Sagra della Patata e Festa degli Gnocchi

– Un meraviglioso angolo di storia, arte, natura a pochi passi dal mare. Montescudo è famoso anche per le sue patate che, per la particolare natura dei terreni, hanno acquisito caratteristiche del tutto speciali. Sono infatti più consistenti e saporite e si prestano magnificamente per la preparazione degli gnocchi, tanto che questo prodotto locale è ritenuto uno dei migliori di tutta l’Emilia Romagna. Gli stand culinari presenteranno specialità quali gnocchi di patate nostrane rigorosamente fatti a mano al momento dalle donne montescudesi e serviti in due varianti (al ragù), baccalà con patate, patatine fritte, dolci di patate e gelato di patate. Nonché la piadina a più varianti.

Il tubero montescudese ha proprietà e bontà assolute. Il delizioso cibo protagonista genuino e fantastico: gnocchi, patate fritte, gelato alla patata. Organizzata dalla Pro Loco, dal Comune e dalla Coldiretti, è la Sagra più importante della provincia di Rimini. Montescudo conserva un borgo dal fascino certo, con un panorama capolavoro.

Parcheggio e servizio navetta gratuito da Trarivi

MONTESCUDO

Borgo malatestiano con panorama sontuoso

Montescudo e territorio è uno degli angoli del rimninese assolutamente da scoprire. Fuori dal giro turistico ma di bel valore, sia storico-artistico, sia ambientale. Ecco cosa non perdersi.

TORRE CIVICA
Risale al XIII secolo; seppur rivisitata ha mantenuto la struttura medievale

GHIACCIAIA
Di epoca malatestiana, si trova sul lato mare della piazza sulla quale si affaccia il palazzo comunale. Di pregio la sua tecnica costruttiva

CUNICOLI
SOTTERRANEI
Congiungevano la rocca con la torre di avvistamento

MURA
Sono i resti delle fortificazioni malatestiane, erette sotto il governo di Sigismondo, che ebbe come consigliere anche Filippo Brunelleschi. Caratteristiche: alte ed inclinate

CHIESA TRARIVI
Un’antica pieve. Distrutta dalla ferocia della Seconda guerra mondiale. A suo modo è stata recuperata ed è stata denominata la Chiesa della Pace. A ricordo del passaggio del fronte, è stato creato il Museo della Linea Gotica Orientale; raccoglie reperti e materiale delle battaglie avvenute nella zona

VALLIANO
SANTUARIO
Appena restaurato, il pezzo notevole sono gli affreschi del Quattrocento della scuola del Ghirlandaio. Bella la posizione, bello l’edificio. Nella canonica alloggia il Museo della Civiltà contadina

CASTELLO
DI ALBERETO
Bel borgo fortificato di epoca medievale. Vista sontuosa sull’Adriatico e sull’Appennino




Non dovevamo essere ottimisti e senza nuove tasse?

