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Chiesa dell’Agina, millenaria festa

TRADIZIONI

– “Speriamo nel tempo buono”, dice Pierangelo uno del Comitato dell’Agina, che da anni si prodiga per la centenaria festa. Come tradizione vuole l’appuntamento è il Lunedì di Pasqua. Si inizia con la messa delle 8; poi si replica alle 10.45. Ai presenti quelli del Comitato distribuisocno l’uovo benedetto. A mezzogiorno si apre lo stand gastronomico: strazzapreti e lasagne, salsiccia, trippa, “garagoli”, salumi, formaggi, piada, gratinati, e fava. Alle 14, si aprono le danze. Intermezzo pomeridiano con i balli di una volta con i misanesi Gruppo de “E Fnil”.
Il preludio della festa è il Venerdì Santo con la processione. Si parte alle 9 di sera, dalla Nazionale fino alla chiesolina. Dopo la messa, per tutti ciambella e vino, sempre offerto dal Comitato.
L’Agina è uno dei monumenti più antichi, sentiti ed eleganti di Misano. Si trova sul poggio dell’omonimo Rio a un centinaio di metri dalla strada nazionale, ma in un silenzio particolare, che racconta pensieri di profonda umanità. L’edificio religioso per secoli ha ospitato il Crocifisso dell’Agina, un’opera d’arte della scuola riminese del ‘300 che ora si può ammirare sull’altare maggiore della chiesa di Misano Adriatico. Nella piccola chiesa si trova una fotografia.
Forse proprio per il Crocifisso, per secoli si è celebrata una festa molto sentita, alla quale accorrevano anche da fuori territorio.
Fondamenta forse su una costruzione romana, l’attuale venne chiesa, venne ricostruita grazie ai Cavalieri di Malta alla fine del ‘700, dopo il terremoto del 1786. Sulla parete che dà sulla campagna c’è una targa di pietra con la famosa croce dell’ordine. Di mattoni a vista, la facciata è impreziosita da un prezioso campanile a vela. La festa è anche la scusa per visitarla.




‘A Misano non si è certo cementificato’

L’INTERVISTA

– Sandro Tiraferri è stato il politico più potente degli ultimi 30 anni di vita politica misanese, quasi metà dei quali (1992-2004) passati come sindaco. Nell’87, dopo le dimissioni di Salvatore Mordini diventa consigliere comunale. Nell’89 subentra a Giancarlo Ciaroni come assessore. Già consigliere provinciale, già consigliere di amministarzione di Aeradria e Convention Bureau, Oggi, è presidente di Hera Rimini. Abile nella retorica, racconta la sua visione di Psc (Piano strutturale comunale), il vecchio Prg, al quale si sta lavorando.

