Rotary, in cerca della riminesità

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ASSOCIAZIONISMO

– Già vecchio, dopo molti anni di assenza, Federico Fellini torna a Rimini e se ne va a zonzo nel borgo, che è per antonomasia quello di San Giuliano, senza nulla togliere al Mazzini e al San Giovanni che hanno altre caratteristiche. Incontra un vecchio amico che fa l’artigiano, nonché figura storica del quartiere. Fellini si interessa della sua vita, del suo lavoro, della sua famiglia, con una serie di domande. Alla fine, il compagno di gioventù si rivolge al regista con un bel tronco di riminesità: “Ma te sa fet a Rom?”. Della serie: ma te che cazzo combini laggiù.
Enrico Santini è un bel riminese che arriva dal contado, come ama dire. Da alcuni anni abita nel borgo San Giuliano. Produce vini di livello assoluto a Coriano. Racconta: “Il vino si coniuga con la cultura. Senza non si fa e neppure si vende”. Fino allo scorso 29 giugno, per un anno, è stato il presidente del Rotary Riviera; lo ha preceduto Piero Mutolo e gli succede Cesare Trevisani. Come consuetudine ogni presidente caratterizza la sua annata con un tema: la riminesità, quello di Santini. “E’ stato un viaggio – sottolinea il presidente uscente – per chiederci come i riminesi vivono la loro città e come la vivono i non riminesi che vi sono venuti ad abitare. Dentro il nostro circolo i non riminesi di nascita sono la maggioranza“.
“Poiché – continua Santini – la mia matrice culturale è legata all’agricoltura, ci siamo addentrati nell’eno-gastronomia della nostra provincia. Abbiamo avuto come prestigioso relatore lo scrittore Piero Meldini, un cultore della materia che ci ha spiegato qual è il suo punto di vista sul rapporto che i riminesi hanno con il proprio territorio: non proprio facile. Il riminese è un animale particolare legato a certe consuetudini. Nelle quali tende a sminuire in modo significativo il lavoro di chi è cresciuto a Rimini.
Siamo andati per mostre: Urbino, Forlì, Ravenna. Soprattutto, con Pier Giorgio Pasini come cicerone, siamo andati a scoprire Rimini: il Museo della Città, sant’Agostino e il Trecento riminese. Abbiamo chiuso lo scorso 22 giugno con la presentazione di un libro scritto da Pasini, e fotografie di Luciano Liuzzi, che illustra i capolavori della chiesa di San Giuliano. Pasini è un affabulatore straordinario; ti fa conoscere particolari, sfumature. Qualunque cosa vista con i suoi occhi ti aiuta a capire la città, gli avvenimenti. Ti aiuta a capire quello che è Rimini oggi. E lo fa con un’ironia, una semplicità ed una carica affettiva riservata ai grandi. E con lui, oltre che a Rimini, puoi viaggiare per tutta la provincia: San Giovanni, Montefiore, Saludecio”. Sempre per restare nel campo della cultura, il Rotary ha indetto un concorso per giovani architetti sotto i 35 anni per pedonalizzare il ponte di Tiberio e fatto diventare socio onorario Stefano Pivato, rettore dell’Università di Urbino.
Oltre che cultura il Rotary, forte di circa 75 soci, trent’anni quest’anno, è anche servizio. Sono stati regalati 20 computer ad un villaggio africano seguito da un prete; sono andati in Abruzzo e dato un contributo alla facoltà di medicina che ha una preside riminese, Maria Grazia Cifone (le sue due sorelle vivono ancora a Rimini).
“E’ stato un anno – chiude Santini – in cui mi sono divertito; ed ho dato tutto quello che ho potuto. Sono entrati anche tre giovani, Fabio Mariani, Paolo Braccini e Enrico Cavagna”.

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