Amarcord Gabicce di Dorigo Vanzolini

Quarta fila in alto da sinistra: Maestra Gemma, Dino Valentini, Elio Vanzolini, Silvano Vimini, Rina Tontini.
Terza fila da sinistra: Luigi Galeazzi, Galliano Druda, Bacchiani Bruno, Marino Trebbi, Dorina Druda, Ida Olivieri, Venerina Giommi.
Seconda fila da sinistra: Cesarina Tontini, Celestina Valentini, Mafalda Tesei, Onelia Valentini, Italia Vichi, Diva Vichi, Rosina Ceccolini, Norina Giunta.
Prima fila in basso da sinistra: Sergio Vimini, Vittorio Ortolani, Federico Costantini, Mario Cecchini, Giuseppe Rojial, Sebastiano Mascilongo, Alceo Druda.

(Archivio fotografico Centro Culturale Polivalente di Cattolica)




Voto a Gradara: Foronchi è plebiscito

Come spiegare il successo? Racconta un gradarese di cultura di centrodestra con attività nel borgo: “A livello nazionale sono simpatizzante del centrodestra; ho votato la Foronchi e la sua squadra per il modo con cui ha governato e per come si presenta. Mi sembra vicino in modo serio e poco ideologico ai problemi dei gradaresi. E’ tutta fatti e ne condivido le scelte”.
Si potrebbe dire che le insegnanti hanno convinto la “classe” (cioè i gradaresi) della bontà dei loro programmi. Oltre alla Foronchi, insegna anche Diana Abbondanza, che la scorsa legislatura era sui banchi dell’opposizione. Entrambe sono iscritte al Pd, ma la piccola storia gradarese cinque anni fa le aveva portate su piani opposti. E questa contraddizione poteva sembrare una debolezza. La loro forza è stato dire alla comunità che prima le cose si fanno per i gradaresi si veda soprattutto il Psc (Piano strutturale comunale). Oltre allo sviluppo urbanistico di un certo tipo, hanno puntato su sociale, cultura e ambiente. E lo hanno fatto con argomentazioni ben ponderate e responsabili. Nella lista di centrodestra c’erano persone credibili (Angelo Cucchiarini e Luca Tamburini sono amici dello scriba che certifica). Ma non è bastato. Sono stati coinvolti nel vacuo berlusconismo? Una miscela tutta di chiacchiere in libertà e pochi fatti.




Vallugola porto, si mobilitano fior di intellettuali

IL PUNTO

– Dario Fo è premio Nobel per la letteratura. Salvatore Settis è tra i maggiori intellettuali italiani. Samuele Bersani fa il cantautore. Luca Mercalli è un prestigioso meteorologo. Luca Telese è giornalista. Roberto Burdese è presidente Slow Food Italia. Alessandra Mottola Molfino è presidente nazionale di Italia Nostra. Raniero Maggini è vice presidente WWF Italia. Maria Giovanna Mazzocchi è il presidente Editoriale Domus, editore della rivista Domus, Quattroruote, Meridiani. Marcello Di Bella è il direttore dell’Oliveriana di Pesaro.
Sono solo alcuni degli italiani di prestigio che hanno firmato l’appello “Salviamo Vallugola”. Lo ha lanciato il Comitato che si batte contro l’ampliamento del porticciolo di Vallugola. Tra i firmatari anche il presidente del Parco del San Bartolo, Acacia Luca Scarpetti.
Dice il Comitato: “Ci sono dei luoghi che esprimono simbolicamente un senso di appartenenza, anche a chi vi è estraneo. Vallugola, con i suoi paesaggi irripetibili, con la ricchezza del suo patrimonio ambientale, con le sue leggende di città sprofondate nel mare, rappresenta uno di quei luoghi.
Questa baia naturale, che si insinua in una fragile falesia, proprio per il suo pregio naturalistico, culturale e storico-archeologico è stata racchiusa nei confini protettivi di un parco naturale regionale: il Parco del Monte San Bartolo, ed è stata individuata a livello europeo come ‘Zona a Protezione Speciale’ e ‘Sito di Interesse Comunitario’ e censita nella Rete Natura 2000”.
 “Esiste il paesaggio balneare della Romagna – continua la riflessione -, una continua linea orizzontale di spiagge lunghe e di porti turistici, senza rilievi.
Esiste un altro modello di paesaggio, quello del litorale marchigiano, differente dal primo per le colline immediatamente a ridosso del mare, per la storia e per l’arte dei primi rilievi del Montefeltro alle spalle. Anche il turismo è diverso, meno ludico e più colto. Questo modello, in cui si integra Baia Vallugola, è un paesaggio di memoria. È quindi sbagliato modificare i profili del paesaggio, o meglio, gli elementi del paesaggio percepiti dalla nostra memoria” (Luigi Spinelli, intervento alla Conferenza di servizi).
La linea di costa sinuosa della Vallugola viene alterata, con ripercussioni irrimediabili sugli ecosistemi marini e terrestri e preoccupanti rischi relativi al dissesto della falesia, oltre al concreto pericolo di attivare fenomeni erosivi sull’arenile di ponente”.
 Dunque: “Occorre difendere e conservare il paesaggio inteso come supremo patrimonio collettivo e contrastare il concetto di uno sviluppo che poco si curi dello spirito dei luoghi e della sostenibilità delle azioni, per diffondere una nuova prassi di valorizzazione ambientale.
 Le firme di prestigio
 Salvatore Settis, Dario Fo, Samuele Bersani, Luca Mercalli, Luca Telese, Roberto Burdese (presidente Slow Food Italia), Alessandra Mottola Molfino (presidente nazionale di Italia Nostra), Raniero Maggini (vice presidente WWF Italia), Maria Giovanna Mazzocchi (presidente Editoriale Domus. Editore della rivista Domus, Quattroruote, Meridiani), Alberico Barbiano di Belgiojoso, Luigi Spinelli, Paolo Baldeschi, Valentino Podestà, Maria Balsamo, Rodolfo Coccioni, Olivia Nesci, Antonella Penna, Riccardo Santolini, Alessandro Mortarino, Domenico Finiguerra, Marco Boschini, Riccardo Picciafuoco, Marcello di Bella, Umberto Piersanti, Maria Rosa Bollettieri Bosinelli , Alessandro Bondi, Davide Rossi, Tarcisio Porto, Luca Martinelli, Nicola Dall’Olio. Davide Brullo, Marco Savelli, Acacia Luca Scarpetti.




