Le Romagne tra “secessione” e Unità d’Italia

STORIA

Le Romagne tra “stato indipendente” e Unità d’Italia

di Luigi Sartoni

Furono annesse al Regno di Sardegna un anno prima dell’Unità d’Italia. Era il 18 marzo del 1860

– Andar per il 150° anniversario dell’Unità d’Italia è l’occasione per approfondire le vicende – non del tutto lineari – che portano al “passaggio” delle Romagne (intendendo con ciò le quattro Legazioni e cioè, oltre a Forlì e Ravenna anche le provincie di Bologna e Ferrara) all’Italia, anzi, più precisamente al Regno di Sardegna. Infatti, come noto, l’atto di nascita del Regno d’Italia risale al 17 marzo 1861, mentre le Romagne furono annesse al regno sardo un anno prima ed esattamente il 18 marzo 1860. Ma come avvenne questa annessione?
L’antefatto è la II guerra d’indipendenza, dichiarata il 26 aprile 1859 e che vede i franco-piemontesi combattere in Lombardia contro gli austro-ungarici, ma il “detonatore” che provocò le ribellioni a sud del Po nei Ducati e nelle Romagne fu la sconfitta austriaca a Magenta il 4 giugno 1859.
A seguito di tale sconfitta la guarnigione austriaca di stanza da tempo a Bologna (a difesa dell’autorità pontificia) nella notte dell’ 11 giugno si ritirò a Ferrara: il giorno seguente, a seguito di tumulti popolari “ben diretti” il Legato abbandonò Bologna e la Magistratura (cioè la giunta comunale) nominò una Giunta Provvisoria di Governo.
Anche negli altri centri, partito il Legato o altro rappresentante pontificio, le Magistrature nominarono Giunte Provvisorie di Governo: il 13 giugno a Ravenna, il 17 a Forlì, Cesena e Rimini, il 21 a Ferrara.
Le Giunte erano ovunque composte da liberali moderati filopiemontesi o bonapartisti (come il marchese Gioacchino Pepoli a Bologna, cugino di Napoleone III), con esclusione di elementi patriottici democratici-mazziniani e di liberali radicali.
Il 22 giugno, “liberate” tutte le Romagne (l’ultima città lasciata dagli austriaci fu Ferrara) la Giunta bolognese si autonominò Giunta Centrale di Governo, esercitando una autorità di fatto su tutte le città romagnole. Tra i primi atti della Giunta vi è la richiesta a Vittorio Emanuele II dell’invio di un commissario, il che avvenne l’11 luglio con l’arrivo di Massimo d’Azeglio, accompagnato da due battaglioni di bersaglieri.
L’adesione al regno sabaudo sembrava ormai a portata di mano: già era stata adottata (28 giugno) la lira e suoi decimali al posto dello scudo/quattrino/baiocco (una curiosità: il cambio fu di 5 lire per uno scudo…), D’Azeglio di fatto esercitava pieni poteri su tutte le Romagne, l’ordine era garantito da truppe piemontesi giunte a dar manforte ai Veliti (ex Gendarmeria pontificia) anche se la transizione dal vecchio al nuovo regime avvenne ovunque in modo pacifico, né si verificarono da parte del nuovo governo atti ostili alla religione cattolica o verso esponenti della passata amministrazione.
Peraltro, va osservato che il Governo Pontificio mai intraprese, per tutto il periodo considerato, azioni militari per ristabilire la propria sovranità nelle Romagne (a differenza di quanto avvenne in Umbria e nelle Marche) limitandosi a proteste verbali, pressioni diplomatiche e molte scomuniche.
Province secessioniste
Senonchè i negoziati di pace di Zurigo, che fecero seguito all’armistizio di Villafranca tra franco-piemontesi ed austriaci, nel sancire il passaggio della Lombardia al Piemonte, nulla stabilirono circa il destino delle Romagne, che – a differenza dei Ducati, stati autonomi – erano provincie “secessioniste” di uno stato non solo ancora esistente, ma che per le sue particolari caratteristiche godeva di ampie protezioni internazionali!
Il D’Azeglio rientrò a Torino (dopo aver tuttavia ordinato al generale Mezzacapo di schierarsi a sud di Rimini a difesa dei confini verso le Marche) ed il Consiglio Centrale di Governo nominò (il 2 agosto) Capo del Governo Leonetto Cipriani, corso e bonapartista, mentre dietro le quinte Napoleone III manovrava per costruire un Regno Centrale con la Toscana da affidare al fratello Girolamo.
Stato indipendente
Mai come nell’estate 1859 il “sogno” unitario divenne tanto lontano: con Cipriani – che governò dal 2 agosto al 7 novembre – le Romagne si organizzarono come stato indipendente:
– l’8 agosto fu convocata l’Assemblea Nazionale e nelle elezioni svoltesi il 28 dello stesso mese furono eletti 123 deputati (25 nella provincia di Forlì di cui 10 nel riminese) tutti rappresentanti della borghesia moderata cittadina e di quella terriera nelle campagne, che si riunirono la prima volta il 1° settembre nel palazzo dell’Accademia delle Belle Arti a Bologna;