– Do ve sono andate a finire le professioni di ottimismo di Berlusconi, che ci raccontava la favola di un’Italia che se la cavava meglio di tutti? I nodi sono venuti al pettine. L’Europa ha richiamato l’attenzione dell’ Italia sul suo spaventoso debito pubblico, negli anni ’80 ingigantito dal governo di Craxi, il protettore delle televisioni di Berlusconi. Per questo l’Italia è stata messa nel mirino dalla speculazione internazionale. Ne è derivata così la grande Manovra di Tremonti, a spese soprattutto dei ceti medi e delle famiglie, nelle cui tasche Berlusconi ha messo abbondantemente le mani. La Manovra non è stata votata dai partiti di opposizione, che però hanno accettato una discussione parlamentare affrettata, come voleva il Capo dello Stato Napolitano.
Il mese di luglio non era cominciato bene, per Berlusconi. Il 9 luglio 2011 la seconda Corte civile d’Appello di Milano ha condannato all’unanimità la sua Fininvest a risarcire la Cir di Carlo De Benedetti versandole 560 milioni di euro. Perché «risarcire»? Ma per la semplice ragione che Berlusconi è stato giudicato «corresponsabile della vicenda corruttiva per cui si procede», ossia del fatto che il giudice romano Vittorio Metta si era lasciato corrompere, vendendo per 400 milioni, il 24 gennaio 1991, la sentenza con la quale la Casa Editrice Mondadori veniva sottratta a De Benedetti e data a Berlusconi. Quei soldi provenivano dal conto svizzero della Fininvest. Bonificati dalla Fininvest sul conto svizzero di Cesare Previti (l’avvocato di Berlusconi, da costui nominato ministro nel 1994!), i 400 milioni furono fatti arrivare da quest’ultimo al Metta, che nell’aprile 1992 li usò per pagare una caparra di una casa a Roma.
Una questione di diritto penale, quindi: la Cassazione, il 13 luglio 2007, ha irrogato due anni e 9 mesi a Metta, e 18 mesi a Previti. E Berlusconi? Il Cavaliere se la cavò: non per assoluzione, si badi, bensì per prescrizione del reato. I suoi maggiordomi, oggi, si guardano bene dal ricordarlo: tutti solidali con lui ed anche con i suoi soldi. Questo la dice lunga su ciò che è in realtà il Popolo dei parlamentari e dei giornalisti berlusconiani: tutta gente nominata dal Capo, o da lui stipendiata.
Ma la storia non finisce qui. Pochi giorni prima della sentenza di Milano, qualcuno infilava nella Manovra di Tremonti un comma 23, mai comparso in Consiglio dei ministri, e che, se approvato, avrebbe salvato la Fininvest dall’ immediato risarcimento alla Cir. Chi? Berlusconi disse che tutti i ministri lo conoscevano, e che Tremonti «non ha ritenuto di portarla al voto del Consiglio perché era sicuro che tutti i membri del governo sarebbero stati d’accordo» (una strana teoria). Bossi: non è vero, nessuno ne sapeva niente, nemmeno Tremonti. Ma chi aveva scritto allora quella norma? Secondo Tremonti, essa era uscita da Palazzo Chigi: o Letta, o Berlusconi stesso. Fatto sta che quest’ ultimo, visti il “no” del Capo dello Stato e della Lega, decise di ritirare il comma 23 dal decreto. Come si vede, siamo governati da una squadra di sbandati e di bugiardi.
Ma la storia non finisce nemmeno qui. Interrogato dai giudici napoletani sul comportamento del suo collaboratore Milanese, deputato del Pdl oggi sotto richiesta di arresto, Tremonti ammise il contrasto tra lui e Berlusconi, aggiungendo poi di non voler fare la fine di Boffo, il direttore di “Avvenire” calunniato dal “Giornale” e costretto a dimettersi: era come dire che la macchina del fango, orchestrata dalla stampa berlusconiana, è pronta ad abbattersi su chiunque si opponga a Berlusconi. Ne sa qualcosa il giudice Raimondo Mesiano, il quale, per avere nell’ottobre 2009 assegnato alla Cir un risarcimento di 750 milioni, fu inseguito di nascosto da una troupe di Canale 5 e sbeffeggiato come persona “strana”, anormale, a causa dei calzini turchese da lui indossati!
Il mese di luglio si era inaugurato con la nomina di Alfano a segretario del Pdl, seguita dai fieri propositi del ministro della Giustizia di democratizzazione del partito. Con l’aggiunta di una barzelletta: egli ha definito «partito degli onesti» il Pdl, che ha due deputati (Alfonso Papa e Marco Milanese) di cui la magistratura ha chiesto l’arresto, concesso per Papa dalla Camera, e un ministro, Saverio Romano, di cui la pubblica accusa ha chiesto il rinvio a giudizio per concorso esterni in associazione mafiosa.
La figura di Alfano ricorda molto da vicino quella di Galeazzo Ciano, il genero di Mussolini, dal “duce” nominato ministro degli Esteri. Nel 1939, quando Mussolini, dopo l’ invasione della Polonia da parte dell’esercito tedesco, dovette dichiarare la «non belligeranza» dell’Italia, non ancora pronta per la guerra, Ciano tentò di trattenere l’Italia dalla dichiarazione di guerra a fianco della Germania, poi avvenuta il 10 giugno 1940. Egli avrebbe voluto trasformare la non belligeranza in neutralità, e trattare con Parigi e Londra per ottenerne condizioni favorevoli all’Italia; ma il potere vero l’aveva il “duce”, e Ciano dovette rassegnarsi. Succede sempre così, quando il potere reale è nelle mani di uno solo. Alfano potrà anche illudersi di comandare lui, ma nel Pdl il potere è tutto nelle mani di Berlusconi, che possiede soldi, tanti soldi, e le televisioni pronte ad obbedire ai suoi ordini, e infinite possibilità di comprare giornalisti, deputati e senatori. Berlusconi ha nominato l’Alfano segretario dinanzi ad una platea plaudente, quando ancora la carica di segretario del Pdl non esisteva. La carica è stata istituita dopo. Ma non c’è Alfano che tenga. Nessuna democrazia è possibile, in regime di monarchia assoluta. A poco serve farlo esordire a Mirabello, dove si è riunito lo stato maggiore del Pdl dimostrando quanta paura facciano ancora il presidente della Camera Fini e la sua Mirabello di settembre. Come ho avuto occasione di dirgli, nel Pdl è insopportabile l’idea che abbia preteso la democrazia nel Pdl un uomo che ubbidendo sempre a Berlusconi avrebbe avuto nella sua nicchia la successione al Capo e una comoda carriera.
Nella settimana tra l’11 e il 16 luglio si sono consumate altre due mascalzonate dell’attuale maggioranza. La prima è consistita nel rinviare il taglio dei costi della politica, che poteva fruttare almeno un miliardo: sacrifici per le famiglie italiane, dunque, ma non per i politici. La seconda è stata l’approvazione, alla Camera, della legge sul biotestamento, che Berlusconi ha usato ancora una volta come merce di scambio con il Vaticano. A quest’ultimo, infatti, non basta che il cattolico scelga per sé, in stato di coma, l’alimentazione e l’idratazione forzata: il sondino al naso o nella pancia va imposto per legge a tutti. Questo il senso della legge approvata il 12 luglio 2011. Frutterà dei voti a Berlusconi? C’è da dubitarne, perché sono molti i cattolici che ritengono che l’introduzione del sondino sia una terapia, e non la continuazione del bere acqua e del mangiare cibo. Checché ne pensi il Vaticano.
In questo bel campionario si è aggiunto il crescente distacco della Lega da Berlusconi. La base e gli elettori della Lega hanno imposto ai deputati del Carroccio il voto a favore dell’ arresto di Papa. Se ne è reso interprete il ministro dell’Interno Maroni, il quale naturalmente continua a professare fedeltà a Bossi. Bossi ha un rapporto notarile di amicizia con Berlusconi, ma, al di là dell’ossequio formale, non è più in grado di portarsi dietro il suo movimento, sempre più irritato dai casi di corruzione emersi nel Pdl (la P3 e la P4 di Bisignani). Sta tornando in campo in pieno la questione morale, come nel 1992, e su questa Bersani dovrà mettere in riga il Partito democratico, colpito in alcuni dirigenti di livello nazionale indagati dalla magistratura, se vorrà dimostrare agli italiani che il centrosinistra offre all’Italia un’alternativa anche morale al berlusconismo.

