Amato Ronconi, saludecese il primo santo di Rimini?

Nonostante sia stato chiamato beato fin dalla morte nel 1292, solamente nel 1776 gli fu attribuito da papa Pio VI il culto ufficiale di beato. La richiesta dei devoti ed il ritrovamento di documenti importanti (in particolare il suo testamento), hanno fatto sì che la “Pia unione del beato Amato” nell’ottobre del 1990, si attivasse per iniziare la causa da canonizzazione. Nel 1991 l’arcivescovo di Modena istituì il processo sulla guarigione miracolosa di Alessandro Raimondi che si concluse, con esito positivo, nel marzo del 1994.
Il primo novembre del ’97 il vescovo di Rimini, Mariano De Nicolò, decretò la nomina del tribunale diocesano, come richiesta dalla Congregazione delle cause dei Santi, per fare un’ulteriore indagine sulle virtù del beato. La voluminosa documentazione, oltre settemila pagine, venne presentata a Roma alla congregazione nel ’99 e nel febbraio del 2000 la pratica passò, con parere favorevole, al relatore P. Girolamo Fokcinski S.I. per uno studio più rigoroso.
Il 28 maggio del 2010, annunciato dal nuovo postulatore P. Ernesto Piacentini, la “Positio”, dove sono contenute tutte le notizie relative al beato (vita, virtù, culto e miracoli), era finalmente stampata e pronta per essere consegnata ai Consultori Teologi e poi al definitivo giudizio dei cardinali e vescovi e, infine, al papa che, speriamo possa emettere il decreto che eleverà Amato Ronconi fra i santi.




CastelSismondo, Caravaggio e Impressionisti

LA CULTURA

di Paola Piazza

– Due mostre una città, non solo per allungare la cosiddetta stagione turistica. Nella splendida cornice del Castel Sismondo a Rimini, il 23 ottobre sono state inaugurate due imponenti mostre di pittura: “Parigi. Gli anni meravigliosi. Impressionismo conto Salon” e “Caravaggio e altri pittori del Seicento. Capolavori dal Wadsworth Atheneum di Hartford”.
I due eventi fanno assumere al territorio città una valenza culturale degna del suo passato ricco di storia. E’ lodevole ed assolutamente necessario restituirle un ruolo nuovo e diverso che per tanti decenni è stato sottovalutato.
Le due mostre contribuiscono a rafforzare questa operazione, trasformando Rimini in un sito degno di diventare “fulcro culturale” della riviera romagnola.

