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Teatro “Amici”, presepe in versione 3D

MONTECOLOMBO

Ingresso gratuito, il meraviglioso evento della Natività prende vita in una nuova combinazione di immagini, luci e scenografie, utilizzando anche l’apparato tecnico “3D” del musical “Patto di Luce” che ogni sabato alle 21,30 continua la sua programmazione e resterà in scena per tutto il 2011. Ciò grazie al contributo dell’Associazione Dare che fornisce gratuitamente il teatro e il materiale tecnico ai professionisti che interpretano lo spettacolo e vivono con i proventi delle repliche.
 Il 26 dicembre, il 2 e 6 gennaio, tre repliche straordinarie pomeridiane, alle 16,30, del  musical “Patto di Luce”. Dedicato alle famiglie con una vantaggiosa offerta: i bambini sotto i 12 anni entrano gratis, fino a 14 anni biglietto ridotto (€. 20).
Patto di Luce, il musical sulla nascita dei diritti umani,  verrà rappresentato anche per le scuole del circondario in  matinee che si svolgeranno nel periodo a ridosso delle vacanze natalizie. 
 La tradizionale scritta “Auguri d’amore al mondo” si rispecchierà anche quest’anno sulle acque del lago, mentre l’artistico presepe tradizionale, vincitore del Premio Presepistico Nazionale “Praesepium Popoli”, nelle edizioni dal 2001 al 2004, con le statue della prestigiosa ditta Fontanini di Lucca, sarà allestito nel giardino dell’oratorio. E tutto il fascino del Natale negli addobbi e nell’accoglienza ai visitatori.
Nelle sedi distaccate dell’Associazione Dare, in Abruzzo a Colledoro di Castelli e in Toscana a Ulignano di Volterra, saranno allestiti altrettanti presepi tradizionali aperti al pubblico.
Da Montecolombo il teatro invade l’Italia. Appuntamenti della compagnia formata da Carlo Tedeschi. Al teatro Metastasio di Assisi una delle compagnie teatrali di Carlo Tedeschi porta in scena, dal 4 dicembre al 9 gennaio, il musical “Greccio, notte di Natale 1223 – quando Francesco ideò il primo presepe vivente”, interpretato da più di 25 artisti tra attori cantanti e ballerini.
“Greccio, notte di Natale 1223”  è in scena anche in Sicilia, all’Auditorium Giovanni Paolo II di Caltagirone, il 19 dicembre, interpretato dalla Compagnia Teatrale che Tedeschi ha formato in Sicilia.
 Il 24 dicembre la giovane formazione artistica sarà al consueto appuntamento in mondo visione da Piazza San Pietro, dove nel primo pomeriggio presenterà dal vivo alcuni brani dello spettacolo “Greccio, notte di Natale 1223” in occasione dell’accensione del Lume della Pace da parte del Santo Padre.
Successivamente, alle 22.30, sarà al Santuario di San Gabriele, ai Piedi del Gran Sasso in Abruzzo, per la proiezione della riduzione televisiva in DVD “Gabriele dell’Addolorata – un silenzioso sospiro d’Amore” in cui, per l’occasione, gli artisti di Carlo Tedeschi presenteranno alcuni brani tratti dall’omonimo musical che debutto proprio in quel Santuario nel Maggio del 2008.




Valliano, presepe da visitare

L’edificio esisteva già nel 1200. Ampliato tra il 1465-’74, quando venne modificata l’originaria pianta a croce greca (tutti e quattro i bracci uguali), è stato duramente danneggiato durante la Seconda guerra mondiale. Subito dopo il conflitto il Genio civile ricostruì la copertura, nel ‘99 venne iniziato il restauro, terminato nell’estate 2003 con il campanile.
La canonica, dal novembre 2003, ospita il museo della civiltà contadina. Il santuario di Valliano è un capolavoro: l’interno conserva gli affreschi di uno degli allievi prediletti da Raffaello: Pellegrino da Modena, che aiutò il grande artista urbinate nel decorare le Logge Vaticane. Il presepe si può visitare durante tutto l’anno, poiché è struttura fissa.




Corte, arriva Marescotti

11 dicembre, ore 21 – “Imperfect Love”, il primo disco dei Bellavista con Mirko Bellavista (voce), Marco Versari (pianoforte, tastiere e programming), Milko Merloni (basso), Marco Frattini (batteria), Manuel Cilio (tromba). Formazione italiana che ha scelto atmosfere Soul
18 dicembre, ore 21 – “Le bestie feroci” di e con Sergio Casabianca e Marco Moretti. Regia di Marco Moretti
23 dicembre, ore 21 – “Cuoremigrante”, con Di Gregorio Manzi Quartet, Daniele Di Gregorio (marimba), Massimo Manzi (batteria), Maurizio Marrani (pianoforte), Giacomo Dominici (contrabbasso) e con Elena Sanchi (voce), Cinzia Ferri (attrice), Diana Saponara (attrice), Matteo Letizi (attore), Mauro Taccaliti (attore), Luca Ferri (video), Gianluca Vincenzetti (video). Vuole raccontare, attraverso il teatro e la musica, il cammino della vita, il viaggio di ognuno di noi verso Itaca, verso la patria.
28 dicembre, 20.30 – Spettacolo: 2° compleanno di Corte, “Il gusto a Teatro”. Dopo l’apertivo, ore 21,15, Ivano Marescotti in “Linguaza. l’uomo è ciò che mangia”. Ore 22,30: grande cena a teatro, in collaborazione con Ristorante La Greppia, Coriano. Ingresso: cena con spettacolo € 25, prenotazione obbligatoria.




