Patrizia Taddei, pittura e alchimia

SGUARDI D’ARTISTA

– Faetano, valle del Marano a pochi metri dal laghetto artificiale, oasi per pescatori senza pretese e attese, in mezzo ad una vegetazione folta che si fa quasi inaspettatamente lussureggiante per salici, robinie e pioppi che si addensano sulla trama di un fitto sottobosco. Qui ci accoglie Patrizia Taddei in una casa-studio sepolta nel verde dove opera da molti anni, artista inconsueta, riparata, capace tuttavia di dare voce ad un universo figurativo fuori dalle convenzioni, di struggente leggerezza e comunicabilità.
Non nasconde il profondo amore per l’insegnamento che ha praticato a lungo negli istituti superiori sammarinesi attraverso la prassi delle discipline artistiche.
“La vicinanza dei ragazzi – racconta – era un elemento vitale e formulato su un mutuo scambio, arricchente da entrambi i versanti, significava confronto e stare al passo con le tendenze e gli umori delle giovani generazioni, capacità di avvicinarsi al nomadismo delle controculture imperanti, anche musicali. Un modo per continuare a comunicare con il mondo e le cose”.
Oggi questa versatilità si apre attraverso il suo linguaggio che si fa pittorico ma che si serve anche di altre espressioni materiche, ceramica e mosaico. La sua formazione rivela una partecipazione ad un cursus tradizionale: diplomata all’accademia di Belle Arti di Urbino dopo il liceo artistico ad Ancona svolto sotto la guida del maestro Valeriano Trubbiani (era stata compagna di classe di Gino De Dominicis), si avvicina dapprima alla scultura – in questo incitata da un altro docente Bruno Raspanti a sua volta debitore profondo allo scultore bolognese Quinto Ghermandi; poi si avvicina alla pittura.
Ma gli anni ’70 – si sa – negano con veemenza ogni espressione troppo convenzionale, impera l’arte concettuale e minimalista e quando ancora si fa ricorso a tele e pennelli è per debito con le ultime sfilacciature della pop art migrata in Italia all’inizio degli anni Sessanta.
Il clima è di contestazione e i docenti che si avvicendano a Urbino sono Pier Paolo Calzolari e Concetto Pozzati. La pratica si addensa “su sperimentazioni che contaminano i linguaggi, fotografia, ambiente, azioni. L’egemonia dell’Arte Povera si fa sentire: ciò che conta non è l’opera finita ma il progetto e la sua intenzione”.
Ma Patrizia Taddei a partire dagli anni ’80 inizia ad indagare temi e soggetti che guardano la grande ‘scienza’ alchemica; lo fa attraverso mezzi pittorici riesumando partiture e prospettive di derivazione storica, rinascimentale. Il fatto che si sia avvicinata all’alchimia, antico sistema filosofico che combina elementi di fisica, chimica, astrologia, arte, semiotica, medicina, affina un processo di crescita e di speculazione. Si avvicina ad iconografie come l’albero della vita e la fonte dell’acqua avviando un percorso analitico sul tema dell’uomo e le sue simbologie, denso di significati, leggendari, biblici, esoterici. Che ripropone anche quando adotta supporti leggeri e fragili come la carta di riso giapponese sulla quale stende un colore liquido e diluito. Figure immerse in una sospensione arcaica, ribadita dalla costante di un universo femminile accostato a quello maschile, ma smarrito in una dimensione panica e remota, dove affiora il principio del bene e del male. Non era l’albero della vita un albero che Dio pose nel Giardino dell’Eden assieme all’albero della conoscenza del bene e del male? (Genesi 2.9). Di questo ed altro ancora ci racconta attraverso i suoi ultimi lavori: dualità maschile e femminile, congiunzione e maternità, riletta nelle forme e nella citazione classica-rinascimentale.
Illustra il progetto della sua nuova mostra che sarà in autunno dal titolo enigmatico (Io sono creativa dalle 16 alle 16,30). I temi ritornano con nuovo vigore. Con la forza del colore steso su tavole dall’imprimitura rigorosa (oli e acrilici), con la forma di corpi e volti di sfuggente sfatta allusività e seduzione.

di Annamaria Bernucci
Direttrice della Galleria comunale S. Croce di Cattolica




Pd, infornata di giovani alle prossime comunali?