– il 27 agosto fu istituita la Cassazione a Bologna ed organizzato un sistema giudiziario autonomo. Sempre a Bologna fu insediato il Consiglio di Stato e la Corte dei Conti;
– il 30 agosto apparvero i primi francobolli delle Romagne;
– fu fissata al 1° gennaio 1860 l’adozione del “Codice Napoleone civile, organico e di procedura”.
Regno di Sardegna
Tuttavia la larghissima maggioranza dei deputati eletti all’Assemblea Nazionale nutriva sentimenti unitari (tra tutti citiamo Marco Minghetti) e pertanto, dichiarato il 6 settembre decaduto il potere temporale pontificio, il giorno successivo venne votata la seguente dichiarazione “Noi, rappresentanti i popoli delle Romagne, dichiariamo che i popoli delle Romagne vogliono l’annessione al Regno Costituzionale di Sardegna, sotto lo scettro di Vittorio Emanuele II”, dichiarazione di cui Vittorio Emanuele avrebbe tenuto conto perorando la causa delle Romagne presso le Grandi Potenze.
Il piano politico di Cipriani, pur ridimensionato dai fatti appena descritti, non era però del tutto tramontato, anzi, nell’autunno si fece avanti ancor più forte l’idea di uno Stato Centrale tosco-emiliano-romagnolo da affidare non più ad un Bonaparte ma al Principe Eugenio di Savoia Carignano.
Poi il progetto non si realizzò per intero per la resistenza “toscana”, mentre più facile fu l’intesa con i governi provvisori instauratisi a Modena ed a Parma, ove preminente era la figura di Luigi Carlo Farini, un romagnolo filopiemontese al mille per cento.
Si giunse così il 7 novembre a deliberare la reggenza del Principe Eugenio di Savoia Carignano, cui seguirono le dimissioni del Cipriani (ormai in dissidio aperto con i filopiemontesi) ed il giorno 8 novembre il conferimento dei pieni poteri di governo (in attesa dell’accettazione della reggenza da parte del Carignano) a Farini, già Dittatore di Parma e Modena.
Iniziò nelle Romagne – pur mantenendosi come stato indipendente – una politica legislativa parallela a quella piemontese, con l’assimilazione di leggi, regolamenti ed ordinamenti, e non ultimo – con l’adozione “di principio” dello Statuto Albertino, mentre il Farini risultò contemporaneamente capo di governo di tre stati diversi: una “anomalia” che cessò il 1° gennaio 1860 quando le provincie modenesi, parmensi e romagnole si fusero in una nuova entità denominata Regie Provincie dell’Emilia.
In tutti i modi il Farini cercava di “forzare” gli eventi nella direzione unitaria, nonostante la non chiara situazione internazionale: a seguito delle pressioni francesi il Carignano rifiutò l’offerta di reggenza, mentre le pressioni pontificie sugli stati cattolici (Austria, Baviera, Spagna, Regno delle due Sicilie e – più di tutti – Francia) spingevano per un ritorno delle provincie ribelli.
La situazione rimase in stallo fino a quando – raggiunto un accordo tra Francia e Piemonte riguardo Savoia e Nizza – ed ottenuto il placet anche dall’Inghilterra – “le due potenze non si sarebbero opposte ad un voto di annessione di quegli Stati (Province dell’Emilia e Toscana) al Piemonte”: era la tanto attesa “via libera” all’annessione e per tale espressione di voto si scelse (solo per questa occasione!) la forma del plebiscito con suffragio universale maschile (mentre per tutte le altre elezioni si sarebbe adottata la legge elettorale sarda, a base censitaria)1.
In tale contesto, Farini governò da Modena con piglio autoritario, sempre seguendo una politica legislativa improntata al più intransigente laicismo e pedissequamente ricalcata sul modello piemontese.
I plebisciti si svolsero l’ 11 e 12 marzo, gli elettori (maschi maggiori di 21 anni, anche se analfabeti) furono chiamati a pronunciarsi sulle due seguenti proposte:
“Annessione alla monarchia costituzionale di Re Vittorio Emanule II” ovvero “Regno separato”.
Il plebiscito
Nelle Romagne, su 252.727 iscritti i votanti furono 203.384 (80,5%), i voti per l’annessione 202.659 (99,7%), quelli per il Regno separato 254 (0,1%), i nulli 471 (0,2%).
Il 18 marzo i risultati del plebiscito furono presentati dal Farini a Vittorio Emanuele II che accettò: da quel giorno anche le Romagne – come le altre provincie dell’Emilia – entrarono a far parte del Regno di Sardegna.
Le elezioni
E dopo? Il 25 marzo si tennero in tutto il Regno – e quindi anche nelle provincie romagnole – le elezioni politiche generali – Le candidature cavourriane ebbero ovunque un grande successo, la destra reazionaria scomparve quasi interamente, la sinistra radicale ebbe poche decine di seggi e furono eletti anche alcuni democratici tra cui Garibaldi. Il Farini fu nominato ministro degli interni. L’ 11 maggio i Mille sbarcarono a Marsala, l’11 settembre i piemontesi entrarono nelle Marche.

