Riviera Horses, sport e economia

IMPRENDITORIA

Un’oasi di bellezza. Un tempio dello sport. Una “fabbrica” in grado di creare ricchezza. In sintesi il Riviera Horses di San Giovanni in Marignano. Forse è il centro ippico più bello d’Italia. Costruito da Norberto Ferretti (degli omonimi cantieri navali), “istigato” dalla figlia Marzia, un’amazzone che ha ottenuto buoni risultati.
Per il lungo fine settimana di Pasqua sono giunti 400 cavalli; assumendo che ogni cavallo significa due persone al seguito. I conti di questo turismo sportivo sono presto fatti: importantissimi e dall’alto valore aggiunto. Tra i migliori alberghi di Cattolica, Gabicce Mare e Riccione sono convenzionati. Insomma, crea un indotto con fatturati di molti zeri. Nei fine settimana delle gare, il centro ippico impiega una sessantina di addetti; i fissi invece sono una ventina.
Si dice che Dio si raggiunge anche attraverso la bellezza, il Riviera Horses lo è. Tutto è ben fatto, l’arredo coniuga l’intelligenza della forma con il rigore della funzionalità. Non c’è un elemento banale. Ad esempio, i cani al guinzaglio possono essere legati a dei supporti di metallo a foggia di doppio ferro di cavallo. A prima vista sembrerebbe un motivo di arredo, ma subito ci si pone la domanda: a che cosa servono?
La piantumazione è autoctona; potrebbe essere presa a modello dalle cittadine della costa che piantano essenze per stupire, lontane dalla storia dei nostri luoghi. Invece, qui i colori sono autentici: rose, allori, rosmarino, mirto, tamerici, bosso, fursitia, lonicera. La pianta più bella, l’unica presente prima della piantumazione, è un vecchio e nobile gelso, che Noberto Ferretti ha voluto preservare. Pianta per antonomasia della casa colonica, per qualcuno, il gelso, è il simbolo dell’uomo romagnolo: ben piantato nel tronco con rami che svettano in alto. Generosa e affascinante. Utile (more e foglie come cibo per il baco da seta) e elegante.
Poiché la piante sono cresciute, coprono le abitazioni dei dintorni; lo sguardo si perde nella natura del paesaggio circostante: un ampio anfiteatro verde che avvolge i borghi della collina. Sembra di essere in mezzo ad un mare di verdi.
Lavori iniziati nel 2006, inaugurato il 23 giugno del 2007, Riviera Horses nel suo calendario agonistico, da febbraio a dicembre, ha una trentina di eventi. Con una media di 500 cavalli per gara (tanti sono i box a disposizione).
Occupa 13 ettari (130.000 metri quadrati). I servizi sono di prim’ordine: tre campi gara, con altrettanti campi prova. Il centrale, il Grand Prix, ha una tribuna da 1.000 posti a sedere. Completa il centro, una club house dalle cui vetrate si ammira un campo al coperto.




Vendesi, affittasi, liquidasi: come leggerli?

