Turismo, al tramonto il modello Rimini

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L’INTERVISTA

– Funziona ancora il divertimentificio? Il modello turistico che ha reso Rimini la capitale del turismo balneare in Italia ha ancora l’appeal di un tempo? Secondo Amerigo Varotti, presidente della Confcommercio di Pesaro, ma ritrovatosi romagnolo dopo la secessione dei comuni della Valmarecchia (è nato a Novafeltria), non è più così.
“L’offerta turistica riminese non è più proponibile, almeno per i paesi del Nord Europa come Belgio, Olanda Svezia e Norvegia. Gli stessi tedeschi preferiscono la Spagna, la Croazia o il Mar Rosso, un turismo della tranquillità, contrapposto alla confusione della Riviera. Una rivista inglese l’ha definita il puttanaio d’Europa”. Il sistema Rimini però non è solo caos e divertimento “da sballo”, anche Varotti lo riconosce: “Dalla Romagna abbiamo tanto da imparare, in termini di ospitalità, offerta e organizzazione. Il modello marchigiano però è quello della tranquillità, un turismo “slow” contrapposto a un sistema “fast”. Dalla nostra abbiamo la regione con l’aspettativa di vita più alta in Italia, le nostre cinque province sono nei primi posti nelle classifiche per il Benessere interno lordo. Sia ben chiaro, io non critico il modello romagnolo, una macchina efficiente che nel turismo ci crede e investe tante risorse che le consentono di posizionarsi bene sul mercato, basti fare un confronto delle voci di bilancio in questo settore. A Pesaro si arriva alla cifra di 280.000 euro, per Rimini si parla di 1.600.000 euro”.
E allora dove sta l’equilibrio, tra un sistema efficiente, un motore che macina chilometri e crea lavoro, e un apparato più lento, come quello marchigiano, che ancora deve emergere all’interno del circuito turistico internazionale? “L’obiettivo è, appunto, un modello turistico “slow”, un target elevato che impedisca quella che è stata definita, con un neologismo, la riminizzazione del territorio. Che significa cementificazione. Le Marche fino ad ora si sono salvate dallo sfruttamento del territorio che invece ha interessato l’entroterra riminese. Faccio l’esempio dell’alta Valmarecchia, i nuovi sette comuni transitati dalla provincia di Pesaro a quella di Rimini. Continueremo a mantenere la nostra peculiarità anche dopo questo passaggio, attraverso il marchio Montefeltro e tutte le iniziative che coinvolgono il nostro territorio, dai percorsi naturalistici, storico-artistici alle mountain bike. Prova ne sia che abbiamo detto no al club di prodotto, uno strumento troppo farraginoso. Per l’alta Valmarecchia chiederemo invece iniziative promozionali dedicate e specifiche ma, soprattutto, che anche questi nuovi comuni riminesi possano usufruire del contributo provinciale per il turismo. È assurdo che si dica che per l’alta Valmarecchia non ci sono soldi, non si può sfruttare l’entroterra solo come alternativa alla spiaggia per i giorni di pioggia”.
Dunque una differenziazione dell’offerta che però si potrebbe tradurre proprio in un turismo a due velocità, con conseguenze anche sulla promozione e la “vendita” di un pacchetto: “Il territorio va promosso nella sua interezza – conclude Varotti – non ci devono essere diversi tipi di turismi. Questo deve avvenire soprattutto attraverso l’azienda di promozione turistica e un impegno per tutto il territorio. Rimini fino ad ora ha pensato solo a Rimini”.

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