1 Elettori maschi, maggiori di 25 anni, alfabeti, che paghino un censo annuo superiore a 40 lire

1859, deputati eletti

TAVOLA 3
Deputati eletti il 28/8/1859 nell’Assemblea Nazionale delle Romagne nei collegi riminesi

Rimini: Salvoni conte Vincenzo, Bilancioni conte Enrico, Fabri Primo, Serpieri avv. Achille Coriano: Salvoni conte Luigi Santarcangelo: Mazzotti avv. Raffaele
Savignano: Giorgetti Diego Verucchio: Ripa avv. Luigi Saludecio: Albini avv. Achille San Giovanni: Carnevali Achille

CURIOSITA’

I comuni cambiano nome

TAVOLA 1
L’unità d’Italia fu l’occasione per una rivisitazione della denominazione di molti comuni, al fine soprattutto di distinguerli da omonimie. Anche il nostro territorio fu interessato da diversi cambi di nome…

MORCIANO – Morciano di Romagna
MISANO – Misano in Villa Vittoria – Misano Adriatico
MONTEFIORE – Montefiorito – Montefiore Conca
MONTESCUDOLO – Montescudo
SAN MAURO – San Mauro di Romagna – San Mauro Pascoli SANTARCANGELO – Santarcangelo di Romagna
SAVIGNANO DI ROMAGNA – Savignano sul Rubicone
SOGLIANO – Sogliano sul Rubicone

Elezioni 1859, gli aventi diritto

TAVOLA 2
– Dalla Legge elettorale per la elezione dei Consigli Comunali e dell’Assemblea Nazionale della Romagna (1859).
“Sono lettori i cittadini maggiori dei 21 anni, i corpi morali possidenti (escluse le sole aggregazioni di donne) e sono esclusi dall’elettorato attivo gli interdetti, i falliti, gli operai, i mezzadri, i condannati per delitto infamante, i mendicanti”.
“Sono eleggibili i maggiori di 25 anni purchè elettori”.
“L’elezione è invalida se non vi partecipa un terzo degli elettori”.
– Dalle Norme per la partecipazione alla Guardia Nazionale della Romagna (1859).
“Sono esclusi i coloni, le persone di condizioni servili, i braccianti, gli esercenti di mestieri abbietti”.
“La Guardia Nazionale può essere sciolta ove si immischi in atti non propri o deliberasse di fare indirizzi e petizioni”.




Bernabé: “Rimini è sempre stata contendibile”

Voto: Rimini, Novafeltria, Cattolica, Pennabilli, Montecopiolo

INTERVISTA

“Cattolica, non credo che Gambini fosse disponibile. Il Pd è un partito non una lista personale. La città di Rimini è sempre stata contendibile, eccetto nel 2006 con Ravaioli”

– In maggio in provincia di Rimini vanno al voto 5 Comuni: Rimini, Novafeltria, Pennabilli, Montecolombo e Cattolica, per un totale di popolazione vicino alla
metà di quella provinciale. Dunque un bel test elettorale. Solo per Rimini, al
momento, vi è un candidato sicuro, Andrea Gnassi: com’è la situazione negli altri 4 comuni? Lo chiediamo a Bernabé, responsabile enti locali del Pd.
“Il Pd sta lavorando in tutti i Comuni al voto per individuare candidature che possano contribuire alla costruzione di un centrosinistra, che a partire dalla coalizione con cui stiamo attualmente governando in Provincia possa aprirsi il più possibile ad esperienze civiche, consapevoli certo che ogni Comune ha percorsi autonomi e proprie peculiarità amministrative. In uno dei momenti più difficili e delicati nel rapporto tra cittadini e politica, dobbiamo saper coinvolgere il più possibile i cittadini nelle scelte relative alle comunità nelle quali vivono”.
A Novafeltria c’è chi dice che il sindaco uscente, Sebastiani, sia stato “fatto fuori” perché aveva posto come conditio sine qua non della propria candidatura il rinnovamento della classe dirigente: è vero?
“Si pensa sempre che chi fa politica debba ‘occupare’ posizioni istituzionali sino a quando non ti ‘accompagnano alla porta’ gli elettori o non ti invitano a non ricandidarti nel tuo partito.
Sebastiani, sindaco amato e apprezzato, a cui hanno chiesto la disponibilità a ricandidarsi, ha dimostrato che c’è un altro modo di concepire la politica, quello del servizio alla propria comunità, quello di chi compie un’esperienza importante e lascia il testimone, auspicando per il futuro anche il coinvolgimento di nuove energie e promuovendo un mix di
novità ed esperienza amministrativa”.
A Cattolica il Pd ha rigettato la proposta di “larghe intese” emersa da Gambini, e rispetto alla quale il centro-destra non si era buttato via. Gambini
secondo lei sarebbe disponibile a correre lo stesso? E’ lui il candidato? Sempre a Cattolica c’è chi dice che il pd sarebbe pronto a fare una “salutare” legislatura all’opposizione, è vero?
“Non credo che Gambini fosse disponibile a correre come candidato proposto dal Pd e da un’ampia coalizione di centrosinistra al di fuori dai termini da lui indicati, oltre gli schieramenti alternativi.
Il Pd di Cattolica sta lavorando alla proposta di una terna di nomi da indicare ai componenti della possibile coalizione di centrosinistra, che potrebbe comprendere la Federazione della Sinistra, la Lista Arcobaleno, SeL, L’Italia dei Valori, il Partito Socialista. Al tavolo della coalizione verranno valutati i programmi e le proposte delle candidature provenienti dalle diverse forze politiche. Se sul nome del candidato non si raggiungerà un accordo, si valuterà il ricorso alle primarie di coalizione.
Il PD ha idee, donne e uomini capaci di garantire ancora a lungo un’azione di buon governo ed evitare così l’ipotesi di una sconfitta elettorale”.
A Rimini, in occasione delle ultime provinciali, almeno al primo turno, il candidato del centro-destra aveva raggiunto quello del centro-sinistra: questo
vi intimorisce rispetto alle prossime elezioni, o la difficile situazione nazionale e gli scandali che stanno toccando i vertici del Pdl potranno favorire il pd a livello locale?
“Rimini è sempre stata contendibile, siamo sempre andati al ballottaggio ad eccezione del 2006, quando abbiamo vinto al primo turno con Ravaioli. Il Pd e le coalizioni di centrosinistra a Rimini hanno sempre vinto per meriti propri e non grazie alle difficoltà dei propri avversari, mettendo in campo ricambio generazionale e classi dirigenti all’altezza della sfida che la città pone, consapevoli di limiti e contraddizioni legati alla conclusione di un ciclo di sviluppo che ha fatto dell’edilizia l’elemento trainante dell’economia nazionale e che vede oggi nell’economia sostenibile e nella riqualificazione territoriale le nuove leve di sviluppo”.
Quale candidato del centro-destra preferireste, Renzi o Formica?
“Il candidato della destra lo faccio decidere a loro. Avrei preferito che i dirigenti del Pdl avessero attivato la consultazione dei propri iscritti ed elettori. Noi abbiamo scelto il nostro candidato sindaco attraverso le primarie. I nostri avversari invece preferiscono continuare a decidere magari in 10 chiusi in una stanza, trovando la scusa di indicare candidature civiche, quando sappiamo benissimo che sia Renzi che Formica saranno scelti attraverso una lotta interna al PdL piuttosto che approntata ai problemi dei riminesi”.
Pensa sia possibile, a Rimini, un accordo con sel e-o grillini prima del voto? E in vista di un possibile ballottaggio?
“Il Pd costruisce gli accordi di coalizione a partire unicamente dalle proprie idee e dal progetto di governo per Rimini. Stiamo lavorando per un accordo con Sel con il loro livello nazionale e regionale rispettando a livello locale il loro dibattito interno. Non credo però che se non si creeranno le condizioni per un accordo al primo turno con Sel, proprio quando tra l’altro si sta per aprire una nuova fase amministrativa, sarà possibile farlo in funzione del ballottaggio dopo che per mesi si è fatto dell’attacco al Pd un elemento distintivo e di consenso, Gli elettori del centrosinistra e quelli di Sel non lo capirebbero come d’altronde non capiscono perché Sel non lavori da subito all’accordo. Per i grillini decide Grillo. Il Pd invece é un Partito, non una lista personale. La sfida ai grillini che dicono che votare Pd o Pdl è la stessa cosa, starà nelle politiche che il centrosinistra saprà realizzare durante la sua azione di governo”.