Lui invece era molto arrabbiato col Pd ed una sinistra che chiacchiera benissimo e razzola malissimo. Stava ai margini e su posizioni giustamente critiche. Vorrebbe una città più umana. Che premiasse il merito. Che fosse più giusta e di finirla che la piccola impresa per resistere alla morsa del fisco deve per forza evadere. Una storiella inventata ad arte che acqua da tutte le parti.
Una sera però si lascia convincere da un amico. Partecipa ad una riunione della sezione di città del Pd. Fa un intervento secco e diretto. Più o meno dice che è culturalmente di sinistra, che è disposto a dare il proprio contributo a patto che se ne tenga conto, che si discuta e che alle parole seguano i fatti. Altrimenti ritornerebbe a trascorrere il suo tempo in famiglia ed a prendersi cura degli hobby. Sembrerà strano ma il quarantenne viene eletto nella segreteria della sezione di Rimini Centro. Questo è il forte segnale che deve dare il Pd, da troppi anni partito di potere e non di idee. Di poltrone e non di strategia. Di difesa e non una comunità più giusta. Emma Petitti, il segretario cittadino, e i riminesi dovrebbero scommettere su persone simili.
Alle elezioni comunali del prossimo anno, non ci sono molte alternative per il Pd: o dà risposte dagli orizzonti larghi facendole camminare sulle gambe degli affezionati di cui sopra, oppure il traguardo della sconfitta è a portata di mano. La rendita elettorale figlia della storia è tramontata negli ultimi 20 anni.




Sagra Fagioli e Cotiche a Fratte

– Fagioli e cotiche è una delle specialità della casa colonica romagnola. Appuntamento a Fratte di Sassofeltrio il primo fine settimana di ottobre per la 19^ edizione della Sagra fagioli e cotiche. E’ meno di un ventennio è uno degli appuntamenti autunnali da non perdere. E’ una delle occasioni per riscoprire i sapori di un tempo lontano, un tempo in cui, come recita un famoso adagio, “del maiale non si butta via niente”.

Cosa c’è di più antico e semplice che lasciare cuocere le cotiche o le salsicce con i fagioli che si insaporiscono del grasso del maiale e degli odori del battuto?

E se i fagioli non vi fanno impazzire, non potrete certo resistere alla trippa preparata con cura e dedizione dalle tagliatelle fatte a mano dalle donne, ai ravioli con porcini, alle piade farcite, patatine fritte e tanto altro ancora…

Se tutto questo vi incuriosisce, o vi fa venire l’acquolina in bocca, allora non potrete mancare alla nostra Sagra che si svolgerà il 1-2-3 ottobre.

Un fine settimana da passare in spensieratezza ed allegria a cercare sapori e odori della vecchia vita contadina.

I festeggiamenti inizieranno il venerdì nella serata.
Il sabato e la domenica sono all’insegna delle tavolate, della musica folk, dei giochi per grandi e piccini, spettacoli di cabarettisti e giocolieri…

Sabato apertura stands gastronomici e musica dal vivo dalle 18.

Domenica, tutti a pranzo con un “menù speciale” tutto da scoprire a prezzo promozionale; tutto il giorno musica dal vivo. In serata cena finale seguita da grande spettacolo pirotecnico.

Per tutto il week-end giochi, animazione, luna-park ed esposizioni di prodotti locali in occasione del III° Festival dell’Artigianato.

L’ingresso è libero e tutta la sagra si svolgerà al coperto.