LA RIFLESSIONE

di Alfonso Scarano

– E’ esperienza comune di questi tempi aver sensazione ed evidenze di cambiamenti sociali ed economici importanti, epocali.
Una evidenza sono i cartelli di vendesi ed affittasi che fanno sempre più bella mostra di se lungo le strade. In varie fogge, da quelle minimaliste in lunga sequela appuntati ai portoni dei condomini a quelli artistici che addobbano gli ingressi di ville, a quelli – grandiosi – che vestono intere facciate di capannoni. Il paesaggio prende colore, il colore di un annuncio di cambiamento, che è in realtà un cambiamento già avvenuto, che sta galoppando.
Non si tratta del fisiologico ricambio generazionale, è qualcosa di nuovo e di sommergente.
Le statistiche contabilizzano nei freddi numeri dei prospetti i casi di non solvibilità di imprese e famiglie, la cartellonistica informa, con ritardo, di sofferenze già avvenute ed ancora cocenti.
Vi è stata un’epoca in cui fare, lavorare, progredire era considerata cosa normale e somatizzata come un progresso naturale ed ineluttabile. Il ciclo dell’economia, pur con alti e bassi, remunerava tutti o abbastanza, o comunque a sufficienza. Pur con inciampi abbiamo assistito ad un immenso progresso del benessere occidentale. Ed infatti era l’epoca chiamata della società del benessere. Il mondo occidentale, spesso a spese di altri mondi, ha compiuto il grande balzo verso il consumismo.
La civiltà dei consumi ha trasformato popoli diventati di civili cittadini, in popoli consumatori passando prima dai beni necessari poi ai beni voluttuari, fino fors´anche ai beni paranoici.
Una trasformazione culturale impressionante ha trasformato i figli dell’homo faber in ominidi consumatori. Consumatori onnivori.
I nuovi templi in cui questa nuova generazione di ominidi rendono continuo e religioso omaggio, sono i templi del consumo industrializzato: i centri commerciali, le catene della grande distribuzione ed ora anche il consumismo virtualizzato attraverso internet. Parola d’ordine di questa religione è: consumare, consumare sempre e di più!
Se consumi esisti, ti senti bene ed appagato, momentaneamente. Poco importa se a breve o medio lasso di tempo la quasi totalità di quanto acquistato va nel pattume, in montagne di pattume.
Basta rinnovare il rito pagano del consumismo, per un altro momento – breve – di appagamento.
Ma soffermiamoci un attimo sulle etichette di questi prodotti: diventa ossessiva la ricorrenza del “made in china” o targhette da simil o confinante geografia.
E non può essere diversamente, se questa informazione viene anche letta nelle statistiche ufficiali del commercio internazionale e della progressione dei PIL dei vari paesi, di quelli occidentali e di quelli emergenti, o destinati ad imperare come la nuova Cina.
A questo punto si impone una domanda semplice, molto semplice: se i prodotti destinati al consumismo occidentale provengono sempre di più dall’estero, da dove deriverà il reddito necessario per perpetuare all´infinito tali consumi? In altre parole, non si mostra alla lucidità dei critici, forse inceppato o insabbiato il meccanismo ciclico di lavoro, reddito, consumo che genera o induce nuovo lavoro, che da nuovo reddito, che induce nuovi consumi e così via?
Per non parlare degli impatti ambientali e sociali di questo modello della mondializzazione delle produzioni – cinesi o indiane e dei consumismi occidentali. Per precisione di alcune cronache si tratta spesso dei veri e propri dunping sociali ed ambientali.
Originiamo da una cultura sociale occidentale – con forte impatto dell´esperienza protestante – che attribuiva identità e auto-realizzazione ed autostima per il mestiere che si fa. E vi è dignità in ogni mestiere.
Ci stiamo inoltrando, senza forse avvedercene appieno, ad una epoca del non mestiere o del simil-mestiere, dei non obiettivi o simil-obiettivi, immersi in un “carpe diem” consumistico. Finché dura.
Non pare per nulla evidenziarsi una necessaria e diffusa consapevolezza sociale di tali criticità epocali, e tanto meno una consapevolezza politica di questi fenomeni di impatto sostanziale sulla società per come la abbiamo intesa fino ad ora, anche perchè a fronte di tali mali si pongono in atto delle azioni non congrue alla gravità del male stesso. Gli ammortizzatori sociali hanno solo una funzione mitigatrice e momentanea, del trauma di un licenziamento o della difficoltà di reddito di una famiglia, supplendo con un sostegno di urgenza. Eppure, ciecamente, non si affrontano soluzioni realistiche al problema dei problemi, quello del sistema lavoro-consumo. Il deperimento economico porterà ineluttabilmente le sue ulteriori evidenze nei rapporti sociali, guastandoli sia a livello famigliare sia a livello di convivenza civile. Effetti di degradazione sociale sono già sotto gli occhi di tutti.
Ed l’uomo pubblico, che dovrebbe essere esemplarmente pubblico in moralità, onestà, correttezza e rispetto alle norme che regolano il vivere civile di una nazione, fa mostra di legittimazione sociale pur facendo tutto il contrario, senza vergogna.
Quindi, dalla pioggia colorata dei cartelli vendesi ed affittasi, si giunge, ineluttabilmente, come catene di conseguenze di con-cause ed co-effetti alla liquidazione di un modo di vivere civile, alla liquidazione di un tradizionale sentimento di vivere onesto ed operoso.
E secondo un perpetuarsi da profezia da tragedia greca, avverrà che le colpe dei padri ricadranno sui figli, ignari. Possiamo però immaginare o sperare che, alla fine, l’umanità prevarrà, sia pur dopo molti dolori.

