Ginocchio, protesi con ‘consulto’ svizzero o americano

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LA SANITA’

– Al paziente viene fatta una Tac tridimensionale o una risonanza magnetica, che serve agli ortopedici per valutare le caratteristiche della protesi da inserire nel suo ginocchio e per preparare gli interventi. Dopodichè si inviano con mezzi telematici i dati in Svizzera (in caso di Tac) o negli Stati Uniti (in caso di risonanza magnetica) da dove vengono “ritornate” all’ospedale “Ceccarini” di Riccione le maschere di taglio, vale a dire la “mappa” dell’intervento chirurgico.
Una modalità operativa sulla quale l’ospedale riccionese è arrivato primo in Italia, e che consente, negli interventi di protesi al ginocchio (un centinaio l’anno i casi attesi in provincia di Rimini) di accorciare i tempi chirurgici, minimizzare i rischi tra operatori e gli effetti collaterali, accorciare i tempi di ripresa e migliorare la funzionalità del “nuovo ginocchio”.
Tradotto: operazione più breve e meno rischiosa, tagli (e cicatrici) più piccoli, ripresa più veloce e un “nuovo ginocchio” che funziona meglio, rispetto all’intervento “tradizionale”.
Il primario dell’Ortopedia, Lorenzo Ponziani, ha fatto, su questo intervento, una vera e propria rivoluzione, introducendo una innovativa protesi prodotta dalla ditta Medacta. Lo scorso 4 novembre ha effettuato, assieme alla sua équipe, il primo intervento con la nuova protesi, sul ginocchio di una paziente riminese di 68 anni. Il “Rizzoli” di Bologna è arrivato “solo” una settimana dopo. Il “Ceccarini” si candida dunque a diventare centro di riferimento regionale (e non solo) per chi ha problemi al ginocchio.
Spiega Ponziani: “Il progetto MyKnee è un sistema di protesi di ginocchio che si avvale di guide di taglio su misura per ogni singolo paziente. Gli esami radiologici preoperatori permettono infatti la realizzazione di blocchi di taglio specifici per il caso da operare. Significa una cospicua riduzione del tempo chirurgico, nella estrema  semplificazione della procedura e degli strumentari, nella assoluta precisione delle resezioni in confronto alla semplice tecnica manuale ed anche nei confronti della navigazione intraoperatoria”.
Inoltre, da un punto di vista strettamente anatomico, “non occorre forare l’osso alla ricerca del canale midollare, né nella tibia, né tanto meno nel femore, con riduzione del sanguinamento, della possibilità di embolie adipose e della percentuale di sepsi – aggiunge Ponziani -. Infine, l’utilizzo del sistema permette di stabilire a priori la taglia protesica da impiantare, con riduzione dell’ingombro sia dello strumentario che del materiale protesico. Si tratta quindi di un sistema innovativo che rappresenta il futuro della protesizzazione del ginocchio”.
Tale intervento al “Ceccarini” è stato reso possibile anche dalla stretta collaborazione ed integrazione tra i professionisti e gli operatori dell’Ortopedia, della Radiologia (guidati dal dottor Fabio De Nicolò, nell’ambito della relativa Unità Operativa diretta dal dottor Enrico Cavagna), degli anestesisti e del personale di sala operatoria, nonché degli infermieri.
(F. P.)

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