Parigi. Gli anni meravigliosi. Impressionismo conto Salon
L’intento di questa spettacolare mostra è di mettere a confronto i pittori dei Salon e gli Impressionisti sugli stessi soggetti.
Sono posti all’attenzione dei visitatori anche alcuni artisti meno conosciuti dal grande pubblico, e messi un po’ in disparte dall’imponenza della più nota corrente Impressionista. Tramite un percorso che si snoda in tre sezioni suddivise per tematiche, con un centinaio di opere provenienti da musei e da collezioni di tutto il mondo, il visitatore potrà ammirare le tele della grande stagione dell’arte parigina della seconda metà del XIX secolo. Ricordiamoci che in quel momento storico, Parigi era diventata la capitale artistica non solo dell’Europa, attirando pittori e scultori in cerca di nuovi stimoli e di idee.
Nel viaggio attraverso le varie sale del Castello Sismondo, allestito e preparato ad hoc per ospitare questi quadri, sono esposte alcune incisioni e fotografie.
Nella prima sezione, Volto, Corpo e Figure, spicca il quadro di Ingres “Torso maschile”, ancora legato alle regole compositive dell’Accademia e tuttavia già proiettato al nuovo modo di “fare pittura”. Qui troviamo anche parecchi ritratti, autoritratti e nudi (Degas, Renoir, Bazille, Gaugin).
La seconda sezione, Nature sospese, tratta il soggetto “la natura morta” e propone inoltre le splendide tele raffiguranti i fiori (Fantin-Latour, Renoir).
Nella terza sezione, Lo specchio della natura, sono raccolti numerosi capolavori impressionisti aventi per tema il paesaggio. Spicca tra tutti Monet, con quindici opere esposte. Accanto a queste, i quadri degli altri illustri maestri: Pissarro, Sisley, Cèzanne, Renoir, Gaugin, Van Gogh. Sono tutti quadri d’inestimabile valore e bellezza.
Completa l’esposizione una raccolta di fotografie originali, provenienti dal Musée d’Orsay di Parigi, raffiguranti gli allestimenti del Salon nella seconda metà dell’800.
La mostra dunque sonda il dipanarsi della pittura accademica esposta negli annuali “Salon”, ancora legata ad un perfetto equilibrio formale e ad una certa staticità, fino “all’ardita” nuova corrente proposta dagli Impressionisti.
In sintesi, l’esposizione mette a confronto la tradizione (l’Accademia) e l’innovazione (gli Impressionisti).
Caravaggio e altri pittori del Seicento. Capolavori dal Wadsworth Atheneum di Hartford
Le opere esposte, circa una quindicina, provengono dall’importante ed antico museo americano Wadsworth Atheneum di Hartford. La mostra propone alcuni maestri del Seicento sui quali spicca il Caravaggio, a quattro secoli dalla sua morte. Fanno da cornice altri artisti italiani ed europei tra i quali: Cigoli, Gentileschi, Zurbaran, Ribera Sweerts, Le Sueur, per citarne alcuni.
La tela più importante è la famosa “Estasi di San Francesco”, prima opera religiosa dipinta dal Caravaggio intorno al 1594 circa. Qui l’artista propone parecchie innovazioni: per la prima volta dipinge più di una figura nel medesimo impianto compositivo; inoltre si cimenta nell’ambientazione paesaggistica e porta avanti la sua ricerca sull’uso della luce, cardine della sua pittura. Caravaggio ci restituisce una rilettura dell’episodio che trasformò la morte metaforica del Santo nella sua rinascita spirituale. Il quadro ritrae San Francesco in estasi dopo aver ricevuto le stigmate: Francesco non è inginocchiato, come vorrebbe l’iconografia tradizionale, ma è mollemente disteso – sembra ricordare la Pietà di Michelangelo -, sostenuto da un angelo molto bello, che lo tiene tra le braccia. L’angelo, coperto da un panneggio bianco, quasi trasparente, diventa il punto luce dell’intera composizione.
La lettura interpretativa dell’estasi è sottolineata anche dall’ambientazione notturna in cui la scena si svolge. Inedite sono le figure intorno al fuoco, sullo sfondo a sinistra, e, elemento nuovo per il Caravaggio, il paesaggio.
Va detto che Rimini è una delle poche città che abbia potuto ospitare in esclusiva queste opere d’arte.
Curate, organizzate e presentate da Marco Goldin di Linea d’ombra, in collaborazione con la Fondazione Cassa di Risparmio di Rimini, la Confcommercio di Rimini, l’Apt della Regione Emilia Romagna ed il Comune di Rimini, le mostre sono aperte fino al 27 marzo 2011. Orari: Dal lunedì al venerdì ore 9-19; sabato e domenica ore 9-20. Chiuso il 24-25-31 dicembre 2010. 1 gennaio 2011 ore 10-20.
Il costo del biglietto intero per le due mostre è di euro 13; ridotto euro 11. Biglietto per la mostra Parigi. Gli anni meravigliosi: intero euro 10; ridotto euro 8. Biglietto unico per la mostra Caravaggio e altri pittori del Seicento: euro 4.

LA RIFLESSIONE

Evento acquistato

– E’ stato necessario compiere un notevole sforzo, anche economico, per portare entrambi gli eventi in città. Benissimo. Ma è auspicabile che Rimini trovi, anche al suo stesso interno, organizzatori di mostre e d’incontri culturali di alto livello e critici d’arte di caratura nazionale e/o internazionale, al fine di poter “costruire in loco” altri eventi di questa portata, magari riducendo in questo modo i costi e valorizzando talenti locali. Insomma, va bene acquistare cultura ma è meglio produrla: costa meno e semina altra cultura.