NUMERI

Rimini, troppi alberghi in affitto

– Circa il 50 per cento degli alberghi di Rimini sono dati in affitto. E’ una delle debolezze dell’offerta; di norma né il proprietario, né l’affittuario, sono incentivati alle migliorie generali. Dopo pochi anni la struttura ha meno appeal e si rincorre al prezzo e non al sano equilibrio tra la bontà dell’offerta e il giusto ricavo. A ciò, come fa notare Patrizia Rinaldis, presidente degli albergatori di Rimini, si aggiunge la pesantezza dell’affitto, più alto dell’utile della gestione diretta.




Zamagni: “La rendita uccide lo sviluppo”

ECONOMIA

– Imprenditori innovatori, che aprono a nuove forme di sviluppo. E imprenditori imitatori, che godono esclusivamente di posizioni di rendita. Stefano Zamagni è tra i massimi economisti italiani. Riminese, è il preside della facoltà di Economia e commercio all’Università di Bologna. E’ sceso a Rimini invitato da una delle liste che si contendono il Comune di Rimini lo scorso aprile.
La rendita
L’intellettuale ha toccato con profonda onestà intellettuale una serie di temi.
Salario, profitto e rendita. “Tutti gli economisti hanno sempre detto che la rendita è distruttiva, perché non crea ma sfrutta. Quando la rendita supera il 15% del Pil (Prodotto interno lordo) – una soglia critica identificata da diversi economisti – allora l’economia è destinata al conservatorismo: in Italia la rendita supera il 33%, ed è per questo che il nostro Paese non cresce. C’è poco profitto e troppa rendita”. Dalla subcultura della rendita, occorre passare allora allo sviluppo integrale: “sviluppo è una parola di origine latina che significa “togliere i lacci, liberare”; integrale significa che questo sviluppo deve riguardare tre aspetti della persona: materiale (i beni); socio-relazionale; spirituale”.
Gli imprenditori
“Due tipi: gli ‘imitatori’, che portano avanti la propria impresa imitando le idee di altri, godendo quindi di una posizione di rendita. E gli ‘innovatori’, che spingono avanti la frontiera della conoscenza. A Rimini, dopo gli anni ’70 e soprattutto nell’ultimo ventennio, il tasso di imprenditorialità innovativa è crollato. La cultura della rendita, che ha dominato, ha delegittimato l’innovazione. Penso soprattutto alla fasce più giovani della popolazione: qui il tasso di imprenditorialità è drasticamente caduto. I giovani sono i più creativi per antonomasia, ma se non creiamo un ambiente capace di supportarli e farli crescere, rischiamo o di abbandonare la città al declino o di lasciarla in mano ad altri imprenditori innovativi ‘esterni’, stranieri o multinazionali, che potrebbero arrivare e comprare tutto”.
Zamagni indica come uscire da questa situazione: cambiare cultura, in particolare quella “che deride chi innova e invece riverisce chi vive di rendita”.
“L’innovazione – afferma il professore – va concimata, e l’Università è il luogo ideale. Ci vogliono rapporti sempre più stretti fra il mondo delle imprese e il Polo universitario di Rimini, occorre stipulare un’alleanza strategica: la presenza di alcune migliaia di studenti, di docenti, di strutture nuove sono una ricchezza fondamentale”.
Un altro passo decisivo è quello di passare dal concetto di “cittadino utente” a “cittadino committente”: deve essere la domanda ad orientare l’offerta di servizi, ha detto Zamagni, e non il contrario. L’amministrazione deve ‘dare conto’ del suo operato, ma questo non basta: “Il Comune deve ‘tenere conto’ della domanda che emerge dalla cittadinanza, dando vita ad una sussidiarietà circolare”, costruita su un triangolo equilatero i cui vertici sono: Comune, Business Community (imprese), Associazionismo-Società Civile.
“Spesso succede che, nella migliore delle ipotesi, uno dei tre vertici ascolta e poi decide lui cosa fare. È un modo necessario ma non sufficiente: l’obiettivo è la co-progettazione: non possiamo chiamare il volontariato quando serve, per poi scaricarlo subito dopo. Se vogliamo valorizzare la società civile la dobbiamo coinvolgere interamente anche nelle fasi di decisione e di progettazione”.
La cultura
“La cultura non è soltanto un bene di consumo, ma è anche un bene di investimento: accettare questo punto di vista è decisivo. Per Rimini la cultura potrebbe essere un fattore strategico di sviluppo. Rimini ha potenzialità enormi non sviluppate, lo dico da sempre, sia dal punto di vista delle infrastrutture che del capitale umano. Ma c’è un male oscuro che si è impossessato della città: sono le ‘passioni tristi’, per dirla con Spinoza. È il senso di impotenza, inculcato da una massa di ‘benaltristi’, quelli che dicono sempre ‘ci vuol ben altro!’ e che sono dei disfattisti succubi della subcultura della rendita. Bisogna isolarli, bisogna togliere i semi delle ‘passioni tristi’”.
“Rimini – continua Zamagni -ha tutte le carte in regole. Ciò di cui c’e’ bisogno non sono le risorse, che non mancano, ma le ‘persone pensanti’. La bilancia pende troppo dalla parte delle ‘persone calcolanti’ che sono quelle che pensano di risolvere tutti i problemi solo facendo i conti. La bilancia va riequilibrata a favore delle ‘persone pensanti’, ovvero quelle che ti fanno vedere la direzione, che indicano la meta e che iniziano un cammino e che anche se non conoscono già in partenza l’esito finale, ti aiutano a camminare insieme per costruire la strada un po’ alla volta. Di queste persone ha bisogno Rimini”.




