Pallavolo, spazio ai giovani e premio fedeltà

LO SPORT

di Veronica Lisotti

– Per l’Asd Team 80 Volley prestigioso riconoscimento. E’ stata premiata dalla Fivap (Federazione Italiana Pallavolo) con il diploma fedeltà, a dimostrazione della serietà e dell’impegno profusi da 31 anni anche nel lancio di progetti innovativi.
La nuova stagione sportiva si apre nel migliore dei modi: al via tante novità e spazio ai giovani. A luglio il club ha organizzato il Gabi Sea Volley Camp & Clinic, il primo camp di pallavolo nelle Marche della durata di una settimana. Il progetto, presieduto da responsabili tecnici di eccezione, quali Marco Paolini e Maurizio Moretti, si pone come obbiettivo di avviare le giovani ragazze verso una didattica dei fondamentali ad alti livelli.
Con più di cento iscritte, l’80 Team volley vanta un settore giovanile importante. Spiccano i nomi di Claudia Valenti, 13 anni militante nell’under 14, 16, 18 e seconda divisione; Alice Franchi, 14 anni, giovane promessa della serie C e Giulia Magi, una delle migliori atlete delle Marche.
Un organico di qualità, coordinato dal presidente Daniele Montanari, appoggiato dagli ormai fedeli sponsor, da genitori ed ex giocatori. Il tutto è curato dallo staff tecnico che quest’anno è stato rinnovato. Accanto al capo allenatore Alessandro Della Balda, ex allenatore in B1 del San Marino volley, che dirigerà la serie C, I, II, III divisione e l’under 18, c’è anche la seconda allenatrice Marila Girolomoni. Le categorie under 16, 14, 13, 12 e minivolley saranno guidate dal tecnico sportivo e insegnante Patrizia Bacchini, che da anni segue il mondo del volley a Gabicce anche nelle scuole.
“L’obbiettivo di quest’anno è la promozione, sfiorata lo scorso anno – sottolinea Patrizia Bacchini -. Ma la vera missione per noi dirigenti è quello di dare alle ragazze nuovi stimoli, aiutarle nella fase della crescita e insegnare loro qualcosa”.
Competitività senza tralasciare valori importanti che hanno fatto di questa società un punto di riferimento per gli appassionati della pallavolo nel circondario. Il campionato è già iniziato, forza ragazze!.
“La pallavolo è uno sport aperto a tutti e per iniziare chiediamo alle bambine un paio di scarpette, un bel sorriso e la voglia di imparare”. Parola di Patrizia Bacchini

Per ulteriori informazioni:
Giuliana Sabatini:
338 5069721 gabi.seavolleycamp@libero.it
A.S.D. Team 80 Gabicce Mare VIA ALDO MORO 61011 Gabicce Mare
team80.gabicce@libero.it
Tel. 0541-950272
Fax 0541-830676




Lirica e turismo, arrivederci al 2012

IL BEL CANTO

Ringrazia Perez: “Come sempre il bilancio è positivo. Abbiamo deliziato il pubblico. Voglio riportare il giudizio della signora Vives, una turista melomane svizzera che da anni assiste ai nostri concerti.
Afferma che ammira le nostre voci e la nostra capacità interpretativa. E che è davvero piacevole ritrovare anno dopo anno una delle massime espressioni della cultura italiana coma la lirica”.
“Come sempre – continua Perez – non posso non ringraziare tutti coloro che ci seguono e l’amministrazione comunale, che da anni ci sostiene. Farò in modo di non deludere la città”.
Perez quest’anno è stato accompagnato dal soprano Raffaella De Ponte, dal pianista Andrea Ruscelli. I tre hanno portato in scena oltre alle arie che hanno fatto la storia del belcanto, ma anche i classici dell’operetta e del repertorio napoletano. Da raffinato istrione, ha il tempo del teatro: tiene lontana la noia dalle sue serate.