Spigolature degli Scrondi

Avanzi e cassonetti – Leggiamo: “Piazzale Azzarita, ‘guerra’ dei cassonetti tra i ristoranti”. Speriamo si mettano d’accordo presto. Sarebbe disgustoso che i cosiddetti avanzi ritornino in tavola…

C’è crisi in giro – Leggiamo: “Don Giorgio: ‘La crisi? Sembra appena iniziata’”. Molte famiglie sempre più in difficoltà. Si spera che la chiesa non si fermi alle prediche…

Numeri elastici – Leggiamo: “Conti pubblici. Pironi: ‘Riccione è un Comune virtuoso’. Ma l’opposizione è di parere opposto”. Scienziati e professori ci hanno sempre detto che solo i numeri non sono interpretabili. I politici sono riusciti, incredibilmente, a renderli come degli elastici…

Erosione – Leggiamo: “Il pontile sarà sorretto da 87 pali. Ma è proprio alla base dei piloni che ‘occorrerà tenere conto dei fenomeni erosivi’”. Insomma la megalomania rischia di rovinare la spiaggia della Perla verde…

Fatti privati – Leggiamo: “L’assessore Savoretti si sposa”. Ce ne frega?…

Cristoforo Colombo in bicicletta – Leggiamo: “Alla conquista dell’America. I Bike hotels a Las Vegas a caccia di cicloturisti”. Sarebbe stato più coerente arrivarci in bicicletta…

Il collezionista d’incarichi – Leggiamo: “Battazza da San Giovanni a Riccione per l’incarico di vice comandante”. Scusate, ma è sempre quel Claudio Battazza sindaco di Morciano e titolare di numerose cariche politiche e amministrative?…

Bilancio e ossigeno – Leggiamo: “Oltre un milione in meno, i conti non tornano. La Finanziaria toglie ossigeno al bilancio comunale”. Si suggerisce l’acquisto di una consistente partita di bombole ad ossigeno…

Bilancio e tagli – Leggiamo: “Mancano tre milioni, nuovi tagli in vista”. Si suggerisce l’acquisto di robuste cesoie e di scudi para-pomodori…

Commercio in crisi – Leggiamo: “Fabrizio Vagnini (Confesercenti): ‘Mercato saturo, c’è solo il rischio chiusura’”. Il commercio risente della crisi. I lavoratori hanno il portafogli alleggerito. E allora? “Bunga Bunga”…




