Il calendario Pirelli di Rimini

CULTURA

– “E’ da conservare”. “E’ roba sofisticata”. “Da collezionisti. Ne posso avere uno? Lo vorrei incorniciare”. ‘Per un’opera di collezionismo anche la scatola ha un suo valore”. Sono solo alcuni dei tanti pensieri che danno il senso del calendario 2011 della tipografia “la Pieve” di Villa Verucchio. Da anni , propone al territorio il suo personale calendario Pirelli in cultura riminese.
Quest’anno è particolare il calendario artistico voluto da Silvano Pedrosi, il fondatore scomparso prima del tempo nel 2009, a 61 anni, tradito da un cuore con la passione per gli ulivi, l’orto, gli agrumi, non meno che le tavolate con gli amici. “Music”, il tema, le pagine sono un viaggio di emozioni attraverso gli strumenti musicali. Istantanee ancor più profonde grazie al piramidale formato: centimetri 30 per centimetri 98. Sviluppo sulla verticale, le passeggiate che ti fanno incontrare la bellezza degli strumenti inizia con il sax, l’ultimo nato. A seguire: l’armonica a bocca, il clarinetto, la chitarra, il basso, la tastiera della chitarra con vista corde e retro, i bischeri della chitarra sembrano bitte alle quali ancorare i cuori.
E quanti viaggi si compiono con la vista dall’alto del mezzo tamburo della batteria con le bacchette vissute appoggiate sopra. Mozzafiato il particolare del pianoforte, sia i tasti, sia il legno. Il profilo della tromba con i tre pistoni ti rimandano all’infinito. Due pedaliere di uno strumento elettrico, anticipano la la pagina della riflessione firmata da Jader Bonfiglioli. Si legge: “Quando un suono diventa musica, quando una forma qualsiasi diventa immagine, succede qualche strano miracolo, che non si spiega, succede che l’inutile, l’insignificante prende vita e comincia a muovere l’anima.
Senza nemmeno accorgersene si sta già volando alto, si sta percorrendo quella strada che in tanti dovremmo percorrere ma soli in pochi lo faranno”.
L’altra bellezza del calendario è la pagina-sipario. Una serigrafia nera che al tocco sembra il panno della tastiera del pianoforte. L’opera d’arredo è stata presentata lo scorso 11 febbraio al Rock Island, sulla palata sud del porto di Rimini.
La Pieve è una delle eccellenze del settore che va ben oltre i confini della provincia di Rimini. Conta una ventina di addetti, ed una filosofia del lavoro fatta di innovazione e sapienza artigianale.




Magia di livello mondiale

SAN MARINO – SPETTACOLO

Il mago Gabriel è l’organizzatore e porta un numero ad effetto nel pomeriggio del 10 marzo. L’appuntamento è presso l’aeroporto di Torraccia. Incatenato, entra in una cassa di legno minata. Fanno esplodere il contenitore e qui sta la bravura dell’illusionista Gabriel.
La seconda parte della serata viene giostrata dal principe della magia italiana, il grande Silvan e la sua compagnia.
Nella serata si esibirà per tre minuti anche la piccola, figlia d’arte, il babbo è Gabriele Merli, in arte Gabriel. La quale si è già esibita a San Marino Rtv e al Festival del volontariato a Mondaino, la sua cittadina.
Alla 14^ edizione, l’appuntamento con uno dei festival internazionali più prestigiosi è il 12 marzo, ore 21, al Teatro Nuovo di Dogana.
Ricavato all’associazione onlus Trisomia, dietro l’evento sammarinese c’è Gabriele Merli, che ha iniziato a percorrere i primi passi con la bellezza dell’illusione imparando i piccoli “trucchi” sulla rivista per bambini Topolino. Con gli anni ha lavorato molto, si è esercitato ancora di più, raggiungendo un livello professionale ragguardevole. Dice: “Nessuna magia, è solo arte dell’illusione e tanto ma tanto appassionato allenamento”.