‘Consorzio può rilanciare il turismo’

SPORT & TURISMO

– Forse lo shock per aver perso lo scettro di prima città turistica delle Marche, potrebbe accelerare la rinascita. La motrice potrebbe essere un’entità unica per la promozione del turismo gabiccese; senza andare più in ordine sparso all’attacco, sarebbe un signor inizio.
Potrebbe raccogliere almeno 300mila euro con i quali fare promozione e accoglienza.
L’idea è affascinante e buona. Ed è racchiusa nel Consorzio delle Ginestre. Creato 5 anni fa, non è mai partito. Ci sono i privati, albergatori, bagnini, commercianti, ma mancano Provincia di Pesaro e Comune di Gabicce Mare.
“Sono andato perfino a spiegare il nostro progetto in Romagna”, racconta Angelo Serra, presidente degli albergatori. Altrove è stato applicato e sembra funzionare. Solo uniti si può competere con la concorrenza”.
“Potenzialmente – continua Serra – al Consorzio potrebbero aderire i 90 alberghi e le altre 250 entità tra bagnini e attività commerciali. La parte privata, potrebbe irrobustirsi con la Provincia di Pesaro, la Camera di Commercio, i Comuni di Gabicce Mare e Gradara.
Abbiamo proiettato uno sviluppo economico tra privato e pubblico in grado di raccogliere almeno 300mila euro; dagli albergatori potrebbero arrivare 120mila euro (20 euro a camera per unità); dal Comune di Gabicce Mare 100mila euro, quelli che oggi stanzia per il turismo”.
Il turismo gabiccese da anni arranca. E’ una decadenza lenta quanto inesorabile. Nel 2010, ha perso 24mila presenze. Quest’anno, sempre le presenze evaporate sono altre 20.000.
Il totale delle presenze gabiccesi è attorno alle 600mila. Così in due anni il calo è stato di circa il 10 per cento.
Inoltre, Gabicce Mare ha perso il prestigioso titolo di prima cittadina turistica delle Marche. Nella speciale classifica delle presenze è scivolata al terzo posto.
E’ stata superata da San Benedetto del Tronto (ha soltanto 80 strutture) e perfino da Fano (40). Meno hotel ma con più camere.
Fino ai primi anni ’90, Gabicce annoverava 138 alberghi; in questi ultimi 20 anni hanno chiuso le pensioncine con meno di 20 camere, che non è proprio negativo.
Se la cittadina è scivolata sul gradino più basso del podio, resta sempre uno dei luoghi più belli del mondo. Alcuni anni fa, la panoramica Gabicce Monte-Pesaro, fu definita una delle settte strade più affascinanti del mondo.
Come spiegare questa decadenza lenta? Serra: “Abbiamo uno dei posti più d’Italia, ma non lo sfruttiamo abbastanza. Potenzialmente possiamo costruire grandi cose.
Agli amici albergatori dico di partecipare con più assiduità alla vita sociale dell’associazione e della città. Voglio ritornare sul Consorzio e dire che se fossimo partiti 5 anni fa, la crisi l’avremmo sentita meno”.
Ma qualcosa si muove tra gli albergatori. L’associazione ha appena acquistato il Palazzo del Turismo dalla Regione Marche. Sul quale ha un progetto ambizioso: ristrutturarlo e ampliarlo con una intelligente sala congressi. Un centro di servizi.




Alessandro Guidi, consegnata la raccolta della ‘Gradara moon light’

– Alessandro Guidi è un bimbo gradarese di 3 anni. Una mancanza di ossigeno al momento della nascita, gli ha causato gravi danni cerebrali. E’ sottoposto a riabilitazioni costose che stanno dando frutti. Solo che il servizio sanitario nazionale non passa le cure. Marco Magi, podista appassionato, ha organizzzato la “Gradara moonlight run per Alessandro”, una spensierata competizione. Con la collaborazione di alcuni sponsor, Comeca, Gelateria Peter Panna, Pro Loco di Gradara, Bcc di Gradara, Conad Gradara, l’Antico Forno. Si pensava di stampare un centinaio di magliette, che sono diventate 500. Raccolti 4.000 euro. Sono stati consegnati ai genitori di Alessandro in una bella cerimonia sulle scale della direzione generale della Bcc di Gradara.




Amarcord di Dorigo Vanzolini




Bar Sorelle Scola, incontri con la cultura

10 novembre, ore 21 – Sulle tracce del mito a cura di Cristina Manzini: “I miti nella tragedia greca: Sofocle, Euripide, Eschilo”.
12 sabato, ore 17,30 – ABOUT… ARTE di Simone Borgognoni ARTE E SCARPE.
15 martedi, ore 19 – Cinema a cura di Carlo Masini “Cinema sperimentale”.
17 giovedi, ore 21 – Teatro da bar dei Cinquequattrini.
18 venerdi, ore 16,30 – “Merende animate” da Marcello Franca.
29 martedi, ore 19 – Cinema a cura di Carlo Masini “Cinema moderno”.
1 dicembre, ore 21 – Sulle tracce del mito a cura di Cristina Manzini: “Persistenze mitologiche: Foscolo e Leopardi”.
9 dicembre, ore19 – Aperitivo concerto con Round Jazz Project.