Fratelli Matteoni, lungomare di sobria bellezza

URBANISTICA

– Padre Benito, frate dei Servi di Maria, ama affermare che Dio si raggiunge attraverso la strada della bellezza. Il nuovo lungomare di Riccione, soprattutto il secondo tratto, detto della Repubblica, quello che da piazzale Roma giunge fino a piazzale San Martino, 900 metri di lunghezza, è di sobria bellezza. Chi l’ha progettato ha compiuto un ottimo lavoro. Quelli di talento banalizzano le difficoltà; guardi e pensi che ce la potresti fare anche tu. Vai sul campo, o ti metti all’opera, e tutto diventa arduo. E’ sufficiente pensare ai gesti tecnici del tennista Pete Sampras, o alla penna di Indro Montanelli.
Dietro il chilometro e mezzo di lungomare ci sono gli architetti riccionesi Matteoni, Stefano e Andrea. Figli di Pierino, un geometra che ha fatto la storia della città, costruendone una bella fetta.
Ma quale riflessione c’è dietro l’arredo? Rispondono Andrea e Stefano: “Oggi, c’è la tendenza a ritenere che più si è originali e strani e più si è bravi; confondendo tutto questo con la bellezza. La bellezza vera è semplicità e può essere letta da più livelli: sensibilità, gusti, istruzione, cultura. Purtroppo in questo periodo non si parla di bellezza; c’è tuttavia nei nostri ambienti un forte dibattito sulla modernità, sull’ambiente, sulle energie alternative. Quello della bellezza è un campo difficile. Là dove si riesce a toccare con l’attività e il lavoro, richiama alla memoria sensazioni alle quali è bello poter partecipare”.
Ma il lungomare come fa notare Stefano non è solo architettura, ma anche una pregevole opera di ingegneria. Spiega: “Abbiamo spostato tutti i sottoservizi, tra cui il collettore primario delle fogne, superando tutti i problemi geologici, di statica, strutturali. L’intera opera è immersa nell’acqua e non c’è un’infiltrazione”.
Sono stati utilizzati pochi materiali e tutti a richiamare sabbia a natura: il marmo di Carrara, la pietra di Trani e il quarzo indiano. Tutte pietre molto resistenti. Sono state messe a dimora piante mediterranee. L’albero di medie dimensioni è la melia; detta anche albero del rosario, è in grado di resistere alla forza dei venti, al rigore del ghiaccio e alle siccità. La piantumazione potrà sembrare banale, ma a Riccione negli ultimi anni spesso è stata sbagliata. E’ sufficiente pensare alle palme in via Gramsci. Bisogna tornare ai giardini del compianto Augusto Cicchetti per ritrovare un po’ di sapienza verde.
Cinquant’anni, sposato, 4 figli, Stefano Matteoni ha studiato a Firenze dove è stato allievo di Natalini; uno dei suoi maestri. Ha grande simpatia anche per Norman Foster. La sua principale attività è legata alla progetatzione alberghiera. Portano la sua firma tra i più prestigiosi alberghi della città: il Corallo, il Sarti, il nuovo Savioli, l’Ambasciatori, il Lungomare. Suo anche il restiling del blasonato Park Hotel dei Cappuccini a Gubbio.
Anche il fratello Stefano ha 4 figli; è uno dei soci del Polistudio, uno degli studi di architettura più grandi del nostro territorio. Presiede la Karis Foundation della provincia di Rimini, che gestisce una serie di scuole, tra cui due licei. Passione per la monmtagna, è sciatore e scarpinatore instancabile.
Il lungomare ha ridato orgoglio e spirito agli operatori turistici riccionesi. In tanti hanno ripreso ad investire, innovando le strutture.

LA CULTURA

Lungomare, costato 800 euro al metro quadrato

– Il tratto di lungomare che va dal porto a viale San Martino porta due nomi: Libertà (fino a piazzale Roma, 450 metri) e Repubblica (900 metri). L’intervento è stato effettuato attraverso il cosiddetto project financing. In pratica il pubblico ha messo a disposizione la terra, mentre il privato si è accollato i costi dell’opera, ricevendo i parcheggi interrati in diritto di superficie per 90 anni. Grazie alla sagacia dei privati, l’intervento è costato poco confrontato agli arredi pubblici abituali, sia di Riccione, sia delle cittadine vicine. Arredo e parcheggi (mille posti, erano circa 600 i vecchi in superficie) sono costati circa 800 euro al metro quadrato. Il primo tratto, molto ricco, è costato 12 milioni, il secondo, più sobrio 17 milioni. Ricchezza e sobrietà seguono i canoni della città: da una parte gli alberghi di qualità, dall’altra le ville dell’Abissinia. Di spessore, il risultato d’insieme.