Una Rimini che va. Fondi europei, arrivano 1,5 milioni

IL PUNTO

– C’è una Rimini che e che funziona. Che come si dice oggi sa fare sistema. Ed ha anche le conoscenze umane per farcela. Ha appena messo nella cascina della Provincia di Rimini un milione e mezzo di euro in settori diversi: turismo, musei, agricoltura, trasporto marittimo, giovani, risparmio energetico. Soprattutto tre uffici pubblici sono stati accorpati in uno solo con sede nel palazzo della Provincia di Rimini.
I vecchi tre miliardi sono stati dirottati nella provincia grazie alle competenze di una struttura provinciale dedicata che dipende da Enzo Finocchiaro ed è coordinata da Antonio Gabellini. Si chiama Ufficio politiche comunitarie. Ha lavorato su programmi finanziati al cento per cento dall’Unione europea e non sono, va rimarcato, i trasferimenti comunitari girati dalla Regione Emilia Romagna,
E’ difficilissimo attingere agli infiniti fondi comunitari: sono tanti ma c’è una competizione all’arma bianca. Ad esempio, su 500 progetti presentati in media ne approvano 20-25. Insomma, c’è da sgomitare.
Nato nel 2005, il gruppo riminese è composto da cinque figure: due nella rendicontazione, una nell’amministrazione, una nell’organizzazione ed una nella presentazione. Dallo scorso aprile più uffici, Provincia, Comera di commercio e Comune di Rimini, è diventato uno solo. Bel segnale. Afferma Stefano Vitali, presidente della Provincia di Rimini: “E’ sempre più vero che mettere insieme le forze, cosa che Rimini ha sempre fatto con poca voglia. Ed è sul fare insieme che si è più conosicuti e più belli”.
In 6 anni, l’Ufficio delle politiche comunitarie ha fatto affluire a Rimini 6 milioni di euro; 4,5 milioni negli anni addietro e 1,5 quest’anno. Dice Antonio Gabellini, il coordinatore: “Sono risorse europee che se non partecipi ai bandi, con progetti e idee ben fatti non le porti a casa. Come ufficio siamo bravi su alcune cose; su altre ci dobbiamo ancora muovere”.
E le altre sottolineate da Gabellini sono i fondi comunitari a favore delle imprese per la ricerca e lo sviluppo. Rimini porta a casa poco o punto. Gabellini: “Grazie all’ufficio unico forse riusciremo ad attingere qualcosa a quella montagna di 53 miliardi di euro”.
E su questa partita interviene anche Manlio Maggioli. In grande forma il presidente della Camera di Commercio. Argomenta: “Credo che tutti noi dobbiamo avere maggiori attenzione ai progetti di ammodernamento rivolte alle imprese. Forse siamo indolenti e incapaci noi a non cercare di attingere. Ora ci vuole un collegamento organico tra chi fa impresa e l’ufficio preposto a partecipare ai bandi”.

DANARI

Dal turismo ai giovani

– Ecco i progetti finanziati dall’Unione europea che vede protagonista la comunità della provincia di Rimini

ADRIAMUSE
Budget: €. 1.762.671. Capofila: Provincia di Rimini €.234.770. Creare una rete adriatica dei Musei per sviluppare nil turismo culturale nel bacino adriatico

GLI ULIVETI
Budget: €. 1.207.000. Capofila: Ionian University (Corfù). Provincia di Rimini: €. 200.000. Prevenzione dei rischi, ricerca, promozione della cultura dell’ulivo nell’area adriatica

ADRIMOB
Budget: 2.915.300 .. Capofila: Provincia di Ravenna . Rimini: €. 180.000. Trasporto marittimo nell’area adriatica

STAR
Capofila: Regione Emilia Romagna. Budget: €. 1882.000. Provincia di Rimini: €. 210.350. Un sistema condiviso di acquisizione e trattamento delle informazioni in campo turistico

YOUTH ADRINET
Capofila: Provincia di Gorizia. Budget: €. 3.712.432. Comune di Rimini: €. 315.270,50. Esperienze e sviluppare strumenti per accrescere la partecipazione dei giovani alla vita civile e sociale nell’area adriatica.
Programma di cooperazione territoriale “CENTRAL EUROPE”

CERREC
Budget: €. 3.549.000. Provincia di Rimini: €. 189.841
Programma di cooperazione territoriale “SOUTH EAST EUROPE”

CLEAR
Capofila: Provincia di Rimini. Budget: €. 1.775.000. Provincia di Rimini: €. 220.000. Favorire l’accessibilità universale ai musei e al patrimonio culturale .