Spigolature degli Scrondi

Nuovi linguaggi – Leggiamo: “Basta un click e Riccione si offre sull’I Phone. Si può costruire la vacanza dal proprio smartphone”. Linguaggio moderno per fare quello che si fa da secoli: mettere due chiappe a bagno nel mare…

Porto e mattone – Leggiamo: “Porto, prende il largo il programma mignon. Addio ai parcheggi, arriva il mattone”. Che strano il mattone, non affonda mai…

Piccoli alberghi muoiono – Leggiamo: “Così finiscono i piccoli alberghi. Il tramonto del turismo vecchio stile”. Diventano tutti appartamenti e il turismo s’impoverisce…

La movida – Leggiamo: “La movida in panne. Il ‘coma’ del sabato sera”. Prima ci si lamentava contro masse di giovani che sballavano, adesso perché è un mortorio. Boh!…

Padroni (di cani) sporcaccioni – Leggiamo: “Padroni sporcaccioni, scatta il blitz. Vigili in borghese pronti a multare chi non rimuove gli escrementi dei propri cani”. Ben fatto! Il cane è tuo e la cacca la raccogli tu…

Benedizione – Leggiamo: “Bilancio comunale, via libera della Cgil con benedizione”. La via religiosa della Cgil…

Odissea – Leggiamo: “Viale San Martino, odissea tra buche e buio”. Passeggiate pericolose…

C’è chi dice no! – Leggiamo: “Il fronte del no al cemento. La protesta ‘sventola’ sulle case. Su molte abitazioni bandiere con la scritta ‘C’è chi dice no!’”. Civile protesta con i cittadini che ci mettono la faccia, anzi, il balcone…

Cemento obbligatorio – Leggiamo: “Dopo lo spettacolo di protesta dei comitati. Pironi: ‘Quel cemento è obbligatorio’”. Ma chi ha creato le condizioni legislative per renderlo obbligatorio? I marziani?…

Comunicazione – Leggiamo: “Staff del sindaco, crescono le spese per la comunicazione. Entra Barbara Buldrini. Pironi: ‘Vogliamo rafforzare il sito Internet’”. Che cosa non si farebbe per potenziare la comunicazione del Palazzo…

Buccia di banana – Leggiamo: “Il richiamo del segretario del Pd sul caso Buldrini: ‘Occhio a non scivolare su una buccia di banana’”. Nel Palazzo c’è chi mangia le banane e getta in terra la buccia?…

Processo– Leggiamo: “Corruzione e truffa. Zaffagnini e la moglie vanno a processo”. Una volta si diceva che marito e moglie ‘vanno a braccetto’…