Scuola premiata dal presidente Napolitano

LA SCUOLA

di Matteo Marini

– Migranti un secolo fa e migranti oggi. Una storia esemplare quella della famiglia Michelangeli, che attraversa tutto il ‘900 e oltrepassa la soglia del XXI secolo. Da Serafino alla pronipote Valentina passando da Secondo e Mario. Una storia da raccontare, narrata con dovizia di particolari e con appassionate ricerche, dai ragazzi della classe 3A della scuola media di Gabicce Mare “G. Lanfranco”.
Gli alunni della 3A dell’Istituto comprensivo gabiccese sono tra i vincitori del concorso internazionale “Le valigie degli emigranti, ieri e oggi”, indetto in occasione dei festeggiamenti per i 150 anni dell’Unità d’Italia dal ministero degli Esteri e dal Miur (ministero dell’Istruzione). I premiati sono stati in tutto 22: 11 classi italiane e 11 estere, tra più di 1300 partecipanti. Un bel risultato che la professoressa Loredana Rossi commenta un con sorriso soddisfatto: “All’inizio abbiamo scartato la possibilità di partecipare perché lo ritenevamo molto difficile”. Infatti solamente due classi delle scuole medie sono state premiate alla fine e una è proprio la 3A. La prof. infatti ha cambiato idea quando si è accorta che la storia giusta l’aveva proprio in casa. Quella del marito è una famiglia di “erranti”: quattro generazioni che hanno trovato all’estero quello che qui mancava. All’inizio del ‘900 era il pane, dalla Cella di Misano Adriatico, Michelangelo Serafini decise di imbarcarsi per il Nuovo mondo per poter sostenere la famiglia che viveva di stenti. Si imbarcò sulla San Guglielmo a Napoli e sbarcò a New York a Ellis Island. Fece il lustrascarpe e poi il giardiniere a New Haven, in Connecticut, dove visse e morì, nel 1962. Poi è stata la volta di Secondo, fatto prigioniero dagli inglesi durante la Seconda guerra mondiale, che si è ricostruito una vita in Galles dove ha raggiunto una posizione sociale e il benessere, per tornare in Italia dopo 20 anni mentre suo figlio Mario, dal Galles ha attraversato l’Atlantico per fare il cuoco in Canada. Infine Valentina, l’ultimo anello di questa catena, uno dei “cervelli in fuga”, verrebbe da dire con un po’ di malinconia. Laureata a Bologna in Economia aziendale e poi la via è stata anche per lei quella oltreoceano. Prima un master in Inghilterra, poi è partita alla volta dell’America: doctor of Philosophy in economics e ora lavora a Whashington, come consulente per una società che si occupa di vagliare le proposte di legge in materia economica. Un po’ un cerchio che si chiude in questa storia di sofferenza, lontananza e speranze che trovano soluzione felice nel successo. Prima in quello economico e sociale, e infine in quello del lavoro e del riconoscimento della professionalità.
“Una storia complicata ma non così rara”, raccontata alternando una soggettiva in prima persona alla narrazione storica, le paure e la soggezione in posti nuovi e gente estranea, un viaggio che attraversa tutto il secolo scorso. Mia Avanzolini, Laura De Biagi, Elena Magi, Nicola Mattioli, Riccardo Rossetti e Lorenzo Talamelli, coordinati dalla professoressa Loredana Rossi, si sono calati in epoche e circostanze lontane da loro nel tempo e nella prospettiva, quella di chi non ha alternative per affermare se stesso se non cercare altrove, lontano da casa.
“Un lavoro caparbio – spiega la prof. –. I ragazzi hanno letto i documenti e fatto ricerche consultando siti come quello di Ellis Island, per leggere documenti storici e testimonianze degli italiani all’estero”.
Questo ha permesso loro non solo di seguire il filo logico di una storia ma anche di comprendere tutto il contesto, l’attualità, nel quale questo filo, che sembra un romanzo, si dipana. Una storia che, come scrivono loro stessi, li ha resi “più sensibili verso quelle persone che lasciano il proprio paese in cerca di migliori condizioni di vita, proprio come hanno fatto i nostri antenati tanti anni fa”.
La premiazione del concorso si è tenuta a Roma dove, in rappresentanza del team di lavoro, sono state invitate la professoressa Rossi e una allieva per l’inaugurazione dell’anno accademico tenuta al Quirinale dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.
Chi volesse leggere il loro lavoro può farlo sul sito internet dell’istituto: www.icgabicce.it