EMPOWERMENT
Budget: €. 487.083. Comunità Montana Alta Valmarecchia: €. 44.000. Scambio di conoscenze ed esperienze su politiche di risparmio energetico ed energie rinnovabili.




AAA cercasi volontari Caritas. Condividere intelligenze e fortune con gli altri

VOLONTARIATO

– Mario (nome di fantasia) veleggia oltre i cinquant’anni. Una laurea nel cassetto ed il lavoro perduto causa la crisi. Attinge all’umanità della Caritas.
Anche Gianni, diplomato, stessa storia di lavoro, stessa sorte, stessa età, beneficia dell’istituzione riccionese.
Sono due delle tristi storie di una comunità ricca, anzi opulenta, che si guarda nello specchio e riflette su una comunità da rimodellare nei valori e nella distribuzione della ricchezza e anche nella sicurezza sociale dello Stato.
La Caritas comunale di Riccione ogni settimana serve 150 pasti e innumerevoli, centinaia di pacchi con alimenti fondamentali. Sta cercando altri volontari che possano dare un contributo.
Afferma Pietro Cavallaro, rappresentante dei sei parroci riccionesi nella Caritas e molto legato a don Oreste Benzi: “Quanto fortuna abbiamo nella nostra città. E ciascuno di noi ha mille fortune, in termini di soldi, di capacità, di tempo. In termine di intelligenza e di conoscenze”.
“Con della buona volontà – continua Cavallaro – chiunque è in grado di dare qualcosa a chi ha ricevuto meno di noi. Foss’anche ‘quattro ore’ al mese”.
E’ superfluo forse sottolineare quali siano le necessità di oggi di chi sta veramente male; non sono solo gli extra-comunitari ad essere caduti nel bisogno. Moltissimi riccionesi e connazionali hanno problemi. In percentuale, gli italiani sono il 51% e gli stranieri il 49%.
Fino a qualche anno fa era impensabile. Ultima considerazione. Molti si vergognano e restano col proprio pudore e non chiedono.
Per molti invece la questua è una sorta di professione, ma c’è chi ha bisogno di usufruire della Caritas: mensa, sacchetto viveri.
Il gruppo Caritas di Riccione è organizzato in sei sezioni parrocchiali, e una interparrocchiale, o cittadina. Quest’ultima fa quello che non riesce a fare la parrocchiale, come la mensa.
Attorno all’interparrocchiale orbitano una sessantina di volontari. Se ne cercano nuovi per migliorare i servizi. Lavorare con i volontari spesso è aleatorio. E’ dura fare il volontario; ad esempio, una donna contribuisce col proprio tempo, si ammala un familiare e non va più.
La sede è a Spontricciolo, parrocchia di San Lorenzo, prima del semaforo pedonale dell’aeroporto.
“Impegno bello ma faticoso – chiude Pietro Cavallaro -. I bisogni di chi sta male sono sempre tanti e difficoltosi da compiere. Non è facile aiutare un povero. Si diventa poveri per la malattia, per la precarietà del lavoro, per sfortuna.