PalaRiccione, dalla montagna il topolino

di Francesco Toti

– Il PalaRiccione è bubbone della città che partorisce una montagna; oppure la montagna che partorisce il classico topolino?
Costato 60 milioni di euro, 6 addetti, sulla carta si presentava come la locomotiva che avrebbe dovuto destagionalizzare il turismo di Riccione; invece come spesso in economia capita, la realtà si è dimostrata molto più impervia della fantasia dei cosiddetti business plan, piani economici. E nel disastro nessuno accorre a dar mano forte agli sconfitti. Anzi. Dunque, il PalaRiccione è un figlio di quasi nessun padre.
Nel 2010 i numeri dicono che i ricavi sono stati di 1,81 milioni di euro; più 33% rispetto all’anno precedente, quando il giro d’affari si fermò a 1,32 milioni di euro. Le manifestazioni sono state 61, come nella tornata del 2009. Insomma, indicatori da alberghetto.
Forse il dato più interessante 2010 è quello delle presenze: 110.00 unità, più 11%. “A parere degli esperti ogni presenza – argomenta Fabio Berardi, presidente in quota Pd – congressuale ha una ricaduta sul territorio di 350 euro al giorno; assumendo che tale cifra sia troppo alta e la portassimo a 250 al giorno, avremmo un giro d’affari per la città di 27,5 milioni di euro”.
“Un altro dato importante – continua il presidente – è che il 50 per cento degli ospiti non veniva in vacanza a Riccione negli ultimi 20 anni; in tanti hanno prenotato la vacanza estiva insieme ai familiari. Hanno apprezzato tre elementi di Riccione: la posizione della struttura in un’isola pedonale, il nuovo lungomare e la qualità degli alberghi. Senza il palas molte camere resterebbero vuote”.
Polemico e con la spada alta al vento il sindaco Massimo Pironi. Attacca sicuro: “I numeri positivi parlano da soli. Questi sono i risultati di questo bubbone. Ne vorrei di bubboni simili in città. Voglio ricordare che questa è stata una struttura voluta da tutti quando è stata pensata. Che è stata votata all’unanimità in consiglio comunale. Solo che ci sono esponenti delle categorie economiche che sparano contro. Un fatto che ti destabilizza e non è mai successo prima a Riccione. Il palas ha un potenziale enorme”.
La storia
Per il Comune PalaRiccione è un bagno di sangue. Costato 60 milioni di euro, al di là del piace non piace, la funzionalità è sotto gli occhi di tutti. Il parallelepipedo di acciaio e vetro ha costi di gestione esagerati (caldo d’estate e freddo d’inverno). Per accedere ai bagni bisogna percorrere lunghi e deprimenti budelli. E sono più simili a quelli di un autogrill, che in tinta con il blasone dei congressisti. Tant’è. E che cosa dire delle scale esterne di alluminio, che vincolate dalle giuste e rigide normative anti-incendio, sono costate una piccola follia. Costruite e montate da un’azienda svizzera, per inciso.
Grazie all’abilità di Matteo Bartolini (l’amministratore delegato), il Comune finalmente è riuscito a vendere ai privati i negozi del piano terra, più i 220 posti auto a circa 20 milioni di euro. I debiti sono passati da 48 milioni a 18 milioni; con la prospettiva di scendere ad 8.
Più complessa la questione legata alle sale cinematografiche, dette dei Crampi, per via del poco spazio tra le file di poltroncine. Il nuovo proprietario Giometti, il re cattolichino dei cinematografi, sembra soddisfatto dell’andamento economico. Dovesse raggiungere le 250.000 presenze, gli spazi non subiranno un agevole cambio di destinazione d’uso ma resteranno cinema.
Futuro
Il suo futuro è tutto nelle intelligenze degli albergatori riccionesi che lo andranno a gestire. Pagheranno un affitto alla proprietà di circa 180.000 euro l’anno; non una cifrona date le difficoltà. Il PalaRiccione ha le potenzialità, ma ci vuole il lavoro vero intrecciato al buon senso, come dicono i dirigenti veri, lontani dalla vendita del fumo e dalle ingannevoli pagine patinate dei rotocalchi modaioli. Buona strada.

GLI UOMINI

Consiglio, Berardi presidente

– Ecco il consiglio di amministrazione del PalaRiccione. Presidente: Lucio Berardi; consiglieri: Attilio Battarra, Matteo Bartolini (amministratore delegato), Piergiorgio Burioni, Paolo Casadei, Giancarlo Ciaroni, Mario Maggioli, Sergio Pioggia, Giuseppe Migani.
Direttore: Paola Pierelli
Collegio sindacale: Marcello Pagliacci (presidente), Saverio Selva (effettivo), Federico Fidelibus (effettivo), Fabio Vanucci e Pio Biagini (supplenti).

I NUMERI

Costato 60 milioni di euro

– PalaRiccione è costata 60 milioni di euro. Grazie alla vendita lo scorso anno dei parcheggi, dei negozi della galleria e delle sale cinema, il Comune è rientrato di circa 24 milioni di euro: 20 milioni da galleria e parcheggi (220 posti auto) e cinema (circa 4 milioni di euro). Se i cinema non dovessero funzionare, la proprietà potrebbe usufruire di un cambio di destinazione d’uso.

Comanda il Comune di Riccione

– PalaRiccione è un’azienda pubblico-privata, la cui maggioranza sociale è ben salda nelle mani del Comune di Riccione.
I soci: Comune di Riccione (68,20%), Provincia di Rimini (11,67%), Ascom Servizi Rimini (0,37%), Riccione Congressi (0,50%), Camera di Commercio (11,67%), Assindustria Rimini (0,36%), Cassa di Risparmio di Rimini (1,29%), Fondazione Cassa di Risparmio di Rimini (5,98%), T-Consulting S.r.l. (0,53%).

LA RIFLESSIONE

Parole e fatti

– Al momento della presentazione dell’idea del PalaRiccione, l’allora sindaco Massimo Masini convoca una conferenza stampa. Con la sua elegante arte di argomentare, illustra il progetto, i benefici per la città, la destagionalizzazione. Mentre spiega, un suo collaboratore, già sul libro paga della neonata società, inizia a giocare con il telefonino con tanto di sottofondo elettronico. Tuona Masini: “Lo vuoi spegnere quel coso!”. Forse nell’aneddoto, col senno di poi, stanno molte delle magagne delle avventure industriali del PalaRiccione. Due milioni e mezzo di disavanzo nel 2009 e 6 addetti.
Non basta avere una struttura all’avanguardia, costruita di pelle umana, per il successo. Ci vogliono uomini che sappiano concretizzare le potenzialità. Ci vogliono persone umili, preparate, con la valigetta in mano in cerca di clienti. E anche la fortuna al fianco, direbbe Machiavelli. Il mercato congressuale è saturo, in crisi, e pieno di competitori, sia a Riccione (i grandi alberghi), sia altrove. I risultati affermano che la politica ha gestito male tutta l’operazione; troppo lontana dalle difficoltà dei mercati e della concorrenza. Scrive invece Gaetano Pregheffi, professore di Statistica all’Univerisità di Pavia, da anni inquilino di viale Ceccarini: “Insomma, la ‘ricetta’ è: metodi rigorosi, ma tanto buon senso, al fine di evitare colossali delusioni”.
Come diceva Sant’Agostino non contano le parole ma i fatti.