Assemblea soci, bilancio che dà valore ai nostri principi

BCCG – CENTENARIO

Il presidente Caldari: “La nostra diversità come banca locale, non può più essere solo raccontata, ma deve essere dimostrata con fatti concreti, con comportamenti, con azioni che abbiano un effettivo riscontro sul territorio”

– E’ positivo il bilancio dell’esercizio 2010 che l’8 maggio è stato sottoposto all’approvazione dei soci della Banca di Credito Cooperativo di Gradara.
L’Assemblea del centenario, che si è tenuta presso il Teatro Snaporaz di Cattolica, nella parte ordinaria, ha ascoltato la relazione degli amministratori sull’andamento della gestione e della situazione aziendale e ha approvato il Bilancio d’esercizio al 31 dicembre 2010; nella parte straordinaria, ha approvato le modifiche di alcuni articoli dello Statuto Sociale, per essere in linea con lo Statuto – tipo delle BCC.
Tutti positivi sono gli indicatori economici del 2010: Raccolta totale: 691 milioni di euro; Impieghi: 474 milioni; Utile: 4,069 milioni; Patrimonio: 55 milioni; Soci: 2.325; Filiali: 19; Personale: 107. Nel 2010 sono stati 186 gli interventi a favore del territorio, per un totale di 1,074 milioni: 427.350 a favore della salute, 191.436 per arte, cultura, istruzione e formazione, 162.758 a favore del tempo libero, culto, famiglia, sport e ambiente e 293.449 per altri interventi.
Esprime soddisfazione il presidente della Bcc Fausto Caldari: “Il bilancio che abbiamo appena esposto è il bilancio del centenario della Bcc di Gradara, un bilancio, che dà valore ai nostri principi di mutualità, di solidarietà, di prevenzione e cura della salute, di sostegno del territorio: principi e valori che continuano a caratterizzare la nostra attività rendendola ancora più efficace ed incisiva. La nostra diversità come banca locale, non può più essere solo raccontata, ma deve essere dimostrata con fatti concreti, con comportamenti, con azioni che abbiano un effettivo riscontro sul territorio.
Abbiamo l’obbligo ed il dovere di svolgere un’attività industriale vera e propria che dia profitti, che produca utili, ma contemporaneamente, prestare attenzione alla comunità, conoscere le sue problematiche, le sue esigenze, prevenire le necessità degli imprenditori e cogliere le esigenze dell’uomo e della sua famiglia”.
“La crisi finanziaria, iniziata dall’estate 2007 negli Stati Uniti – continua il presidente – ha valorizzato il modello “differente” di fare banca, espresso dalle Bcc che hanno mantenuto un profilo coerente con la loro connotazione di banche vicino alle esigenze delle famiglie e delle piccole e medie imprese, continuando ad erogare credito anche quando altri intermediari l’hanno ristretto.
Dai dati di bilancio, la nostra, appare una banca in salute che continua a fare utili, a distribuire servizi, a sostenere concretamente il territorio ed a favorirne la crescita.
Nel 2010, come Bcc di Gradara, abbiamo messo a disposizione di associazioni culturali, sportive, religiose e laiche, scuole e realtà di volontariato, Istituzioni, Enti ed Ausl, oltre un milione di euro, a dimostrazione che la Bcc di Gradara ha un legame profondo con la comunità in cui opera, non solo per gli oltre 100 anni di storia, ma perché tutta la ricchezza prodotta viene reinvestita sul territorio per farlo crescere e prosperare”.
Al termine dei lavori si è tenuto il consueto pranzo sociale presso il ristorante “Hostaria del Castello” di Gradara, con la partecipazione di quasi 1.000 persone.