Che cos’è per te il Psc?
“E’ un moderno strumento di pianificazione urbanistica che aggiorna il vecchio Piano Regolatore. L’importante è con quali contenuti verrà riempito”.
La Regione indica che va scritto attraverso un percorso partecipato, a Misano si è partiti nel gennaio 2010, ma ancora non ci sono stati incontri con i cittadini e le categorie economiche, qual è il tuo punto di vista?
“La procedura per l’approvazione prevede la partecipazione dei cittadini e delle associazioni; del resto non sarebbe concepibile programmare il futuro urbanistico e di conseguenza economico e sociale di un territorio, senza una vera e attiva partecipazione di tutta la comunità. Poi naturalmente a chi ha la responsabilità del ‘governo’ spetta, ovviamente, di fare le scelte, che come sempre possono essere più o meno condivise. Certamente questa è la linea che seguirà la nostra amministrazione comunale a partire dal sindaco Giannini e la sua giunta. In diverse occasioni, sia il sindaco che l’assessore si sono espressi in questa direzione.
Ci sono già stati alcuni incontri preliminari con le categorie economiche e con i partiti tempo fa. Poi, almeno così mi risulta, il cosiddetto ‘ufficio di Piano unico’ per i comuni di Misano e San Clemente hanno iniziato a lavorare soprattutto, su quest’ultimo”.
I Prg in genere premiano poche persone (chi può tirare su un grattacielo e chi non può aprire una finestra) che cosa fare per eliminare tale contraddizione?
“Non penso che sia così, mi riferisco a Misano che ovviamente conosco bene. Le scelte urbanistiche si fanno con l’obiettivo di migliorare la propria città, il proprio territorio e nell’interesse generale e le scelte possono essere opinabili e a volte risultare anche sbagliate, succede. Questa è la regola.
Grattacielo e finestra? Non tutte le aree sono uguali, facciamo un esempio. Il signor Rossi è proprietario di una vecchia casa, ben conservata, e ubicata in un ‘ghetto storico’, quella casa verrà censita ed inserita in un elenco di beni storici testimoniali da tutelare ed è molto probabile che in effetti non possa aprire nemmeno una finestra.
Al contrario il signor Bianchi è proprietario di un terreno, magari non lontano dal mare, molto utile alla collettività per farci un parco, un giardino, un parcheggio, o più semplicemente per costruirci un moderno albergo, ebbene in questo caso, è previsto che egli possa costruire un ‘palazzo’, ma attraverso la ‘perequazione’, e cioè, cedendo la maggior parte della propria area al Comune e realizzando infrastrutture pubbliche.
Non si può consentire a tutti quelli che hanno la proprietà di un terreno in campagna, di costruire una nuova casa, se no, a Misano, che territorialmente è prevalentemente campagna, avrebbe un incremento edilizio abnorme e deturpante.
Come si può ben capire non è semplice eliminare quella che tu chiami contraddizione è così nei fatti.
Per il premio a poche persone certamente, il problema esiste, in giro per l’Italia, poi, se ne sono viste di tutti i colori, ma tornando a Misano e al Prg del 99 posso dire che nei nuovi comparti già è prevista una forma di ‘perequazione’ ed il Comune ha ricavato aree per opere pubbliche e che comunque le persone interessate alla possibilità edificatoria sono state centinaia, poche, nella zona mare, di più a monte della ferrovia e in tutte le frazioni storiche, Misano Momte, Cella, Scacciano, Villaggio Argentina, per finire con Santamonica e Belvedere, sono dunque state premiate poche persone ? No, e chiunque dia un’occhiata a quel Prg se ne può rendere conto”.
Tu, quando eri Sindaco, nel 99 con il Prg, hai raddoppiato il numero degli abitanti (da 10.000 a 20.000) hai dei rimpianti?
“Sento ogni tanto questa affermazione critica (da 10.000 a 20.000 abitanti) non scherziamo, come se a decidere il numero degli abitanti fosse il Prg e non invece il prezzo delle case, l’appetibilità del luogo, le occasioni di lavoro l’aumento demografico ecc.
Prova ne sia che a tutt’oggi, dopo 12 anni (tra l’altro un periodo di notevole sviluppo edilizio e di forte crescita economica) siamo a circa 12.500 abitanti. Come vedi questa dei 20.0000 abitanti è una sciocchezza.