Paolucci, borse di studio con l’anima

BCCG – GIOVANI

– Una banca con l’anima non può che mettere in cantiere borse di studio con l’anima. Nel nome di Guido Paolucci, un amico dell’istituto di credito, una persona con l’anima. Direttore della clinica univesitaria pediatrica di Bologna, oncologo per bambini di fama mondiale, scomparso prima del tempo nel 2006, il cattolichino per la Banca di Credito Cooperativo di Gradara scrisse tre libri sulla storia di Cattolica, Gradara, Gabicce e dintorni.
Il prossimo 19 novembre, ore 16, al Teatro della Regina vengono consegnate nel suo nome le borse di studio riservate ai ragazzi residenti nelle città dove opera la banca. Vengono premiati i migliori delle terze medie e quinte superiori. Inoltre, si assegnano anche le borse per gli universitari; sono denominate “Giovani talenti”.
La BCC da anni è vicina ai giovani. Sentiamo le ragioni nelle riflessioni di Fausto Caldari, il presidente: “La nostra vuole essere veramente un’occasione importante per far conoscere i nostri giovani, per farli esprimere, per rivelare le loro potenzialità. La BCC di Gradara, con le iniziative giovanili: Borsa di studio ‘Guido Paolucci’, ‘Premio Giovani Talenti’ e ‘Risparmio Giovani’, vuole creare i presupposti di formazione e di crescita di questi giovani che hanno una preparazione di base di alto livello, ma che per circostanze esterne alla loro volontà, ma non ai nostri comportamenti, non riescono a crearsi una loro strada”.
“Ai giovani – continua Caldari – bisogna dare fiducia, ascoltarli, crear loro nuove occasioni, assecondandoli nelle iniziative, aiutarli a superare la precarietà e conquistare il loro futuro.
Tutto questo, insieme all’attività culturale, all’organizzazione del tempo libero, al sostegno delle parrocchie, delle scuole, delle istituzioni, delle organizzazioni no profit, ci rendono diversi, ci fanno apprezzare, creano in noi profonde emozioni, ma anche grandi responsabilità e preoccupazione, per il rischio di non poterci ripetere. Compatibilmente a questa situazione economica che presenta ancora gravi segni di criticità, la BCC di Gradara manterrà la sua attenzione per tutto quanto riguarda la crescita sociale, culturale e la valorizzazione di questa comunità”.
Il presidente Caldari alza gli orizzonti della riflessione: “Stiamo vivendo tempi particolari nei quali la ricchezza ha più valore del lavoro e della responsabilità. Sono cambiate le aspirazioni, gli ideali, i valori in cui credere.
La nostra filosofia va contro questo vento. I nostri sono premi per giovani talenti assolutamente insufficienti per avviarli al lavoro o per garantirgli l’inizio di un qualcosa che possa creargli qualche prospettiva in più.
Sono semplici borse di studio col cui importo non si risolvono i problemi.
Si tratta di un piccolo sasso lanciato nel mare, ma è comunque un segnale di attenzione, di rispetto, di conoscenza di un problema che esiste, e che bisogna affrontare e risolvere.
I giovani rappresentano il nostro futuro, e non c’è futuro senza giovani”.

BCCG – CULTURA

“Conosci il territorio”: tappa milanese

– Grande successo per il primo appuntamento lo scorso 22 ottobre per la prima uscita del progetto “Conosci il territorio”. Meta: la visita guidata alla mostra a Palazzo Reale di Milano su Artemisia Gentileschi.
La seconda uscita non è meno intrigante ed affascinante: il 12 novembre si sale a Ferrara per la mostra “Gli anni folli. La Parigi di Modigliani, Picasso e Dalì. 1918-1933”, ospitata a Palazzo Diamanti. Partenza con pullman GT dal piazzale Aldo Moro di Gabicce Mare alle ore 7,30. Visita alla mostra ore 10,30 e 10,45 e pranzo libero. Rientro a Gabicce Mare ore 19,30.

BCCG – RICORDO

Ciao Francesco, scomparso improvvisamente

– Quando Nico mi ha detto… “Mio babbo non c’è più”, mi sono sentito morire, mi sembrava assurdo, impossibile, senza ragione, purtroppo era vero.