BCCG – SCUOLA

Rocca Gradara, piccola grande guida

– Piacevole. Così si presenta la guida per bambini della Rocca di Gradara. Presentata lo scorso 22 maggio, dietro c’è la Soprintendenza di Urbino, in collaborazione con il Comune di Gradara e sostenuta dalla Banca di Credito Cooperativo di Gradara che, proprio quest’anno compie cento anni e, questa iniziativa culturale, rientra fra gli eventi organizzati per celebrare il centenario.
Dopo il saluto della padrona di casa, la direttrice Maria Rosaria Valazzi, del sindaco Franca Foronchi e del presidente della Banca Fausto Caldari, è stata la volta delle due autrici ed illustratrici, Silvia Gallotta e Maddalena Arcangeli. Presenti tanti bambini delle scuole di Gradara, Gabicce, Cattolica e Pesaro.
“Per noi è davvero significativo – ha commentato il presidente Fausto Caldari – presentarla proprio alla Rocca, poiché rappresenta il simbolo per eccellenza dei gradaresi, ma anche il luogo che ha accompagnato la storia e lo sviluppo del nostro Istituto in questi cento anni.
Questa iniziativa, che racchiude in sè la sintesi di tutti quei valori ed attività che caratterizzano la nostra banca, è rivolta soprattutto ai bambini e ai giovani: una parte molto importante della società. Sono i giovani che, con il loro entusiasmo, con la loro sensibilità, con la loro formazione, rappresentano il futuro del nostro paese.
Mi sembra uno strumento utile per avvicinare i bambini alla storia medievale, alla storia del borgo di Gradara, delle casate che si sono succedute, il tutto in chiave leggera, ma molto puntuale ed efficace. Spero che attraverso questo strumento tutti i bambini e le loro famiglie si sentano più vicini e apprezzino questo bene museale, aumentando quel senso civico nei confronti dei monumenti, che, solo in Italia costituiscono gran parte del patrimonio mondiale”.

BCCG – SOCI

Gite sociali, a Torino per il 150° dell’Unità d’Italia

– Torino prima capitale d’Italia. Nel segno dei 150 anni dell’Unità la gita del 27-28 maggio dei soci della Bcc di Gradara.
Ecco il bel tour tricolore. Partenza da Gabicce Mare alle 5 del mattino, la prima tappa al Museo Nazionale dell’Automobile – Carlo Biscaretti di Ruffia . Di recente rinnovato, tra i più importanti d’Europa. Poi tutti a “Eataly”, il più grande store enogastronomico d’Europa, un modello originale di mercato in cui i prodotti di alta qualità della tradizione agroalimentare italiana non si comprano solo, ma si consumano e si studiano. Nel pomeriggio, visita a Palazzo Madama, che ospita le collezioni del Museo Civico d’Arte Antica. Il Palazzo festeggia il 150° anniversario dell’Unità d’Italia con la ricostruzione della Grande Aula del Senato che, a partire dal 1848, ospitò al piano nobile di Palazzo Madama il Senato Subalpino e poi, tra il 1861 e il 1864, il primo Senato del Regno d’Italia. Infine, cena tipica presso il ristorante ‘Circolo dei Lettori’.
Il 28 maggio è tutto per la Reggia di Venaria Reale, la residenza estiva dei Savoia ed esempio insigne di architettura barocca, consacrato dall’Unesco “patrimonio dell’umanità”, con visita alla mostra “Bell’Italia” e ai giardini reali.

BCCG – CENTENARIO

Spensieratezza con le battute di Cevoli

– Un esilarante Paolo Cevoli si è esibito presso il Teatro della Regina di Cattolica, alla presenza di 600 soci della Banca di Credito Cooperativo di Gradara.
Ennesimo appuntamento all’insegna del centenario che ha garantito il tutto esaurito. Un pieno di risate, di comicità romagnola con la quale il comico riccionese non ha risparmiato nessuno: presenti, albergatori e politici. Non sono mancati riferimenti alla politica locale facendo riferimento alle elezioni nei Comuni di Cattolica e di Gradara.
La pungente comicità di Paolo Cevoli – afferma il presidente Fausto Caldari – le sue battute, caratteristiche di un linguaggio e di una cultura prettamente romagnola, ci sembrano particolarmente adeguate al momento ed alla nostra identità.
Una satira schietta e condivisa, basata su personaggi e contenuti reali con episodi, seppur amplificati, presi direttamente da esperienze di vita e da ricordi anche lontani”.
“Quella di Cevoli – continua il presidente – è una particolare comicità che nasce nei nostri luoghi, che interpreta noi stessi, che ha la capacità di riunire e farci sorridere insieme, restituendo ad ogni problema, la vera dimensione. Siamo contenti di aver regalato questa serata simpatica e spensierata ai nostri soci, soprattutto in occasione del centenario!