Dialetto e beneficenza

PERSONE

E una storia dei nostri luoghi con personaggi del nostro vivere quotidiano, in due atti di pura comicità, ravvivata da spazi musicali orecchiabili e mai melensi. La trama. Tugnin, uomo sempliciotto e gran lavoratore, imbanchino sin dall’adolescenza, vive per la famiglia, rappresentata dalla moglie Fedora e dal figlio Dante, che lavora con lui. Anche Dante è sposato: con Eva, bella tedesca conosciuta in una calda estate, che gli ha dato due bei figlioli, Otto e Karin. Fedora ha due sorelle: Ribelle, donna modesta sposata con Gigin, collaboratore di Tugnin, e l’altezzosa Armanda, moglie del ragionier Placido. Il titolo di studio “elevato” di Placido è motivo di presunta superiorità sociale per Armanda che ritiene “donnette” le sorelle e non perde occasione per vantarsi, spalleggiata dalla figlia Titta…
Ore 21, Teatro del Mare, l’iniziativa si inserisce nell’ambito del cartellone di eventi “Riccioneperlacultura”. Ha finalità benefiche. Gli appuntamenti: 6, 13 e 27 marzo. Il ricavato viene devoluto alla Caritas Parrocchiale SS.Angeli Custodi di Riccione; all’Unione Italiana Lotta alla Distrofia Muscolare, Sezione di Rimini; alla Croce Rossa Italiana Comitato locale di Riccione; all’Associazione Rimini Autismo.
Gli interpreti: Luciano Luzzi, Carla Bologna, Ferdinando Gabellini, Laura Luzzi, Renzo Stefanini, Patrizia Fabbri, Beppe Protti, Brighitte Siegrist, Maria Romussi; Katia Cremona, Giorgio Nicoletti, Pia Del Vecchio, Valeria Bernardi, Martina Cinti, Francesca La Macchia, Valerio Tullio.




COMITATO PROVINCIALE FEDERAZIONE ITALIANA TAEKWONDO

Le società di Cattolica Riccione e Rimini accompagnate dai maestri Davide Berti, Luciano Martelli e l’assistente Silvia Tamagnini hanno ottenuto ottimi risultati. sabato 5: Salvatori Simone cinture rosse (20 anni) ha conquistato la medaglia di bronzo.
domenica 6: oro per Graf Ginevra cinture nere (13); argento per Pompili Manuel nera (12), Bernardini Giulia gialle (12) e Semprini Alex verdi (10); bronzo per Pastor Raul verdi (10) e Martelli Luca blu (11).
Scarano Alessandro verdi (10) e Schiralli Lorenzo verdi (11) hanno vinto il primo incontro, ma non hanno raggiunto la semifinale. Tante soddisfazioni in un anno che promette un calendario agonistico ricchissimo. Il prossimo 12 marzo Ginevra Graf, infatti, parteciperà al campionato italiano junior a Milano.
Cattolica via Del Porto 17 (zona comune) adulti lun mer h 20 bambini mar gio h 17, sab dalle15; via Comandini (scuola Repubblica) mer ven dalle 17:15.
Riccione, via Berlinguer (casello a14). mar gio dalle 17:30 Rimini via Oberdan (zona stazione) mar ven h 17

Per info sui corsi www.tkdteam.com oppure Davide Berti 5° dan maestro federale e presidente comitato Emilia Romagna federazione italiana taekwondo cell. 329/2286086 ; istruttore Luigi Livi 4° dan allenatore federale cell. 328/9540393 e Luciano Martelli, allenatore 3° dan federale cell. 3282848825, Mauro Merli allenatore 2° dan.