CIAO FRANCESCO
Te ne sei andato improvvisamente, senza fare rumore, con leggerezza, in punta di piedi come nel tuo stile, così come hai vissuto, corretto, riservato, attento a non disturbare.
Sei stato una grande persona, un uomo buono, onesto, rispettoso di sé e degli altri.
Un uomo di grande umanità, i cui valori si manifestavano ad ogni azione, ad ogni comportamento.
Un uomo gentile, affettuoso, affidabile, capace di ascoltare e di comprendere.
Un uomo generoso, disponibile, desideroso di sapere, di scoprire, di conoscere, di capire.
Un uomo preparato, discreto, di grande modestia, che ha fatto della semplicità e del rispetto un consapevole sistema di vita.
Eri soprattutto un amico per tutti noi, che conoscevamo le tue capacità, la tua preparazione, la tua umiltà, la tua grande riservatezza, la voglia infinita di collaborare, di agire, di sentirsi partecipe, di rendersi utile.
La virtù di essere, ma di non apparire, il tuo modo di fare, la tua onestà, la fiducia, il concetto che avevi della vita e dell’amicizia, ci tenevano al sicuro, ci facevano riflettere, considerare, valutare, ci insegnavano ad attendere, a scegliere con calma, lasciando sempre una possibilità, una ragione.
Ora sei libero… di viaggiare, di scoprire posti nuovi, di cercare luoghi sconosciuti, di sapere, di conoscere, di vedere.
A noi resta il tuo ricordo, una grande pena nel cuore, e la fortuna di averti conosciuto, di averti avuto come Amico.
Alla tua famiglia, un grande esempio di onestà, di correttezza e tanto amore.
Con te se ne è andata anche una parte di noi.
CIAO FRANCESCO.

Fausto Caldari,
per il Consiglio
di Amministrazione
della BCC di Gradara




Torre del Poggio, un secolo di vigneti e vino

TERRA E TIPICITA’