In verità il Prg 99 ha ripreso, in generale, il disegno urbanistico del precedente Prg, aumentando di poco gli indici e le aree edificabili adeguandolo ai nuovi piani sovraordinati, Provinciale e Regionale, ed ha inserito nelle norme, già allora, la famosa perequazione.
Quel Prg è stato il frutto di circa cinque anni di lavoro, incontri, riunioni, dibattiti a decine in tutte le sedi. A dodici anni di distanza rivendico, non per me, ma per quell’amministrazione e per i partiti che allora la sostenevano di aver fatto un buon lavoro.
Si pensi che solo nella zona mare, nelle cosiddette Aree Ceschina su un totale di circa 500.000 mq. di terreno circa 300.000 saranno ceduti al Comune e sui restati 200.000 circa possono essere costruiti poco più di 40.000 mq, con destinazione sia alberghiera che commerciale che residenziale. Credo che l’incremento di mattone previsto, costituisca una piccola percentuale di quanto è già costruito a mare della ferrovia, e poco più dell’1% di tutta Misano a mare della statale.
E poi non dimentichiamo che la spiaggia di Misano con qualla operazione, è diventata in massima parte del Comune e che tutte le opere pubbliche di questi ultimi dieci anni nella zona mare (lungomare, strada di scorrimento, parcheggi ecc.) sono state possibili solo grazie a quel Prg.
Così anche nel resto del territorio. Ricordo la difficilissima situazione di Santamonica e Belvedere dove si dovevano acquisire metà delle aree sul Conca ormai vincolate, e sistemare centinaia di proprietari con una norma complicatissima, e in molti se lo ricorderanno, eppure, in modo bonario siamo riusciti a sistemare quasi tutto e tutti.
Aggiungo che spesso sento usare la parola cementificazione, a volte con cognizione di causa, ma spesso un po’ a vanvera, perché va di moda. Secondo me a Misano non si è certo cementificato, anzi. Alcuni rimpianti li ho, mi riferisco ad alcune questioni che nonostante tutta la buona volontà non sono riuscito a portare in porto”.
Tre punti da inserire nel Psc per il turismo, per le famiglie, per gli imprenditori.
“Per il turismo. Mettere a disposizione arre pubbliche per opere di riqualificazione, usare la fantasia per trovare una norma che aiuti le attuali strutture turistiche a dotarsi dei servizi necessari.
Per le famiglie. Maggior impegno rispetto al passato per edilizia convenzionata.
Per gli imprenditori. Continuare nella politica da un lato, di consentire l’accesso a buon mercato alle aree produttive. Dall’altro sbloccare finalmente quelle già previste, aree tutte che dovranno essere dotate di maggiori servizi alle imprese ed ai lavoratori e soprattutto ecologicamente attrezzate per la produzione di energia da fonti rinnovabili”.
La voce popolare dice che già le terre passano di mano in vista del prossimo Psc qual è il tuo punto di vista?
“Le voci popolari hanno sempre un fondo di verità ed è possibile che questo avvenga, ci può essere qualche furbo però escludo che i nostri amministratori siano sprovveduti o peggio ancora, disonesti, per consentire questo.
Poi, per quanto è stato riferito nei primi incontri non pare che il Psc possa essere molto espansivo visto anche i limiti posti dal Piano Territoriale Provinciale”.
L’articolo tre della Costituzione afferma che lo Stato deve rimuovere gli ostacoli di ingiustizia tra i cittadini, i Psc che premiano pochi a danno di molti, quale riflessione ti suggeriscono?
“Non condivido l’affermazione che i Psc premiano pochi a danno di molti, mi sembra una frase fatta. Si fanno (con le leggi vigenti) per migliorare la propria città e per disegnarne il suo futuro perseguendo l’interesse generale e quindi di tutti. Poi c’è chi possiede una, due o tre case, chi diversi terreni e chi invece paga l’affitto ma questa è un’un ingiustizia che non può certo risolvere il Psc. Infine la riflessione che posso fare, dopo tanti anni di esperienza, è che nel nostro Paese servirebbe una legge che davvero rivoluzionasse il regime dei suoli, allora cambierebbe davvero tutto”.