Don Bonaiuti-don Bassi, grandi personaggi maltrattati dalla chiesa

LA RIFLESSIONE

di Silvio Di Diovanni

– Don Ernesto Buonaiuti (Roma 25 giugno 1881 – 20 aprile 1946), storico, antifascista e antinazista, docente di Storia del Cristianesimo alla Sapienza di Roma, fu la mente più eccelsa del “modernismo” italiano, quale movimento di riforma del Cattolicesimo e grande anticipatore, di alcuni decenni, di quello che sarà il Concilio Vaticano II (poi affossato).
Fu energicamente contrastato e condannato con i peggiori metodi a disposizione dei papi Pio X, Pio XI e Pio XII. Fu fatto morire in miseria, ammalato, senza sostegno finanziario, perseguitato dal Vaticano con la più pesante ed infame delle scomuniche (vitando), che imponeva al cattolico l’obbligo di non avvicinarlo. E dire che fu uno storico eccezionale, con una immensa produzione di opere.
Per l’azione diretta di Pio XII e la pressione su De Gasperi, gli fu impedito di riavere la cattedra universitaria, dopo la liberazione di Roma nel ’44, cattedra che aveva perduto per non aver giurato la fedeltà al fascismo nel ’31.
Con un enorme accanimento la Chiesa di Roma volle stroncarlo con una persecuzione senza uguali, che cominciò alla sua età di 25 anni e si prolungò per tutta la sua vita.
Gli alti prelati lo accusarono attraverso il “Sant’Uffizio”, lo attaccarono attraverso “l’Osservatore Romano” e altrettanto fecero con “Civiltà Cattolica” fino a giungere a studiare, nel triste Concordato del 1929 tra il Vaticano e Mussolini, due articoli appositamente pensati ed attuati, contro la persona di questo sacerdote colpevole di lungimiranza e di nuove vedute.
La persecuzione durò infatti dal 1907 fino alla sua morte, in miseria, nella Roma del 1946. Purtroppo nemmeno il papa buono, “Roncalli”, coetaneo e compagno di studi, che sicuramente era a perfetta conoscenza del caso, non trovò il tempo, nel suo pontificato, di rendere giustizia a questo grande uomo di fede, di intelligenza e preveggenza.
Don Bassi
Don Ugo Bassi (Cento di Ferrara 12 agosto 1801 – Bologna 8 agosto 1849). Uomo di fede, la cui vita rientra in quella dei meravigliosi patrioti di quel “Risorgimento” di cui in questo 2011 ricorrono i 150° anni dell’Unità di questa nostra Patria, è stato don Ugo Bassi. Frate barnabita, eroe e patriota del Risorgimento italiano, ordinato sacerdote a 24 anni, fu grande ispiratore di idee liberali e progressiste e le sue commoventi prediche, della durata di almeno due ore, coinvolgevano le folle, nelle più importanti cattedrali, specialmente a Bologna, finchè le gerarchie ecclesiastiche insospettite gli proibirono di predicare e lo espulsero dagli Stati Pontifici.
Lui riparò prima a Napoli, poi in Sicilia. Con l’avvento di Pio IX al soglio pontificio nel 1846, si illuse come tanti altri italiani e giovani patrioti e ritornò a Bologna, coinvolto dalle aperture liberali del nuovo Pontefice. Riprese le sue prediche in Emilia e nel Piemonte.
Nel marzo del 1848 allo scoppio della prima guerra d’indipendenza, quando le armate piemontesi varcarono il Ticino contro l’Austria, Ugo si unisce, come cappellano militare, ai volontari al comando del mitico Generale Giovanni Durando che per le sue idee aperte e liberali, anni prima si era dovuto dimettere da ufficiale presso l’esercito piemontese ed ora combatteva contro gli austriaci al comando del piccolo esercito pontificio. Dopo il voltafaccia di Pio IX, il Durando ritornerà nell’esercito piemontese.
Don Ugo ferito in guerra a Treviso il 12 maggio di quel 1848 sarà trasportato e curato a Venezia ed appena guarito ritornerà sul fronte di battaglia per la difesa della Repubblica di S. Marco a Venezia nel 1848 – 49, alternando coinvolgenti discorsi patriottici, alle azioni di assalti nelle trincee.
Dopo la sconfitta delle truppe piemontesi si reca a Roma dove conosce Garibaldi e prende parte alla difesa della Repubblica Romana del 1849 dopo essere stato nominato Cappellano Militare.
Don Ugo fu conquistato dallo spirito dei garibaldini i quali furono a loro volta conquistati dalla personalità di questo prete che divideva con loro tutta la giornata, incurante di sè, incurante del continuo pericolo in battaglia, cui lui, con loro partecipava per rincuorare, per curare.
Operava poi con fervore, dopo le battaglie, nell’ospedale per la cura dei feriti, senza posa.
Dopo la battaglia del pomeriggio del 30 aprile, fuori le mura di Roma, dove Garibaldi sbaragliò l’esercito francese del Generale Oudinot, in quella occasione Don Ugo Bassi fu ferito e fatto prigioniero dai francesi mentre nel campo assisteva un ufficiale francese moribondo.
Don Ugo era una persona il cui amore e la cui fede incrollabile di patriota non gli faceva dimenticare di essere un uomo, prima che un combattente per la sua patria.
Oudinot, dopo la disfatta mandò un suo ufficiale, con la bandiera bianca, a chiedere a Garibaldi una tregua d’armi, portando con sè, come buon gesto un prigioniero italiano ferito. Era Don Ugo Bassi.
Caduta la Repubblica Romana, fu al seguito di Garibaldi con la fuoriuscita da Roma e la fuga lungo l’Italia Centrale, poi a San Marino, poi sulla costa oltre Rimini alla ricerca di imbarcazioni per raggiungere Venezia, braccati dagli austriaci.
Alla sera del 1° agosto i garibaldini giunsero a Cesenatico ed ivi Anita Garibaldi sfiancata dalla fuga, dalla fame, dalle privazioni, dalla vita impervia e dall’avanzato stato di gravidanza, morì tra le braccia del marito con la amorevole presenza di alcuni compagni tra cui Ugo Bassi e Giovanni Livraghi. Verso Comacchio era pieno di soldati austriaci e per precauzione si divisero, Garibaldi riuscì con altri a sfuggire per mare alla cattura. Bassi e Livraghi furono catturati e il giorno 7 agosto portati a Bologna, ove senza processo, neppure sommario, su istanza del capitano Carl Picheler von Deeben e del Governatore Gorzkowski di Bologna, furono fucilati il giorno dopo 8 agosto, proprio nel giorno del primo anniversario in cui Bologna aveva cacciato gli austriaci con le armi in pugno alla Montagnola.
Ugo Bassi protestò che non erano armati, non erano rei, lui aveva assistito soldati morenti sul campo e non aveva mai negato il suo soccorso a nessuno, nemmeno a feriti nemici ma quel governatore voleva ammonire la popolazione con un classico “esempio” cioè che la gente non doveva far nulla in favore del “bandito Garibaldi”.
La città felsinea ha dato il nome di Ugo Bassi al tratto centrale della Via Emilia al centro di Bologna.
Non mi sovviene quale ricordo alla memoria di questo grande italiano, abbia esternato la Chiesa. Spero sia una mia lacuna, se è così, gradirei che qualcuno me la colmasse.