di Matteo Marini

– A metà settembre alcuni pullman dalla costa sono saliti su, verso le colline del saludecese. Ne sono scesi un centinaio di turisti tedeschi pronti, con tronchesi e cesti, alla vendemmia. E dopo la fatica della pratica manuale, la degustazione guidata. Un’idea di turismo originale per portare i bagnanti dell’ultima coda dell’estate a scoprire e fare qualcosa di diverso: per esempio quello che c’è dietro la cortina di hotel che fa da quinta alla spiaggia e nasconde spesso tutto il resto. L’ha messa in pratica Franco Galli nei poderi della sua fattoria Torre del poggio. Vorrebbe essere un punto di partenza, uno spunto, per ripensare la valorizzazione del nostro entroterra promuovendo tutto il territorio e non solo i singoli.
Il matrimonio della famiglia Galli con la vite ha ormai compiuto un secolo. È cominciato tutto all’inizio del ‘900 col nonno di Franco, Antonio Galli. La fattoria è passata tra le mani del padre Elio per poi arrivare al nipote, l’erede di tutto e l’innovatore. Di generazione in generazione il vino è diventato molto più che un prodotto da tavola. La cultura e la qualità si sono affinate e ora la fattoria Torre del Poggio ha un posto tutto speciale all’interno della produzione vitivinicola riminese.
Franco è cresciuto nella cantina di famiglia. Il profumo del mosto e della fermentazione lo accompagnano da sempre. Ma assieme alla tradizione ha anche voluto imprimere quella spinta innovativa che rafforza qualsiasi attività, soprattutto quelle di lunga tradizione: “Devi conoscere anche cosa vuole il mercato – dice – per sapere cosa piantare e quale tecnica usare”. La qualità innanzi tutto, la tecnologia al servizio del prodotto non per alterarne la natura ma per valorizzarla: “La tecnologia ora permette di produrre con tecniche che esaltano i profumi e le caratteristiche dell’uva. Come la catena del freddo, con una fermentazione a temperature basse o la pressa soffice che separa le bucce dal mosto per il bianco, che così mantiene un giallo paglierino”.
Sui 12 vini imbottigliati nella fattoria Torre del poggio otto sono Doc, che certifica una qualità superiore e la tipicità della terra in cui vengono prodotti. Tra questi ci sono il cabernet sauvignon “Barone rosso”, il Sangiovese superiore e la rebola barricata “San Lodeccio”. L’origine di questo nome è curioso e risale alle novelle del Boccaccio. Filippo di Sanlodeccio è il protagonista di una delle novelle del Decameron, un fiorentino che in incognito fugge dalla sua terra natale. Il professor Chiaretti di Mondaino, dantista appassionato, avrebbe riconosciuto in questo personaggio la figura di Dante Alighieri. Come lui, anche il sommo poeta dovette fuggire da Firenze trovando rifugio in Romagna. Una storia affascinante che lega il territorio, la sua storia e la sua cultura enogastronomica in un’unica trama.
La fattoria Torre del poggio conta in tutto dieci ettari di terreno, un paio nel comune di San Giovanni in Marignano, il resto sono invece a Saludecio. Per una produzione di circa 30.000 bottiglie all’anno. Un’azienda rimasta sempre a dimensione poco più che famigliare ma, anche per questo, ha mantenuto un contatto con la terra e le sue peculiarità che le hanno permesso di non snaturarsi. La vendemmia fatta ancora a mano ne è la prova.
La vedemmia si è conclusa da poche settimane, nonostante sia stata una annata particolare, con pochissima acqua, le aspettative per la qualità della produzione sono promettenti: “Su consiglio dell’enologo – spiega ancora Galli – abbiamo anticipato la raccolta e l’acidità infatti è buona”. Ora è tempo di novello, un Igt prodotto da Torre del poggio con il metodo “Beaujolais”, la tecnica francese che prevede la fermentazione in botti chiuse sature di anidride carbonica “così si mantiene la tipicità del vitigno”. E un’altra particolarità sta nel fatto che il novello prodotto da Franco è fatto esclusivamente con uve nuove, senza usare (anche se la legge lo consentirebbe) una parte di vino vecchio. A testimoniare come i vini “Torre del poggio” siano un’eccellenza nel nostro territorio ci sono i numerosi podi conquistati al concorso annuale del premio San Clemente. Quest’anno il Sangiovese superiore è salito sul gradino più alto come miglior vino rosso.
E sul gradino più alto delle nostre valli sta l’altro gioiello della famiglia Galli. Il luogo fisico dal quale prende il nome la tenuta. È la Torre del poggio di Saludecio. Un edificio che risale al XV secolo completamente restaurato. “Era il capanno di caccia dei Malatesta – spiega Franco – con una torre (che poi è stata abbattuta) che serviva per ricevere e spedire i piccioni viaggiatori. Per comunicare con Rimini. Ha mantenuto la sua funzione e la proprietà per circa 200 anni. In seguito è passata in proprietà alla famiglia Arcignani di Saludecio e poi donata ai frati cappuccini dell’abbazia di Morciano”. Ora è un agriturismo con tre camere, un orto e cucina rigorosamente romagnola. Un ristorante di grande qualità, da dicembre aperto anche a pranzo su prenotazione. Attorno ci sono gli olivi (circa 200) della tenuta che forniscono olive, spremute immediatamente dopo la raccolta. Per un olio extravergine prodotto, imbottigliato e venduto direttamente al consumatore: dalla terra alla tavola, una filiera cortissima che contraddistingue anche il miele, le confetture e i prodotti da forno con etichetta Torre del poggio.
Uno sforzo premiato dai risultati, quello di Franco nel piccolo della sua azienda, che attende però anche altro: “Così come la vite e il vino sono una cosa unica con il territori è necessario anche uno sforzo comune – ribadisce – per abbandonare gli inutili campanilismi e andare per fiere a promuovere tutto l’entroterra, in sinergia”.




Foro Boario

Campo sintetico bonificato – L’assessorato allo Sport retto da Filippo Ghigi è stato di parola. Avevano promesso che presto avrebbero bonificato il campo di calcio in sintetico da quei pallini neri, polverosi e maleodoranti, portatori di molti dubbi sulla salute dei ragazzi. Il materiale è stato aspirato e sostituito da componenti naturali a base di cocco. Bella politica.

Spogliatoi tristi – Gli interni dei nuovi spogliatoi (tirati su una ventina di anni fa; i vecchi, la palazzina di destra sono di gran lunga meno squallidi) dello stadio “Carlo Brigo” sarebbero tristi anche per l’Uganda (senza offesa per nessuno): muffe, ruggine, mattonelle frantumate o mancanti e molto altro ancora. Il Comune ha cercato di metterci una pezza incollando la ceramica saltata. Dice un genitore: “Ci vorrebbe un’iniziativa dal basso. Un gruppo di morcianesi a rimboccarsi le maniche per un intervento robusto e civile. Ci parte