Nei prossimi 3 anni si gioca il futuro dei misanesi dei prossimi trenta

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IL FATTO

– Nei prossimi tre anni si giocherà il futuro vero delle famiglie e degli imprenditori misanesi per i prossimi trenta. Il Comune sta mettendo mano al Psc (Piano strutturale comunale); si tratta del caro vecchio Piano regolatore (Prg), che stabilisce chi nella terra può costruire e chi deve continuare apiantare le patate: da una parte c’è chi si arricchisce senza fare nulla, dall’altra invece bisogna continuare a lavorare. Con questo numero del giornale, iniziamo una serie di interviste e riflessioni da qui fino a quando il Psc non sarà approvato dal Consiglio comunale. Molto probabilmente l’approvazione, come dice la storia, avverrà in prossimità delle elezioni comunali tra tre anni e mezzo. Iniziamo questa riflessione con Bruno Fabbri, per circa 20 anni amministratore del Comune di Misano Adriatico.

– E’ un ritorno alla politica?
“Assolutamente no! Non ne sono mai stato un professionista. Durante la mia esperienza politica, in parte spesa come amministratore, ho avuto la fortuna di conoscere persone preparate con le quali ho cercato di collaborare seriamente e di acquisire buone esperienze. Vorrei altresì premettere che non ho mai chiesto e non ambisco ad incarichi. Non mi candido, non ho candidati da proporre e non sono portavoce di nessuno. Vorrei essere semplicemente l’espressione di una opinione che desidera essere ascoltata senza la presunzione che sia condivisa”.
Cosa pensa del Psc?
“L’ho letto ed ho applaudito la relazione dell’ingegner Zoffoli. Ne condivido la filosofia: ‘Una città accogliente’. E’ un titolo che mi piace. A grandi linee le proposte vanno nella direzione già tracciata in passato dalla sinistra misanese. Naturalmente con intendimenti nuovi, ambiziosi e concettualmente moderni”.
Allora qual è il problema? Quali sono i motivi del dissenso?
“Il P.S.C., ripeto, predica bene, ma qualsiasi operazione in variante che ne anticipa la discussione e il confronto democratico con le parti sociali, lo renderà inefficace ancor prima di nascere e ne pregiudicherà il futuro, poiché la programmazione del territorio sarà già delineata da pochi, per pochi eletti e con strumenti diversi dal Psc. I cittadini, oltre che essere disinformati, non godranno delle medesime opportunità. Le regole dovrebbero valere per tutti allo stesso modo. O no?”.
Però il dovere di una amministrazione è dare risposte.
“Certo! Un diritto. La novità del Psc dovrà rispondere anche a questo, senza scorciatoie e dirci se i diritti acquisiti sono tali anche quando pregiudicano gli interessi della comunità. A questo proposito vorrei ricordare un piccolo esempio. Nel 1974, con l’approvazione del primo Piano regolatore, fu vera rivoluzione per la pianificazione della città, fino ad allora lasciata alla spontaneità, alle potenzialità economiche e comunque al coraggio imprenditoriale, o se volete, alla buona volontà e comprensione degli amministratori. Esemplarmente quel Prg bloccò Portoverde. La società costruttrice aveva acquisito in quegli anni (pur lasciando in eredità una importante infrastruttura quale il porto) sproporzionati diritti di superficie che erano, fino a quel momento, il doppio della realtà attualmente visibile. Una enormità di appartamenti, grandi e piccini, che hanno prodotto il risultato di una cementificazione esagerata a fronte di appena un centinaio di residenti. Questo la dice lunga sulla reale necessità di continuare in questa direzione”.
Fu un errore?
“Non so! Però nello stesso tempo prese corpo, da quel momento, una coscienza nuova, un’idea di città, un disegno strutturale che negli anni successivi fu perseguito con tenacia da tutte le amministrazioni di sinistra, sviluppando opportuni quartieri residenziali che garantirono la casa alla stragrande maggioranza delle famiglie misanesi, e producendo altresì diverse infrastrutture (autodromo, ecc.) vitali per la crescita della città. In questo contesto sono stati possibili investimenti in direzione della famiglia, l’istruzione, il sociale, lo sport, la cultura ed anche, compatibilmente con le sempre più esigue capacità economiche, tanta sensibilità in direzione dell’ambiente: parchi, depurazione acque reflue, acquedotto adeguato e all’avanguardia e infine un occhio di riguardo verso l’imprenditoria, sia essa artigianale, commerciale, turistica”.
Allora va tutto bene?
“Certo che no! Si poteva fare meglio e di più. Qualcuno ha detto: ‘L’urbanistica costa, le infrastrutture costano, nessuno regala nulla’. Niente da eccepire! Ma, se la città deve sacrificare qualcosa, per ottenere i servizi necessari, deve valerne la pena e non deve essere devastante. Per esempio, dico no con tutta la determinazione possibile all’ormai famosa variante SS16 Adriatica ‘storta’ che devia scandalosamente nel Parco del Conca, se non addirittura nell’alveo fluviale dello stesso. Ed è un no indipendentemente da chi lo propone. Per difendere questo valore ambientale non c’è partito, compagno o amico che tenga. Tanto meno l’Anas”.
Vogliamo parlare del C24 comparto turistico?
“Sì parliamone, anzi, dirò di più, parlerò dei C comparti. Per anni chi ha amministrato, e la città intera ha riflettuto a lungo e fortemente dibattuto cosa sarebbe stata Misano e il suo bellissimo territorio se fosse stato possibile, già in passato, aderire agli insaziabili appetiti degli speculatori di fronte alla pressante necessità di occupare i 60 ettari dei Ceschina e loro Eredi. Per vederne gli effetti non dobbiamo fare lunghi viaggi, è sufficiente guardarci attorno. Un misto di fortunate coincidenze ma anche lungimiranza (vedi soluzione trovata per la spiaggia) ci insegnano, oggi, questo invidiabile patrimonio per farne una città vivibile, diversa, vincente. Ripeto, 60 ettari a vocazione turistica non interessano solo qualche imprenditore, ma sono fondamentali e nell’interesse di tutta la città.
Mi chiedevi se tutto va bene. Dipende, sono punti di vista contestabili. La Telecom (250 appartamenti non residenziali) al posto di una struttura che occupava 50 dipendenti, ha dato in cambio apprezzatissimi arredi urbani e viabilità. Il prezzo è giusto? Parliamone! Per me il motore turismo rimane indiscutibilmente la cinghia di trasmissione per tutti, nel tempo. Questa è la città accogliente che vorrei”.

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