* Libero docente all’Università di Roma




Politica, nella crisi segni di sobrietà

L’INCHIESTA

di Francesco Toti

– La Provincia di Rimini acquista due copie, per tutti, dei quotidiani locali; una per la sede di via Dario Campana, l’altra per quella di corso d’Augusto. Alla diffusione, bastano le fotocopie. Fino al 2009, ogni assessore beneficiava della mazzetta con: i quotidiani locali, due settimanali e un mensile.
Tagliati anche i buoni pasto degli assessori provinciali; se qualcuno resta a Rimini, si paga il pasto con i propri danari. Se si va in missione, a Bologna, ad esempio, e si rientra all’ora di pranzo e dintorni, stessa storia: si mette mano al proprio portafoglio. Sempre per gli assessori provinciali, il treno deve essere rigorosamente di seconda classe.
Sobrietà. Sobrietà. Sobrietà. E’ la parola d’ordine di alcuni nuovi amministratori della provincia di Rimini. Pochi, al momento, per la verità e vengono anche addidati come populisti. Ma che cosa dite, direbbe il filosofo Massimo Cacciari.
Il primo importante amministratore a tagliare le spese degli organi della Provincia di Rimini, consiglio e giunta è stato Stefano Vitali, dal 2009 successore di Nando Fabbri alla presidenza della Provincia di Rimini.
Una scossa forte l’ha portata anche Piero Cecchini, sindaco di Cattolica dalla scorsa primavera. Professione imprenditore, è titolare dell’Umpi, una delle eccellenze del Riminese, telecontrolla le reti elettriche. Crescita a doppia cifra negli ultimi anni, anche nella crisi, ha installato la sua tecnologia, le onde convogliate, in tutto il mondo (anche a La Mecca) e con prestigiosi partner. Gli amici dicono: “Piero non è uno che va a dormire coi soldi ed è persona seria”.
Talmente seria che è in Comune dal mattino alle 8 alla sera alle 20. Abita a 100 metri dal Palazzo, ma va da “Staccoli” per un panino. Al momento usa la sua auto, il suo telefonino, e si paga i pasti. Argomenta a chi gli chiede di politica e sobrietà: “La sobrietà per me è soprattutto buona organizzazione. Prima ancora che capacità di contenere i costi. Ho ridotto lo staff del sindaco; ho con me due segretarie e un uomo di fiducia che fa più cose. Le tre persone in più sono tornate ai loro vecchi compiti in Comune”.
“Data la nostra situazione debitoria – continua Cecchini – vogliamo contenere il numero dei dirigenti, tre e mezzo, abbassare i costi e valorizzare le professionalità interne. Gli incarichi professionali esterni devono esserci, ma quando al nostro interno mancano le competenze. I costi sono fondamentali nella gestione di un’organizzazione, ma lo sono molto di più i risultati ed i benefici per i cittadini. Nel pubblico ci sono solo due leve di sana amministrazione: tagliare i costi, magari a discapito dei servizi, o utilizzare le tasse. Noi stiamo cercando la terza via: tagliare gli sprechi”.
Saludecio
Un altro sindaco fuori dai canoni è Pino Sanchini a Saludecio. Ad esempio lo scorso giugno l’amministrazione comunale ha festeggiato il fine “centro marino” degli anziani con una pizzata. I componenti della giunta hanno pagato di tasca propria. Forse, per qualcuno è populismo facile, ma ogni tanto la forma è anche sostanza, altro che qualcosa di stucchevole, come ben sanno i paesi nordici ed anglosassoni. Sanchini, in qualità di sindaco, porta a mangiare gli ospiti e paga di tasca propria. Controlla ogni spesa comunale. Con meravigliata soddisfazione i suoi commentano: “Neppure fosse roba propria il Comune”.
San Clemente
Un segno di poca sobrietà, ma con i diritti concessi dalla legge, è avvenuto a San Clemente. Dato che il paese ha superato i 5.000 abitanti, la giunta si è aumentata gli emolumenti.
Renzi, Pdl
Gioenzo Renzi, già consigliere regionale, candidato a sindaco a Rimini la scorsa primavera contro Andrea Gnassi, si è fatto la fama di fustigatore della spesa pubblica. Lo scorso 6 luglio, in Consiglio comunale, ha presentato un ordine del giorno sul gettone di presenza dei consiglieri e delle commissioni: da 90 a 50 euro a seduta. Hanno seguito Renzi, Lega Nord, Cinquestelle, Sel, Federazione della sinistra. Si sono astenuti i 7 compagni di partito di Renzi, Astolfi di Rimini per Rimini. Lo hanno impallinato il Pd e Italia dei valori. E’ vero che a fine mese ogni consigliere incamera circa 600 euro (fino ad un massimo di 1.431 euro, un quarto dell’emolumento del sindaco pari a 5.726 euro), non un fardello per le casse comunali, ma poteva essere un segnale in un momento di una crisi economica dagli orizzonti ancora da definire. Ma tant’è. Renzi, il giacobino in maglia nera (viene dall’Msi), dice: “Chi si impegna in politica, non può pensare di farlo per la retribuzione. Oltre, all’abbassamento del gettone, ho proposto anche il controllo effettivo della presenza. In tanti, dopo l’appello restano un quarto d’ora e poi spariscono. Anche nelle commissioni consiliari, iniziamo in una quindicina e finiamo in 5-6”.
Il malcostume negli ultimi anni è aumentato, seguendo l’incattivimento della società.
“Mi definiscono populista – continua Renzi – ma l’esempio chi lo deve dare l’operaio che fatica ad arrivare a fine mese insieme alla sua famiglia? In casa mia, nel Pdl, mi dicono che sono un isolato, ma meglio essere isolato che in cattive compagnie. Sono orgoglioso di essere isolato, ma vicino al popolo”.
“Voglio ricordare – chiude il vice-coordinatore provinciale del Pdl – che sono stato l’iniziatore della proposta di legge regionale che ha portato i consiglieri regionali da 57 a 50. Con un risparmio di 7 milioni di euro”.
Roberto Piva, consigliere regionale del Pd: “Un alto valore simbolico, ma anche di ridefinizione di un patto istituzionale e intergenerazionale l’ha data la Regione Emilia-Romagna, approvando una legge – già operante- che riduce le indennità stesse e pone fine ai vitalizi. Il Pd ha proposto di accorpare le province sotto i 500mila abitanti, perché ci sono problemi più essere confinati in piccole dimensioni, si pensi alla sanità, alla mobilità (compresi ferrovie ed aeroporti), al risanamento dei fiumi e del mare, alla difesa del suolo  e della costa, all’università, al turismo e così via…”.