Territorio conteso da Malatesta e Montefeltro

Fratte adagiato sul versante nord del Conca, volto a mezzogiorno

– Natura e panorami straordinari, caratterizati da calanchi, verde e angoli di una bellezza assoluta. Da percorrere in bicicletta. Questo è Sassofeltrio ed il suo territorio. Oltre al capoluogo: Fratte (il centro moderno, giù nella vallata), Gesso.
La rupe di Sassofeltrio che sovrasta il borgo, ai giorni nostri è stata adibita a giardino pubblico e dall’alto dei suoi 466 metri che profumano di mare regala al visitatore romantici panorami che spaziano dall’Adriatico alle turrite cime del Titano, dal monte Carpegna all’intera vallata del Conca, che si coglie con un solo colpo d’occhio.
Fonti storiche citano Sassofeltrio fin dal 756 d.C. quando entrò a far parte dello Stato della Chiesa con la controversa “donazione” di Pipino Re dei Franchi al Beato Pietro. Altre fonti risalgono al 962 quando Ottone I Imperatore di Germania concesse in feudo a Ulderico di Carpegna, il “Sassum”, insieme ad altri castelli della zona. Non si sa con certezza quando il Sasso sia diventato dominio dei Malatesta, ma già in documenti del 1232 e poi del 1371 viene citato il “Castrum Saxi” fra i domini della Signoria di Rimini. La politica espansionistica dei Malatesta fra il 1250 e il 1400 portò annessioni territoriali anche nella valle del Conca. Allora c’era un forte complesso fortificato in posizione anti Montefeltro, signori di Urbino. Dopo alterne vicende nel 1463 il Castello dei Sasso fu definitivamente conquistato da Federico da Montefeltro in persona, dopo un violento assedio. Data la sua importanza strategica la rocca di Sassofeltrio fu ricostruita ex-novo nel punto ove sorgeva la distrutta fortificazione malatestiana. L’incarico fu dato al più grande architetto militare dei tempo: il senese Francesco di Giorgio Martini. E’ stato tramandato la descrizione e il disegno della Rocca evidenziando come accanto al persistere di sistemi difensivi medievali, fossero messe in atto le innovazioni richieste dai tempi nuovi: sopratutto quel “triangulo tutto massiccio con offese per fianco” costituito dal baluardo a punta di lancia.
La Rocca aveva un impianto quadrangolare. Le mura sopra la roccia avevano uno spessore di 5 metri; le pareti laterali della rupe erano grezze e avevano una altezza complessiva di 17 metri. Di pari misura era il diametro di base dei due torroni che fiancheggiavano la prominenza a punta di lancia messa a protezione dell’entrata. Purtroppo di tale costruzione non esiste quasi più alcuna traccia; ma che la Rocca fosse iniziata e forse ultimata mentre era ancora vivo il Duca Federico lo conferma Vespasiano da Bisticci, intimo dei Duca stesso. Un’altra distruzione di rocche si ebbe nel 1519 ad opera di Lorenzo De’ Medici, signore di Firenze. I documenti successivi testimoniano che la Rocca dei Sasso aveva ancora una sua funzione: fin dal 1579 nel mastio vi era la Sala Consigliare della Comunità. I verbali conservati nei “Libri dei consigli della Comunità” confermano che tale pubblica sala fu utilizzata fino al 1819 quando l’edificio fu abbandonato perché ridotto in stato pietoso. La prestigiosa Rocca Feltresca edificata da Francesco di Giorgio Martini cadde così nella più totale rovina.




Spigolature degli Scrondi

Tagli di bilancio – Leggiamo: “Tagli della Finanziaria: Riccione trema. Il sindaco Pironi avverte: ‘A rischio importanti opere per sicurezza e mobilità’”. L’asse Berlusconi-Tremonti è devastante… ma meno grandeur e più sobrietà nelle spese potrebbe fare risparmiare risorse economiche. O no?!?…

MotoGp Leggiamo: “Gp Parade: bagno di folla per i piloti. In 5mila in viale Ceccarini per l’arrivo dei centauri e delle bellezze di Miss Moto sprint”. E’ il Gp di San Marino, il circuito è a Misano ma… la crema della mondanità e del ritorno economico lo “ciuccia” Riccione. Complimenti!…

Più = + – Leggiamo: “I bagnini: ‘Scordiamoci il segno più’. Gli operatori di spiaggia tracciano il bilancio: stagione difficile e il dubbio concessioni rimandato al 2015 frena gli investimenti”. Quando il pianto trasforma il segno + in una “croce”…

Compagni per 4 giorni – Leggiamo: “Festa del Pd al parco della Resistenza. Divisioni e attriti interni per 4 giorni verranno messi da parte”. Poi cominceranno a cantarsele e suonarsele di “compagna” ragione…

Compagni camerieri – Leggiamo: “Partito democratico in festa al parco. Pironi fa il cameriere, Imola il commis”. Populismo o il mestiere giusto per le persone giuste?…

Il pelo (1) – Leggiamo: “Miss Over sfila in passerella. La sfida fra le bellezze senza età”. Tranquille, tanto la gnocca non passa mai di moda…

Il pelo (2) – Leggiamo: “Dopo le Velone, arrivano le Veline. L’assessore Gobbi rilancia la Perla in tv: accordo fatto, Mediaset tornerà anche nel 2001”. Grande proposta cul-turale! Da Riccione il pelo per tutte le taglie…

Il pelo (3) – Leggiamo: “Perla Verde assediata dalle lucciole”. Grande luminosità. E’ il pelo che fa risparmiare energia elettrica…

Il pelo (4) – Leggiamo: “Prostitute, nuovi blitz dei vigili”. Che discriminazione! In piazza Roma e in tv sì, in periferia invece no…

Folgorazioni – Leggiamo: “Il sindaco Pironi in vacanza folgorato da Dresda”. Ancora persistono i bagliori dei bombardamenti degli Alleati?…

Il silenziatore – Leggiamo: “‘Marano spento: danno devastante’. Sergio Pioggia attacca la decisione dell’amministrazione di chiudere i locali per una sera”. Dopo la polemica a tutto volume… il silenzio…




