Marcello Morosini, allenatore di vita

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Eh sì, ho dieci anni quando Lui, ala destra dell’Audax, esibisce scatto breve e tiro al fulmicotone! E pochi di più quando gioca a casa nostra (una sorta di arena permanente) con mio fratello e compagnia. A pallone, lippa, ping-pong, mercante in fiera, roulette, pallavolo… tutto!
Per tentare di sbrogliare l’intricata matassa, pri zpgnè la togna, attingo e copio da facebook. Sì, avete capito bene, da facebook il monumentale (*) socialnetwork. Dove ex giocatori di calcio, suoi allievi, udite udite, hanno dedicato a Lui, vivente, una pagina.
…“Una persona cara, un sorriso e un modo schietto di comunicare… un uomo che per noi è stato davvero importante”… “Un commento su Marcello Morosini? ‘THIS IS A MISTER’… con queste semplici parole è giusto rendere merito a chi per me, ma credo per molti altri miei coetanei, ha rappresentato quasi un’icona per il calcio giovanile…”. “Allenatore preparato tatticamente e soprattutto tecnicamente come nessun altro… anche alla domenica per la partita era una spanna sopra gli altri… “Impeccabile in giacca e cravatta, unico allenatore che non aveva bisogno di urlare…”. Beh, se “chisto pe te non è o bene me sai dìcere o bene che l’è? – cantava Di Capri – “… Guarda, in fondo penso che Marcello Morosini sia la persona che ha fatto diventare mio fratello un uomo”.
..Ma allora, più ancora che amore, STIMA! Il Marcello EDUCATORE ha centrato il Suo obiettivo, vinto la partita!
(*) “Monumentale” è lo stadio del River Plate, la mitica squadra argentina. Di cui, grazie al Calcio Illustrato, conosceva vita e miracoli. “La delantera (l’attacco) River formava così: Muñoz, Moreno, Di Stefano, Labruna e Loustau”- ci ripetiamo di continuo.
Tra parentesi. A Di Stefano anziano, spesso chiedono chi sia stato il migliore fra lui e Pelè: “Non so, ma entrambi siamo uno scalino sotto a Pedernera, mio predecessore alla guida del River” (vero Duèrd?).
Aver attinto alla inesauribile fonte sudamericana, essersi cioè, “formato sui classici”, matura in Marcello una raffinata, particolare sensibilità verso il CALCIO… un insopprimibile bisogno di insegnarlo!
L’amato River indossa la famosa “camiseta” bianca con banda rossa in diagonale. Il Torino post tragedia, gemellato col River, ne fa la divisa di riserva. Marcello è tifoso granata. Ora, sapete l’origine del nome e dei colori del Superga (la squèdra dal prét) fondata nel 1954, don Angelo parroco e mecenate.
..Siamo ai tempi della Domus (non ricordo mai se mea o nostra), l’immenso bar della parrocchia. Lo gestisce la famiglia Staccoli: il frizzante, simpatico Attilio, la paciosa Giulia, ma soprattutto la giovane, allegra, dinamica Luisa.
“Ma questo dove vuole arrivare?”- diceva Totò.
Va bene, taglio corto. Marcello (ore e ore appoggiato al frigo a bisbigliare) non si lascia sfuggire la più grande fortuna della Sua vita. Si fidanza con Luisa… Che pantagruelica mangiata di pesce, per l’inevitabile addio al celibato!
E’ una questione di gerarchie. Alla Domus, non solo calcio, non solo amore! Le stabilisce l’abilità. Marcello bravo enigmista è prima spalla di “Piquillo” Ghironzi, numero uno nazionale. Io, un mezzo cane, del forte Marcello a tressette. E meno male che gli abituali avversari, non sono che Staccoli, Adelio, Sergio, Moretti! Tutti coalizzati però, a rifilare assi a Toni (il mitico Rasmén), nel rovescino di mezzanotte, attorno alla infuocata Warm morning. Gestore ormai Burghìn. Direttore della estemporanea banda “La canocia” principe della battuta e… primo capitano del rinato Superga 63.
Con questa squadra, con i raga del ’50, (primo capolavoro) Marcello inizia l’avventura di mister, si tuffa a capofitto a compiere la Sua “missione”! L’umana ingratitudine lo ferma dopo 40 anni di fortunata, proficua milizia.
Delle forzate “pantofole” beneficiano Luisa, regina della casa e cuoca di rango. Il giudice Piergiorgio, l’architetto Raffaella, il giornalista Gianmarco. La Sua Famiglia, Suo trionfo di Uomo… Giova a Lui, invece, il Suo Lupo, fedele amico dell’ultima età.
Ora così i vecchi pupilli lo piangono su facebook: “…Ripeto, vorrei scrivere di più, ma in questo momento le parole più importanti coincidono con i silenziosi e privati pensieri che riguardano questa preziosa persona per cui nutro un enorme rispetto, grazie”.
…Parlare dei difetti? Un esaggerato (come dicono a Napoli) delle virtù, Marcello. Ma perciò lo abbiamo amato, lo amiamo!

MARCELLO NOSTRO
– Improvvisa, pesante, si diffonde la notizia: l’è mort Marcello!
Quando scompare un AMICO, si tenta, noi amici, di ricordarLo agli altri, di raccontare di Lui alla gente. “a fèn un manifèst burdèl”. Ma la quantità dei fatti pretenderebbe un romanzo, la loro bellezza, un poema. Non possiamo, non sappiamo. Il tressette, i rebus, il CALCIO? Niente, niente, troppa roba: cus ca zcurin a fè! Lo faremo in chiesa, fra noi, sommessamente. Lì sgomenti, spaesati, mentre una lacrima scende, ci diremo: che grande amico, che amico grande! A Luisa, Piergiorgio, Raffaella, Gianmarco, simboli del Suo successo di Uomo, stringiamo forte la mano, diamo un bacio fraterno. A nome di tutti
Guido e Sergio

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