Piero Cecchini, sindaco di Cattolica. Al momento usa la sua auto, il suo telefonino, e si paga i pasti

Giuseppe Sanchini, sindaco di Saludecio. La sua giunta si paga la pizza nei momenti pubblici. Lo stesso Sanchini offre agli ospiti istituzionali

Roberto Piva, consigliere regionale: “La Regione ha ridotto le indennità e vitalizi. Accorpare le province sotto i 500mila abitanti dice il Pd”

CURIOSITA’

Provincia, con Fabbri fondo di presidenza di 400mila euro

– L’ex presidente della Provincia di Rimini Nando Fabbri aveva un fondo di presidenza pari a 400mila euro. Tale somma veniva spesa sul territorio secondo la sua “sensibilità”. Il nuovo arrivato, Stefano Vitali, ha tolto il fondo, facendolo confluire nel bilancio generale dell’ente.

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Tonti: “Imprese, in quante non riapriranno a settembre?

– “Quante imprese non riapriranno più i battenti a settembre?”. E’ la preoccupata domanda che si pone Gianfranco Tonti; il cattolichino è alla guida dell’Ifi di Tavullia, una delle aziende più belle d’Italia. Lo è per l’innovazione dei prodotti, per la comunicazione, per l’organizzazione interna. Per la serietà e la tensione morale. Nei primi 6 mesi del 2011, è cresciuta del 3 per cento; con l’estero che è incrementato del 12 per cento. E’ l’Italia che stenta. Leader in Europa per banchi bar e tecnologia del freddo, da sempre la stella polare è l’innovazione a 360 gradi. Dieci anni fa, l’Ifi è entrata nel mercato delle vetrine gelato. Allora valeva il 5 per cento dei ricavi. La quota, oggi, è salita ad un terzo. Per dare un altro senso della filosofia Ifi, il gruppo lavora solo con due banche: una di interesse locale, l’altra nazionale.
L’Ifi è un sensibile antenna dello stato della piccola e media impresa italiana. Ha relazioni con circa 2.000 entità tra fornitori e punti commerciali.
“Vedo – argomenta Tonti – uno scenario fosco per il prossimo settembre. L’Italia ha accusato il colpo della manovra economica. Finalmente, anche se con colpevole ritardo, ci si sta rendendo conto dei nostri problemi e che la situazione è difficile. La colpa grossa è di chi ha il dovere istituzionale di far capire ai cittadini la realtà. L’Italia ha un futuro prossimo complicato; soprattutto la piccola e la media impresa che sono la spina dorsale della nostra economia e anche un’unicità da anni studiata.
In sequenza veloce stanno terminando le scorte finanziarie e in molti saranno costretti a fermarsi. Dall’altra parte, il sistema bancario ha stretto le maglie del credito. Basilea2, Basilea3 hanno l’obiettivo di rendere più vero e più trasparente il rapporto tra banca e cliente. Le finalità sono buone, ma l’aspetto marcatamente italiano, l’evasione, sommerge le tante piccole imprese che hanno sempre i bilanci in rosso. In tale situazione trovano le porte chiuse sul fronte del credito”.
“La nostra – continua Tonti – è una media impresa che dialoga con circa 2.000 attori: artigiani, distributori, costruttori di arredo. Ed è un mondo che sta andando in recessione. Nel 2008 e nel 2009 abbiamo accordato loro maggiori crediti per il 27%. Nel 2010, abbiamo continuato a sostenerli con il 20%. La nostra linea di demarcazione sono i valori dell’onestà, della correttezza. Nonostante questo, ci dobbiamo convincere che siamo costretti, per non far male a noi stessi, ad interrompere le nostre forniture ad un numero crescente di piccoli imprenditori. Costoro sono un patrimonio intangibile ed importante che non si legge nei bilanci della nostra e di nessuna azienda”.
“In termini umani – continua nella sua riflessione Tonti – rischiamo di veder scomparire decine di migliaia di piccole imprese. Una domanda è: come affrontare questo drammatico scenario? L’altra è: quante aziende riapriranno a settembre? In questo momento, il piccolo imprenditore ha davanti a sé uno scenario di questo tipo: se crede alla propria impresa deve attingere al patrimonio personale rimasto fuori dell’azienda per tante ragioni. Chi non crede nell’azienda vede in fondo al tunnel la chiusura”.
“Quando mi confronto coi politici – racconta Tonti – esperti, istituzioni, invito ad avere particolari attenzioni per la piccola impresa. In un momento in cui non abbiamo ancora toccato il fondo, almeno dal mio punto di vista, è proprio la piccola a soffrire: un mondo di capacità imprenditoriali ed umane che ha portato l’Italia ai vertici mondiali, oggi è in ginocchio. Le istituzioni, il sistema bancario, devono essere vicini per salvarne il numero più alto possibile. Si possono mettere in campo incentivi, agevolazioni per affrontare meglio il futuro”.
Tonti è un ottimista che analizza col pessimismo della ragione. Continua: “E a patire il momento sono le aziende poco presenti sui mercati esteri. Lo scenario impone l’internazionalizzazione; e di tempo non ce n’è molto. Noi stiamo cercando di entrare in Argentina, in Brasile, in Cina, fermo restando che vogliamo essere un marchio che vuole continuare a produrre in Italia.
Esportare è diventata la necessità primaria. E va fatto col massimo impegno. Impegno, collegato con i fattori dell’innovazione. Le sfide si vincono con i prodotti esclusivi e ad alto contenuto tecnologico. Impossibilitati a competere col prezzo, dobbiamo mettere in campo le energie migliori: il prodotto, la comunicazione, l’organizzazione. Per farlo, gli imprenditori sono chiamati a rivedere il proprio ruolo. Chi riuscirà a produrre nelle regole e con serietà è motore di ricchezza. A livello mondiale, alcuni prodotti esclusivi sono sempre molto ambiti”.
“Un’altra tappa fondamentale – chiude la riflessione Tonti – è scommettere sui giovani. Gli enti pubblici, le banche, le università, le associazioni di categoria devono avere la forza di creare dei forum, nei quali le loro idee possano trovare ascolto e magari partire. I giovani non devono aspettare, ma avere forza e capacità di scommettere su loro stessi. Ma vanno aiutati e chi meglio della politica, delle banche e delle associazioni? Da questa formula si potrebbero mettere le basi delle imprese del futuro”.