Addio a “Cino”, l’olimpionico mancato

IN RICORDO

di Raul Adami

– E’ mancato il 28 settembre scorso, all’età di 77 anni, Felice Santoni, conosciuto da tutti come “Cino”, cattolichino puro sangue da infinite generazioni. La sua vita è stata pienamente vissuta in tutte le sue fasi, complice un fisico atletico ricco di risorse, adatto, soprattutto, per un completo sport come il canottaggio.
La chiamata alle armi, come per quasi tutti gli abitanti della costa, non poteva che essere in Marina e naturalmente fu subito assegnato alla Marina Sport di Sabaudia.
Era l’anno 1955, gli allenamenti e le gare internazionali impegnavano gli equipaggi delle varie imbarcazioni con intensi appuntamenti in vista delle prossime Olimpiadi australiane, in programma a Melbourne nell’ottobre del 1956.
“Cino”, capovoga dell’otto della Marina, è stato più volte selezionato nella nazionale azzurra quale componente della barca più prestigiosa, ottenendo risultati di particolare rilievo.
Un banale incidente, la rottura d’un remo con conseguente infortunio, ha compromesso la sua sicura presenza all’Olimpiade. Congedatosi, ha ripreso la sua vita di mare accanto al padre Marino, incrementando l’economia ittica di Cattolica, sugli storici pescherecci “Ciliegia” e “Gadolino”, ancorati nel locale porto.
Negli anni ’60/’70 la riviera Adriatica è stata invasa dal turismo straniero e la richiesta del personale in spiaggia, magari con super “carrozzeria”, si è intensificata.
Tale appetitoso richiamo, non è stato inascoltato da “Cino” che, sbarcandosi solamente all’estate, ha intrapreso l’attività del Bagnino.
Il suo tradizionale capanno, denominato “Bagni 107”, gestito in cooperativa, era un punto di riferimento per piacevoli conversazioni accompagnate da gigantesche “rustide” tra Cino, Ciboj, Silvio, Quarto Bronzetti, Natalino, Cagnet, Colombo, Sergio, Elmo, Piter e mamma e tanti altri cattolichini, misti ai villeggianti che trascorrevano più all’ombra che al sole le preziose e divertenti giornate.
Verso il 1990, “Cino” prende la decisione di staccare, sia con il mare che con la spiaggia, godendosi giustamente il tempo avvenire, con passeggiate giornaliere al porto e al Circolo Arci di Cattolica. Purtroppo, l’anno scorso gli viene diagnosticata un’imperdonabile malattia, conclusasi appunto con la sua dipartita a fine settembre.
“Cino” aveva un carattere forte, come i veri uomini di mare, allo stesso modo buono e generoso, godeva di vera stima nell’ambito degli Atleti Azzurri dove, nell’Assemblea di Cattolica anno 2001, fu premiato con targa d’onore.
Alla sorella Delia, al fratello Giorgio e ai nipoti, con tutti e tanti amici, non resta altro che ricordarlo Felice come il suo battesimale nome. Amen.




Mare, ordigni chimici tra Cattolica e Fano

Tre vagoni di testate chimiche, corrispondenti a 84 mila litri di arsenico, arrivarono a Pesaro e vennero svuotati di notte in mare. Stessa sorte seguirono 4.300 grandi bombe C500T contenenti iprite

