Maurizio Benvenuti, esagerazioni con umiltà.

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– “Gli scritti raccolti nel presente volume contengono affermazioni volutamente esagerate allo scopo di impedire ogni credibilità del testo”. Come può essere un libro che si presenta con questa avvertenza ed è dedicato ai bambini? Divertente è dir poco.

E’ una specie di Spoon river della toponomastica (nome proprio dei luoghi) italiana: un po’ seria e un po’ inventata dalla creatività dell’autore. Se il capolavoro di Lee Masters dà voce agli abitanti dall’America profonda con le epigrafi sulle lapidi, Maurizio Benvenuti dà un’anima ai nomi di luoghi cambiati o più semplicemente sbagliati, scrivendo una serie di lettere agli amministratori delle città (dalle grandi come Roma, alle piccole come Longiano), ai direttori dei giornali, agli editori, ai contestatori, ai direttori commerciali, alle eminenze ecclesiastiche.
Si intitola “Gentilissimo” (Belletti Editore, 302 pagine, euro 14) il volume di Benvenuti, che è direttore cartografico di Belletti Editore, l’azienda misanese specializzata in cartografia.
E andiamole a vedere queste capriole dell’intelletto.

Al sindaco di Roma, dal quale trae spunto il titolo, ci sono volute 17 pagine per raccontare un po’ di sane e piacevoli storielle che saltano di palo in frasca come la scimmietta di Tarzan nella giungla, partendo da una strada sbagliata, via Marino con “Martino”: “…che il fascio era il simbolo dell’autorità etrusca preso a prestito dai romani e poi da Mussolini… che la guerra contro la Turchia per la conquista della Libia fu finanziata dal Banco di Roma che allora era la banca del Vaticano. Che Pio XII, dopo aver taciuto sulla strage degli ebrei, aiutò a fuggire i gerarchi nazisti procurando loro i passaporti falsi…”. Storie un po’ vere ed un po’ false, che forse potrebbero stimolare per tuffarsi nei libri di storia.

E che dire di quei beffardi di fiorentini che si sono dati piazza della Passera? E a Valenzano hanno sbagliato a scrivere il paese natale di padre Pio Pietralcina al posto di Pietrelcina. Un libro che infila nell’orecchio i dubbi della ragione.

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