Vitali, la rivoluzione vera in Provincia

L’INTERVISTA

– Il presidente della Provincia di Rimini, Stefano Vitali, area culturale don Oreste Benzi, è un rivoluzionario vero, alla Sant’Agostino: contano i fatti altro che le parole. Ha dimezzato i costi del Consiglio provinciale (da 610mila euro a 313mila euro l’anno) e ridotto di un terzo i costi della sua giunta (da 549mila a 305mila).
Da chi sono arrivate le resistenze alle sue sforbiciate?
“Le resistenze ci sono sempre. C’è stata qualche incazzatura, qualche muso lungo e a volte anche qualche ripicca. Se hai bisogno di una mano a volte ci sono state piccole giravolte. Invece, potevano condividere.
Va detto che il Consiglio provinciale la riduzione l’ha fatta in proprio. Siamo in una fase in cui c’è un populismo esasperato. Ogni tanto mi vergogno di essere presidente; c’è qualcuno che accusa la classe politica di mangiare alle loro spalle. Però, quando ci sono spese superflue, si crea un forte imbarazzo. Personalmente sono del parere che la pubblica amministrazione vada gestita con l’attenzione di un buon padre di famiglia.
Le gente se n’è accorta e sa distinguere. Noi abbiamo il dovere di creare un rapporto diverso, maturo, tra cittadini e politica. Mai come in questo particolare momento, sia per le ragioni dell’economia, sia per le ragioni della politica, servono le istituzioni, però i suoi processi, le sue decisioni devono essere fatte alla luce del sole. Solo con questa svolta da parte nostra ci potrà essere il riavvicinamento tra la gente e la politica.
C’è un attacco generico alla politica che proviene da asini e profittatori; sarebbe giusto invece che ognuno venisse giudicato per gli atti che fa e non per i luoghi comuni. Sarebbe altrettanto giusto che noi politici allontanassimo tutti gli imbarazzi”.
Lei ha ridotto lo staff presidenziale…
“Ho lo staff necessario, né più, né meno. E lo staff lavora per il bene di tutti, mica per me. Ecco, la politica vera è spirito di servizio. Posso dire con orgoglio che la Provincia di Rimini è un ente virtuoso. Abbiamo anche sette comuni in più, ma non abbiamo aumentato di una unità il personale.
Se chi governa chiede sacrifici ai cittadini e tu non sei il primo a dare l’esempio, non sei credibile. Punto. E noi vogliamo essere un modello credibile”.

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INCHIESTA – Politica, nella crisi segni di sobrietà




Spigolature degli Scrondi

Metrò fantasma (1) – Leggiamo: “Polemiche sul Trc. Pironi sale sul Trc: ‘Nessun errore’”. Come abbia fatto a salirci è un mistero, visto che il Metrò di costa deve ancora partire…

Metrò fantasma (2) – Leggiamo: “Pd senza dubbi: semaforo verde al Trc”. Abbiamo già chi farà il capostazione?…

Palacongressi– Leggiamo: “Palas deserto, chiuderemo in inverno. Albergatori infuriati: ‘Tenere aperto ci costa 400mila euro ma clienti non se ne vedono’”. La storia insegna che non basta un contenitore, ma ci vogliono i contenuti e le idee…

Abusivi nostrani – Leggiamo: “Riccionesi vendono in spiaggia: multati”. Ohibò! I vu’ cumprà che non ti aspetti…

Servizi da lungomare – Leggiamo: “Non solo lucciole. Il lungomare tre invaso dai viados”. Riccione sempre alla grande! Servizi per tutti i gusti…

16 nuove rotonde – Leggiamo: “La giunta approva il Piano del traffico. Limite dei 30 in venti zone e sedici nuove rotonde”. Il giramento di testa (e non solo) è assicurato…

Toilette – Leggiamo: “Sei nuovi bagni pubblici sul lungomare. Gratuiti e aperti 24 ore”. Quando la politica riesce a soddisfare i bisogni della gente…

‘Prezzemolina’ – Leggiamo: “La moda ritorna in passerella. Fra gli ospiti c’è anche Martina Colombari”. Ti pareva! La chiameremo ‘prezzemolina’…

Spacciatore tirchio – Leggiamo: “Spacciava droga davanti al bar: in manette”. Gli sarà stata fatale la tirchieria? Neanche la consumazione minima di un caffè…

Rissa – Leggiamo: “Rissa da Far West in viale Dante. Volano portaceneri e tavoli. Le mamme col passeggino cercano rifugio nei negozi”. Si girava lo spot ‘Riccione, oltre il divertimento”…

Ladro sfigato – Leggiamo: “Ruba a rappresentante di gioielli ma sbaglia borsa: dentro solo indumenti”. Che sfiga! E’ rimasto con le mutande in mano…

Perla nera – Leggiamo: “Uno mattina: la Perla è nera. La Rai: droga in disco e notti pericolose in spiaggia. Pironi non ci sta”. Si dice che l’unica Perla verde era la sua faccia. Ma verde di bile…

Zanzara tigre – Leggiamo: “Ha vinto la zanzara tigre, i pipistrelli sono spariti”. Eppure ci avevano assicurato che erano i pipistrelli che mangiavano le zanzare tigre…

Abusi edilizi – Leggiamo: “Abusi edilizi, a giugno impennata di sanzioni. La polizia municipale ha trovato garage, porticati, verande e ampliamenti tutti irregolari”. Attenzione, stiamo parlando di Riccione non della Calabria…