Focchi: “Ripresa, segnali confortanti”

L’INTERVISTA

– Maurizio Focchi è il presidente di Confindustria Rimini. La sua azienda è uno dei fiori all’occhiello dell’imprenditoria provinciale, con una forte presenza sul mercato inglese. Appartiene alla categoria degli imprenditori e non a quella degli affaristi.

Come se la sta cavando in questa crisi l’imprenditoria provinciale?
“Dall’ultima indagine congiunturale di Confindustria Rimini (periodo: secondo semestre 2010 e previsioni primo semestre 2011) emerge una situazione con segnali confortanti in cui sembrano consolidarsi gli input di ripresa già manifestati nel primo semestre dell’anno. Tuttavia la situazione rimane complicata con una ripresa lenta e diversificata da azienda ad azienda e da settore a settore. Sebbene la direzione sembri quella della crescita ci sono ancora settori merceologici in sofferenza e soprattutto non vi è ancora un’inversione di tendenza sul calo dell’occupazione.
Nel secondo semestre 2010 in generale i principali indicatori segnano un andamento positivo, a parte l’occupazione che, come anticipato precedentemente, continua ad essere in calo. Dato più che comprensibile visto che per il suo rilancio occorrerà attendere la totale ripresa dell’economia e il nascere di un pieno clima di fiducia.
In crescita sia il fatturato interno (+6,20%) che quello estero (+12,10%).
Per quanto riguarda le previsioni per il primo semestre del 2011, la produzione viene annunciata in aumento dal 37,50% delle imprese del campione, il 51,39% prevede una situazione di stazionarietà e l’11,11% prevede una diminuzione. Situazione che si rispecchia negli ordini. L’occupazione resta stazionaria per circa l’80% del campione”.
A quando la ripresa?
“Il cammino per il ritorno ai livelli pre-crisi, soprattutto per i fatturati e l’occupazione è ancora lungo e irto di ostacoli: la domanda interna ancora langue e c’è il problema dei mancati pagamenti che le imprese spesso sono costrette a subire e che, a loro volta, possono generare problemi nei rapporti con le banche. E proprio per questo ecco perché salutiamo con particolare soddisfazione l’ulteriore proroga per altri sei mesi della cosiddetta “moratoria sui debiti delle pmi” e l’allungamento della durata dei finanziamenti a medio-lungo termine delle imprese che hanno già beneficiato dell’Avviso Comune.
Inoltre, il problema del credito è tutt’altro che superato e per questo motivo auspichiamo che le banche continuino con più impegno a concedere crediti alle imprese per favorire il loro business.
In generale, comunque c’è un maggiore clima di fiducia che ovviamente rimane condizionato da fattori globali di incertezza come la forte lievitazione delle materie prime e in particolare dei prodotti petroliferi. Le buone performance dell’export sono comunque incoraggianti. Dimostrano la vitalità delle nostre aziende e che gli imprenditori non si sono arresi e hanno tutta la voglia di rilanciarsi cogliendo le opportunità offerte dalla ripresa internazionale”.
Dal suo punto di vista che cosa possono fare le istituzioni per aiutare le imprese ad essere competitive? Che cosa può fare la politica locale in concreto per aiutare le aziende?
“Per affrontare e superare la crisi le aziende hanno dovuto riorganizzarsi, innovarsi ed internazionalizzarsi. Hanno investito in ricerca e sviluppo, nell’export e nella formazione delle risorse umane. Le pubbliche amministrazioni da parte loro, dovrebbero facilitare le imprese a fare tutto ciò.
Gli imprenditori hanno bisogno di essere ascoltati e soprattutto vedere risolvere problemi con soluzioni efficienti e veloci. Bisogna snellire la burocrazia ed impegnarsi in un percorso basato sulla condivisione di intenti affinché il nostro territorio possa rilanciarsi, essere competitivo nel mercato globale e vincere le sfide del futuro.
In questo senso abbiamo da tempo dato la nostra piena disponibilità”.
Si dice che i riminesi siano troppo solisti, ma è davvero così?
“Auspichiamo che ci sia un’evoluzione del modo di essere imprenditori, passando da un approccio che vede al centro un ‘immagine di imprenditore come protagonista esclusivo ad un approccio che miri ad un atteggiamento più disposto a lavorare in rete. Un’ idea che sta emergendo sempre di più. La nostra realtà, infatti, è ricca di esempi della volontà del “fare squadra”. Siamo convinti che nel confronto e nella condivisione si trovino buone opportunità di crescita e miglioramento.
La stessa nostra Associazione da oltre sessanta anni opera promuovendo uno spirito di “sistema imprenditoriale” affiancando le imprese con una serie di servizi ad ampio raggio”.
Chi è il bravo imprenditore?
“Un buon imprenditore è quello che fa crescere la sua azienda nel rispetto delle esigenze generali e fa diventare il profitto non il fine, ma il mezzo del proprio percorso e quindi far crescere la propria impresa in armonia con il tessuto sociale del territorio”.