IL PUNTO

Psc, il Comune sta giocando con i nostri prossini 30 anni

– Il Comune di Misano sta giocando con la vita dei misanesi dei prossimi trent’anni. Infatti, sta “riflettendo” sul Psc (Piano strutturale comunale), quello che un tempo era il Prg (Piano regolatore comunale). La prossima legge urbanistica inciderà sull’esistenza vera dei 12.500 cittadini. C’è chi diventerà ricchissimo (“i soliti noti” di Adriano Torsani) e chi non potrà aprire neppure una finestra. Gli amministratori hanno chiamato il futuro “Misano Adriatico, una città accogliente”. Finora sul Psc è stata fatta una sola riunione con i cittadini su imbeccata del Pd.




Caritas interparrocchiale, l’altro aiuto alle famiglie

PERSONE

di Riccardo Barogi*

– Un sincero ringraziamento da questa Caritas interparrocchiale, a tutta la comunità, per quello che ha generosamente fatto per aiutare le famiglie e le persone bisognose. Naturalmente, un grazie di cuore anche ai volontari del “Centro di Ascolto ed allo Sportello alimentare e vestiario” che sono sempre al servizio dei più deboli per informarli, formarli e servirli; dai problemi pratici dell’esistenza, agli interrogativi del presente, alla speranza per il futuro.
Il volontariato è un fenomeno straordinariamente vasto, ricco di valori, ma nella realtà è tra i meno compresi, perché il governo centrale, con una politica davvero miope, toglie sempre più risorse a chi si fa carico di compiti che spetterebbero alle istituzioni. A chi, ogni giorno, si occupa delle fasce sociali più deboli e fragili, si dice: c’è la crisi economica e mancano i soldi, però il quarto governo del Cavaliere, continua a comprare cacciabombardieri.
Il volontariato produce beni di aiuto e di sostegno al disagio, alla malattia, alla disabilità, alla dipendenza: proprio per la capacità di superare i confini di una solidarietà spontanea, familiare e amicale, promuove comportamenti virtuosi, degni di essere imitati.
Senza volontariato, la sociètà perderebbe in dignità e proprio le persone che fanno più del loro stretto dovere in questo ambito offrono rispetto a tutti.
Non è certamente un modello da seguire colui che afferma “ghe pensi mi” (ci penso io), tra feste e festini, per rilassarsi dopo i gravosi impegni si concede escort senza un minimo di pudore. Dalle cronache di tutti i giorni, ce n’è abbastanza per essere indignati: serpeggia, infatti, una profonda amarezza per il disinvolto cinismo della politica, che mortifica la parte più operosa e altruista del Paese.
Dobbiamo lottare per dare speranza ai giovani, portando a conoscere la realtà di chi vive alla giornata affinché si impegnino in scelte concrete e non in promesse mai mantenute.
Chi governa deve avere un’attenzione anche per i non autosufficienti, l’infanzia, le politiche giovanili, la cultura e per l’integrazione degli immigrati, piuttosto che respingerli, mandadoli a morire nel deserto. Ci vuole un governo che investa sui giovani e sul loro futuro e che non li costringa a cercare opportunità all’estero; perché senza lavoro non c’è speranza. Un governo che sappia dare spazio a chi assiste con amore i malati e i diseredati.
In un paese civile i genitori hanno il diritto di scegliere tra la scuola pubblica e paritaria; è necessario, inoltre, piu’ dignità per l’esercizio di docenti precari che hanno diritto di stabilità. Non bastano più le false magie degli apprendisti stregoni di turno. Ci vogliono politici capaci di anteporre il bene comune agli interessi personali. Amare il proprio paese vuol dire rimboccarsi le maniche per rimetterlo in carreggiata. La scelta di campo di chi ha a cuore, non il soddisfacimento di una sete di potere (vedi la recente campagna acquisti dei noti parlamentari) ma l’assolvimento di un imperioso dovere di coscienza è tornare a fare buona politica per una migliore vita.
Abbiamo bisogno di un governo che governi la crisi e le promesse non bastano. La politica di tutti i giorni è diventata un continuo scontro di potere personale: è tempo che si crei una politica economica e fiscale che ci faccia uscire dalla crisi. La politica fiscale di questo governo è iniqua, inesistente.
Bisogna sostenere l’economia con misure più adeguate perché la società possa trovare la sua piena realizzazione nella casa e nel lavoro. E’ necessario attuare un fisco equo, ormai irrinunciabile e urgente: basta mettere le mani nelle tasche dei più deboli perché non ne ce la fanno più a reggere il peso della grave crisi.
Molti italiani tirano faticosamente “la carretta”, affrontano ogni giorno e con sempre maggiore difficoltà, la sfida della vita quotidiana, stretta da redditi sempre più ridotti, lavori sempre meno certi, servizi sempre meno efficienti.
Ci vuole un’inversione di tendenza. Se nel paese resistono ancora segnali di speranza, questi si trovano raramente nelle aule della politica, ma piuttosto nelle associazioni di volontariato, nei tanti lavoratori, negli imprenditori seri che continuano a produrre lavoro e ricchezza.
Il piatto forte di questa legislatura avrebbe dovuto essere il federalismo. Hanno fallito anche qui, perchè un federalismo senza la solidarietà nazionale assomiglia più ad un atto di secessione, che gli italiani non vogliono. Il partito della Lega non è un partito che guarda ad un’Italia unita. Non capire questo è un grave errore anche morale: c’è infatti la tendenza progressiva a scoraggiare la società più debole. Altro che processo breve, o meglio “in tempi ragionevole” e federalismo. Ci vuole un governo che governi, più attento alle famiglie, perché queste non riescono più a pagare il mutuo, faticano anche per la spesa quotidiana. L’argine verso la povertà è davvero fragilissimo perché le tutele del reddito sono scarse.