Buon vicinato Sette Nani, il centro dei giganti

PERSONE

di Matteo Marini

– Se arrivano qui da San Clemente, Morciano, Montefiore per festeggiare il compleanno un motivo ci sarà. E non può essere solo il nome da favola, che certo attira la curiosità e l’entusiasmo dei più piccoli. Mentre l’attenzione dei genitori, quella come no. Visto il luogo, un piccolo angolo tranquillo e facile da raggiungere, ben recintato, sicuro e con tutto quello che serve per organizzare un party in piena regola.
Il posto non è enorme ma di spazio ce n’è abbastanza al parco Sette nani di Riccione, “sono circa 3.000 metri quadrati – spiega Dino Arcangeli, presidente dell’associazione che si occupa della sorveglianza e della manutenzione – mettiamo a disposizione questi spazi più la sede per le feste. E ne facciamo di feste, ogni anno saranno 100 o anche 120”. Moltiplicando fanno migliaia di bambini. Il parco è grande abbastanza per ospitare un campo da pallavolo e da calcetto, uno scivolo, un’altalena, qualche molla e un tavolo da ping pong. Dino, 65 anni ex operaio del calzaturificio Bologna, è stato sindacalista Cgil e attivo in politica. Ora che è in pensione si occupa con dedizione del parco e di chi ne vuole usufruire. Quello dei Sette nani è uno dei 23 parchi gestiti dalle associazioni di cittadini sul territorio, voluti a suo tempo dall’amministrazione Imola. Un’iniziativa votata e ispirata al buon vicinato che dà i suoi frutti, capace di attirare gente da fuori e riunire anche 350 persone a festeggiare insieme. Mentre danzano sul tavolo le carte di una briscola, Dino e i compagni del direttivo che si riunisce qui la sera, tra le chiacchiere e due mani con le piacentine, racconta come vanno le cose: “Noi ci occupiamo della manutenzione dei giochi, della potatura delle piante e dell’erba. E poi di organizzare gli eventi”.
Prima di tutto quindi vengono i compleanni che sono anche una delle risorse principali per l’associazione, grazie al contributo volontario e libero che i genitori volentieri allungano per salvare casa da una devastazione certa: “Scelgono di venire qui perché è un luogo sicuro, pulito e ben sorvegliato – spiega ancora Dino – noi mettiamo a disposizione il parco e la sede al coperto”. Poi ci sono i due eventi dell’anno. Uno è la festa del parco che si tiene a primavera, una mangiata collettiva con entrata e offerta libera: penne all’arrabbiata e tanto sangiovese. Fisarmonica e tastiera per scatenare il valzer sulla pista da ballo all’aperto tra le quattro palme.
E poi c’è il fagiolo, il 6 di agosto. La sagra che quest’anno è arrivata alla sua sesta edizione: fagioli con cotenna di maiale, piadine con salsiccia, stracchino e rucola, nutella e, ancora, tanto sangiovese. Serata di danze, naturalmente. Quattro e cinque cuochi in cucina e qualche centinaio di persone a ronzare guidate dalla fragranza e dai cartelli in bella mostra sulla statale. Guest star due ballerini cubani, molto apprezzati dal pubblico.
Sono passati dieci anni da quando il parco “Sette nani” vide il suo primo gazebo, fatto con materiali di recupero. Ora è un prefabbricato con una cucina grande, una sala e il mobilio fatto apposta per organizzare ritrovi dell’associazione, che conta 82 tessere: “Noi ci vediamo qui una volta al mese per la cena dei soci – spiega Francesco Dovuti, vice presidente con l’incarico annoso di tenere i rapporti con l’amministrazione – in cui si discute anche delle scelte da prendere. Poi è il direttivo, formato da otto di noi, tutti pensionati, che sceglie a maggioranza”. Chiude il cerchio il ritrovo a fine anno con tutti i soci. Un altro momento per stare insieme. Una grande cena a base di carne e pesce con contributo, per un terzo, da parte dell’associazione. Non è un caso, quindi, che anche le tessere non appartengano solo a Riccionesi di Fontanelle. E poi non c’è nulla di vecchio in questo posto, anche se Dino ama schernirsi “siamo anziani, cerchiamo di fare qualcosa di utile per tutto il vicinato e tutta Riccione Fontanelle”. E così da qualcosa di utile arrivano anche occasioni per fare beneficenza grazie ai fondi raccolti durante le feste. L’anno scorso a istituti per la lotta ai tumori o alla sclerosi multipla. Quest’anno già 300 euro sono stati donati al Centro 21 di Riccione.

LA LETTERA

“Villaggi, Enzo Romagna la fa da re-padrone”