Da ortolani e pescatori a mèta turistica europea

IL LIBRO

– “Riccione e i suoi anni ruggenti”. E’ il titolo dell’ultima fatica letteraria di Gian Carlo D’Orazio, scrittore e storico di cose riccionesi. Racconta i “pionieri” che hanno fatto la storia e la fortuna della città. Presentato lo scorso 29 gennaio all’hotel Atlantic Riccione, era presente un folto pubblico e il sindaco Massimo Pironi, il giornalista sportivo Alberto Bortolotti e Riccardo Angelini, in qualità di mecenate e sostenitore del progetto editoriale.
Il volume, come ha ricordato l’autore, propone una gustosa galleria di aneddoti e memorie raccolte in lunghi anni di ricerche e interviste con i personaggi che, a partire dagli anni Venti e Trenta, hanno contribuito a fare di un borgo di ortolani e pescatori una “ruggente” meta di turismo balneare d’elite.
Tra questi personaggi, un posto di rilievo va a quell’Adamo Angelini detto “Damèin” che è stato il capostipite, a partire dall’anno 1937, dell’attività imprenditoriale della famiglia Angelini. Angelini con doti di cordialità ruspante e serietà di comportamento ha conquistato i “signori” delle grandi ville e ha contribuito a fare grande Riccione e la sua fama. Oggi, gli eredi sono i figli Frangiotto e Riccardo.
Nel suo intervento di apertura, poi, il sindaco Massimo Pironi ha ricordato, tra gli altri, i nomi del Cavalier Augusto Cicchetti, “colui che ha portato a Riccione la cultura del verde urbano e della città-giardino”, e quello di Italo Nicoletti, “uno dei miei grandi maestri, uno che sapeva guardare oltre gli interessi singoli e mirare all’interesse di un’intera comunità”.
Giancarlo D’Orazio ha regalato ai presenti ricordi e aneddoti succosi, in gran parte inediti, e in alcuni casi persino sorprendenti. Come la storia dell’avvenente assistente di un dentista riccionese, giunta a Riccione nel 1936, e rivelatasi poi un agente segreto inviato da Hitler per sorvegliare gli umori bizzosi del suo alleato Mussolini, in un momento in cui l’intesa tra i due non era ancora consolidata. In virtù della sua bellezza, la spia aveva fatto breccia nelle simpatie di alcuni giovani riccionesi di buona famiglia, bene introdotti a villa Mussolini grazie all’amicizia con Bruno, uno dei figli del Duce.
Gian Carlo D’Orazio è stato testimone diretto della Riccione dei fatidici anni Trenta e Quaranta, della Riccione delle grandi ville, dei protagonisti della grande industria, della cultura.
Lo scrittore fissa sulla pagina la memoria di tanti personaggi della Grande Storia che hanno amato Riccione, e dei tanti riccionesi industriosi, in particolare Adamo Angelini, per tutti “Damèin, che con le loro doti di cordialità ruspante e serietà di comportamento hanno conquistato i “Signori” delle grandi ville e hanno contribuito a fare grande Riccione e la sua fama. Il libro è un caleidoscopio di personaggi celebri e di vicende in gran parte inedite, degli usi e dei costumi di quagli anni.
Il ricavato della vendita del libro verrà devoluto in beneficenza. Copie del volume potranno essere reperite presso: Fameja Arciunesa (0541.643884); Associazione Anni d’Argento (presso Residenza Felice Pullè (0541.600202); Croce Rossa Italiana Sezione Riccione (0541.605253).

L’INTERVISTA

D’Orazio, storico riccionese

– Nato a Rimini nel 1927, Gian Carlo D’Orazio è stato uno dei protagonisti della vita riccionese: albergatore e assicuratore, consigliere comunale dal 1951 al 1970, presidente dell’Azienda Autonoma di Soggiorno di Riccione (1962-65), presidente dell’Associazione Albergatori negli anni Settanta e presidente regionale degli albergatori dell’Emilia-Romagna, consulente turistico per la Repubblica di San Marino, socio fondatore e presidente del Lions Club Rimini-Riccione.
Appassionato di storia riccionese, l’ha consegnata in una lunga serie di libri. Qualche titolo: “Era ieri” (1993), “Anni di gioventù” (1995), “Alessio. La Riccione del 1500” (1996), “La casa sulla collina” (1998), “Casanoli di Romagna” (1998), “Storia della grande Tenuta dei Mattioli” (2001), “Cento anni di galantomismo: i Torri” (2002), “La storia di Riccione: il professor Carlo Felice Pullè” (2003), “Il simpatico mondo di Riccione Paese: DonTmas (2003), “Il Duce in pantofole: Villa Mussolini” (2005), “Il mio caro Borgo antico: San Lorenzino” (2006), “Marino e la Terrà della Libertà” (2007).