*Segretario della Caritas
Interparrocchiale diMisano

I NUMERI

Pacchi alimentari, 3.000 l’anno

– Una società ricca di beni con famiglie sempre più povere. La Caritas interparrocchiale di Misano distribuisce più alimenti e più abbigliamento rispetto a qualche anno fa. La media dei pacchi alimentari è di una sessantina la settimana (3.000 l’anno); mentre per il vestiario accorrono una decina di famiglie, sempre la settimana. Il 15/20 per cento sono italiani, la maggioranza extracomunitari. Probabilmente, per pudore, molti non chiedono aiuto.




Cento rose per un secolo di belle storie

– In occasione dell’annuale Mo/Maroncelli day, domenica 6 marzo, presso l’Istituto “Maestre Pie” di Coriano, si è festeggiato il secolo di vita di suor Palmina Maroncelli. In chiesa, il parroco, durante l’omelia, ha rivolto i migliori auguri di tutta la comunità e ha sottolineato la vita spesa per i bambini come maestra d’asilo. La bella giornata è proseguita presso l’Istituto dove la festeggiata ha pranzato con quattro generazioni di famiglia. Fra i regali, un mazzo di cento rose regalato dai nipoti, come segno di affetto e per sottolineare il commovente traguardo. Al brindisi di fine pranzo, suor Palmina è intervenuta ringraziando per l’affetto dimostratole da tutti ed ha augurato una lunga vita serena con la benedizione di Dio.
La festa si è conclusa in allegria con il nipote Giancarlo che, con la sua chitarra, ha intonato classiche canzoni alle quali anche la festeggiata si è aggregata nel canto.
Lasciandosi, i mitici Moroncelli si sono dati appuntamento per l’anno prossimo per un nuovo momento di “lessico famigliare”.




Conca, coi rifiuti arredato appartamento

Alla fine con la montagne di rifiuti ,in spirito goliardico, abbiamo allestito una simpatica casetta. Non mancava niente letto, tavolo, sedie, televisore, poltrone. Grazie allo splendido organizzatore di sempre, Max Villa. sempre un grande trascinatore, per cause tanto semplici quanto importanti. Grazie anche a Valerio Bertuccioli un politico in mezzo alla gente.
Alla fine, nella tarda mattinata, una tavolata di gruppo all’aperto alla Sede del Nordic Walking. Misano ha un entroterra splendido, che merita di essere amato, tutelato e conosciuto, facciamo in modo che queste iniziative si ripetano e si diffondano.
Sono anche un modo autentico di stare insieme condividendo valori ed amore per la prorpria terra. Hanno pulito le associazioni: Surfing, Monkey Surf Club Riccione, Kite surf; Marasma Surf Club, Surfin Club Riccione, delegazioni di Scout della Provincia di Rimini, WWf provinciale, “Arcione”, Protezione civile di Riccione, Nordic Walking Valle del Conca Riviera di Rimini, Acquario di Cattolica- Gruppo FB
Oggi a Misano Adriatico.
Alessandro Farneti