– Premessa: per carità nulla di personale contro Enzo Romagna. Ma qui si rende necessario chiarirci e spiegare la nostra versione.
Irruento: molto.
Generoso: non direi.
Regole e ordine: non direi, perché le sue dichiarazioni sono fuorvianti riguardo alcuni suoi collaboratori che hanno insistito tanto affinché fossero rispettate le famose regole di trasparenza.
E da qui passiamo alla riunione col sindaco più di un anno fa. Una riunione richiesta dai consiglieri del Villaggio riguardante il Centro. Non era presente la stampa e tanto meno i fotografi (come mai il risultato falsato di una riunione privata col sindaco viene pubblicato sul giornale?). Dove viene dichiarato che i collaboratori non hanno avuto la forza di contestare il suo operato.
Carissimo giornale, informo che tutti i consiglieri presenti quel giorno hanno contestato a lungo l’operato di re Enzo. Alla riunione tutto finisce lì. E chi l’ha detto? Una conseguenza c’è stata e lui non ne parla. I collaboratori che protestavano per la poca trasparenza si sono dimessi. Così sono stati eletti collaboratori di Misano, Cattolica, Mercatino. Cosa c’entrano con il destino di un quartiere? Il 15 maggio inaugurazione della sala polivalente ad uso esclusivo di Vincenzo Guatta per fare ristorante-balera e catering. Ma al Villaggio Papini il Centro non c’è più. Per passatempo, il gioco a carte e a bocce sono spariti. Perché quando i suoi volontari vanno a fare trasferte di catering per il Comune, oppure in gita, il Centro è chiuso.
E dove vanno a passare il tempo gli abitanti di un quartiere? Si sono spostati negli altri Centri. Chieda a Fabbri, Baratti e Fontanelle.
Lo spazio è grande: 320 metri quadrati, con palco di 32 metri quadrati. Non bastavano 120 posti al salone? E chi paga la tassa di suolo pubblico? Da fuori sembra un baraccone: certo una cosa fissa in una piazza. Una struttura enorme davanti all’asilo che toglie l’aria a quest’ultimo. Avrei voluto vedere se fosse stato un privato a piazzare un baraccone fisso, fioccavano multe. Costato 80.000 euro.
1500 metri quadrati di verde pubblico da accudire? Peccato che nel parco di via Arezzo nel mese di giugno è intervenuta Hera, con alcuni giardinieri di colore a tagliare l’erba.
Nel 2001 il Buon Vicinato era un angolo discarica. No, era un parcheggio.
E veniamo adesso alle sagre, bistecca, trebbiatura, tagliatella. Un successone, ma per chi?
Di sicuro, non ci saranno le serate culturali in cartellone per ottobre, come il Festival dei cori, i premi di giornalismo, o concorsi canori.
Per non farsi mancare niente, gli anziani del Villaggio hanno costruito gratuitamente la celletta. Forse i 40.000 euro del Comune potevano essere l’inizio della costruzione di una chiesina piccola, piccola.
Per il futuro, volete conoscere le nostre previsioni, presto darà le dimissioni e il nuovo presidente sarà uno dei suoi, manovrato da lui che sarà consigliere. E tutto continuerà come prima, anzi meglio di prima.
Re Enzo, a proposito, quando la festa per l’inconorazione?

Piera Mari




Palazzate di Cecco

Repubblica – Leggiamo: “Piazza Repubblica abbandonata a se stessa. L’ira di alcune mamme per il degrado. Di notte diventa il bivacco di ubriachi”. L’è un post chi l’ha ciap in parola: i fa republica per cont suv…

Bus – Leggiamo: “Turismo, il rilancio romba coi motori dei bus operator”. Ma cume a fèn se al Bus terminal an funziona?…

Vu’ cunprà e vu’ rubà – Leggiamo: “Spiaggia: gli abusivi fuggono e i villeggianti rubano le borse”. L’è scap i vu’ cumprà, ma l’è armast i vu’ rubà…

Strade da corsa – Leggiamo: “Via del Porto, volate a 120 all’ora. Un cittadino scrive al sindaco di intervenire”. E una bèla bastunèda ti dént?…

Comitati di quartiere – Leggiamo: “Alla Violina e a Torconca nascono due Comitati di quartiere”. Quello del Macanno li contesta: troppo politicizzati. Cus cl’è ‘na scena ad gelosia?…

Pistole ad acqua – Leggiamo: “Pistole ad acqua sulla spiaggia che passione! A Cattolica battaglie all’ultimo spruzzo”. L’è patachèdie che sla scusa di burdèll, li piés mai grand…

Abusivismi – Leggiamo: “Pugno di ferro del sindaco, blitz a casa degli abusivi”. Praticamente case di cattolichini che affittano in nero. L’ha ciap du pcion sa ‘na fèva…

Cimitero e polemiche – Leggiamo: “Cimitero abbandonato a se stesso. L’accusa del consigliere leghista Marco Cecchini”. L’assessore Leo Cibelli conferma la situazione e promette di risolverla. An basta da viv, la génta la vén tiréda per la giachèta dai partid anche da mort…

Bilancio partecipato – Leggiamo: “Il bilancio lo facciamo insieme. L’assessore Bondi chiama tutti i cattolichini al Teatro della Regina”. Sarà un spetacle da vietè ma i minori ad zdotan. Sa chi poch bajoch roba che i s’intristés ad brut…

Fontana – Leggiamo: “L’idea: fontana pubblica con acqua gassata e naturale gratuita”. E una funtanèla anche sal vén?…

Killer – Leggiamo: “Via Carducci, marciapiede ‘killer’ sotto accusa”. A Catolga avìn di ‘killer’ che quej dla mafia in gni fa gnènca ‘na pugnèta…

Cambia il mondo – Leggiamo: “Operatori pronti a scucire soldi per promozioni e infrastrutture. Bagnini e albergatori dicono sì alla proposta del sindaco per una tassa di scopo”. Va fnì cal fa la néva a Feragost…

Merda riminese – Leggiamo: “Costa marrone. Fogne, gli altri sindaci furiosi con Rimini. Levata di scudi da Bellaria a Cattolica”. La vosta mèrda tnéla ma chèsa vosta…

Incompatibilità – Leggiamo: “In Consiglio spunta una nuova incompatibilità, quella di Alessandro Arduini (Pd). Presunta come quella di Maurizio Carli (Pdl)”. Dai e dai i punta mal parèg…

Integrazione – Leggiamo: “Presentati i risultati di un progetto del Rotary con l’Ausl e la Scuola primaria. La vera integrazione la fanno i bimbi nelle classi”. I burdèll po i vén arvinéd dai grand…

Vigili – Leggiamo: “Scarpe comode per fare le multe. Valleverde ai piedi degli agenti e nuove divise firmate Kaama”. Adès al mènca che i facia la sfiléda per eleg Miss e Mister Pizardon…