LA STORIA

di Maurizio Castelvetro

– Un recente libro-inchiesta pubblicato del giornalista dell’Espresso Gianluca Di Feo intitolato “Veleni di Stato” (Rizzoli 2009), sulla base di documenti tedeschi, inglesi, americani ha sollevato il tema della presenza invisibile ma reale sul territorio Italiano della preoccupante eredità dell’enorme arsenale chimico bellico creato dal regime fascista ed occultato dai tedeschi e di quello disperso dalle forze alleate durante l’ultima guerra (http://espresso.repubblica.it/dettaglio/litalia-top-secret-delle-armi-chimiche/2115480//0).
La zona adriatica a cavallo della Linea Gotica, indicata come uno dei luoghi significativi in cui ciò è avvenuto, insieme alle coste pugliesi, al golfo di Napoli, al Lago Maggiore, alla Lombardia, al Lazio.
Nel capitolo “L’iprite davanti agli ombrelloni” Di Feo documenta l’esistenza ad Urbino di un importante deposito tedesco di ordigni chimici catturati agli italiani a seguito dell’armistizio, di cui il 19 dicembre 1943, su ordine diretto di Hitler, fu deciso il trasferimento, probabilmente in Germania.
Nell’estate del 1944, il 21 giugno, lo stesso Hitler impose tassativamente lo sgombero immediato del magazzino, che iniziò il 6 luglio. La complessa e pericolosa procedura prevedeva il trasporto degli ordigni chimici sino a Pesaro e Fano e di lì verso il nord: ma, con gli alleati alle porte e l’attacco alla Linea Gotica avverrà all’inizio di settembre – i continui incidenti già avvenuti durante gli spostamenti e le incursioni aeree avrebbero potuto avere conseguenze catastrofiche bloccando l’importantissimo asse ferroviario adriatico, per cui il Maggiore Meyer, comandante del Sonderkommando incaricato dell’operazione, scelse il male minore: gettare l’arsenale chimico nell’Adriatico.
Tre vagoni di testate chimiche, corrispondenti a 84 mila litri di arsenico, arrivarono a Pesaro e vennero svuotati di notte in mare. Stessa sorte seguirono 4.300 grandi bombe C500T contenenti iprite, il famoso gas tossico e vescicante, per un totale di 1.316 tonnellate, oltre un milione di litri, che entro il 10 agosto 1944 vennero caricate su barconi, e gettate al largo.
Pochi anni dopo la fine della guerra, in una interrogazione parlamentare del 20 novembre 1951 (http://legislature.camera.it/_dati/leg01/lavori/stenografici/sed0801/rsi0801.pdf) il sottosegretario alla Marina mercantile Ferdinando Tambroni, rispondendo ad una interrogazione parlamentare dell’On. Enzo Capalozza (sindaco di Fano nel 1944, deputato poi senatore del Pci nel dopoguerra, giudice della Corte costituzionale) avente ad oggetto “Rastrellamento di bombe all’iprite nel tratto dell’Adriatico tra Ancona e Pesaro”, rispondeva in maniera dettagliata, riconoscendo l’esistenza di un pericolo ancora presente, citando “gli infortuni dei pescatori locali per contaminazione da aggressivo chimico”, riportate le coordinate geografiche della “zona in cui le bombe ad iprite sarebbero state affondate”: quattro punti geografici ubicati in mare, di fronte al porto di Cattolica, a Casteldimezzo ed a Fosso Sejore (tra Pesaro e Fano), a distanze variabili tra uno e tre miglia dalla riva, e due punti sulla terraferma – probabilmente un errore di trascrizione – nei Comuni di Cattolica e San Giovanni in Marignano.
L’inchiesta ufficiale del 1951 lasciava aperti molti interrogativi e non risultano infatti attuate successive campagne militari di indagini e ancora oggi prive di risposte esaurienti: molti ordigni sono stati rinvenuti nel dopoguerra, ma non sappiamo precisamente dove e quanti siano oggi gli involucri d’acciaio sepolti da fango e sabbia sui fondali, se possono essere recuperabili, se con il tempo potranno corrodersi rilasciando sostanze tossiche, né sappiamo – ove ciò avvenisse – quali conseguenze potrebbero avere per l’ambiente, per la salute dei cittadini, per l’economia turistica.
Recentemente, nelle Marche, la lista civica LiberiXPesaro unitamente a Italia Dei Valori hanno sollecitato il Comune e la Provincia di Pesaro a richiedere chiarimenti in merito al Governo italiano. Tale richiesta è stata accolta e lo scorso 21 giugno è giunta la risposta del Ministero della Difesa, che affermava l’avvenuto recupero delle bombe e la bonifica delle aree marine colpite negli anni del dopoguerra, il non ritrovamento in epoca recente di ordigni bellici con caricamento all’iprite e la conseguente “dubbia utilità” di ulteriori monitoraggi dei fondali.
Per informare l’opinione pubblica nel mese di ottobre si è tenuta presso la Sala della provincia di Pesaro una pubblica conferenza con la partecipazione di Di Feo, di rappresentanze dell’Amministrazione comunale e provinciale, del Laboratorio Politico di Molfetta, dell’Arpa e di ricercatori dell’ambiente (http://liberixpesaro.blogspot.com/2010/10/una-manifestazione-importante.html).
Tra Cattolica e Gabicce, invece, tutto ciò è passato quasi in silenzio, producendo solo l’intervento di qualche struzzo ansioso di querelare Di Feo per “allarmismo” anche se non si sa bene su quale presupposto, ché non si può processare chi porta alla luce fatti e documenti del passato, specie se questi ci danno informazioni sul nostro presente e ci ammoniscono sulle possibili conseguenze per il futuro.
Per questo motivo l’Anpi di Cattolica ha intenzione di organizzare il prossimo anno un incontro pubblico sul tema con la partecipazione di Di Feo e dei marinai testimoni diretti di quegli eventi.
(m.castelvetro@awn.it)