Dio a Mosè: “Non uccidere”

– Oltre 1200 anni prima di Cristo, Dio detta a Mosè, sul monte Sinai, il Decalogo nel quale al quinto punto si dice: “Non uccidere” (Esodo 20,13 – Deut.5,17).
A sua volta, Gesù Cristo conferma e completa: “Avete inteso che fu detto agli antichi: Non uccidere. Chi avrà ucciso sarà sottoposto a giudizio. Ma io vi dico: chiunque si adira con il proprio fratello sarà sottoposto a giudizio” (Matteo 5,21,22) e ancora, sempre in Matteo: “ Avete inteso che fu detto: occhio per occhio e dente per dente, ma io vi dico di non opporvi al malvagio” (Matteo 5,38,39)
In tempi più recenti, Gandhi prende quest’ultima affermazione di Gesù e, a modo suo, la integra sottolineando che: “Occhio per occhio e il mondo diventa cieco”.
Una prima duplice riflessione. Da una parte un comando e un avvertimento: non uccidere! Al quale fa seguito una aggiunta: non solo non uccidere, ma non applicare neppure la legge: occhio per occhio e dente per dente. Dall’altra gli effetti della disubbidienza a questo comando.
Afferma infatti Gandhi: non occorre uccidere; è sufficiente applicare la legge “occhio per occhio” per fare deragliare l’umanità verso la cecità totale.
Figuriamoci che cosa può succedere quando una parte dell’umanità dichiara guerra ad un’altra parte. La guerra è, per definizione, quella situazione in cui le azioni di almeno una delle parti in causa sono animate e mosse da intenti e fini di conquista, di sopraffazione e di dominio sull’altra. Pur di raggiungere i fini prefissati si calpestano i diritti più elementari delle persone, primo fra tutti il diritto alla vita. Non si va per il sottile: si uccide. Molto spesso, troppo spesso, a questa prima azione violenta si risponde con altrettanta violenza: entrambe le parti in causa uccidono.
Va da sé che la situazione della parte che offende e prevarica è molto diversa da quella di chi, legittimamente, si difende e si protegge. Tuttavia entrambe violano il comandamento Non uccidere. Come comportarsi allora?
La Costituzione della Repubblica Italiana dà una risposta netta e precisa e all’art.11 recita: “L’Italia ripudia la guerra come strumento per la risoluzione dei conflitti internazionali”.
In questo modo non solo mette in pratica (anche senza citarlo) il comandamento: Non uccidere, scartando a priori l’ipotesi di una guerra di offesa, ma anche nell’ipotesi di conflitti fra stati, la guerra non dovrà mai essere presa in considerazione.
Papa Paolo VI il 4 ottobre 1965, parlando all’Assemblea dell’Onu, con una affermazione che era, nello stesso tempo, di dolore e di appassionata speranza, diceva: «Mai più gli uni contro gli altri, mai più!… Non più la guerra, non più la guerra! La pace deve guidare le sorti dei popoli e dell’intera umanità!».
Ed ecco anche chiarito il compito di ogni cristiano: lavorare per la pace. Diceva don Primo Mazzolari: “ Il cristiano è un ‘uomo di pace’, non un ‘uomo in pace’: fare la pace è la sua vocazione e la sua missione”.
Il Compendio della dottrina sociale della Chiesa al paragrafo 438 ci dà anche una indicazione pratica dicendo: “ Per risolvere i conflitti che insorgono tra le diverse comunità politiche e che compromettono la stabilità delle Nazioni e la sicurezza internazionale è indispensabile riferirsi a regole comuni, affidate alla trattativa, rinunciando definitivamente all’idea di ricercare la giustizia mediante il ricorso alla guerra”.
E nella Pacem in terris Giovanni XXIII ricorda che: “Non c’è pace senza disarmo. Non c’è disarmo se non tacciono i cannoni, se non si smontano, oltre alle rampe missilistiche, anche gli spiriti. La pace non si regge sull’equilibrio degli armamenti, ma solo sulla vicendevole fiducia, sul disarmo dei cuori “.
Che cosa è successo invece troppo spesso? Alla guerra si è risposto con la guerra, la violenza ha richiamato violenza.
In almeno due casi, però, la risposta alla violenza e il risultato finale sono stati diversi.
Gandhi è riuscito a sconfiggere l’oppressione inglese con la non violenza. Non è stata una impresa facile, né indolore, ma il risultato finale è stato positivo.
Nei paesi dell’Europa orientale, dopo anni di oppressione, i cittadini sono riusciti ad abbattere una delle più pesanti dittature di tutti i tempi, senza armi.
In Palestina, invece, si combatte, incessantemente e sanguinosamente, con azioni terroristiche spesso giustificate in modo troppo imprudente e frettoloso, da oltre 50 anni, senza alcun risultato positivo se non la morte e la sofferenza di intere generazioni, nate, vissute e morte in guerra senza conoscere, in tutta una vita, un momento di pace.
Come sempre, seguire e mettere in pratica gli insegnamenti del Vangelo e della Chiesa dà risultati positivi. Qui …oggi.