Comune, la rivoluzione parte dal bilancio

AMMINISTRAZIONE

di Ecci

– Alessandro Bondi vicesindaco è l’assessore al Bilancio, Economato, Trasparenza, Partecipazione, Contenzioso, Sicurezza, Semplificazione amministrativa della giunta del sindaco Piero Cecchini. Si è posto subito questo problema: vivere alla giornata con un bilancio con forti debiti e tanto contenzioso rischiando a breve di morire asfissiati, oppure giocare d’anticipo e avviare un’operazione di totale trasparenza per rimettere in carreggiata quello che è il motore di un’amministrazione pubblica? Insomma, trasformare una nebulosa debolezza in una forza virtuosa. Non è semplice, ma va fatto. Da anni il bilancio ha rappresentato un handicap per il Comune, un ventre molle che ha minato lo sviluppo della città, dove da almeno 10 anni si chiede di risanarlo con trasparenza per avere la certezza delle sue poste.
Bondi: “Non è semplice rendere il bilancio di un Comune strumento attendibile di rilevazione contabile che permetta di programmare gli interventi di politica economica verso obiettivi condivisi. Non è semplice per nessuno, mentre cambiano le regole e il federalismo si confronta con i tagli del Governo. Non è semplice per Cattolica, da tempo sotto il peso di forti debiti e appena uscita da un commissariamento. Non è semplice, ma è necessario.
E bisogna farlo ora, prima che il federalismo vada a regime, approfittando di quel che cambia, tentando d’imparare prima e meglio da quel che cambia. Dopo, per Cattolica sarà troppo tardi, il sistema s’irrigidirà e la resa dei conti sarà senza appello. La speculazione consumerà il suo ultimo pasto con qualche svendita immobiliare e cittadini, famiglie, imprenditori che hanno investito nella città saranno soli”.
Su questa analisi e sugli ambiziosi obiettivi da raggiungere, giunta comunale e maggioranza sono coesi. Ora bisogna fare quel passo che coinvolga la città nelle sue articolazioni sociali, economiche e politiche.
Bondi: “È dunque il momento di un patto con la città. Un patto basato sulla fiducia, che affronti i problemi senza essere ingiusto verso chi ha meno”.
Dopo diversi incontri con i responsabili dell’ANCI (Associazione Nazionale Comuni d’Italia) e del ministero dell’Economia, vediamo nei dettagli il progetto trasparenza e risanamento del bilancio del Comune di Cattolica.
Bondi: “Ecco come l’amministrazione intende procedere. Cattolica è stata ammessa tra i 100 comuni pilota che, dal 2012, potranno aderire alla fase sperimentale del federalismo fiscale e verranno osservati con particolare cura dal ministero dell’Economia. E Cattolica non sarà sola. In questi giorni, si sta perfezionando un accordo con l’IFEL (Istituto per la Finanza pubblica) dell’ANCI. Oggetto di questa Convenzione sarà articolato, aperto e continuato nel tempo.
Si parte da una due diligence, vale a dire una verifica delle condizioni del nostro bilancio. I risultati si tradurranno in un format, un modello destinato ad essere comunicato e spiegato ai cittadini. L’appuntamento per Cattolica è al teatro della Regina. Del bilancio si studieranno anche forme partecipative che diano la possibilità ai cittadini di individuare e definire dei progetti insieme all’amministrazione”.
Dunque, una rete di protezione per il nostro bilancio che sarà controllato in ogni suo dettaglio dai massimi esperti nazionali. Il format sarà preso ad esempio dagli altri comuni, presentato e spiegato alla città. Inoltre verranno avviate dal 2012 forme di bilancio partecipato definiti insieme ai cittadini. Restano però ancora forti partite di debito (Fondazione Regina Maris e Swap) che non danno respiro al bilancio cattolichino.
Bondi: “Il debito di Cattolica è gravato direttamente e indirettamente da un extra bilancio (Fondazione Regina Maris), contratti derivati (Swap) e una mole di contenzioso fuori misura. Perciò, oltre a particolare cura per entrate e uscite modulate sul nuovo sistema federalista, s’interverrà insieme agli esperti del comitato scientifico dell’IFEL anche su alcune di queste poste, partendo dall’analisi matematico-finanziaria dei costi nascosti dai derivati”.
Questo nuovo percorso amministrativo deve fare i conti con la macchina comunale. Ma l’assessore Bondi parte proprio dalle risorse e competenze dei collaboratori del suo settore. E a dimostrazione di un approccio nuovo e democratico, ha presentato proprio a loro il progetto, addirittura qualche ora prima di andare a comunicarlo in Consiglio comunale.
Bondi: “Tanto lavoro deve ovviamente utilizzare l’esperienza sul campo dei nostri uffici, insieme a loro imparare e formarsi, lasciare una struttura dove le singole persone siano sempre necessarie ma mai indispensabili. La formazione e valorizzazione del nostro personale sarà, pertanto, un momento qualificante della convenzione con l’IFEL.
Insomma, si tenterà di creare le condizioni in cui i primi a investire nella città, nei suoi servizi, nel futuro siano i cittadini stessi, perché insieme decidono, vedono e credono nei progetti e nelle cifre rappresentate dal bilancio comunale”.
L’operazione trasparenza, certezza delle poste di bilancio e partecipazione, è iniziata.




Marco Antonio Bergnesi, debutto con bel pareggio

Sulla distanza delle 3 riprese di 1 minuto e 30 secondi a round.
Marco Antonio si allena con costanza, e “se il buon giorno si vede al mattino“ il futuro pugilistico sarà ricco di soddisfazioni, prima umane e poi sportive.
Il debutto è sempre un momento che porta imprevedibilità: il quadrato diventa un perimetro di emozioni; infatti Marco Antonio ha faticato a trovare la giusta tattica per entrare nella guardia del ravennate Valerio Platti, un figlio d’arte, che muovendosi bene sulle gambe non era facile colpirlo. Solo un intenso 3° round, accorciando la distanza, Marco Antonio è riuscito a raggiungere il giusto verdetto di parità, che ha premiato entrambi i pugili della Serie “ Schoolboy “ di 13 anni. Applauditissimi da un folto pubblico che ha apprezzato la finezza pugilistica dei due ragazzini.