Nuovo Fiore, tempio del gelato

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LA STORIA

– Il 28 giugno è il giorno dei santissimi Pietro e Paolo. Soppressa nel 1973, nel 1960 era festa di precetto. Un giorno importante per la storia turistica di Riccione e della riviera romagnola: apre la gelateria Nuovo Fiore. Siamo al numero 1 di viale Ceccarini. Parte subito forte e in pochissimi anni diventa uno dei locali più “in” di Riccione, una definizione che disturba i proprietari, Adriano e Maria.
Adriano è originario della Romagna profonda, una frazioncina di Forlì, Villagrappa, ed ha con sé la forza della civiltà della casa colonica; mentre la signora Maria è di origine napoletana. Quella napoletanità fatta di lavoro, doveri e naturale raffinatezza. Quella dello scrittore Raffaele Di Capria, o delle cravatte Marinella, il top del made in Italy.
Quest’anno la gelateria Nuovo Fiore celebra i 50 anni. Oltre alla passione della famiglia, un’altra ragione del successo è il personale. Ugo (il direttore), inizia nei primi anni sessanta e il 2010 è stata la sua prima stagione da pensionato. Sempre dagli anni Sessanta vi lavorano Gigi, Anna, Emilio. Mentre “Tore” (Salvatore), l’Anna di “Tore” (per distinguerla dall’altra), Luca e Gianluca hanno iniziato negli anni Ottanta. Questi sono i più longevi, ma per tanti studenti, per tanti riccionesi (mezza città si può dire) il Nuovo Fiore è l’esperienza e il divertimento delle proprie vacanze estive. Tra costoro anche Massimo Pironi, il sindaco. C’è una piccola regola non scritta: a fine servizio il personale si concede un gelato, magari anche con seduta su viale Ceccarini, come amano fare i ragazzotti.
Il Nuovo Fiore significa tempio del gelato. Per chi viene in vacanza, da Ancona ai Lidi Ferraresi, è diventato un classico una sera fare tappa a Riccione e leccare un cono, o sedersi ai sui tavoli dalle comode sedie imbottite con tessuti di William Morris, designer-intellettuale inglese dell’800, che in piena rivoluzione industriale inizia a predicare il ritorno alla natura ed ai suoi colori. Ci sono clienti che vanno in vacanza altrove, ma si fermano solo per il suo gelato, in genere sulla strada del ritorno.
Ma dove stanno le ragioni del successo? La risposta è semplice: nella passione per il lavoro. Se il made in Italy vero è idea progettuale coniugata alle assolute raffinatezze degli artigiani, la gelateria Nuovo Fiore ne rappresenta una degli esempi eccellenti. Alla bellezza senza fronzoli del locale (il bello fine a se stesso resta fuori), c’è il prodotto: la bontà del gelato. Ne puoi mangiare a quintalate: non ti stufa mai, non ti stomaca mai. Ti piace sempre.
Gli ingredienti base sono al top. Il latte è l’intero fresco. Il gusto caffè si fa con i ristretti. La fragola con le fragole passate come fosse salsa di pomodoro. Il limone con la spremuta dell’agrume. Insomma, prima di tutto c’è la qualità. Attorno alla quale è stato voluto un locale semplicemente bello, accogliente, non meno che pratico. E tutti gli anni è stato migliorato e abbellito: dove c’è la bellezza c’è molto.
In 50 anni: tre rifacimenti radicali (l’apertura, nell’81 e nell’87), tuttavia tutti gli anni vengono effettuate migliorie e cambiamenti sostanziali. Ampliato nel corso degli anni, le tre vetrine iniziali da 350 posti, sono diventate 5 per 550 posti. La più grande gelateria d’Italia. Un bel primato. L’ambiente trae ispirazione dal mare, con il bancone sinuoso a mo’ di onda e dai giardini.
Il Nuovo Fiore è una specie di Mercedes: cambiamenti continui nel segno della tradizione. La dozzina di gusti iniziali sono diventati più di trenta. Le quattro coppe di partenza (eis cafè, spagnola, piccola e media) hanno raggiunto la sessantina. La storia delle coppe è curiosa. In media se ne propongono un paio l’anno. Le idee nascono dal caso, dalle riviste, dalle intuizioni, dalle vacanze e anche dai clienti. Ad esempio il caffègelato fu suggerita da un avventore. Ma prima di metterle nel listino devono superare molti test di gradimento. Si fanno assaggiare agli amici e se apprezzano entrano in scena.
Insomma, il civico 1 di viale Ceccarini ha sempre dettato gli stili. E’ stata la prima a proporre il listino con le fotografie; è stata la prima a utilizzare il vetro soffiato come coppa (prima c’era l’acciaio). Per offrire un servizio al cliente, 5 anni fa al gelato è stata affiancata la piada. E l’anno dopo, le crepes. Per giungere alla pastella giusta dietro ci furono mesi di prove e centinaia di assaggi.
Tutti i grandi personaggi capitati a Riccione si sono seduti ai suoi tavoli. Un po’ di nomi: Gino Bramieri, Gianni Ravera, Bettino Craxi, Giorgio Faletti, Francesco Rutelli, Giacomo Agostini, Massimiliano Rosolino, Paolo Volponi, Marco Simoncelli, Carlton Myers, Aldo Busi. E’ stato raccontato da una caterva di testate: Repubblica, Tv Sorrisi e Canzoni, Resto del Carlino, testate di settore, giornali esteri. E’ finito su due libri: “Rimini” di Pier Vittorio Tondelli, e “Bozambo” di Lucherini.
Ad aver creato questi 50 anni di belle pagine: la famiglia Laghi. E’ educata e ferma. Attenta al cliente, ma con il gusto di cercare nuove idee. Adriano ha lasciato il testimone ai figli: Filippo (avvocato) e Lorenzo (fisico). Si divertono e tutte le mattine entrano nel laboratorio a creare le basi (segreti le miscele degli ingredienti) per i mantecatori, da dove il gelato si estrae con i cari bastoni, come un tempo. E sempre come un tempo, il gelato sta nei pozzetti cilindrici. La forza della tradizione: i capolavori sono emozioni intramontabili.

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