Brescia, ‘Orme’ & C. in concerto

Con loro 10 band giovanili locali. Appuntamento il 30 e 31 luglio, dallle 15.30… al Parco Isola di Brescia. Non è la prima volta marignanese per la mitica band. Nel 2008, a San Giovanni, le Orme raccolsero oltre 4.000 persone. Il gruppo che ebbe negli anni ’70 il suo fulgore, presenta il nuovo album “La via della seta”, uscito lo scorso aprile. San Giovanni: rappresenta anche il quinto raduno ufficiale del Fan Club le Orme. Si aspettano una marea di fans. Perché si tiene a San Giovanni? Daniele Donati è molto amico di Miki dei Rossi, il batterista della band e di Enrizo Vesco, il manager. Insieme a Donati ci sono tre amici di gioventù e molto di più: Sauro Simoncelli, Fabio Talamelli e Davide Tordi. Insieme a loro, un bel manipolo di amici.




Autocostruzione, felicità per 18 famiglie

CIVILTA’

di Matteo Marini

– Sei bambini, sei bebè. Sono loro il volto più bello del progetto dell’autocostruzione a San Giovanni. Il primo in tutta la provincia di Rimini. Il cantiere accanto alle case popolari ha tutta una sua storia, che tra poco, finalmente, avrà termine. A giugno Gian Pietro Bonomi, presidente di Ariacoop, consegnerà le chiavi delle case alle 18 famiglie dei soci della cooperativa, spariranno le transenne e piano piano anche la polvere di un cantiere lungo tre anni.
Sei bambini sono nati, da quando sono partiti i lavori nel 2008. Un segnale di ottimismo con lo sguardo rivolto al futuro, non c’è che dire. Il futuro rappresentato da una casa nuova e di proprietà costata la metà del prezzo di mercato. Autocostruzione significa che i proprietari sono anche operai, idraulici, falegnami e lavorano in prima persona alla realizzazione della casa. Ogni famiglia ha impiegato 1.600 ore di lavoro, distribuite per tutte e tre le schiere, la cui costruzione è proceduta di pari passo così come la consegna, tra pochi giorni. Il progetto è stato proposto e portato avanti da Ariacoop, la cooperativa nata a Rimini proprio per promuovere e concretizzare realtà come queste a sostegno dei giovani e di chi una casa a prezzo pieno non se la può permettere.
Gian Pietro Bonomi è il presidente e in qualche modo il “capo” di tutto quanto, anche se lui ci tiene a dirlo che le decisioni si prendono tutti insieme: “Ogni decisione viene presa a maggioranza. Ogni famiglia ha un voto. Quando l’assemblea decide io eseguo”. E sembra strano ma in tre anni è andato praticamente tutto liscio, un esempio di concordia con pochissimo disaccordo anche perché i bilanci sono trasparenti: non un euro viene speso che non si sappia. E ora ai tre edifici mancano solo finiture e qualche allaccio dell’Enel.
E’ un personaggio tutto particolare, il signor Bonomi. Milanese, pensionato, sorridendo spiega che ci vorrebbe un mese per raccontare tutti i lavori che ha fatto. Prima di sposarsi era cassiere in una banca, poi impiegato. A 30 anni si è trasferito in campagna, dove ha voluto crescere i suoi tre figli, per fare il contadino. “Ho fatto di tutto tranne che rubare” e la pensione se la gode ancora lavorando. Nel 2003 ha dato vita, assieme ad altri 19 soci, alla cooperativa Ariacoop proprio per realizzare progetti come questo. Ora i soci sono 133 in tutta la provincia e dopo otto anni il primo risultato è raggiunto. “Abbiamo girato e continuiamo a bussare a tutti i comuni della provincia. Tutti ci rispondono che vorrebbero realizzare l’autocostruzione. Fino ad ora solo San Giovanni è arrivata fino in fondo. Abbiamo vinto il bando nel 2007 ma le gru e le ruspe sono partite solo dopo 15 mesi, questa è una cosa che mi fa imbestialire”. Le lungaggini burocratiche hanno logorato la pazienza anche degli stessi soci marignanesi che erano interessati: “Nel periodo dopo aver vinto il bando (che era su punteggio e non su offerta) per l’edificazione del lotto tramite autocostruzione abbiamo perso 24 soci. La maggior parte era esasperata e aveva paura di perdere i soldi che aveva anticipato”. Poi però il cantiere è partito e non si è più fermato. Il finanziamento è avvenuto attraverso Banca etica di Padova, un istituto di credito che finanzia progetti che riguardano il sociale. Le banche però pagano ogni trimestre, e Banca etica non fa eccezione: “Siamo riusciti a saldare i fornitori subito grazie al prestito sociale. Per farla breve erano gli stessi soci che prestavano soldi alla cooperativa. In questo modo, pagando subito in contanti e comprando direttamente dalle fabbriche grosse quantità, siamo riusciti a risparmiare fino al 20% sui materiali”. Così per un bell’appartamento, nuovo e spazioso, una famiglia ha potuto spendere circa 200.000 euro, nei quali sono compresi anche gli oneri di urbanizzazione, verde pubblico (con una cisterna per l’irrigazione) e anche i mezzi del cantiere come betoniere e gru, che potranno essere riutilizzati per futuri cantieri, venduti o affittati.