“Coriano, aspetta risposte”

LA LETTERA

– Non è mia abitudine intervenire in sterili discussioni che si nutrono solo di politica o che sono animate esclusivamente dal ‘politichese’ ma questa volta, sia come semplice cittadino, sia come presidente del Comitato ‘Coriano Capoluogo’, ritengo doveroso fare alcune riflessioni sulla situazione che si è venuta a creare in questo ultimo anno a Coriano.
Chiediamo ai nostri Amministratori quelle risposte che in passato non sono mai arrivate e le vorremmo improntate sia sulla correttezza espositiva, sia sulla chiarezza dei contenuti. Troppi i silenzi che hanno accompagnato le vicende politiche ed amministrative di questo 2010, autentico anno ‘horribilis’ per il sindaco Luigina Matricardi e per la sua giunta. L’esempio più clamoroso è il ‘buco di bilancio’ arrivato a 1.264.118 euro ma destinato a crescere che ci ha regalato una ‘notorietà’ della quale avremmo sicuramente fatto a meno sul ‘Sole24ore’, un ‘disastro’economico che non può essere giustificato solo dalla presenza di Cor.Te, un teatro sicuramente all’avanguardia e ipertecnologico, ma destinato a rimanere, complice l’attuale immobilismo politico-amministrativo, una autentica ‘cattedrale nel deserto’ sulla quale pesa per di più una gestione quanto mai onerosa. Sono anni che i cittadini aspettano una riqualificazione dell’arredo urbano nel centro storico abbinato all’apertura della nuova ‘Porta di Coriano’ con annessi parcheggi e relative aree verdi ma tutto resta ancora avvolto in una sorta di immobilismo progettuale che il sindaco ha pensato bene di ‘ingessare’ ulteriormente destinando i soldi per la realizzazione della Porta di Coriano altrove (bilancio comunale) creando così l’ennesima incompiuta della sua legislatura.
E a proposito di ‘incompiute’: l’area ex campo sportivo ed il nuovo Polo scolastico quando e come troveranno una soluzione che rispecchi pienamente la volontà dei cittadini e non segua unicamente scelte dettate dalle logiche di partito?
E ancora: Coriano è diventato ormai con il passare degli anni uno snodo fondamentale per la viabilità proveniente dall’Alta Valconca, ma le strade sono rimaste quelle di 30 anni fa, dunque inadeguate e sempre meno sicure. Che fine ha fatto il progetto relativo alla Nuova Circonvallazione, ‘bretella’ provinciale indispensabile allo smaltimento del crescente e caotico traffico cittadino? Forse resterà ancora un sogno per tutti i corianesi mentre la Provincia di Rimini, responsabile in primis di questa situazione, continua imperterrita a sfruttare il nostro territorio (vedi ‘inceneritore’ e Polo Raibano).

Massimo Ugolini
(presidente Comitato ‘Coriano Capoluogo’)




Berlusconi e la sua corte dei miracoli

– Nell’ipotesi, più che plausibile, che domenica 14 novembre molti lettori di questo mensile non abbiano acquistato il “Corriere della Sera”, ossia il più autorevole quotidiano italiano, ritengo doveroso segnalar loro l’editoriale da esso pubblicato quel giorno, a firma Ernesto Galli Della Loggia.
In passato mi è accaduto più volte di dissentire da Galli Della Loggia, come risulta dal mio carteggio con il compianto amico e maestro Alessandro Galante Garrone. Ma questa volta mi sono trovato a sottoscrivere l’editoriale del collega dalla prima all’ultima parola, tanto da indurmi a scrivergli per congratularmi con lui.
Qual è la sostanza dell’articolo di Galli Della Loggia, tanto perentorio da rappresentare una svolta storica del “Corriere”? Essa consiste, a mio modo di vedere, nel giudizio sulla corte dei miracoli di cui Berlusconi si è circondato per sua precisa scelta: «Una turba di mezze calzette, di villan rifatti, di incompetenti, di procacciatori: la solitudine sociale del berlusconismo si è andata sempre più incarnando in questa schiera compiacente e zelante, pronta ad ogni servilismo per il proprio personale interesse». Gli Ostellino e i Battista potranno anche farsi in quattro per addolcire la pillola, ora, ma resta il fatto che il direttore De Bortoli ha dato corso alla filippica di Galli Della Loggia, che segna una data storica.
Nei giorni successivi sono arrivate le motivazioni della condanna a 7 anni di reclusione per l’amico Dell’ Utri, definito «anello di congiunzione» tra Berlusconi e Cosa nostra, con relativa sistemazione a casa Berlusconi dell’«eroe» Mangano, un boss della mafia, quale finto stalliere e con le «ingenti somme di denaro» versate ogni anno in cambio della protezione. Senza che l’autorità giudiziaria ne venisse informata. Come esempio di condotta offerto da un futuro capo di governo, non c’è male.
Ma non basta. Il Cavaliere aveva annunciato che in dieci giorni Napoli sarebbe tornata una città «normale», e invece dopo un mese ci ritroviamo con 3 mila tonnellate di immondizia. E Saviano spiegava in tv perché da 16 anni i vari commissari dei governi Prodi e Berlusconi non siano riusciti a risolvere il problema della raccolta differenziata, ed illustrava gli immensi guadagni della camorra sull’invio in Campania dell’immondizia avvelenata delle regioni del Nord: «la Campania pattumiera del Nord». E la ministra Mara Carfagna ha rivelato la «guerra per bande» esistente in quella regione sulla «questione spazzatura» dentro il partito di Berlusconi: «mi viene impedita la possibilità di battermi per la legalità», ha detto, minacciando le dimissioni. Poi le ha ritirate, fidandosi delle promesse del Cavaliere. Ma vedremo come andrà a finire con i termovalorizzatori di cui vogliono occuparsi gli avversari della Carfagna, i presidenti delle Province di Napoli e Salerno, ma il fatto è che del coordinatore del Pdl in Campania, ossia dell’uomo potente che ha organizzato l’elezione dei parlamentari campani, Cosentino, che è l’avversario della Carfagna, la magistratura aveva chiesto (invano) alla Camera l’autorizzazione all’arresto per concorso esterno in organizzazione camorristica.
Era sottosegretario, Cosentino, e Berlusconi si era rassegnato a togliergli la poltrona nel governo, ma l’uomo, lasciato a dirigere il Pdl in Campania, è inoltre sotto inchiesta anche per avere con la P3 ideato un dossier di calunnie contro la candidatura a governatore di Caldoro, che è l’uomo su cui punta la Carfagna per risolvere la questione morale insorta a Napoli. O io o Cosentino, ha detto la Carfagna al Cavaliere. Staremo a vedere come finirà, ma il marciume che finora è emerso è tanto.
Dovrebbe consolarci, secondo il Cavaliere, il ruolo svolto da lui in politica estera, ossia l’ultima barzelletta, secondo la quale sarebbe stato lui a mediare per le nuove intese tra Usa e Russia. Il che sottintende che Francia, Germania e Inghilterra non contano niente! La verità è che in politica estera l’Italia berlusconiana ha esposto il nostro paese e tutta una serie di goffe figuracce. A cominciare dall’insulto del 2 luglio 2003, a Strasburgo nel Parlamento europeo, quando Fini accompagnò con una smorfia l’infelice battuta di Berlusconi sul ruolo di kapò attribuito al rappresentante della socialdemocrazia tedesca Martin Schulz. Ma forse siamo alla fine, speriamo per il bene dell’Italia.

