sono Vienna e Barcellona, le strutture più grandi in questo settore, che ospitano dal 60 al 70 per cento di congressi internazionali mentre Rimini sta attorno al 6-7 per cento. Non è una differenza da poco. In questo campo è una competizione nella quale Rimini parte con diverse lunghezze di svantaggio”.
Quindi si rischia di ritrovarsi con una cattedrale nel deserto?
“Bisogna anche vedere il bicchiere mezzo pieno però: la domanda c’è ed è crescente ma bisogna saperla intercettare e soprattutto bisogna saper impegnarsi su diversi segmenti ed evitare questo individualismo estremo”.
Cioè?
“Quello del cercare di competere su tutto, in tutti i settori. Rimini ne è un esempio. Non puoi essere allo stesso tempo luogo di villeggiatura per anziani, polo congressuale di rilievo e meta per il divertimento dei più giovani con le discoteche. Allo stesso modo un atteggiamento come questo rischia di mettere in competizione Rimini e Riccione anche sul piano del congressuale. Ma la domanda è talmente tanta che questo va evitato”.
In parole povere, se il Palas di Rimini lavora come dovrebbe non ci sarà competizione con il palazzo del Turismo di Riccione perché intercettano mercati diversi.
“Proprio così”.
Lo sforzo di mettersi in rete e completare l’offerta quindi.
“Rete è la parola giusta. Il turismo ha bisogno di fare rete più di altri settori. Invece spesso accade che uno pensi di essere in grado di fare da solo. Su questo l’attuale governo ha (tra tutte quelle fatte male) varato una legge che riguarda proprio la possibilità di mettersi in rete tra aziende con notevoli sgravi fiscali. Ma nel turismo questo non si usa. Si chiama Contratto di rete che si stipula attraverso le associazioni di categoria. Uno dei vantaggi è che i profitti che vengono reinvestiti non sono tassati. Cioè il 100 per cento dell’utile reinvestito è disponibile. Confindustria ha creato una associazione apposta Retimpresa e sono migliaia le attività che usufruiscono di questa possibilità”.
Le nostre infrastrutture sono sufficienti secondo lei?
L’aeroporto negli ultimi anni è stato gestito bene e ha avuto una buona crescita. Però nel periodo invernale torna a essere un piccolo aeroporto di provincia. Ma basterebbe una linea ferroviaria efficiente da Bologna. Ci vuole un’ora di treno, meno che da Malpensa a Milano. Il problema vero è che in Italia non esiste un Hub, tutto passa attraverso Madrid o Parigi”.
Ma è vero che una struttura congressuale pubblica è in perdita per definizione e che serve principalmente per creare un indotto nel territorio?
“No, non è assolutamente vero. Succede in Italia, a Bologna per fare un esempio. È sempre questione di intercettare il mercato giusto, quello internazionale. Se riuscirà a farlo Rimini non sarà in perdita”.
È d’accordo sul modo scelto per coinvolgere gli albergatori in questa impresa?
“Non ho dati riguardo a questo ma penso che il coinvolgimento sia necessario”.
E l’indotto?
“I tre quarti della spesa congressuale normalmente se ne va in indotto: hotel, bar, ristoranti. E ha un riflesso anche sulla qualità del turismo. Il congressuale attira una categoria di clienti più elevata con una maggiore capacità di spesa: pensiamo a manager e dirigenti d’azienda o professionisti venuti per un convegno. E di questo beneficia tutto il territorio”.
Ma Rimini secondo lei è preparata ad affrontare questa che nei piani dovrebbe essere una specie di rivoluzione?
“No, secondo me non siamo preparati alla stabilizzazione dell’attività. Siamo stagionali e non c’è la cultura di un servizio di alta qualità perché si tende a lavorare con personale non specializzato che presta servizio qualche mese e poi se ne va. Se invece ci fosse una stabilizzazione del lavoro annuale, allora emergerebbe anche tutto questo nero che c’è e ci sarebbero molti più soldi da investire”.

Investimento di 117 milioni di euro

– Il Palacongressi è stato realizzato dalla società Palazzo dei congressi. E’ la struttura congressuale più grande costruita ex novo in Italia. All’inaugurazione, sabato 15 ottobre, erano presenti per il taglio del nastro il ministro del Turismo Michela Vittoria Brambilla, il presidente della Regione Vasco Errani, il sindaco di Rimini Andrea Gnassi, il vescovo della diocesi di Rimini, monsignor Francesco Lambiasi e il presidente di Rimini fiera Lorenzo Cagnoni. I numeri.
– Sorge su un’area di 38.000 metri quadrati (l’espositiva ha
un’estensione di 11.000 mq)
– 39 sale
– 9.000 posti a sedere
– La sala anfiteatro: 1.600 posti
– La sala principale, la più grande: 4.700 posti
– Parcheggio: 500 posti auto nell’interrato
– Costo: 117 milioni di euro
La società Palazzo dei congressi spa ha come socio unico la società “Rimini Fiera S.p.A” cha ha come azionisti: Comune di Rimini (28,37%); Provincia di Rimini (28,37%); Camera di commercio di Rimini (28,37%); altri soci privati (14,88%).

RISVOLTO

Pavimento in legno, capolavoro artigianale di Adria Legno Service con 1,5 milioni di listelli

– A guardare il legno dell’aula magna (1600 posti a sedere) del nuovo palazzo dei congressi di Rimini si ammira la bellezza. Punto. Non si pensa all’emiciclo, ai gradoni, agli angoli, alla precisione, oppure al sottile giogo per la dilatazione del legno. Alla complessità insomma. Dietro ci sono una caterva di difficoltà semplificate dalla memoria storica, capacità artigianali, competenze tecniche e conoscenza dei mercati di Adria Legno Service di San Clemente. Un po’ come il colpo difficile del campionissimo del tennis, del calcio e… altro ancora. Sono talmente bravi che a guardarli danno l’illusione che ci possiamo cimentare anche noi. Coi sogni.
Nata nel ’77 a Morciano di Romagna come commercio di legnami, dall’88 specializzata in strutture in legno (dai tetti ai gazebi), dal 2007 nella costruzione di case bioclimatiche, Adria Legno Service ha accettato la sfida del committente e si è creata una tecnica per riallineare le quote delle 19 gradonate (con una corda da 36 a 95 metri) dell’emiciclo, si è inventata un meccanismo per ricavare dai listelli di cm 2 per cm 2 per cm 30 delle mattonelle di cm 20 per cm 30. Per pavimentare i 7.500 metri quadrati del complesso congressuale delle 42 sale sono stati impiegati 10 container di ciliegio nero americano. Dato curioso: sono stati impiegati un milione e mezzo si listelli. Piccolissimo lo scarto.

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