I sanniti, quei montanari arrivati a Rimini

Hanno organizzato il 16 aprile e 17 aprile, un convegno sulla figura e l’opera di Giovanni Palatucci, ultimo questore di Fiume italiana. Irpino, è riconosciuto dalla comunità ebraica “Giusto tra le nazioni” per essersi opposto alle leggi razziali ed aver salvato circa 5.000 ebrei.
Nell’ambito della stessa iniziativa, in piazza Tre Martiri, in collaborazione con la Confartigianato e Confcommercio, in occasione della annuale “ Festa del pane”, denominata quest’anno, per il 150° Anniversario dell’Unità d’Italia, “PAN’ITALIA: da 150 anni valore identitario nazionale”, sono stati esposti prodotti tipici dell’agricoltura e dell’artigianato irpino.
Programma – 16 aprile
Ore 16.- Hotel La Perla in Viale Vespucci 11 a Rimini (Marina Centro) Convegno su Giovanni Palatucci dal titolo: “Giovanni Palatucci: Irpino, poliziotto cattolico, Giusto Tra le Nazioni.” Relatori: don Franco Celetta – Vicario parrocchiale Chiesa Sant’Amato di Nusco (Av), “La Formazione spirituale e culturale di Giovanni Palatucci”; Angelo Picariello – Scrittore e giornalista del quotidiano “Avvenire”, Carlo De Stefano – Prefetto (già Direttore centrale della Polizia di prevenzione del Dipartimento della Pubblica Sicurezza), Don Franco Stano – Cappellano della Polizia di Stato del Compartimento Polfer Roma e Lazio (Postulatore della causa di beatificazione di Giovanni Palatucci)
Domenica 17 aprile
Ore 10. – Piazza Tre Martiri di Rimini. Inaugurazione “Festa del pane”, organizzata dalla Confartigianato con la partecipazione di espositori irpini. Degustazione di prodotti artigianali da forno, comprendenti tutte le specialità di pane regionali.
Esibizione gruppo folkloristico irpino in piazza.