*Libero docente dell’Università di Roma




Turismo, uno stallo positivo?

di Francesco Toti

– Turismo: uno stallo positivo è la chiave di lettura degli indicatori degli arrivi (più 0,2 per cento) e delle presenze (meno 0,7 per cento) della provincia di Rimini. Nelle ristrettezze economiche e nelle difficoltà si smette di pensare che ce la si possa cavare da soli e si fa gruppo: non si sciupano le risorse in mille rivoli. In sciocchezze. Si progetta con attenzione e si spende ancor meglio.
Fabio Galli, assessore provinciale al Turismo: “Archiviamo una stagione non eclatante; di tenuta se confrontata con altre parti dell’Italia che hanno fatto peggio. Se gli indicatori degli arrivi e delle presenze ci mettono in linea con l’anno precedente, la diminuzione del fatturato, anche se non quantificabile, è profondo, data la crisi economica che perdura e che ha colpito le regioni storicamente nostri mercati: Lombardia, Veneto, Piemonte”.
E forse quel dato sulla capacità di spesa dell’ospite non può essere messo a fuoco alla lira, ma da Cattolica arriva un’indicazione che aiuta a riflettere. Il termometro può essere fornito dai prelievi bancomat: il numero delle operazioni sono in linea con l’anno precedente, ma i prelievi sono diminuiti del 15 per cento.
La crisi (parola greca che significa separazione, scelta, giudizio) dovrebbe aiutare a migliorare su ogni fronte. Dovrebbe aiutare a marciare compatti. Dovrebbe aiutare a non commettere più errori grossolani e di campanile. Nella provincia di Rimini forte di circa 300.000 abitanti si sono costruiti due centri congressi (a Rimini costato 117 milioni di euro e a Riccione costato 60 milioni), quando buon senso e logica indicavano una sola struttura. Con il danaro risparmiato si potevano realizzare altri progetti.
“Paradossalmente – continua nella sua riflessione l’assessore provinciale Galli – le minori risorse ci potrebbero aiutare. Dovrebbero aiutare i cosiddetti processi di aggregazione, sia le realtà pubbliche, sia quelle private. Pensare di essere competitivi singolarmente con nazioni-corazzate come Francia e Spagna significa perdere in partenza”.
I numeri
Da gennaio a settembre, il dato provvisorio (ci sono sempre gli albergatori ritardatari nel fornire i numeri) di arrivi e presenze della provincia di Rimini si attesta su un più 0,2 negli arrivi e un meno 0,7 nelle presenze. Emerge un buon mese di luglio (+ 1,7% presenze rispetto al 2009, contro il dato di Federalberghi che registra per luglio un – 3%); marzo ottimo (+ 10,5%) ed un aprile soddisfacente (+ 2,7%), con una sostanziale tenuta di agosto (-0,7%) e settembre (-0,0%).
Cresce il turismo dall’estero, con un +8,3% in termini di arrivi e un +4,8% nelle presenze (su Russia ed Est Europa, bene tra gli altri Austria, Paesi Scandinavi, Svizzera). Una rarità però i tedeschi rispetto ad un tempo.
In calo il turismo nazionale (-1,6% negli arrivi e – 2,2% nelle presenze). Va sottolineato come il rapporto turismo italiano/turismo estero passi dallo 80 a 20% del 2009 al 78 a 22% di quest’anno.
I dati del traffico aeroportuale del Fellini, confermano gli indicatori del mercato straniero: più 41,5% il traffico passeggeri nel periodo gennaio – settembre.
Qualificare l’offerta
Il tema cruciale della provincia di Rimini è qualificare l’offerta. Sul lungomare di Cattolica, vetrina della città, ci sono ancora i box di lamiera. Ci vorrebbe forse un’ordinanza di rimozione. Senza prodotto all’altezza andare sui mercati a fare promozione e commercializzazione significa lanciare un boomerang. Quasi, quasi vanno ringraziati i politici che lesinano danari per tentare nuovi mercati.
Immagine
Ma l’offerta provinciale sulla qualità non è poi così bassa; lo è la percezione, l’immagine esterna, stantiamente legata agli anni ’60 e ’70. A Rimini Centro e Riccione ci sono eccellenze in grado di competere. E l’immagine esterna, dice Gottifredi, è legata a Rimini. E’ lei la città più conosciuta all’estero, che traina poi le altre quattro. Durante la Borsa del turismo sociale tenutasi a Rimini lo scorso novembre, gli operatori giunti dall’estero hanno trovato una città migliore di quella percepita.
Dunque, è sulla comunicazione che bisogna spingere, ma per farlo ci vogliono le risorse, sia pubbliche, sia private. Durante un incontro sul turismo a Misano tra amministrazione e albergatori, una proprietaria si alza e chiede ai governanti della città come andare alle fiere (tradotto, vogliamo un sostegno economico). L’assessore al Turismo Claudio Baschetti, serafico, risponde: “Dobbiamo smetterla di prenderci in giro. Qui ognuno ha un ruolo”. Con la consapevole e matura divisione dei ruoli, bisogna ritornare a fare turismo.

Galli, assessore provinciale al Turismo: “La crisi e le minori risorse dovrebbero aiutare i processi di aggregazione sia dei privati, sia del pubblico”

ENIT (Ente nazionale per il turismo) – Ha un bilancio di 24 milioni di euro. Pagate stipendi e sedi, non ha un centesimo per la promozione.

SPAGNA e FRANCIA L’ente del turismo spagnolo ha risorse per 160 milioni di euro; 150 il corrispettivo francese.