Daniele Ravaioli, e venne la prima vittoria

LO SPORT

Tutti conoscono Daniele Ravaioli per la sua attivita lavorativa, “il meccanico”e perché è anche una colonna portante della Compagnia Teatrale Dialettale, ma non tutti , credo, sono a conoscenza della sua grande passione per le corse in macchina. Dopo tanti secondi e terzi posti, finalmente la vittoria.
Lo scorso 3 Ottobre 2010 ad Osimo (Ancona) in una gara di Campionato Italiano Formula Challange ha coronoto il suo sogno di salire sul gradino più alto del podio.
A Daniele gli auguri più sinceri di tutti noi, e che questo primo posto sia il primo di tanti altri in futuro, ed un grazie particolare da tutti i morcianesi veri perchè tramite loro il nome di Morciano viene conosciuto fuori dai nostri piccoli confini.

Giordano Leardini




Week end per ghiottoni raffinati

E’ in programma la Fiera dei Golosi. Un’oasi di aromi e sapori a cui parteciperanno 50 aziende, provenienti da tutt’Italia, selezionate in base a qualità, tipicità ed originalità. Una grande occasione per gli appassionati; grazie all’infinita lista di allettanti tentazioni dolci e salate, da bere e da mangiare: dalla colazione allo spuntino di mezzanotte.
Dentro e fuori le tipicità regionali. Nel centro cittadino si potrà stuzzicare il cibo ‘di strada’: caldarroste, fritto da passeggio, pannocchie arrosto e tante altre bontà, il tutto accompagnato dal buon novello, da vin brulè o da vini più importanti. Inoltre, non mancano i punti ristoro, coperti e riscaldati, per spuntini più ‘comodi’ e sostanziosi a base di piadina, cucina tradizionale romagnola di terra e di mare, cucina toscana, wurstel, polenta fumante.
Lungo il passeggio delle golosità è possibile fare shopping, grazie alle coloratissime bancarelle di artigianato, che propongono idee regalo, decorazioni e strenne per le vicine festività.

MorcianAntico
Il fine settimana successivo alla Fiera dei Golosi, dal 26 al 28 novembre, torna MorcianAntico, la rassegna dedicata all’antiquariato di pregio della Valconca. Attesi 50 antiquari, provenienti dal Centro nord Italia con una ricchissima offerta di arredi ed opere d’arte, che coprono un arco temporale dal 1600 sino al 1900: mobili, quadri, gioielli, argenti, arredi, oggettistica ed arte sacra dal Seicento all’Ottocento, con qualche incursione nei primi decenni del secolo scorso per ceramiche, vasi ed oggettistica Art Déco, di livello e di fine fattura.

ExpoElettronica
Il ricco calendario dei fine settimana morcianesi si apre il 13 e 14 novembre, sempre al padiglione fieristico, con la seconda edizione di ExpoElettronica. La kermesse si svolge su circa 3000 metri quadrati , proponendo una selezione delle migliori ditte del settore informatico, elettronico, telefonia e molto altro.