Del Bianco: “La provincia villaggio unico”

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L’INTERVISTA

di Matteo Marini

Qui abbiamo tutto, il mare, i parchi, il golf, l’entroterra e un aeroporto. Sembra la California! Invece si ha paura di quattro hotel dell’entroterra

“Mi piacciono le sfide, rompere gli equilibri della banalità per fare cose completamente nuove. Altrimenti mi annoio”. La racconta così, come gli piace fare. Sarà per quello che ha deciso di nuovo di cambiare e, come è già accaduto in passato, ha fatto scuola.
Oscar del Bianco ha 65 anni, sembrerebbe un “normale” imprenditore in pensione, seduto sul divanetto del “Blue bar” in viale Ceccarini: bermuda bianchi, polo e giacchetta blu, mentre si gode le prime carezze dell’estate. Invece attorno a lui ruota un mondo che lui stesso, assieme al socio Ilio Pulici, ha creato. Quello del Block60, la griffe e un modo nuovo di declinare il concetto semplice di negozio. Un mondo che ha deciso di rivoluzionare ancora. Lo spartiacque è la nuova galleria del PalaRiccione, che da un deserto in mezzo alla città si è riempito in poco tempo di negozi di tendenza, salvando in qualche modo anche le casse della PalaRiccione spa.
“Il merito è di Matteo Bartolini. È venuto da me e mi ha detto: ‘Vieni tu se no qui non parte nulla’. Io e Ilio Pulici abbiamo fatto le nostre richieste, diciamo che abbiamo dettato un po’ di condizioni e poi dietro sono venuti tutti gli altri. Ho anche partecipato alla selezione delle griffe da far entrare in galleria, visto che a un certo punto le richieste erano più degli spazi disponibili, così mi sono assicurato che ci fossero solo marche di alto livello”.
Il Block60 è ormai un’istituzione a Riccione e in Italia. È anche stato il primo a presentare la nuova “tavoletta” della Apple, l’iPad. Perché cambiare?
“Mi piacciono le sfide. L’attività prima andava benissimo ma la scelta era se continuare sempre con la stessa cosa o tentare qualcosa di nuovo, che rompesse gli schemi e la banalità. Questo è un periodo molto tosto, nel quale non tutti possono permettersi di investire e rischiare un business che funziona per qualcosa che non sai dove ti porterà. In questo momento siamo gli unici a fare cose nuove”.
Rispetto al Block60 quali sono le novità?
“Non abbiamo un progetto sulla carta, abbiamo messo insieme un gruppo di artisti, grafici, architetti e scenografi, tra i quali Vincenzo De Cotis, per un progetto che evolve di giorno in giorno. Vedremo alla fine cosa ne viene fuori…”.
E quindi cosa troveremo nei sei locali che ha preso in affitto nella nuova galleria?
“Ora un negozio di abbigliamento tout court non va più. È palloso. L’ambiente sarà diviso in maniera diversa. Prima avevamo uno spazio per i libri, uno per i dischi e poi a parte i vestiti. Invece ora abbiamo pensato a delle isole tematiche, come per esempio per l’iPhone, per rompere l’equilibrio all’interno dello spazio dedicato all’abbigliamento. Sarà un contenitore il più innovativo possibile. Ma è tutto in divenire, come sarà lo sapremo solo a fine giugno, quando apriremo. Anche Caffè Pascucci sarà rivisto, ridisegnato. Sarà tutto molto diverso da adesso. E per questo devo dire grazie al mio socio Ilio Pulici, che fa tornare i conti. È la parte razionale di tutto questo, che io non sarei in grado di fare”.
Che giudizio dà sull’imprenditoria riccionese, come ci si sta muovendo?
“Come in tutte le cose c’è chi si muove bene e chi no anche perché, come dicevo, c’è chi si può permettere di innovare e rischiare e chi non ne ha la possibilità. Ma sono le istituzioni che devono dare l’input. Il problema è un gap culturale che è diventato tragico perché non c’è una strategia che guardi al futuro. Mi riferisco alle amministrazioni e alle associazioni di categoria, che dovrebbero sedersi attorno a un tavolo e dialogare”.
E la soluzione?
“La soluzione è che si deve cercare di lavorare insieme per vendere tutto il pacchetto come se fosse un villaggio unico. Parlo della provincia di Rimini e non di Misano, Riccione, Cattolica ecc. Qui abbiamo tutto, il mare, i parchi, il golf, l’entroterra e un aeroporto. Sembra la California! Invece si ha paura di quattro hotel dell’entroterra. Ancora non hanno capito che da solo non conti un cazzo. Quando sono stato presidente del comitato di viale Ceccarini mi è capitato proprio questo. Il proposito era quello di allargarci anche agli altri consorzi per fare sistema, ma è stato impossibile perché ci si doveva occupare solo del centro. Così ho mollato il comando”.
Come vede l’iniziativa riccionese per guidare il nuovo PalaRiccione?
“Secondo me non è importante chi si mette al comando di questa macchina. Non importa che sia un riccionese o un riminese, ma che i due palacongressi collaborino e facciano sistema, altrimenti è un casino”.

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