EMILIA ROMAGNA – La Regione ha un bilancio di 13,7 miliardi di euro. Alla voce turismo vanno 35 milioni di euro.

PROVINCIA DI RIMINI – Dedica il 4 per cento delle proprie risorse al turismo: 4 milioni, a fronte di un bilancio di 100 milioni.

L’INTERVISTA

“Il modello è la Spagna”

– Poca supponenza e smetterla di pensare come fanno i politici che siamo il Paese più bello del mondo e che i turisti devono venire per forza da noi. Intanto, Pompei crolla, gli italiani non sanno che cos’è Saepinum (una città romana in Molise quasi intatta), con i riminesi che ignorano che dietro il mare c’è una delle città più belle d’Italia ed un entroterra di valore. Massimo Gottifredi, già assessore provinciale al Turismo, già presidente dell’Apt (Azienda promozione dell’Emilia Romagna), grande conoscitore di turismo, è sicuro: il modello è quello spagnolo. Racconta: “L’ente spagnolo per il turismo ha un bilancio di 160 milioni di euro e funge da coordinamento centrale per le regioni. Ad esempio, la Spagna è uscita con una campagna promozionale con lo slogan ‘Sorridi, sei in Spagna’. Se le regioni effettuano campagne proprie e utilizzano lo stesso format ma declinato a livello locale, ‘Sorridi, sei in Catalogna’; ricevi il 50 per cento delle risorse”.
“Altro esempio – continua Gottifredi -. Ho incontrato gli albergatori della Costa Brava che si lamentavano per la stagione difficile e anche per il miliardo di euro messo a bilancio dalla Spagna per la riqualificazione delle strutture alberghiere. Loro, gli spagnoli, hanno chiaro il fatto che il turismo è uno degli asset portanti della loro economia”.

CURIOSITA’

Provincia, nove fiere

– La Provincia di Rimini è presente a nove fiere.
– I viaggiatori Lugano (Svizzera) – ottobre 2010.
– Wtm Londra – novembre 2010.
– Vakantiebeurs Utrecht (Olanda) – 12/17 gennaio.
– Ferienmesse Vienna (Austria) – 13/16 gennaio.
– Salon des Vacances Anversa (Belgio) – 14/17 gennaio.
– Salon des Vacances Bruxelles (Belgio) – 3/7 febbraio.
– Ferienmesse San Gallo (Svizzera) – 11/13 febbraio.
– MITT Mosca (Russia) – 17/20 marzo.
– Ferienmesse Friburgo (Germania) – 18/20 marzo

Fiere rivolte ai mercati collegati con l’aeroporto di Rimini da vettori Low Cost.

Leardini, il coraggio di investire

E’ il titolare dell’hotel “Select” a Riccione.
I 10 anni lavori per 3 milioni di euro

L’INTERVISTA

– C’è da immaginarsi le preoccupazioni. In un settore come quello del turismo della Riviera, dove la stagionalità è per definizione variabile come il tempo atmosferico, anche in un periodo in cui l’economia fila, investire sembra un azzardo. Si fanno i conti con temperature e precipitazioni. Dove un’estate piovosa significa carestia, ci si immagina allora in un periodo come questo, di una crisi che non mostra i suoi confini, cosa significhi il coraggio e la voglia di rischiare del proprio.
Franco Leardini nel suo hotel ha investito, nell’arco di dieci anni, la bellezza di tre milioni di euro. Il battesimo dell’ultimo intervento risale a poche settimane fa: ha scavato nove metri sotto l’albergo per un elegante spa, un centro benessere. Proprio nel momento in cui uno delle strutture simbolo della Rimini Felliniana pensa a diventare stagionale, Franco, assieme ai figli Serena e Gabriele tengono aperte le porte del loro albergo anche dopo l’autunno: “Abbiamo sempre fatto una stagione molto lunga, da marzo fino a ottobre – racconta Franco – ora però abbiamo deciso di destagionalizzare in maniera definitiva”.
Franco, Gabriele, Serena e Michele, lo chef suo marito, sanno bene che la destagionalizzazione ha bisogno di un plus, un’offerta che attiri e soddisfi. Nonostante i due centri congressi e le comitive di turisti dall’Est, venute per fare acquisti nei nostri outlet, il progetto della famiglia Leardini mira a creare direttamente l’attrazione tra le proprie mura. Nasce così il centro benessere Le ninfe, una serie di ambienti per il relax e la cura del corpo, una grande vasca con idromassaggio e acqua salata, sauna e bagno turco, la grotta del sale per finire con i massaggi.
Degli oltre 1.000 alberghi della città di Rimini, una metà sono dati in affitto, spesso a gestori improvvisati che dopo poco tempo abbandonano l’impresa. È una tendenza degli ultimi anni che sta ammazzando l’ospitalità romagnola. Quando quasi l’intero margine di guadagno di un gestore si annulla per pagare i proprietari dei muri, le risorse per investire e curare la struttura si azzerano. L’ha spiegato qualche mese fa l’esperto di economia del turismo Mauro Santinato alla Piazza: “Impossibile trovare qualità in un sistema di alberghi in affitto”. Franco Leardini fa questo mestiere da 30 anni, un buon 80 per cento della sua clientela sono habitué. Gente che torna e con le quali spesso si instaura un rapporto duraturo. “L’ospite ha bisogno di sentire la cultura del territorio – spiega – vuole ascoltare storie”.
Franco e la sua famiglia hanno acquistato l’hotel Select nel 2001. Dopo la decima stagione e tre milioni di investimenti sorridono a sentir parlare di cambiali: “Quando abbiamo acquistato l’hotel – racconta ancora Franco – abbiamo lavorato la prima stagione così come l’abbiamo trovato. Dal primo ottobre sono partiti i martelli pneumatici. Abbiamo rifatto subito tutti gli impianti e le camere, in due anni. Poi negli ultimi tre il resto: ristorante, esterno e infine il centro benessere. Anche gli ultimi interventi sono stati realizzati senza un euro di contributo dalla legge 40. L’abbiamo richiesto, certo, ma i soldi erano pochi e noi non eravamo abbastanza avanti in graduatoria.”. Una stagione che dura un anno, investimenti fatti per garantire presenze anche d’inverno. “L’estate è andata nel complesso bene, ce lo aspettavamo visto tutti gli investimenti fatti. Giugno ha avuto una crescita, anche se più moderata rispetto agli anni scorsi. A luglio e agosto siamo stati sempre pieni. Per esempio ottobre ha avuto un incremento circa del 20% mentre per novembre non abbiamo riscontri perché gli anni scorsi eravamo chiusi, ma nei weekend siamo sempre pieni. Grazie all’offerta wellness”. È il segno che investire paga, basta avere le idee e la voglia di mettersi in gioco. Un concetto confermato ancora da Santinato: “La Riviera è nata con le cambiali, con i debiti. Oggi le aziende indebitate sono poche ma quelle che ci sono vanno bene perché hanno investito”. E come non vedere in questo senso l’impegno di Franco e di tutta la famiglia Leardini, con interventi straordinari e piani di ammortamento decennali?
Il target della clientela è quello medio-alto. Il Select ha tre stelle ma non sfigura di certo di fronte a strutture più blasonate. Sono da vedere in quest’ottica il ristorante in stile minimal con la proposta di cene bio e consulenza di un naturopata, la piscina dalle forme sinuose e i raffinati spazi di relax e la cura del corpo. Scorrendo il lungomare di Riccione, proprio qualche decina di metri prima, si notano altri hotel che seguono questo solco, come il Sarti e il Corallo. Mentre a Rimini il Blu Suite, l’hotel Duomo o il Regina Elena 57 sono ispirati alla stessa filosofia, quello di cercare un’offerta nuova e di alta qualità perché il mare non basta più, da parecchio. “Riccione a mio modo di vedere è meglio di Cattolica e di Rimini – argomenta Franco – ci sono molte attività dinamiche, anche più di noi. Il problema è che la realtà è molto diversificata e ci sono molti con cui è difficile collaborare, che tengono strutture fatiscenti”. Spesso dove c’è la voglia di investire e rischiare mancano però le risorse. Anche dagli enti locali e non solo per gli immobili: “Si può fare molto di più – conclude – anche in campo promozionale dove appare tutto frastagliato, senza un coordinamento unitario”.