Gentilini, bel parco grandi pericoli

DATO I TEMPI DATO GLI UOMINI…

Mauro si è battuto per un quindicennio. Poi si è arreso. Dice: “Da qualche tempo è migliorato grazie al fatto che le famiglie albanesi che abitano nei dintorni lo frequentano nella bella stagione. Gli uomini giocano a carte, le donne chiacchierano. I bambini scorrazzano”.
Si sta parlando del Parco Gentilini. Si trova nel cuore di Misano Mare a monte della ferrovia, tra le vie Repubblica, Garibaldi e Gramsci. Ha più di trent’anni. E’ grande, con piante eleganti ed adulte. La nota dolente è la poca cura e l’abbandono dell’arredo: tutto è in rovina. Lo scivolo è una rasoio di acciaio a cielo aperto. Una delle sponde è stata erosa dalle intemperie, lasciando la lama viva. Solo a pensare che dovesse scivolare un bambino “arrembante” o un po’ sbadato, ti salgono i brividi per la schiena. Non in tale stato il resto dei giochi, ma poco ci manca. Il legno è così malandato che le sue scaglie sono delle potenziali frecce pronte a conficcarsi nella pelle.
Ci sono panche sottosopra. Una pista di pattinaggio che aspetta. In attesa di potatura anche le grandi piante. Altro lavoro da effettuare è aprire il parco all’esterno. I muri di protezione nascondono e tengono lontano; inutili, andrebbero tolti. Il governo della città lo dovrebbe mettere in una delle sue priorità. Per molti è una toilette per cani. A chi protestava, un padrone risponde: “Lei non ama gli animali!”. E i bambini che devono giocare sui bisogni delle bestiole?
Data la mancanza di risorse, la strada da seguire è quella del Villaggio Argentina. Qui un ammirevole comitato cittadino cura le proprietà pubbliche della frazione con appassionata dedizione. Accanto al loro bel parco, c’è la sede autocostruita con una grande sala buona per ogni occasione munita anche di cucina, una pista per bocce. Insomma, parco e resto sono in grado di accogliere ed attirare diverse fasce di età.
Il sindaco Stefano Giannini dovrebbe affidare la gestione dei tanti parchi delle frazioni misanesi a gruppi di anziani e non solo. I benefici sociali sono a 360 gradi. I nonni si rendono utili e socializzano; controllano il territorio.




Parole da e ‘Fnil’

…Conca, nuovo ponte – By passerà Morciano e scaricherà gran parte del traffico verso via Allende (già Saludecese), alleviando di fatto la strada Riccione-Tavoleto. Cattolica a San Giovanni si sfregano già le mani, tanto loro lì problemi non ne hanno?

…La Cgil conferma – Gli anziani con la pensione sociale d’oro (euro 430 al mese) se nell’anno in corso sono stati ricoverati in ospedale, essendo assistiti gli viene sottratta una cifra equivalente ai giorni del ricovero. Almeno lì mangiano. Vergogna, altro che bunga bunga…

…Cercasi dignità – La dignità non è di tutti ! Ancora c’è qualcuno che dubita delle malefatte dei dittatori se i fatti non sono certificati dalla Tv: bla, bla, bla… Questa volta E’ Fnil alza gli orizzonti oltre l’Agina, ma sempre noi riguarda…




