Cella, bella e sobria piazzetta

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OPERE PUBBLICHE

– C’è un bravo designer di Misano Adriatico che è solito affermare, per affossare il brutto e costoso arredo di via Repubblica a Misano Mare, che una piazza consta di pochi e semplici elementi: una pavimentazione, dei lampioni, delle panchine, cestoni portarifiuti e piante.
A Misano Cella la neonata piazzetta è figlia dell’intelligenza e di pochi danari. Si è inaugurata lo scorso 18 settembre, alle 17. Festa guastata da una pioggia robusta, ma come recita un antico detto: sposalizio bagnato, sposalizio fortunato. Si dovevano esibire anche band giovanili misanesi ma la piccola tempesta ha tirato giù il loro palchetto. Il Comitato cittadino ha fatto le cose in grande, non meno che passione, preparando piatti saporiti: risotto da leccarsi i baffi e salsicce alla griglia. Al nucleo delle cene cellesi, Nazzareno (Dolfo) Fabbri, Luigi (Gig) Nanni, Vincenzo Bannini, Gianni Andreini, si sono aggiunti Attilio Casadei, Mario Cangiotti, Graziano Dadi e tante signore.
Affaccio sulla strada Riccione-Tavoleto, come anti-camera un parcheggio, la piazzetta è stata costruita sull’area in cui sorgeva la vecchia e mitica scuola elementare. Grazie alle piante già grandi che circondavano l’edificio scolastico e alla bontà dell’arredo, si presenta attraente come una bella signora.
Si diceva piazza intelligente. A forma circolare, delimitata da alcuni scalini che diventano fattore scenografico platea, si trasforma in un anfiteatro naturale. Ottimo per realizzare piccole rappresentazioni, o semplici feste.
L’opera è il frutto del cosiddetto rapporto pubblico-privato. Al privato è stato concesso il cambio di destinazione d’uso dell’ex Consorzio agrario, che si trovava nei pressi della rotonda, autentico centro della storica frazione.
Sulla piazzetta sarà costruito anche il centro civico, sempre grazie a quella triste scorciatoia che è il cosiddetto rapporto pubblico-privato. In pratica le opere vengono pagate da quelle famiglie e quegli imprenditori che acquistano appartamenti e spazi commerciali dagli impresari. Questa è un’altra storia, ma si viene meno al principio che le opere pubbliche, come sottolinea la stessa parola, dovrebbero essere pagate da tutti i cittadini e non da una piccola parte. E su questo tema una comunità consapevole dovrebbe riflettere.

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