Notte di Natale in prigionia: 1944

– Atos Lazzari è morto nel 2002. Mondainese-cattolichino, collaboratore di queste pagine, professione insegnante, la sua vita è stata caratterizzata da una bella passione per la cultura e per l’organizzazione di eventi. Sua l’idea di fondare la Civica università a Cattolica. Questa testimonianza dattiloscritta la regalò a chi scrive. E’ la notte di Natale in prigione di Oscar Biagioli (Mondaino) e Inno Foschi (Montegridolfo). Fatti di guerra.
– Da oltre 9 ore, i 50 prigionieri italiani, chini sul lavoro, non facevano che inutili sforzi per rimuovere e riattivare un tronco di ferrovia spezzato da un bombardamento aereo degli “alleati” nei pressi di Muenster in Germania.
In quel lavoro, sfibrante, sotto la sferza del vento freddo della Westfalia, lungo il Reno, nessuno fiatava.Ad intervalli regolari si sentiva soltanto il lugubre tintinnio del ferro che toccava col ferro, alternato dal secco “Oppla” del graduato tedesco Fritz, di guardia, che incitava con voce fredda i prigionieri perché ultimassero al più presto il lavoro loro comandato.
Era ormai tardi!
Le prime tenebre scendevano già dal cielo grigio dell’inverno e man mano avvolgevano in un sempre più buio quella immensa vallata, quando, ad un tratto, come proveniente da un luogo infinitamente lontano e sconosciuto,si sentì il fischio che annunciava la fine del lavoro.
Sfiniti, con gli attrezzi in mano, i prigionieri si guardarono in viso: non si riconoscevano più. Smunti,con gli occhi infossati, la barba lunga ed i capelli incolti favevano l’aspetto di uomini primitivi!
Sempre in silenzio, si misero in fila e si allontanarono lentamente dal luogo di lavoro: era freddo e la neve già alta rendeva più faticoso il cammino.
Quando, dopo mezz’ora di marcia, arrivarono alla solita baracca del lagher, era notte.
Qua e là si accendevano i primi lumi ed i primi fuochi in stufe improvvisate, intorno ai quali si accovacciavano gli uomini in attesa del misero rancio che doveva essere loro distribuito quando “Dio voleva!!”.
In un angolo buio della baracca, distante da tutti, un uomo era disteso su di un letto di paglia rimediata con fatica. Il colore dei suoi capelli folti, la vivacità dei suoi occhia lo facevano molto giovane.
Disteso sulla paglia, supino, con le dita delle mani intrecciate dietro la nuca, gli occhi fissi in un punto del soffitto di legno pensava.
A che cosa?
Certamente a quella triste vigilia di Natale!
Sempre fisso nei suoi pensieri, che si rincorrevano dietro mille immagini; s’alzò e, trascinando le gambe rigide dal freddo, arrivò ad appoggiarsi alle impannate della finestra: la più vicina; l’aprì. L’aprì il vento freddo era sensibilmente calato e, nella calma della sera, cullati dall’aria, fiocchi di neve si rincorrevano nello spazio come per ritardare la loro caduta.
Oscar guardò lontano, come per accontentare il desiderio di trovare nella sua immaginazione qualcosa che ancora gli appartenesse per sentirsi vivo.
Ad un chilometro circa di lì, oltre la grande distesa bianca, sullo sfondo di un cielo sempre più grigio,si distingueva, ancora, seppure confusamente raggruppato nelle sue case, il paese di Ant-Feeld. Lo sguardo del prigioniero vagò qua e là per cercare le case che fiancheggiavano la stretta strada d’entrata, per riconoscere la piccola chiesa protestante: ma la sua fatica fu inutile; intuì, però, il luogo dove si ergeva il castello di Von Papen.
Guardò a lungo: lì, a poca distanza da lui, abitava uno degli uomini che,invasati da ideologie pangermanistiche, avevano istigato la guerra,il genocidio, lo strazio dell’umanità.
Sentì di odiare quell’uomo, che, insieme ad altri capi nazisti, offendevano la dignità di tanti esseri in cerca di veri valori su cui basare la lotta per la vita.
Uu rumore impreciso lo distolse da quei pensieri; guardò l’orologio: erano le otto di sera. A casa sua, a quell’ora, forse si stava cenando.
Chiuse la finestra e col viso appoggiato ai vetri, lo sguardo nel vuoto, vedeva davanti a sé, scoppiettare festoso un grande fuoco nella modesta sala da pranzo della sua casa. Accanto al fuoco erano raccolti i suoi cari: la mamma, i fratelli, la moglie. Solo un posto era “ancora” vuoto: quello del babbo morto qualche anno prima in un incidente sul lavoro.
Povero babbo! Anch’egli aveva dovuto lasciare, e per sempre, quella casa. La sua sedia era lì, accanto al fuoco, vuota e in attesa che qualcuno venisse ad occuparla.
Un bimbo nato “nei giorni del pianto”,aggrappato alle sottane della mamma, strillava gioiosamente, lenendo l’amarezza di quei cuori straziati: voleva occupare quel posto vuoto!
Ora la sua fantasia gli mostrava in mille pose ed atteggiamenti, quel bimbo che era suo figlio e che lui non aveva mai veduto. Lo immaginava a tavola, col cucchiaio in mano; pronto a distruggere qualsiasi cosa, o correre pazzamente per la casa in cerca del gattino nascosto sotto la stufa. Vedeva il gesto delle sue manine intente a gettare baci all’immagine del nonno morto o ad accarezzare la mamma triste; lo vedeva alla sera in ginocchio sul suo lettino, in atteggiamento di preghiera ed udiva le sue ingenue parole: “Gesù buono,riportami il mio babbo!”.