Ciao ragazzone

Non ci sono parole adeguate per descrivere il dolore e il vuoto che hai lasciato ora che non sei più con noi. Ci hai amato tutti incondizionatamente, indistintamente con la stessa intensità… e ognuno di noi, grazie a questo amore così speciale, ha avuto l’illusione nel proprio cuore di essere unico per te!!
Ciao Ragazzone dal cuore d’oro.
Il tempo passa inesorabilmente, ma il pensiero di te non ci abbandona.
Tu sarai sempre vivo nei nostri cuori e nei nostri pensieri… perchè dimenticarti è impossibile.

Un bacio grande.
I tuoi cugini




Quanti divieti su un fazzoletto di prato

Un’esagerazione in cultura italica. Gli inglesi che hanno un rispetto sacrale per i prati mettono un cartiglio con una dicitura secca e coinvolgente: non calpestare il prato (keep off the grass). Spesso però qualche italiano a quelle latitudini, soprattutto se doveva attraversare il mistero dei silenziosi prati dei cortili dei college, dava un’occhiata a destra e sinistra e poi via per l’attraversamento da emozioni, con il piede a calpestare una morbidezza di tappeto naturale. Sulla piazza misanese per terra è disegnata una scacchiera. Solo che mancano i pezzi. Si potrebbe quasi quasi provvedere per esser davvero un po’ più inglesi.




Anas: la SS16 può andare dritta. I costi non sono un problema

IL FATTO

– I soldi non sono un problema. Venti milioni di euro in più o in meno non dicono nulla. La SS16 che va storta è figlia degli accordi dei territori. Se i governi locali cambiano tragitto, noi ci adeguiamo. E’ il pensiero dell’Anas per bocca delll’ingegner Ettore Incalza, braccio destro di Altero Matteoli, il ministro delle Infrastrutture. Il tecnico, grazie al parlamentare Sergio Pizzolante, ha ricevuto una delegazione di amministratori misanesi lo scorso marzo. Con il sindaco Stefano Giannini c’erano Paolo Casadei (Pdl) e Alberto Gerini (tecnico comunale, nonché politico).
Dunque, sulla SS16 si riaprono i giochi. Lo scorso 28 marzo, delegazioni dei comitati cittadini che si batte affinché la strada vada dritta, è stata ricevuta dal presidente della provincia di Rimini Stefano Vitali.
Strana scelta quella della nuova Strada Statale 16. Nei Prg (Piano regolatore generale) delle cittadine della provincia di Rimini, da Rimini a Cattolica, corre, giustamente, lungo l’autostrada. Nei proclami di tutti i partiti, centro-sinistra e centro-destra, deve andare dritta. Ma, nei fatti, quando giunge a Misano, altezza di via del Carro, viene deviata tra gli abitati di Belvedere e Canadà per andarsi ad innestare sulla circonvallazione di Cattolica alle Casacce, altro abitato.
Per iniziative personli, i sindaci Sandro Tiraferri (che la voleva lungo via del Carro) e Antonio Magnani “optarono” per la “strana” decisione.
Lo scorso 28 marzo, c’è stato un incontro tra il presidente della Provincia Stefano Vitali, Vincenzo Mirra, assessore all’Urbanistica della Provincia di Rimini e il sindaco Stefano Giannini, che definì in pubblico “pazzoide” la scelta della strada tra le frazioni misanesi.
La Provincia: “E’ stato ribadito il principio, come per la parte nord, di evitare nuovo consumo di territorio e quindi come sia difficilmente sostenibile la tesi della nuova SS16 che attraversa il Conca e il Ventena per arrivare a Cattolica”.
“Il Comune di Misano ha ribadito le proprie perplessità, ma comunque attende le formali determinazioni della commissione incaricata di esprimere il parere sulla Valutazione di Impatto Ambientale, alla quale ha già fatto pervenire le proprie osservazioni critiche a riguardo”.
La politica con lo spirito di servizio si deve riappropriare del bene dei cittadini; negli ultimi anni spesso non è stato così. Anche un bambino capisce che la strada deve essere parallela fino al casello di Cattolica, sulla quale, a pettine, si vanno ad innestare tutte le altre diramazioni. Le opere pubbliche si fanno per l’uomo nel rispetto della natura e non contro l’uomo. Invece, qui sta avvenendo l’esatto contrario. Non è un chilometro di spesa in più che rovina le casse della quinta potenza mondiale qual è l’Italia. Non è passando tra gli abitati che si consuma meno territorio. Va risolto il problema traffico da Scacciano, Misano Monte e Misano Mare (attuale Nazionale), senza scaricarlo su Belvedere-Canadà-Casacce che si ottiene.
La Regione Emilia Romagna, la Provincia di Rimini, il Comune di Misano, i misanesi tutti, devono fare pressione sull’Anas per costruire una comunità migliore di questa. L’Anas è solo il braccio delle scelte civili dei cittadini.