Unitalsi, ambulanza dalla Banca di Rimini

Grazie a nome soprattutto di tutti i riminesi e non, che usufruiranno del nuovo mezzo facendo richiesta alla nostra segreteria del servizio di trasporto.
Accogliamo con gioia questo gesto di partecipazione al nostro servizio, e ricordiamo a tutti che l’Unitalsi è aperta a chiunque voglia dedicare qualche ora della sua giornata per rendere più semplice e meno sola quella dei nostri amici disabili o non autosufficenti.
Vi aspettiamo per qualsiasi genere di informazioni o curiosità presso la nostra sede in via del Pino a Rimini.
Saliamo a bordo e partiamo!




SGR: unico servizio, due sconti

– Sconto del 10 per cento sull’energia elettrica. Sconto del 5 per cento sul gas metano. E’ un’altra delle iniziative commerciali di Sgr Servizi riservata alle famiglie dei 42 comuni dove opera. Per tutti l’azienda riminese significa gas metano, sull’onda delle liberalizzazioni, invece da due anni è entrata nel settore dell’energia elettrica. E lo fa con la sua filosofia: un mix di professionalità, efficienza e servizio vicino al cliente. Con il meglio al prezzo più basso.
Il cliente è il centro della sua filosofia industriale. Ne sono la prova il call center ed i nove uffici sul territorio ai quali rivolgersi. Nessuna voce che si perde nel labirinto delle telefonate. Se qualcuno telefona, nell’attesa si sente rispondere: “Se desidera essere richiamato da un nostro operatore, prema il tasto zero”.
Dicono dall’azienda: “Grazie al fatto che tutta l’attività è svolta direttamente, siamo in grado di risolvere i problemi del cliente in pochissimo tempo. Lavoriamo con la chiarezza e le tariffe più basse che si possono trovare sul mercato. Un esempio di chiarezza potrebbe essere la lettura dei contatori. Fatta sette volte l’anno, l’utente paga quello che consuma. E non è affatto un caso che il 50 per cento dei clienti tornano da noi dopo sei mesi dal cambio di gestore”.
Formula Comoda
Un altro esempio di vicinanza alle famiglie è la cosiddetta Formula Comoda. Per evitare picchi di spesa nei mesi invernali, è possibile pagare un importo fisso ogni due mesi, con un eventuale conguaglio a fine anno contrattuale
Formula sicurezza
Oltre alla fornitura del gas metano, Sgr con la Formula sicurezza offre il servizio di manutenzione delle caldaie. L’assistenza può essere pagata in 12 comode rate, con il fine di non pesare sui bilanci delle famiglie.

Energia elettrica
In due anni, Sgr ha acquisito 7.000 clienti. Rispetto ai competitori, con l’accoppiata gas metano e energia elettrica il risparmio è del 10 per cento per la seconda voce e del 5 per la prima.




Teatro Galli e buona cultura

ALLEGRO MA NON TROPPO

di Carla Chiara

– Carteggio Pancaldi -Martelli, Resto del Carlino 13 febbraio 2011.