Urbanistica, è finita l’epoca dell’assalto

L’INTERVISTA

A cura di Bruno Fabbri

– Allora Mirna, che cosa pensi della Misano del futuro?
“Bisogna pensare in grande, piuttosto che puntare in alto. Scherzi a parte, ma mi pare quantomeno singolare che tu, ex assessore all’Urbanistica per oltre 10 anni, chiedi a me che cosa ne penso della mia città?
Mi pare che sia questo un momento particolarmente importante in quanto si stanno concretizzando scelte talmente grandi e di portata tale che la cambieranno radicalmente.
Pensa solo, da un lato, alla viabilità in corso di realizzazione e in corso di progettazione, a livello provinciale, con le ricadute e le implicazioni che questa comporterà a livello urbano; e dall’altro, alla espansione edilizia e al relativo, continuo, inarrestabile e irrefrenabile consumo di territorio. Anche chi l’urbanistica non la mastica quotidianamente, capisce che i mutamenti saranno di una entità tale da trasformare irreversibilmente i luoghi da noi conosciuti”.
E secondo te questo è un male?
“Le trasformazioni sono necessarie per stare al passo coi tempi: il traffico aumenta sempre di più così come la popolazione e la conseguente domanda abitativa ecc. ecc”.
Guarda, credo che sia proprio questo il nodo, che sta alla base di tutte le questioni.
“Già, lo sviluppo e il progresso. Ma se tutti i vecchi parametri sono saltati, siamo proprio sicuri di sapere di cosa stiamo parlando, e che queste due semplici parole abbiano ancora il significato che gli abbiamo sempre attribuito? Potevano avere lo stesso valore positivo e significante, come veicolo portante e portatore di civiltà fino a dieci anni fa.
La crisi non è solo economica, e tanto meno passeggera, anzi è proprio sistemica, di una civiltà, di un modello di ‘sviluppo’. Chi ancora non ha preso atto che i cambiamenti di portata planetaria arrivano a ripercuotersi anche nella nostra piccola realtà si pone fuori dal tempo”.
Niente è più al suo posto?
“In questo contesto siamo proprio sicuri di sapere quello che vogliamo, dove vogliamo andare, quale sia la mèta? Mi pare si sia un po’ tutti affannati a correre tanto per correre, senza sapere né il perché e, se permetti, senza avere neanche più il piacere di farlo, o la convinzione collettiva e condivisa che sia per un giusto fine. Non è che, per caso, non sappiamo vivere in altro modo? Fare altro?”.
Dai, la stai mettendo giù pesante, però, lo sai che chi si ferma è perduto.
“Forse, ma vedi, io credo ci sia un tempo per le idee, un tempo per le parole e un tempo per l’azione e, come sappiamo, sbagliare i tempi potrebbe rivelarsi storicamente drammatico se non fatale”.
E’ possibile cercare, almeno tentare, di fare in modo che per una volta la Storia non si ripeta? Abbiamo sempre detto che non c’è niente di peggio dell’inerzia.
“Credo, sempre per quello che può valere, che sia il caso di rallentare la corsa e cercare prima di tutto di capire quali siano le urgenze della gente, i bisogni veri, primari. Poi, confrontarsi e dotarsi di nuovi strumenti, compresi quelli urbanistici.
Quelli di cui disponiamo, in particolare a Misano, risultano inevitabilmente datati e assolutamente superati per coordinare, amministrare e gestire la città”.
E’ finita dunque l’epoca dell’urbanistica d’assalto?
“Chi investiva nel ‘mattone’ poteva considerarsi al sicuro. Purtroppo, e sono la prima a dirlo perché le ‘certezze’ facilitano la vita a tutti, ai progettisti in primis.
Ora è tutto più difficile, non dico inaffrontabile, ma diverso e più complesso. I modelli consueti, conosciuti sono saltati, dissolti come neve al sole”.
Una nuova sfida, dunque. Più stimolante?
“Nuove sfide, al plurale, perché molteplici sono i fronti: quello ambientale, quello della più giusta ripartizione delle risorse, quello etico, quello culturale, quello dell’equità economica.
Quello che è certo, è che non se ne può prescindere, pena l’imbarbarimento di tutto e tutti, fino alle estreme conseguenze. Credo sia arrivato il momento di pensare e agire con la testa e il cuore.
Sembra evidente però, che occorrerà farlo con strumenti nuovi, diversi, la maggior parte ancora da definire”.
Di preciso a cosa ti riferisci?