Elezioni, Cattolica-Italia

POLITICA

Allegro ma non troppo

di Ecci

– Mentre stiamo per andare in stampa tutti i giochi politici sono in corso. Prima della volata finale le formazioni in campo si presentano frazionate, senza farsi mancare le inevitabili divisioni interne. Anche la Coalizione Arcobaleno ne fa le spese. Il nodo delle alleanze, decisive per essere competitivi ed aspirare al successo elettorale, lascia mal di pancia in ogni dove. Frèd, mèl d’ pènza e cagarèla…
Il centrodestra dovrebbe avere come candidato Cono Cimino sostenuto da Pdl, Lega e una lista civica. Una quaja svarnèda…
Il centrosinistra gioca una partita importante e difficile: quella di riunire tutte le sue anime, Coalizione Arcobaleno compreso. Ma questo obiettivo, da sempre nei sogni dell’elettorato, sarà centrato solo se ci sarà un programma e un candidato sindaco condiviso. Questo vedrà probabilmente (???) il passaggio di primarie di coalizione. Qui si potrà misurare la reale volontà di discontinuità da parte del Pd, sempre abituato a tenere per sé il pallino delle decisioni, e di misurarsi nel voto dei cittadini, con altri candidati a sindaco provenienti dagli altri soggetti della coalizione.
La soluzione alternativa potrebbe vedere tutti i gruppi di sinistra uniti con un Pd che corre solo e isolato. Tutti sanno che in città in questo momento non tira una bella aria per il Pd. Una bèla gata da plè…
Cattolica con i suoi grossi problemi dovrà rimanere al centro del dibattito politico e programmatico, senza sconti per nessuno. Ma sia nella scelta delle alleanze, sia nei temi della campagna elettorale, non si potrà eludere da una situazione politica nazionale sempre più insostenibile. Cattolica-Italia potremmo definirla. Catolga u n’è un ort…
C’è una emergenza nazionale che vede uno scontro istituzionale senza precedenti, l’attacco alla Costituzione, all’Unità d’Italia, alla magistratura… una cultura della legalità calpestata dagli stessi esponenti di governo. Os-cia!…
Aggiungiamo un quadro economico in affanno, una coesione sociale al limite della rottura, la richiesta di una nuova solidarietà derisa, i diritti costituzionali e in campo lavorativo e sociale vengono sempre più assotigliati. I purètt in conta un caz!…
Ora si aggiunge una situazione internazionale esplosiva che vede l’Italia tra le nazioni più esposte. Molte questioni devono essere assolutamente affrontate da tutte le forze politiche. Come l’espansione della criminalità organizzata nelle nostre zone. Ma riguardo le idee di governo di una città le diversità culturali sono decisive. Legalità, solidarietà, partecipazione… vengono declinate e praticate troppo diversamente. Olie e aséda insén i cundés sno l’insalèda…




Palazzate di Cecco

Rischio – Leggiamo: “Rebus primarie e candidati. Pd diviso su quali scelte fare, e Prioli è a rischio”. Tucarà andé sal preservativ…

Primarie di coalizione – Leggiamo: “Elezioni, o le primarie o ‘muerte’. Condizione di Sel, Federazione della Sinistra e Arcobaleno per formare la coalizione con il Pd”. Sli primarie la boll sa du batèch per tutt, perché i citadén i vo’ poca acqua tal vén…

E-gate – Leggiamo: “Basta con le chiavette E-gate, vogliamo il porta a porta. L’immondizia finisce in strada”. Sono i cittadini di via Viole che denunciano i limiti della raccolta differenziata. E-gate? C’us cl’è? Vnì ma chèsa ad arcoi la mundèza!…

Parchi in degrado – Leggiamo: “Annullare il degrado del verde. Sono il parco della Pace e Robinson”. Al verd u s’è ardutt da fè strimulì al sangue…

La ricetta – Leggiamo: “La ricetta degli artigiani per salvare la città. In campo per spronare la ripresa”. Basta c’an sia ‘na ricèta che u la ha da pasè sno la mutua…

Il tridente – Leggiamo: “‘Tridente’ con Pdl, Lega nord e lista con Cono Cimino”. Al tridént al vo’ fè tutt tridèll sal spadòn ad Bossi…

Bus terminal – Leggiamo: “‘Un danno di sette milioni al Comune’. Tanti sono, secondo Carli, quelli provocati dal Bus terminal”. I faria comde pri ciud qualche dèbte…

Treni – Leggiamo: “Treni che non fermano, mobilitazione generale. Si decidono le forme di protesta”. Basta che an sia quela da bluchè i treni. J’è già tènt poch…

Illuminazione pubblica – Leggiamo: “Luci vecchie per la Regina. Impianti di 30-40 anni: mancano i soldi per rinnovarle”. Uc tocarà tré fora i lum a pitrolie…

Sesso – Leggiamo: “‘Troppo sesso in tv e su internet’. Intervengono le parrocchie”. Miga tutt i s’pò permètt da paghè sett méla euro a bota e purtesle tla véla cume al fa Silvio…

Droga – Leggiamo: “La stitichezza del pusher. Ovuli con la cocaina in pancia: le intercettazioni tradiscono i suoi ‘sforzi’”. Roba cal facia di stronz stupefacént…