Scrive G. Pancaldi a proposito del Teatro Galli –
Il giornalista Martelli risponde sottolineando l’interessante polemica “di classe” suscitata dal lettore.
Infatti il Pancaldi rivendica un Teatro “per tutti” e non solo per classi agiate, molto agiate che, gomito a gomito, con i potenti locali e i politici, senza passare da casa, andrebbero ad ascoltare Mozart!
Ma signor Pancaldi, lei crede? Cronache recentissime ci hanno informati che potenti e politici con gli agiati, molto agiati corrono a casa, proprio a casa, per divertirsi e fare quello che vogliono. (Con buona pace dei devoti che, all’uscita della Messa rispondono all’intervistatore di turno che: -…un uomo è un uomo, e tutte sarebbero disposte e disponibili all’idea di quel metallo e per vantaggi di carriera. Oh, squisita eleganza del gratuito tradimento amoroso delle nobildonne napoletane nel “Così fan tutte” di Mozart, perché non sei divulgata?)
Tornando al lettore Pancaldi.
Il Teatro nella struttura architettonica tradizionale è sempre stato per “tutti”. Come la Chiesa.
Ovviamente nelle programmazioni illuminate. Vale a dire:a tema, per fasce di età, per epoca storica.
Eccoci a Vienna con la Kinder Opera, a Torino con il Cartellone’900 (nel glorioso periodo con Claudio Desderi direttore artistico). I Conservatori che, ospiti dei Teatri, offrono concerti cioccolata, a richiesta, a sorpresa, a lezione. L’offerta insomma ha i classici 360°, comprendendo Prosa, Danza, Letture poetiche, Animazioni, varie ed eventuali – Il San Carlo di Napoli offrirà Matrimoni e Cerimonie.
Storia: a Parigi – dove pure Maria Antonietta recitava, damnatio memoriae, era permesso l’ingresso al passante –che restava in piedi.
Alla Corte viennese di Giuseppe II servitù e popolino ascoltavano nei settori preposti e, il giorno dopo, nei corridoi e nelle strade si cantava e fischiettava Mozart.
A Venezia, nel ‘700-‘800, tra i tanti, il San Moisè, per tutte le tasche, con recite decentrate nelle isole!
I nostri politici – che vogliono essere chiamati onorevoli, che si fanno aprire porte e portiere, portar ombrelli e borse, accomodare soprabiti sulle spalle – forse per paralisi acquisita nell’esercizio delle proprie funzioni, stia certo il lettore Pancaldi, Mozart non lo conoscono, non lo vogliono conoscere, né tanto meno far conoscere.
Non sanno, e dovrebbero temere, quanto è loro pertinente il testo del “Don Giovanni” “…sua passion predominante è la giovin principiante…” – e aggiungasi: “…delle vecchie fa conquista pel piacer di porle in lista..” elettorale?
Sospiro: Don Giovanni Tenorio è giovane, bellissimo, ardente di vita e di morte; esige gratuiti favori e non ne concede alcuno. Si lascia trascinare all’inferno pur di sfidare con furore ogni limite!
Già, già… lugubre nobiltà del classico… Resta l’attualità nelle sue assenze .
Il perfido Guido Ceronetti -che amiamo sempre e comunque – ha titolato sulla Stampa: “Se la Scala chiude che male c’è?” – ed è partito, lancia in resta , contro l’inutile, assurda, impagliata Opera Lirica..
No, Maestro, è impossibile rinunciare a quella fiaba colossale ed interdisciplinare, al suo indotto di cultura,attualità,e mano… d’Opera..
A Teatro, nella splendida apoteosi degli armonici naturali del Teatro all’italiana, si celebra l’educazione al bello, nella sua gloriosa e misteriosa inutilità.
Su il sipario: “…castigat ridendo mores” …ma anche piangendo…
Tutti hanno studiato a memoria la loro parte.
Nulla è lasciato al caso:l’improvvisazione non esiste.
Anche quando si recita a soggetto!!!
Il Pubblico ha dovere di plauso o dissenso non pilotato. Chiaro?!
Odore, colore e sapore delle idee vive e dal vivo.
Fischi e fiori freschi.
Dal Principio alla Fine. Cala il sipario.
Senza Teatro, nel gelo delle coscienze, la fine di ogni principio.
Tuttavia all’uscita del teatro Rossini di Pesaro ieri sera un bambino ha detto: “Credevo che fosse un concerto, invece era musica bellissima.
Oh, cara mia speranza.




Riminese, giunte 1859

Rimini – Ferrari Banditi conte Sallustio, Bilancioni dottor Enrico, Fagnani Pietro.

Verucchio – Ripa Avv. Luigi, Pecci Giuseppe, Fabbri Antonio.

Coriano – Salvoni conte Luigi, Renzi Felice, Tonnonì Pietro.

Monto Scudolo – Ferri Pio, Graziosi Leonardo, Tosi Costantino.

Monte Colombo – Baffoni Antonio, Graziosi Giacomo, Coltellini Cristoforo.

San Clemente – Baghi Isidoro, Bartolini Guglielmo, Bellini Domenico.

Misano – Tonti Antonio – Bianchini Giuseppe, Bianchini Tommaso.

Sant’Arcangelo – Marini conte Lodovico, Baldini conte Antonio, Franceschi Giambattista.

Poggio Berni – Paverani Francesco, Tonini Sebastiano, Pellegrini Luigi.

Scorticata – Tosi Avv. Antonio, Zoli Gregorio, Stefani Agostino.

Saludecio – Albini Achille, Vampini Fortunato, Morosi Giovanni.