Il bando comunale prevedeva la vendita del lotto di terreno a prezzo ribassato (circa 52 euro a metro quadro, quasi un “regalo” in un territorio dove spesso il costo del terreno supera anche il valore del solo immobile che lo occupa), grazie alla destinazione sociale del progetto. E vieta alla famiglia di vendere l’immobile o di affittarlo prima di 20 anni, per evitare speculazioni immobiliari e garantire che lì dentro ci entrerà solo chi una casa l’ha bisogno sul serio. La graduatoria dei candidati infatti teneva conto di requisiti come la “marignanesità” e il numero dei figli. Le 18 case a schiera ospiteranno altrettante famiglie. Misurano 90 metri quadrati l’una, più una mansarda e due ripostigli. Compresi i 40 mq di giardino si arriva a 140. Tutti appartamenti uguali e speculari, tutti di classe energetica A+ a bassa dispersione di calore grazie al cappotto termico e al ricambio naturale dell’aria. Ognuna ha pannelli fotovoltaici sul tetto. Ospiteranno famiglie marignanesi (sono 14), giovani coppie, ma anche qualcuno da fuori. Uno di questi è Alfredo. Di origine albanese, 48 anni è in Italia dal 1991 e lavora come metalmeccanico alla Caterpillar. La sua è una delle tre famiglie di origine non italiana. Anche lui è soddisfatto di come stanno andando le cose: “Siamo andati tutti quanti d’accordo – spiega – solo che ora abbiamo fretta di entrare e l’Enel ci sta facendo aspettare per i contatori. E ogni mese che passa sono centinaia di euro che se ne vanno nell’affitto”. A giugno comunque si trasferirà qui con sua moglie e suo figlio, che già ha preso il verde pubblico realizzato dalla stessa cooperativa attorno al nuovo caseggiato, come suo parco giochi personale.
Un esperimento interessante che ha coinvolto in toto oguno dei candidati. Con bilanci trasparenti e senza intermediazione. Gli operai specializzati stagionali hanno lavorato per meno di 7.000 ore, il resto l’hanno fatto i futuri proprietari. Anche senza specializzazione: “Per esempio l’impianto idraulico – spiega Bonomi – l’ha realizzato un tecnico per la prima casa. Poi per le altre abbiamo copiato. L’idraulico tornava solo per i collaudi”. Oltre che una fatica, il cantiere è stata anche una scuola. Chi all’inizio non sapeva fare nulla alla fine lavorava più degli altri.
Ora che il cantiere di San Giovanni chiude si guarda altrove, agli altri comuni. A chi avrà il coraggio di impegnare un lotto di terreno da edificare per una iniziativa intelligente. Bonomi, che praticamente ha vissuto qui negli ultimi mesi, in realtà non verrà ad abitare qui, ci verrà invece suo figlio: “Ha 35 anni, forse è la volta buona che se ne va da casa nostra” ride.

L’INTERVISTA

Morelli: “Bell’esperienza”

– Il progetto di autocostruzione a San Giovanni in Marignano è il primo in assoluto nella provincia di Rimini e forse il primo in tutta la Regione con questi requisiti. Gestito totalmente dalla cooperativa senza intermediari. Un successo, secondo l’assessore all’edilizia Daniele Morelli, sicuramente da ripetere: “Mi stanno chiamando anche da altri comuni vicini per sapere pregi e difetti di un’iniziativa come questa. Per quanto mi riguarda ho visto solo pregi. So che all’inizio ci sono state difficoltà burocratiche. Essendo una formula nuova è normale. Un’esperienza positivissima che ha potuto dare a giovani coppie di San Giovanni la possibilità di avere una casa di proprietà. Il Comune ha favorito il progetto fissando un prezzo del terreno a condizioni molto vantaggiose, molto più basso rispetto al prezzo di mercato di un’area edificabile”.
Il lotto venduto dal comune alla Ariacoop è costato 168.925 euro, per 3209 metri quadrati. Cioè poco più di 52 euro a metro quadro.