Poi lo pensava sotto le lenzuola candide con gli occhi chiusi dal sonno e un orsacchiotto fra le mani.
Questi erano i pensieri che gli occupavano la mente e gli davano tristezza e nello stesso tempo speranza. In quel momento qualcuno lo toccò alle spalle.
Sussultando si voltò: un compagno gli stava di fronte; gli parlava e, nel contempo, lo guardava meravigliato. Oscar, che fai? Non t’accorgi che l’ora del rancio è passata?
Oh! Già! Scusami, ma stasera sono tanto triste e i miei pensieri… e dire che ho tanta fame, Inno!
Hai commesso una grande sciocchezza, Oscar! La nostra vita è legata, giorno per giorno, a questa misera brodaglia. Vieni!
E lo portò presso il suo angolo ricoperto di paglia, dove spartì, con lui il rancio: un litro d’acqua, con orzo, patate e cavoli tritati. Mangiato che ebbero con avidità, si raggomitolarono l’uno vicino all’altro su quei miseri giacigli e,battendo spesso i denti dal freddo, stettero a lungo quasi senza fiatare.
Poteva essere, ormai, la mezzanotte. La baracca era avvolta in un grande silenzio, ma nessuno dormiva. Forse, in quello stesso istante, spinti da un medesimo desiderio, gli animi dei prigionieri erano assenti dalla baracca per presenziare, nella immaginazione, ad un rito tradizionale vissuto fin dalla più tenera età secondo gli usi e costumi dei paesi d’origine: un rito che, nella medesima ora, doveva essere officiato nelle Cattedrali più grandi delle città del mondo cristiano-cattolico, come nelle chiesette dei paesi, dei villaggi, delle campagne sperdute qua e là per l’Italia. Un suono d’organo tremulo, caldo, a volte sempre più cupo, alitava nell’aria di quella notte fredda, particolarmente voci angeliche di bimbi cantavano la ninna nanna al Bimbo del Presepe e le cornamuse dei pastori suonavano, come d’usanza, di casa in casa le nenie nate e tramandate nel tempo: chissà da quando.
Era l’annuncio che ricordava la Natività ed invitava l’uomo a rinascere, ogni anno, a nuova vita per essere più buono, per amare chi soffre e tendere una mano di solidarietà. Intanto il fuoco ardeva nel camino, col ciocco più grosso, appositamente scelto perché Babbo Natale nel portare secondo la tradizione i doni ai bimbi trovasse il modo di riscaldarsi.
Oscar, che fai? Dormi? Chiese Inno con un filo di voce.
No, non riesco a prendere sonno stanotte.
-Neanch’io,Oscar: il mio animo soffre più del solito; oltre a casa mia, penso a quel povero Mario Genovesi che ci dovrà lasciare per sempre.—Che dici, Inno? Non riesco a capire! Mario Genovesi, continuò Inno,è stato sorpreso nel tentativo di fuggire dal campo di concentramento. Interrogato dalla gestapo, tentò di scagionare altri amici di sventura coinvolti, offrendosi lui come responsabile del tutto: aveva sete di libertà e tanto desiderio di rivedere i suoi cari. Noi, Oscar, ne sappiamo qualcosa specie nei momenti in cui offendono la nostra dignità di uomini con le parole più insolenti e poi i nostri aguzzini ci blandiscono per ottenere da noi delazioni, giocando sul fatto che molti nostri amici sono ormai delle larve e non hanno purtroppo più capacità di nascondere il comportamento dei nostri amici di sventura, quando fanno qualcosa di non consentito. Hanno tentato Mario anche sotto questo aspetto ma lui è stato forte e non ha svelato nulla di che nulla tanto meno quando si è trattato di svelare il piano di fuga dei commilitoni che tu conosci. Purtroppo, domani mattina sarà fucilato nel piazzale antistante le nostre baracche.
Ma come può essere vero tutto ciò, singhiozzò Oscar.
E’ purtroppo vero e tutto è accaduto nel giro di poche ore; la decisione è stata presa dai nostri aguzzini dopo un processo per direttissima come spesso fanno e continuano a fare offendendoci anche in questo modo: non c’è possibilità di difesa e se lo fai ti sputano in faccia.
-Inno, ma noi dobbiamo, vogliamo fare qualcosa per un nostro fratello: è la nostra coscienza che lo impone!
-No, Oscar, noi non possiamo fare nulla, siamo troppo deboli e troppo pochi. Poi, con tutta probabilità correremmo il rischio di subire la stessa sorte. A noi non resta che piangere e pregare in silenzio perché questo calvario finisca presto. Ho ancora la speranza, nonostante il buio della guerra, che la ragione riesca a prendere il sopravvento sulla barbarie.
E a quella muta preghiera, s’aggiunse all’improvviso un canto profondo: prima di una, poi di più voci che si unirono in coro, una specie di nenia dolorosa, fatta di sospiri e di gemiti, che vinse quel cerchio di prigionia e giunse lontano, lontano.
“Quando sopra i monti è tutto bianco
e scende l’ultimo raggio di sol,
col suo passo grave e stanco
torna il prigioniero dal lavor,

Una malinconia lo uccide,
una nostalgia senza parole;
ma una tremula speranza
gli si accende in fondo al cuore.