Addio a Wilmo, cuore di partigiano

AMARCORD

di Silvio Di Giovanni

– Ciao Vilmo.
Veramente questa notte non avrei voluto sostituire le mie consuete letture con lo scrivere gli appunti per recitare oggi la tua orazione funebre.
La morte è il più naturale evento della vita e tu ieri, hai concluso in modo sereno il corso della tua esistenza, nella tua casa, con l’amore dei tuoi famigliari e con il ricordo dei tuoi amici e compagni.
Una vita spesa nella quotidianità del proprio lavoro, nella formazione della famiglia, nell’attività politica e amministrativa della tua e della nostra città, nell’attività in campo sociale e civile per la formazione delle nuove leve, attraverso una intensa attività organizzativa e di partecipazione nell’Associazione della Lega delle Cooperative, nel tuo contributo, nel periodo della gioventù, all’attività partigiana degli anni 1943 – 44.
Ti ricordo Vilmo! Negli anni ’50 durante le campagne elettorali amministrative del 1951, del 1956 e quelle seguenti e poi quelle politiche del 1948, del ’53, del ’58.
Tu eri già un dirigente, noi eravamo più squadre di ragazzi. Ricordo le partenze serali dalla “Casa del Popolo” con i pennelli, i bidoni pieni di colla ed i manifesti sottobraccio, per tapezzare, nella campagna elettorale, i muri del paese.
Quanti anni sono passati!! Quanti compagni ci hanno lasciato! Guerrino Renzi, Giuseppe Ricci, Primo Bartoli, Ottavio Lazzari, Pino Ubalducci, Guerrino Fabbri, Mario Castelvetro, Franco Mazzocchi, Enrico Tanelli, solo per ricordare quelli che mi sovvengono. Quanti ricordi negli angoli della memoria.
La tua è stata una vita piena e completa, con la gratificazione dei figli, dei nipoti, con la gioia della loro crescita e della loro affermazione nello studio, che è il pane della mente e che rappresenta il migliore appagamento di noi vecchi nonni, quale premio e riscatto rispetto la vita e la condizione di ciò che è stata quella dei nostri avi: dei genitori ed ancor peggio dei nostri nonni. Quindi una vita nel pieno della sua naturalità e completezza.
Tuttavia, anche alla soglia dei 90 anni, il passo è sempre doloroso per chi resta, per chi ti ha voluto bene, per chi ti ha amato, Vilmo! per chi ha condiviso con te la sua esistenza.
Ma è naturale che sia così, come è naturale la conclusione della vita nella sua caducità.
Si vive una volta sola, come tutti gli esseri viventi, e come diceva il grande poeta iberico Garcia Lorca “Non ci sono cieli che ci possano attendere” e di noi resterà il ricordo, il ricordo di ciò che siamo stati e di quel poco, o quel tanto, di buono che siamo stati capaci di fare e di lasciare ed il ricordo durerà nella vita degli amici, dei compagni, dei conoscenti, nella vita dei nostri figli, dei nostri nipoti, dei nostri pronipoti, perchè altri ne nasceranno, perché la vita insegue la morte nel grande e mirabile equilibrio della natura.
Così è la vita nel naturale evolversi del tempo che tutto trasforma.
Nel ricordare un amico, un compagno, mi piace por mente agli insegnamenti dei grandi scrittori e poeti latini che oltre 2.000 anni fa ci hanno lasciato l’impronta della loro saggezza.
Il grande Lucrezio, che con il suo poema in sei libri: il “De Rerum Natura”, seppe costruire un monumento alla dignità dell’uomo per liberarlo dalla paura degli dei, dalla superstizione, dalla paura della morte e tese a valutare l’opera del grande Epicuro, di cui si dichiarava suo discepolo anche se vissuto due secoli dopo.
Lucrezio scrive la sua opera nei burrascosi decenni delle guerre civili nella Roma del suo tempo, con l’intento di tradurre la filosofia di vita tesa a contemplarla nel quadro di una esistenza cosmica ed umana del perpetuo divenire delle cose.
Di Lucrezio disse il grande latinista Concetto Marchesi (rettore dell’ateneo padovano nell’ottobre 1943 ed istigatore della lotta partigiana contro i tedeschi e i fascisti, di cui tu Vilmo ne fosti a conoscenza nel dopoguerra), diceva Concetto Marchesi che “La scienza ebbe in Lucrezio il suo unico grande poeta”.
Della sua opera in 7.411 versi, nei sei libri, mirabilmente tradotti da vari letterati, anche contemporanei, io ambirei recitarne alcuni, in onore e in memoria di Vilmo, che rappresentano e descrivono la naturalità delle cose nella loro semplicità e nella loro grande saggezza.