Mondaino – Giuliani Luigi, Carnevali Achille, Maresi Antonio.

Monte Gridolfo – Graziani conte Carlo, Masini Alessandro, Uguccioni Paolo.

Monte Fiore – Ricci Giambattista, Bernucci Marino, Della Biancia Pio.

Gemmano – Novilari Michele, Ugolini Tommaso, Foschi Benedetto.

Morciano – Colombari Carlo, Giulietti Tommaso, Del Pino Francesco.

San Giovanni in Marignano – Corbucci Giuseppe, Rastelli Benedetto, Corbucci Ettore.

(Forlì, 27 luglio 1859.
Il Regio Commissario Ara)




Biotecnologie, Rimini vetrina

SANITA’

– Rimini si è affermata a livello nazionale quale “vetrina” per lo studio e la valorizzazione dell’applicazione delle biotecnologie in campo medico attraverso il ciclo di convegni biennali intitolati ‘Biotecnologie e Salute’ a cura dell’Associazione no profit Linkage.
Nata nel 2007 dall’unione tra Convention Bureau della Riviera di Rimini e LILT (Lega Italiana per la lotta contro i tumori), l’idea di Linkage è di due medici riminesi: Geo Agostini (presidente di Linkage), già presidente dell’Ordine dei Medici e Odontoiatri della provincia di Rimini e Mario Nereo Marzaloni, coordinatore scientifico, già primario di Medicina d’urgenza dell’Ospedale Infermi di Rimini, di cui è stato anche presidente del Comitato scientifico ospedaliero e docente presso l’Università di Scienze infermieristiche di Rimini.
Lo scopo della Onlus è la promozione, la diffusione e lo sviluppo delle conoscenze sulla salute nel territorio, con particolare attenzione alle biotecnologie e tecnologie biomediche. Agostini e Marzaloni sono rimasti affascinati dai potenziali offerti da questo ‘mondo ancora da esplorare’, capace di fornire innumerevoli risposte rimaste insolute. I farmaci di origine bioetecnologica sono applicati in endocrinologia, epatologia, ematologia e più recentemente in reumatologia e oncologia. Le biomolecole costituiscono il 40% dei nuovi farmaci registrati e si stima che più di 300 milioni di pazienti nel mondo ne abbiano tratto decisivi benefici. Inoltre, il 50% degli oltre 1000 nuovi farmaci allo studio nel mondo è biotecnologico. Linkage ha il merito di aver contribuito allo sviluppo della ricerca scientifica valorizzando l’eccellenza dei progetti italiani, facendo di Rimini il centro-vetrina delle nuove frontiere della medicina.
Dopo il successo nel 2008, con il primo seminario introduttivo sulle biotecnologie, lo scorso settembre al Palacongressi di Rimini, l’appuntamento ha assunto caratura internazionale affiancando, come simposio satellite, la XIV edizione dell’International Biotechnology Symposium and Exhibition, il principale evento scientifico-espositivo mondiale sul fronte delle biotecnologie.
La seconda edizione si è focalizzata sui temi di Medicina molecolare e nuovi farmaci, cellule staminali  e neuroscienze. Vennero presentate oltre 100 ricerche condotte in Italia.
Un comitato scientifico ha premiato 3 ricercatori per gli studi presentati in anteprima internazionale. Uno, un progetto di vaccinoterapia genica per il carcinoma renale metastatizzato condotto dal dottor Giancarlo Pizza presso l’Ospedale Sant’Orsola di Bologna, che ha allungato notevolmente la prospettiva di vita dei pazienti.
Il secondo, la realizzazione di un gel piastrinico per la cura di ulcere profonde e ustioni gravi ed estese il cui studio è stato condotto dalla dottoressa Catuscia Orlandi del Centro Grandi Ustionati del Bufalini di Cesena.
Il terzo, i due progetti curati dalla dottoressa Elena Bondioli, anche lei in forza al Bufalini, che riguardano la produzione di tessuto cutaneo decellularizzato privo di problemi di rigetto e rapidamente vascolarizzabile e l’Utilizzo di cellule staminali adulte prelevate dai pazienti gravemente ustionati. Fatte crescere con l’utilizzo di piastrine del paziente stesso, vengono poi applicate topicamente per il trattamento salvavita del grande ustionato, come mai fatto prima.