Cantano
sotto il lieve nevicar,
cantano per la speranza di tornar…
e sempre cantano:
lo sai perché
Per dimenticare
che lontano, lontano
c’è una mamma,
c’è una sposa.
c’è un tesoro di “pupetta,,
che attendono laggiù.

Dopo il tocco dell’Avemaria,
quando il cielo si tinge di blu,
sotto un velo di malinconia
v’è una stella che non brilla più.

0 Patria mia, bell’Italia del mio cuor,
i tuoi figli prigionieri
vivon nel tuo dolor…

Oscar, ho tanta fame, e freddo!
Anch’io, Inno, ma non dobbiamo piangerci: siamo Italiani!
Si abbracciarono e si addormentarono così, stretti e vicini, nella loro sventura e nel loro dolore.
Albeggiava.
Nell’aria fredda del mattino ancora scendeva la neve. Anatre selvatiche del nord volavano schiamazzando attorno alle baracche. Librate nel cielo,osservavano meravigliate degli uomini affaccendati. Erano le sole testimone, libere, di quella scena tremenda: un uomo veniva trascinato a spintoni e ricoperto di insolenze, meravigliate, guardavano e non sapevano spiegarsi perché fossero in tanti contro uno, che poi, a malapena si reggeva in piedi. S’avvicinerono ancora e videro che un giovane, sereno negli occhi, scarmigliato, sorrideva a fronte alta davanti agli assassini che gli puntavano i fucili.
Di lì a poco, sentirono un comando, secco, uno scatto, un grido di “Viva l’Italla”. Videro un lampo di fuoco, una nuvola di fumo, del sangue sulla neve bianca e poi scomparvero veloci, schiamazzando all’orizzonte.
L’eco sinistra della morte passò veloce sulle baracche, sui campi gelati dove raffiche di vento mulinavano la neve appena caduta, fresca, poi… più nulla!
I 40 prigionieri sussultando nel dormiveglia, si guardarono in viso, capirono e si precipitarono a vedere fuori dalla baracca: a pochi passi da loro, Mario Genovesi giaceva con la fronte crivellata e la bocca atteggiata al modo di chi volesse comunicare qualcosa. Anche la neve di Natale doveva escere macchiata di sangue italiano.

I veri protagonisti sono: Oscar Biagioli (classe 1919 di Mondaino), Inno Foschi (classe 1921 di Trebbio di Montegridolfo). Le parole della canzone sono state dettate da un altro progioniero: Pierino Sanchini (classe 1920 di Mondaino).

di Atos Lazzari




‘Carim, azioni: a meno 20 e non meno 43%’

Caro direttore,
sono un vecchio azionista di Banca Carim e sono ovviamente dispiaciuto per tutto quello che sta succedendo nella Banca e attorno alla banca. Non mi sembra che ci sia molto amore per un Istituto che da oltre 150 anni svolge un ruolo importante per tutta l’economia della zona, in modo diretto o indiretto; anzi, mi sembra che siano molti quelli che le stanno “sparando” addosso.
Purtroppo la riconoscenza è una caratteristica di pochi. Però, riconoscere è un conto; sbagliare, anche involontariamente, è un altro conto. E mi spiego. Nei giorni scorsi un quotidiano locale titolava “Le azioni di Banca Carim svalutate del 43%”. Nel testo dell’articolo si spiegava come i Commissari nominati dalla Banca d’Italia avessero portato il valore/prezzo delle azioni di Banca Carim da euro 21,00 a euro 11,95, con una svalutazione appunto del 43%. L’estensore dell’articolo, però, si è dimenticato di qualcosa di molto importante che adesso chiarisco e che è facilmente deducibile dal prospetto riportato sul sito di Banca Carim (www.bancacarim.it) Dal prospetto citato si vedono molto bene i dati relativi a: patrimonio contabile, numero e prezzo delle azioni. Le azioni di Banca Carim, nell’ultimo anno, hanno subito la seguente evoluzione in due momenti distinti.
1^ fase: l’Assemblea del 30 aprile 2010 ha deliberato l’aumento di Capitale Sociale gratuito. Due azioni gratuite ogni 5 possedute.
In pratica il numero delle azioni detenute da ciascun socio si incrementava del 40%. Per fare un esempio numerico; chi possedeva 1.000 azioni si è trovato proprietario di 1.400 azioni. Il prezzo/valore delle azioni fissato in euro 21,00 avrebbe dovuto automaticamente scendere da euro 21,00 pre-aumento a euro 15,00 post aumento. (Puri calcoli aritmetici). 2^ fase: i Commissari di Banca d’Italia, attuali amministratori della Banca, hanno prudentemente ritenuto di fissare il nuovo prezzo/valore delle azioni a euro 11,95 con una svalutazione di fatto pari al 20,334%, molto lontana da quel 43% di cui sopra.
Questo valore/prezzo può senz’altro essere considerato corretto in quanto i Commissari di Banca d’Italia, attuali Amministratori della Banca, hanno preso come base per i loro calcoli il Patrimonio contabile al 30.6.10 che aveva già spesato “Rettifiche di valore per deterioramento crediti” (possibili perdite) per 46.810,000 euro.
I commissari hanno calcolato il valore di libro delle azioni (11,95) e fissato il prezzo pari a euro 11,95. Cioè uguale al valore di libro.
(Per valore di libro si intende il Patrimonio diviso per il numero delle azioni). Se fossero stati a conoscenza, o avessero avuto anche solo sentore di ulteriori gravi carenze, avrebbero certamente fissato una valutazione del titolo al di sotto del valore di libro.
In altre parole, possiamo dire che nell’ultimo anno Banca Carim ha conseguito una performance negativa del 20,334%. Non è un dato positivo, ma per valutare bene il livello di negatività, è forse opportuno fare qualche ulteriore considerazione e confronto. Mi sono preso, allora, il gusto di navigare un po’ nel sito di Borsa Italiana e ho trovato alcuni dati interessanti che riporto.