Buche stradali – Leggiamo: “Buche ‘curate’ solo con il ghiaino. Senza bitume, è un rimedio di durata irrisoria per l’asfalto”. Isé l’aress! Andèn dalongh…

Centro/periferia – Leggiamo: “Parcheggio selvaggio e degrado, il centro sempre più abbandonato”. Al céntre al cméncia a capì cum u si sta in periferia…

Nozze difficili – Leggiamo: “L’Idv non vuol ‘sposare’ il Pd. Su programma e uomini si è vicino alla rottura”. La risposta: “Prioli bacchetta l’Idv: ‘E’ imbarazzante come affrontate la situazione’”. Se an vli spusèv pruvè a stè acumpagnèd senza andè a lèta insén…

A braccetto – Leggiamo: “Primarie sempre più vicine, Pd a braccetto con l’Arcobaleno”. Basta c’an sia un bracin curt…

Via Foscolo – Leggiamo: “Via Foscolo al buio, i residenti protestano”. Una volta i lé u j’era ‘na cereria. Toca véda se l’è arvènz qualche candéla…




Il ritorno di Radio Talpa. Festa il 16 marzo

di Maurizio Castelvetro

– Ricordate Radio Talpa di Cattolica? La mitica, la ribelle, la grande musica, i concerti, la cultura, l’informazione alternativa, il Questionario Giovani, il movimento, l’utopia, l’entusiasmo…
Un indimenticabile mercoledì 9 marzo 1977 iniziavano le trasmissioni. Nel contesto del fermento del ’77, in una piccola città ovattata come Cattolica, si sperimentavano nuove forme di informazione dal basso, di cultura e di aggregazione giovanile.
Radio Talpa, la storica “radio libera” attiva a Cattolica a cavallo degli anni ’70 ed ’80, in occasione del 150° Anniversario della Unità d’Italia torna nuovamente a farsi sentire, questa volta presso il Centro Giovani in Via Delprete 119 a Cattolica: mercoledì 16 marzo a partire dalle ore 21 fino all’alba del 17.
Mentre i precedenti raduni del 2004 (20 anni dalla chiusura) e del 2007 (30 anni dalla nascita) avevano mantenuto una impronta celebrativa, trasmettendo a tutto tondo le immagini sonore di una esperienza che continua a comunicare emozioni e idealità, questa volta si è deciso di imprimere alla festa una immagine meno nostalgica e più legata alla contemporaneità, riaffermando l’identità politica e “progressive” da cui era nata l’esperienza della radio libera (la denominazione della società era, non a caso “Cooperativa Democratica Informazione”).
La musica innanzitutto. Nelle edizioni precedenti le selezioni musicali erano strettamente legate al periodo di vita della radio stessa, quasi a voler ricreare il clima sonoro di un’epoca; nella nuova edizione si ascolterà musica “come se” la radio trasmettesse ancora oggi, dando spazio anche alle tendenze più recenti e offrendo quindi una vasta panoramica della musica giovanile, dalla nascita del rock’n’roll sino ad oggi.
Allo stesso tempo il tema della festa celebrerà il 150° anniversario dell’Unità d’Italia, un argomento che in altri tempi sarebbe stato tipicamente istituzionale e che invece nell’Italia contemporanea in crisi economica e di identità acquisisce un sapore vagamente alternativo e nello stesso tempo positivamente patriottico.
Lo slogan della festa sarà infatti Unità nella diversità, riaffermando i valori di comunanza di cui la musica è portatrice per eccellenza. Tema della festa è dunque la memoria che torna d’attualità, sia essa musicale, storica o anche mitica.
I disc-jockey storici di Radio Talpa (Andrea, Bendi, Enrico, Luciano, Maurizio B., Maurizio C., Stefano…) si alterneranno sul palco nella notte del 16 marzo, destreggiandosi tra vinili d’epoca e più moderni compact disc, preceduti dalla esibizione della giovane rock band Black Hearts. La band tornerà ad esibirsi sul palco a mezzanotte, allo scoccare del 17 marzo, con una personale interpretazione dell’Inno di Mameli, per poi lasciare posto ancora alle selezioni musicali.
Per l’occasione l’Anpi (Associazione Nazionale Partigiani d’Italia) di Cattolica ha dato il suo patrocinio all’iniziativa.
Ma cosa era Radio Talpa? Era un’aggregazione giovanile (ma non solo) che in 8 anni di attività coinvolse, a vari livelli, oltre mille giovani di Cattolica, Gabicce e dintorni. Era grande musica, il rock in maniera particolare, come espressione di una identità giovanile collettiva. Era presenza politica e sociale attiva sul territorio. La mostra fotografica “Giovani sparsi nella città doppia”, un’indagine fotografica sui giovani cattolichini (che potrete rivedere proiettate su uno schermo), inaugurò il Centro culturale polivalente: era il febbraio 1983. Il “Questionario giovani” del 1984, una pietra miliare delle inchieste sul mondo giovanile, che ebbe il plauso dell’allora Presidente della Repubblica Sandro Pertini. Ne parlò tutta la stampa locale e nazionale.
Era una radio povera, ma ricca di energia e fantasia umana. Sopravviveva esclusivamente con i soldi dei soci e simpatizzanti. Tuttavia l’entusiasmo era altissimo; ognuno portava qualcosa: dischi cassette, sedie, strumentazioni… si respirava l’aria della creazione di un qualcosa di importante, di un progetto collettivo che aveva la forza di cambiarti… insomma si toccava quasi con mano l’utopia.
Radio Talpa chiuse il 6 ottobre 1984, alle ore 18 di un sabato molto triste, spegneva le trasmissioni. “When the music’s over” (Quando la musica è finita) dei mitici Doors, fu l’ultima canzone che la consunta puntina del giradischi Thorens irradiò nell’etere. Sancì la parola fine ad una esperienza di carattere musicale, culturale, politico e umana, intensa e partecipata. Emblematica la scelta dell’ultima canzone, i Doors con l’icona Jim Morrison: il senso di una esperienza breve ma forte, travagliata, che il tempo accende nell’immaginario evocativo caricandola del sapore del mito.