“Ti faccio solo un esempio nel particolare: il nostro Prg (Piano regolatore generale), nonostante la Variante generale del 1997, è sostanzialmente quello dell”85 che, per carità, per quei tempi, per quella situazione socio-economica era un ottimo strumento; ma, ahimè, risulta del tutto inadeguato per governare quella odierna.
Te ne faccio un altro. Il nostro PRG prevede lo spostamento e la costruzione di una nuova stazione ferroviaria. Sarà difficile realizzarla dopo la riorganizzazione delle Ferrovie dello Stato, con i treni che ormai non si fermano più neanche a Cattolica e Riccione. Ecco quella previsione, solo per dirne una, è forse superata”.
Ma per fare uno strumento urbanistico generale è necessario molto tempo.
“Tieni conto che i vecchi Prg si basavano su una legge regionale, che all’epoca ci copiarono quasi tutte le altre Regioni, che però non esiste più dal 2000.
Per fortuna chi ha fatto la nuova legge urbanistica regionale, che occasionalmente ho avuto l’onore di conoscere, è riuscito a dotare i nostri Comuni, le nostre Province e la nostra Regione di una Legge estremamente moderna.
Bene, il punto base, quello di partenza di ogni nuovo strumento urbanistico, è la formazione del Quadro Conoscitivo contestualmente alla Valutazione di sostenibilità ambientale”.
Cioè, cioè, spiega bene?
“Prima di redigere qualunque Piano occorre esaminare puntualmente lo stato di fatto non solo dell’area interessata, ma anche del suo contesto urbano sotto l’aspetto ambientale e funzionale nel rispetto qualitativo della vita della gente.
Verificare, per esempio, nel caso di costruzione di un nuovo Comparto di espansione se le aree circostanti sono, per motivi loro, già in stato di ‘sofferenza’. Cosa possiamo fare con il nuovo intervento per mitigare quell’effetto sull’esistente e verificare se il nuovo insediamento potrà produrre, a sua volta, altre criticità?
Semplifico. Prima dei soldi viene la vita, la vita degli uomini e delle creature, animali o vegetali che siano. Gli affari, la corsa verso un maggior benessere economico sono subordinati alla qualità della vita, garantendo allo stesso tempo quella dei cittadini di domani e di dopo-domani…”.
Questo è lo spirito della nuova legge urbanistica?
“Ti pare poco?”.
Vuoi dirmi che è stata fatta una legge urbanistica che mette al centro l’uomo? Stai cercando di vendermi farfalle o cos’altro?
”Finalmente, sì. E’ esattamente così, almeno in quest’ambito. Adesso la sfida vera, però, è quella di mettere le gambe in fretta a questa legge”.
Non abbiamo il Psc (Piano strutturale comunale) in corso di redazione ormai da un anno?
“Appunto. Speriamo di vedere, almeno gli studi preliminari, al più presto. Noi abitiamo in una città che vive principalmente di turismo. Forse sarebbe il caso di domandare anche a loro, ai turisti, cosa chiedono alla nostra città. O pensiamo di fare tutto da soli?
Questa estate, per esempio, potrebbe essere predisposto un questionario, affinché la cosa non costi troppo gli estensori del PSC potrebbero utilizzare i ragazzi delle scuole superiori che alla fine dell’anno scolastico vengono a fare lo stage nel nostro Comune. E’ solo un’idea”.
Un’ultima domanda: secondo te, la gente ha interesse per queste cose, è attenta ai problemi della città?
“Scherzi? Ma cosa credi, la gente, per quello che vedo io anche nel mio lavoro, vuole partecipare e non solo per interesse economico, ma semplicemente per il gusto di esserci, per esprimere la propria opinione.
Credo che ci sia un nuovo, grande bisogno di partecipazione. La gente c’è, basta coinvolgerla, invogliarla ad esprimersi.
E’ vero che negli ultimi tempi si è un po’ perso il gusto del confronto. Forse perché lo scontro, del resto inevitabile, è stato spesso ridotto a una sorta di partita di calcio, con tanto di tifoserie, senza produrre alcun effetto. Il che ovviamente, a lungo andare, demotiva e mortifica.
Quando la gente non partecipa, non risponde, significa sempre, sempre solo secondo me, che c’è qualcosa di ‘malato’, qualcosa che non va bene.
L’amministrazione pubblica, in primis, e la società civile (le associazioni ambientaliste, le sociali, le categorie Economiche, ecc.) hanno il compito di attivarsi. La gente c’è. Che poi, chi è questa ‘gente’? Siamo noi e chi ha avuto la pazienza di sopportarci. leggendoci fino a qui, tanto per cominciare”.