Don Tonini, pioniere del turismo riccionese

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IL PERSONAGGIO

di Fosco Roccchetta

– Don Carlo Tonini: pioniere del turismo riccionese. Un viale, una piazza, un monumento a lui?

Com’è risaputo, l’avvento della ferrovia, nella seconda metà dell’Ottocento, ha rappresentato un momento di fondamentale rilevanza nella storia della nostra città, col favorire, nel volgere di alcuni decenni, la crescita economica e turistica della futura “Perla verde dell’Adriatico”.
Le cronache dell’epoca narrano che nel 1861 la strada ferrata congiunse Bologna e Ancona, e che la prima sosta al casello n. 120 di Riccione, sul viale Viola (poi Ceccarini), ebbe luogo il primo gennaio 1862, per divenire poi stabile tre anni dopo, nel 1865.
Tra i riccionesi che si batterono con maggior vigore e determinazione, perché questo rivoluzionario mezzo di locomozione, facesse sosta anche a Riccione, permettendo l’arrivo di una crescente moltitudine di persone, c’era in primo luogo, un prete, don Carlo Tonini (1805- post 1878). Questo sacerdote, parroco di San Martino, prima dal 1832 al 1837, e successivamente per trent’anni, dal 1848 al 1878, viene annoverato, a ragione, tra i principali artefici dell’avvio del movimento turistico, e del riscatto civile, sociale ed economico della borgata di Riccione, allora frazione di Rimini. Secondo una diffusa tradizione orale giunta sino ai nostri tempi, si tramanda il fatto singolare che il curato, negli anni di sperimentazione, prima che la fermata del treno divenisse certa e stabile, prendesse di frequente il treno per Rimini, tornando con quello successivo, soprattutto nei mesi invernali, al fine di render palese che il movimento dei viaggiatori non risultasse mai nullo.
Nella memoria storica, e nell’immaginario collettivo, il nome di questo sacerdote, di non comune cultura, ed appassionato organizzatore di iniziative benefiche, induce ad uno stimolante viaggio a ritroso nel tempo.
In primis, agli albori di quell’“industria dell’ospitalità”, che è partita con l’accoglienza nelle modeste case dei riccionesi, di bambini affetti dalla scrofolosi (spesso non accettati in altre località balneari), provenienti per lo più dall’Emilia, dalla Romagna, dalla Lombardia e dal Veneto. Infatti è sempre bene ricordare, che gli inizi del nostro turismo si caratterizzarono in gran parte per scopi terapeutici, ed in larga misura, vanno riconosciuti all’indefessa opera di promozione del sacerdote romagnolo, sul quale aveva certamente influito l’intensa propaganda medica in favore delle cure marine per i bimbi scrofolosi.
Considerevole è la documentazione che attesta una vera e propria campagna pubblicitaria in favore della spiaggia, e soprattutto delle qualità del mare, dell’aria, e dell’ambiente salubre. Tra le sue pubblicazioni, prioritariamente, si evidenzia il libercolo “Cenni sul Paese di Riccione e suoi bagni marittimi” del 1868, che in maniera semplice ed appassionata, pone in risalto le peculiarità del sorgente centro balneare. Altri scritti dell’epoca, dimostrano come don Tonini si rivolgesse alle “illustri e filantropiche città di Bologna, Ferrara, Forlì, Parma, Piacenza…
Fermata del treno, ospitalità ai fanciulli scrofolosi, costruzione degli ospizi marini, e poi dei primi villini: s’erano poste le basi per la nascita ed il decollo di una località balneare, destinata in pochi decenni a raggiungere una fama internazionale.
Ritenendo di interpretare il pensiero di tanti cittadini, non si ritiene che Riccione abbia un debito di riconoscenza nei confronti di don Tonini? L’impegno solerte e la tenacia di questo curato nella difesa dei più deboli, la promozione autentica della nostra città, ne fanno senza alcun dubbio, un personaggio meritevole di essere tramandato alle nuove generazioni.

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