(Alcuni versi di Lucrezio sono stati letti da Silvio come ultimo saluto all’amico).




Maestre Pie, teatro nel segno della beneficenza

Un gruppo di genitori dell’Istituto Maestre Pie di Cattolica porta in scena da anni uno spettacolo teatrale per divertire i bambini.
La “Compagnia Stabile degli Instabili”, a marzo, ha presentato al Teatro Snaporaz la fiaba “Biancaneve e i sette nani”.
Lo spirito che unisce i genitori ha sempre cionvolto anche il pubblico, che nelle tre serate ha piacevolmente riempito il teatro.
Simpatica e divertente rappresentazione, in cui  l’idea di divertire, e divertirsi, ha come finalità la beneficenza. Il ricavato del 3 e 10 marzo è stato devoluto per la missione delle Maestre Pie in Messico; mentre il 15 marzo per la Tanzania. A questo gruppo di “attori” va riconosciuto il merito di creare un grande spettacolo; richiede inventiva, impegno, disponibilità per molti mesi. La passione viene spontaneamente trasmessa a tutte le persone che lavorano dietro le quinte. Tale operato risulta fondamentale per la perfetta riuscita.
Un grazie a: Sondra Fantini e Gianluca Ghiglione (regia), Cristina Gaudenzi (scenografia e costumi), Matteo Battarra e Luana (coreografie), Luca Valente e Federico Signorini (luci e musiche), il prof. Enrico Cenci (consulente musica e canzoni). E a tutte le mamme che hanno contribuito alla realizzazione e confezione dei costumi. Per i tessuti: Alberta Ferretti e T&T. Trucco: La Maison de Parfum. Truccatrice: Laura Salvadori.

Davide Del Prete