Oscar del vino 2011 a Mancini/Muccioli

Oscar del vino a Mancini-Muccioli
Cucchiaio di legno a Deluca-Maioli

L’ambito trofeo a Marco Mancini/Enzo Muccioli. Non meno ambito il cucchiaione. Dopo tre anni, con entusiasmo da Champions League, Leo Bartolini/Massimo Fronzoni lo cedono a Virginio Deluca/Fiorenzo Maioli

MORCIANESITA’

– Leonardo (per tutti Leo) Bartolini alza le braccia al bellissimo soffitto di travi a vista con una gioia superiore a quella di Marco Tardelli ai mondiali di calcio vincenti dell’82. Il tre volte ultimo su tre edizioni dell’Oscar del vino della Bassa Romagna è finalmente uscito dall’angolo degli sfottò. Che, come spesso avviene, dura mattina e sera per un lungo e faticoso anno. Per la cronaca Leo faceva coppia nella “vittoria” con Massimo Fronzoni. Ma perché tutti si accaniscono con Leo e nessuno con Fronzoni? Un altro dei piccoli misteri della vita.
A scolpire i propri nomi e cognomi alla base che sorregge la statuetta dell’edizione 2011 è la coppia Marco Mancini/Enzo Muccioli (quest’ultimo assente non ha assaporato la gioia del trionfo). Primi grazie al “Kurnì”, un Montepulciano prodotto a Cupra (Marche).
Sul secondo gradino, lo stesso vino, presentato da Stefano Ronci/Alessandro Pettinari. Questo significa che i 18 amici che hanno riempito la tabella con i voti da 1 a 5, hanno una certa familiarità col bello prima ancora dei vini.
Ultimi, hanno inciso invece i loro nomi, seppur con la biro, sul bellissimo cucchiaio di legno, Virginio Deluca/Fiorenzo Maioli (Barolo 2004).
Ennio Tagliaferri/Marco Bonetti sono gli sconfitti per eccellenza. Volevano stupire se stessi e gli amici di avventure con una delle cantine più blasonate del mondo: un Barbaresco Gaja del vigneto “Darmagi” (parola dialettale piemontese che significa peccato). La coppia ha incassato la delusione nel più tipico understatement inglese: onore ai vincitori. Lo stesso Tagliaferri ha dato un misero due alla nobile bevanda. La sua chiave di lettura: “Dato che voi non capite certi vini, l’anno prossimo porto l’aranciata”.
Da incorniciare la serata del 25 febbraio e da raccontare ai nipotini per la sobria eleganza dell’abitazione (costruita con certosina applicazione da Davide Bianchini), la bontà delle vivande e la spensierata quanto garbata amicizia. La combriccola si concede tante serate simili in un anno.
In tavola sapori veri della migliore tradizione romagnola: antipasti (salumi e formaggi, olive) con piadina, tagliatelle giuste (due i sughi, fagioli e ragù) e una grigliata di maiale con tutti i crismi. Ai fornelli, bravissime e sorridenti: Cinzia Bianchini e Barbatosta. Si è chiuso, con tre dolci, e il gelato Moca opera della giovane gelatiera Alice (portato da Leo). Quest’anno, ad onor del vero, ci si è lamentati della mancanza della grappa di moscato, Berta Bric del Gaian: classico omaggio di Gianni Bartolini.
Riprese dalla storica telecamera di Gianni Bartolini (raccoglie tutto quello che racconta Morciano), la cornice della serata è stata un intreccio di battute taglienti e velenose. Piccolo campionario: “L’anno scorso Leo ha dato 1 al suo vino”, “Lo fa apposta ad arrivare ultimo per ricevere le coccole degli amici”, “Ogni anno c’è la crisi, ma le bottiglie sono sempre più care”, “E’ più rosso lui del vino” [riferito a Leo], “Us po’ magnè do tajadele!?!”, “Il mio socio ha detto che se non vinciamo, sviene”.
La lettera di invito si chiude con: “Mesci il vino più puro, dà la sua coppa a ciascuno, son qui sotto il mio tetto gli uomini a me più cari” (Omero, Iliade,)
L’albo d’oro. 2007: Ennio Tagliaferri; 2008: Virginio Deluca/Fiorenzo Maioli; 2009: Roberto Ottaviani/Bilancioni; 2010 Massimo Tonini/Giovanni Bartolini.

(g. c.)

PERSONE

Diciotto amici per nove coppie

– Semplice la gara. Ogni coppia, in tutto nove, ha portato una bottiglia da far degustare. Classifica e relativi vini.
1) Marco Mancini-Enzo Muccioli (Kurni), 2) Stefano Ronci-Alessandro Pettinari (Kurni), 3) Mauro Ripa-Sauro Semprini (Amarone), 4) Roberto Ottaviani-Franco Allegrini (Barolo), 5) Leonardo Bartolini/Massimo Fronzoni ( Brunello ’98) e Davide Bianchini-Mauro Barbatosta (Brunello Madonna ’97), 7) Ennio Tagliaferri/Marco Bonetti (Darmagi ’96), 8) Giovanni Bartolini-Massimo Tonini (Grattamacco), 9) Virginio De Luca-Fiorenzo Maioli (Barolo).