Spesa, arriva il mercato del contadino

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I commercianti marignanesi puntano il dito: è concorrenza sleale. Luca Bonizzi è il presidente dei commercianti: “Ho già avuto esperienza con questo tipo di mercato a Parma. Il problema è che non si sa di cosa stiamo parlando. Il farmer’s market è stato in molti luoghi la causa di chiusura per tanti commercianti, che lavorano 6 giorni su 7, se gli si toglie un altro giorno alla settimana, in cui la gente è orientata da un’altra parte, fanno 100 giorni all’anno”

IL PUNTO

di Matteo Marini

– Filiera corta, che significa km zero o quasi, e niente intermediari: il filo diretto tra il produttore, contadino o allevatore, e il cliente. Sono le caratteristiche del mercato del contadino, o farmer’s market (per dirla all’inglese), una novità che potrebbe presto cambiare, almeno in parte, il modo di fare la spesa dei marignanesi.
La delibera era stata approvata in Consiglio comunale più di un anno fa, su proposta dell’allora consigliere di Rifondazione comunista Massimo Casadei. Poi il progetto cadde per così dire nel dimenticatoio, complice anche le elezioni comunali imminenti e la volontà di tenere calme le acque nei confronti della categoria dei commercianti. Ora se ne torna a parlare, perché probabilmente già nei primi mesi primaverili i contadini della zona potranno avere uno spazio per vendere i propri prodotti a un costo concorrenziale e, soprattutto, con la garanzia di alimenti di provenienza locale con un impatto più “morbido” sia per le tasche dei clienti che per l’ambiente, perché la merce viaggia di meno.
Un risparmio del 30%: è quello che promette il farmer’s market, soluzione già adottata in diverse parti d’Italia e nel mondo (come per esempio negli Stati Uniti) fino alla nostra provincia, con i primi esperimenti a buon fine a Rimini e Santarcangelo. Il risparmio deriva dai costi contenuti del trasporto, perché il prodotto deve essere locale e dall’assenza di intermediari e quindi di ulteriori ricarichi sul prezzo.
“Ci si basa sul prezzo all’ingrosso, aumentato del 60% – spiega Giorgio Ricci, della Coldiretti di Rimini – mentre per i normali commercianti si arriva anche a ricarichi del 100%. Il mercato del contadino non offre però solo un vantaggio economico. Il consumatore ci guadagna anche e soprattutto in qualità, perché il piccolo coltivatore diretto assicura una cura maggiore nella raccolta, per esempio. Per questo un prezzo più alto di quello che ci si aspetterebbe da un contadino locale è giustificato proprio da un lavoro più accurato e dedicato rispetto a quello di una produzione industriale”.
Tornata d’attualità la materia, tornano all’attacco anche i commercianti. Luca Bonizzi è il presidente del comitato di San Giovanni e vice presidente regionale della Fida (la Federazione italiana dei distributori alimentari). L’accusa principale è quella di concorrenza sleale. Per questo ha presentato al sindaco un documento in cui mette nero su bianco il perché non s’ha da fare: “Ho già avuto esperienza con questo tipo di mercato a Parma. Il problema è che non si sa di cosa stiamo parlando. Il farmer’s market è stato in molti luoghi la causa di chiusura per tanti commercianti, che lavorano 6 giorni su 7, se gli si toglie un altro giorno alla settimana, in cui la gente è orientata da un’altra parte, fanno 100 giorni all’anno. Questo ha mandato in crisi tantissimi esercenti che hanno dovuto chiudere. In nome di cosa poi? Del risparmio? Anche questo è tutto da verificare. In questo modo si fa solo concorrenza sleale: grazie alle agevolazioni fiscali, tasse zero per l’occupazione di suolo pubblico e il dubbio sulla provenienza dei generi alimentari, tutte regole che noi invece dobbiamo rispettare. Non esiste infatti l’obbligo della tracciabilità, col rischio che compaiano sulle bancarelle prodotti non della nostra zona. Ho visto io a Rimini contadini che in teoria dovevano vendere propri prodotti e invece li compravano all’ingrosso prima di aprire la bancarella. Per non parlare delle banane sotto banco…”.
Questa volta però sembra che il mercato del contadino sia cosa fatta. “Abbiamo già pronto una bozza di regolamento e di convenzione con i coltivatori – spiega Nicola Gabellini assessore alle Attività produttive – i ritardi sull’iter sono stati dovuti alla richiesta dei contadini di aspettare la stagione di produzione agricola, quindi marzo-aprile. Attendiamo di concordare con loro tutti i dettagli, per esempio quanti agricoltori parteciperanno, se inserire questo mercato all’interno di quello settimanale del lunedì, al quale già alcuni partecipano, e dove sistemarli”. Un’ipotesi potrebbe essere quella di utilizzare la piazzetta di fronte all’ex municipio.
All’Amministrazione il compito di vigilare: “Il nostro interesse è che tutto si svolga nelle regole del mercato agricolo – conclude Gabellini – con prodotti del territorio e di produttori locali”.
I commercianti di San Giovanni, nell’ultimo incontro tenuto assieme al sindaco e all’assessore hanno ottenuto di partecipare alla stesura del regolamento ma la partita del farmer’s market si inserisce anche in una più ampia valutazione del quadro commerciale di San Giovanni. È ancora Luca Bonizzi a sollevare la questione: “Il mercato del contadino è, in fondo, una piccola cosa. Vogliamo favorire i produttori diretti della Valconca? Se ne può parlare, l’importante è che siano veramente i contadini locali ad attuarlo e non le associazioni di categoria. Un mercato che veda coltivatori provenienti anche solo da tutta la provincia sarebbe troppo ampio e non ci trova d’accordo, soprattutto se ci sarà l’intervento di cooperative che potrebbero trasformare un’iniziativa anche meritevole in un supermercato a cielo aperto. Mentre per quanto ho potuto verificare sono proprio i coltivatori della zona che non hanno intenzione di partecipare. Quello che però va discusso è invece il più ampio assetto commerciale di tutto il paese. Tra Compartone e nuove aree di destinazione senza una programmazione adeguata si rischia il caos”.

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