Valfrido Alessandri, l’artista sconosciuto

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GRADARA – ARTE

di Marco Foschi

In una fresca mattina d’estate, durante una passeggiata sotto le mura, lo intravedo salire i gradini di casa; mi riconosce, mi saluta e con un cenno mi invita ad entrare.
Il suo piccolo studio ospita il minuscolo forno di cottura delle ceramiche con il vecchio tornio a pedale, in un altro angolo l’esposizione “ufficiale” delle opere più care, nella soffitta il grande banco, con tanti colori e pennelli ancora pronti per un nuovo lavoro.
“Da bambino – racconta Walter – mio padre sovente mi narrava che un suo parente di nome Angelo Alessandri, titolare all’Accademia di pittura di Venezia, riproduceva con successo le opere di artisti del ‘500. Nacque in me così l’idea, il desiderio di imitarlo”.
Poi continua: “Alle scuole elementari la passione per il disegno era forte, ma il vero amore per la pittura mi venne durante gli anni del seminario, a Pesaro, dove frequentavo il ginnasio, fino alla prima liceo. Il passo decisivo avvenne quando conobbi don Armando Paci, vice direttore dell’istituto e già parroco della vicina Fanano, che era un vero artista”.
La guerra purtroppo interruppe i suoi studi e nel 1942 Walter fu assegnato alla compagnia Radiotelegrafisti a Santa Maria Capua Vetere ed a seguito dello sbarco in Sicilia degli Alleati, ebbe il pericoloso compito di disattivare le mine lungo le coste calabre.
“Finita la guerra – racconta – potei finalmente sostenere l’esame di liceo a Pesaro e trovai subito lavoro come istitutore presso lo Zandonai, dove esisteva una scuola di ceramica guidata dai professori Andreani e Borgiotti, provenienti dall’istituto Mengaroni. Qui ebbi modo di imparare questa arte.
Questa però richiede sia talento che tecnica; i laboratori erano gelosi delle metodiche particolari e personali sviluppate dai loro allievi; ognuno sostanzialmente doveva formarsi in massima parte come autodidatta”.
Walter, alla fine degli anni Quaranta, iniziò ad operare in ambito artistico presso il laboratorio MAR.MA.CA. della Repubblica di San Marino e presso alcuni noti ceramisti a Faenza, dove poté imparare alcune tecniche di stampaggio.
A 32 anni, sempre affascinato dalla pittura della scuola dei ceramisti del ‘500 ed attratto dalle tecniche artistiche artigianali, aprì all’interno del borgo medievale di Gradara una piccola bottega con l’insegna: “Galeotto fu ‘l libro e chi lo scrisse”.
“Era l’anno 1954; per me, allora, fu un periodo di grande creatività, di minuziosa ricerca, sentivo un incessante voglia di inventare cose artigianali, diverse, nuove! Ricordo che a quei tempi una famiglia di villeggianti, proveniente da San Francisco, mi commissionò due lavori del Tiziano e del Bozzoli; ne fui onorato ed orgoglioso!”.
Il mercato della ceramica nei primi anni ’60, però, conobbe un periodo di crisi; l’artigianato subiva la concorrenza dei prezzi dei prodotti realizzati in scala, di serie.
In quel periodo un’occasione di lavoro gli venne offerta dalle Poste e per molti anni Alessandri prestò servizio presso gli uffici a Pesaro. Durante quegli anni continuò a coltivare la sua passione artistica e partecipò a mostre e gare a livello nazionale: Pesaro, Bormio, Isola della Maddalena, Vieste ed infine anche nella vicina Riccione. E’ tutt’ora visibile nel palazzo delle Poste di Pesaro, un pannello in ceramica, raffigurante tutta la provincia di Pesaro – Urbino.
“Una cosa sola mi è mancata – afferma -: aver potuto insegnare a tanti ragazzi l’arte della ceramica”.
Le sue opere ripercorrono l’itinerario che dal ‘500 in poi vide l’affermarsi della tecnica della ceramica. Le sue maioliche rispecchiano fedelmente i lavori dei maestri più illustri dell’età rinascimentale e barocca; vanno dalla riproduzione della “Primavera” del Botticelli, alla “Deposizione” del Caravaggio.
Walter Alessandri non si è limitato alle riproduzioni, ma ha realizzato opere personali, dipinti ad olio ed acquerello, dove emerge una importante sensibilità artistica e feconda creatività, attraverso quello spirito giovanile che da sempre lo contraddistingue. Inadeguata è la possibilità di esprimere con parole le emozioni che ci trasmettono le sue ceramiche ed i suoi quadri.
L’artista riesce a stupirci con i suoi minuziosi racconti sulle sue muse ispiratrici, sull’estro della creazione; una delicata emozione lo pervade quando narra l’amore riposto ancora oggi nel realizzare le sue opere.

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