Vino, mezzo millennio di emozioni

AGRICOLTURA

– “Con solo la poesia, il vino diventa aceto. Vanno affiancate tecnica e saperi”. L’ultimo investimento è di due mesi fa: un gioiellino di tecnologia che filtra il vino. Grazie ad un computerino, in modo automatico ed efficace, “met e ven te pulid” (travasa il vino per eliminare i fondi), Per usare la limpidezza del dialetto.
Chi sa parlare il linguaggio delle immagini, sa parlare di emozioni. Alessandro Bacchini ha 71 anni; insieme al fratello Leo, è l’erede della Tenuta del Monsignore, una delle eccellenze viti-vinicole della provincia di Rimini. E non solo.
Con molta naturalezza, Bacchini è dotato di uno humor da far invidia un inglese con bombetta e ombrello. Un giorno porta i suoi 140 chili distribuiti su un metro e 82 centimetri dal medico. Il consiglio: “O cali, o muori!”. Risposta: “Per mantenere gli impegni, ho deciso di abbattere il peso”.
Un impegno ce l’ha con il nipotino, Nicolò nato lo scorso dicembre, primogenito di Nicoletta. Racconta: “Sono costretto ad aspettarlo fino a quando avrà 15 anni. Ho bisogno di cinque anni per trasferirgli i miei segreti. Dopo, vado in pensione”.
“La cantina – prosegue nella riflessione Bacchini – deve essere pulita come una sala operatoria. Ad esempio, i contadini, da noi, erano abituati a risciacquare le botti con il vino; era come mettere su un allevamento di batteri. Stesso discorso, quando la cantina non aveva pavimenti e c’era la terra. La Tenuta del Monsignore è stata all’avanguardia. Dal suocero, nel 1938, mio padre ricevette come regalo di nozze una macchina per sterilizzare le botti. Per restare nel tema della qualità, il primo enologo è giunto nella nostra cantina nel dopoguerra. Abbiamo iniziato ad imbottigliare negli anni Cinquanta. Ma il buon vino si inizia a produrre sulle viti, con una potatura corta, naturalmente. E la passione”.
Oltre 100 ettari di terra, 85 dei quali a vigneti; col resto olio extravergine di oliva, miele. L’azienda è un balcone sul mare, sopra Santa Maria in Pietrafitta, a pochi metri dall’elegante chiesolina restaurata da don Piero. In mezzo ad un parco ben tenuto di circa tre ettari, c’è la casa padronale. Accanto una sala da cerimonie porticata che ti fa abbracciare il mare e la cantina; con otto metri sottoterra. Nome in memoria di un avo vescovo, i Bacchini sono vignaioli da circa 600 anni. Prima in Toscana, attorno al 1400 si trasferirono a San Clemente. Un secolo e mezzo dopo si trovano a San Giovanni. Sono alla XVIII generazione di viticoltori.
Se è vero che il vino è poesia, pulizia e conoscenze, Alessandro Bacchini si è divertito non ad abbinare i vini con le pietanze, ma coi sentimenti. Ogni sua etichetta è legata ad un’emozione. A zonzo con alcune sue associazioni: Trebbiamo (“Esalta momenti postivi della quotidianità”), Pagadebit (“Suscita fiducia nel futuro), il vino frizzante “Diavoletto” (“Per mandare al diavolo i cattivi pensieri. Chi vuol essere lieto sia di doman non v’è certezza”).




Gobetti-De Gasperi, vinto premio di giornalismo. Primo tra 600 scuole

GIOVANI

– L’Ape dell’Isiss, il Magazine del Gobetti-De Gasperi, ha vinto il primo premio ex-aequo del concorso nazionale per il miglior giornalino scolastico, sezione scuole medie superiori, indetto anche quest’anno dall’Istituto Comprensivo di Manocalzati in provincia di Avellino in ricordo del Dirigente Didattico Carmine Scianguetta.
Il concorso, che si svolge sotto l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica, ha il patrocinio del Ministero della Pubblica Istruzione, dell’Ordine Nazionale dei Giornalisti, della Regione Campania, del quotidiano Il Mattino e di altre testate.
La valutazione dei giornali è stata effettuata, inizialmente, da una commissione preposta ad un primo livello di selezione; successivamente da una giuria composta da giornalisti della stampa locale e nazionale e da alcuni alunni tra i più meritevoli dell’Istituto Comprensivo che ha organizzato il concorso.
All’ultima edizione hanno partecipato circa seicento scuole da tutta Italia (trecento per le medie superiori), quindi, vista la concorrenza agguerrita, quello conseguito dal Magazine del Gobetti-De Gasperi è senz’altro un risultato di prestigio.
Coordinati dal prof Giuseppe Vanni, la redazione: Elia Pari 4 A, Matteo Serafini 4A, Luca Pronti 4A, Linda Pangrazi 4A, Giulia Costa 4A, Giulia Tasini 4A, Erika Santochirico 3 A, Debora Sabba 3 A.

Complimenti ragazzi