Confronto con i prezzi delle azioni di alcune fra le più importanti banche italiane. Performances dell’ultimo anno 10 nov.2009 – 10 nov. 2010 (Da Borsa italiana – dati completi – 10,11,10)
1. Credito Valtellinese: -45,40%
2. B. Popolare Milano: -42,43%
3. Unipol: -40,39%
4. Banco Popolare: -39,17%
5. Banca Profilo: -35,11%
6. Credito Artigiano: -30,86%
7. Monte dei Paschi: -30,66%
8. Popolare dell’Etruria: -29,73%
9. Unicredit: -27,73%
10. Banco Santander: -26,35%
11. Popolare di Spoleto: -23,48%
12. Intesa San Paolo: -18,62%
Perdita Media: -32,49 per cento.

Le dodici banche su indicate, tutte di prim’ordine e quotate in Borsa, nell’ultimo anno hanno conseguito performances negative che vanno da un -18,62% di Intesa San Paolo al – 45,40% del Credito Valtellinese, con una media complessiva pari a – 32,4942 per cento. Media che risulta più alta di quella di Banca Carim che, come abbiamo visto, si attesta a -20,3334 per cento.
Abbiamo attraversato e stiamo tuttora attraversando un periodo difficile, con una situazione di mercato complicata per tutti. Lo provano gli scarsi risultati ottenuti da quasi tutte le banche del Sistema a causa del deterioramento, più o meno generalizzato, della qualità del credito e delle difficoltà incontrrate anche dalle aziende sane.
Il risultato di Banca Carim, non certificato, ma comunque neppure rettificato dai Commissari nominati dalla Banca d’Italia, sembrerebbe, anche se non proprio positivo, comunque migliore di quello delle banche suelencate. A questo punto non mi resta che augurare un buon lavoro ai Commissari, che sono già all’opera dal settembre scorso, con la fondata speranza che, dopo avere sistemato quelle incongruenze o errori che sono presenti in quasi tutte le strutture complesse, possano al più presto restituire la Banca agli organi istituzionalmente preposti. Cordialmente.

Intervento firmato




Crisi Carim, crisi di una comunità

Ma l’economia è dettata da altre regole, dal gioco della domanda e dell’offerta, dalla capacità di mietere profitti. Il triste meccanismo dovrebbe essere regolato dalle istituzioni, Stato, banche, umanità, ma ogni tanto le tre si addormentano, o fanno finta di dormire, per permettere alle volpi di scorrazzare.
E molto probabilmente nel 70 per cento, prima ancora che nella gestione, nelle acquisizioni (banca di San Marino e 27 filiali) ci sono molte della ragioni delle difficoltà economiche del colosso bancario provinciale, che più o meno vale un terzo sia della raccolta, sia del danaro prestato. La crisi Carim, fatta di sofferenze e incagli (cioè capitale e interessi non restituiti, o interrotti) galleggia sulla crisi della comunità della provincia di Rimini.
Una comunità intraprendente, capace e dinamica che ha scelto la strada più facile per il sostentamento: il mattone. Che come afferma una scuola di pensiero più che creare ricchezza ha la straordinaria capacità di bruciarla, quando eccede. Meglio, sul breve periodo sembra di essere nel paese del bengodi; sul medio e lungio lascia solo macerie. Perchè il risparmio dovrebbe essere incanalato per competere sui mercati mondiali e non sullo sterile saccheggio interno.
Deve passare la nottata, scrisse Edoardo De Filippo. Si spera che la Carim possa continuare ad essere della comunità riminese. Fosse venduta per far fronte alla falla della nave, parte del lavoro di questa comunità sarebbe trasferito altrove.

g. c.




Rimini. Addio a Robleto Merolla, grande riminese

AMARCORD

Ha avuto una vita bellissima. Madre romagnola (Zoriade), babbo napoletano, giunse a Rimini da bambino ed a Rimini era molto legato. Tra gli amici di gioventù, i fratelli Cucci, uno diventerà il cognato.
Il primo maestro di canto fu il babbo. Ricordato così dal figlio: “Persona di pochi mezzi, ma mi portava al San Carlo di Napoli, il più bel teatro del mondo”.
Oltre che bellissima, vita fortunata quella di Merolla. Poco più che ventenne è già un personaggio. Ha già cantato nei maggiori teatri del mondo, Scala, San Francisco, Barcellona, Londra. E’ uno dei tenori preferiti da Gianandrea Gavazzeni, un direttore d’orchestra coltissimo non meno che umile.
Più o meno trent’anni fa, a 45 anni, Merolla molla i grandi teatri, i sontuosi guadagni (passa da 15 milioni a sera a 900.000 mila lire al mese). Si ritira. Diventa insegnante. Ha tirato su allievi bravi. Tra cui il morcianese Mirco Palazzi e il riccionese Gian Luca Pasolini. Sul suo ritiro: “Quella vita non mi piaceva; sempre con le valigie nelle mani, sempre in giro per il mondo. I cinque minuti di applausi gratificano, ma la vita è molto altro: gli amici, la tavola, le passioni”. Una delle passioni di Merolla sono stati i grammofoni. Ne ha una collezione da museo.
Merolla fu allievo di Arturo Mellocchi, al quale vergò un bel pensiero. In questo dettaglio si specchia lo stesso Merolla: “Attraverso i suoi insegnamenti, l’allievo giungeva al palcoscenico già carico di un ricco bagaglio culturale, schivo da ogni istrionismo, umile e soprattutto forgiato musicalmente e stilisticamente, in grado di affrontare prestigiose collaborazioni e la coscienza del ruolo nel teatro musicale in modo da divenire alfieri in determinati personaggi, senza nulla sottovalutare di ciò che è proprio della natura musicale intrinseca di ognuno di noi. A questo nobile obiettivo, il Maestro spinse per tutta la vita coloro che lo meritavano”. Che la terra gli sia lieve.

gio. cio.