Rondini alla foce del Marano, grandioso spettacolo per bambini

LA NATURA

– Foce del Marano: uno spettacolo della natura. Ecco con che cosa i bambini, e non solo, possono emozionarsi. Riportiamo un bel testo, senza sapere la bella persona che lo ha scritto. Ce ne scusiamo con l’autore e con i lettori.
“Dopo le ore 19,30 il cielo al di sopra del Marano inizia a popolarsi di rondini in numero sorprendente, dal livello del suolo fino a grande altezza. Le loro evoluzioni riempiono l’aria, offrendo uno spettacolo raro ed emozionante. Il passaggio dei treni provoca rapidi voli in massa degli uccelli già in sosta, fornendo un ulteriore motivo di attrazione per i numerosi osservatori che convergono nella zona.
Attorno alle 20, la concentrazione di rondini è massima e, ancora per una decina di minuti, è possibile assistere al precipitarsi in massa degli animali verso il canneto, il quale, a tramonto avvenuto, si presenta vociante e interamente amoreggiante di rondini per oltre 400 metri.
Dopo le 20 tutte le rondini sono posate sul fogliame fino a ridosso del ponte, dove è possibile scorgere a pochi metri, alla luce dei lampioni.
Al mattino, attorno alle 6, altrettanto spettacolare è l’involo che coinvolge lo stormo talvolta a scaglioni, talvolta quasi simultaneamente.
II fenomeno non è nuovo lungo il Marano, si ripete puntualmente ogni estate da oltre sette anni, le rondini pernottano in numero sempre più crescente nei canneti della zona. L’intensità di questa fine estate assume carattere eccezionale, può collegarsi alle favorevoli condizioni climatiche contingenti, ma anche alla crescita della canna che ha raggiunto dimensioni importanti e un folto raggruppamento senza soluzione di continuità, al punto da offrire un rifugio notturno (roost) ottimo per gli uccelli.
La scelta del canneto e non di altre formazioni vegetali da parte delle rondini è motivabile sulla base di più fattori tra i quali l’addensamento delle piante che determina un microclima adatto e che permette di concentrare molti individui in uno spazio limitato. Le canne inoltre trasmettono con immediatezza le vibrazioni causate da eventuali predatori che salgono dal terreno. Gli individui in sosta nelle posizioni più esposte sono soggetti ad attacchi da parte di rapaci notturni.
Non è possibile stabilire per quanto ancora gli uccelli si intratterranno nell’area. Verosimilmente, un’ondata di maltempo potrebbe provocare lo spostamento degli animali verso sud.
Per quanti intendessero osservare il fenomeno è sufficiente recarsi al tramonto (o poco prima dell’alba) sul ponte pedonale in legno situato tra il ponte ferroviario e il ponte della litoranea di via D’Annunzio, raggiungibile da ambo i lati del Marano (via Giacosa e via Pirandello). Nell’occasione si può ammirare l’ambiente del canale, dove stazionano anitre specie di uccelli, tra i quali la gallinella d’acqua, folaghe, svassi, anatre e con un po’ di fortuna anche i martin pescatore e altre specie di volatili”.

Volo di rondini

Vol ad rundanene
E sta per fes nota, la luce già la è blù,
l’eria chelda dla stason de temp estiv,
e Pont Marano e guerda e fium sota ad Lù,
e mond di bagn intorna l’è ben viv.

Tut t’una volta lis fa veda, agl’é ilasù,
al ven m’un apuntament ripetitiv
se fium che e mer l’ha poc più in giù
ormai, per Lore Ste Post l’é esclusiv.

Al tracia righe nire, tut n’incros,
al dà dré mi musin per fé dli cene,
e vol sù e giù l’é svelt, vertiginos

e tute al sere us ripet al stese scene.
Qualcdun e guerda estasied ste giog festos che al fa prima ad durmì al randanene.

Mario Tonini

Volo di rondini
Sta per farsi notte, la luce già è blù,
l’aria calda della stagione del tempo estivo,
il Ponte Marano guarda il flume sotto di Lui,
e il mondo dei bagni intorno è ben vivo.

All’improvviso si fanno vedere, sono lassù,
vengono ad un appuntamento ripetitivo
con il fiume che il mare ha poco più giù
ormai, per Esse questo Posto è esclusivo.

Tracciano righe nere, tutto un incrocio,
inseguono i moscerini per fare delle cene,
il volo sù e giù è svelto, vertiginoso

e tutte le sere si ripetono le stesse scene.
Qualcheduno guarda estasiato questo gioco festoso che farmo prima di dormire le rondinine.

Mario Tonini




MotoGp vetrina, sempre chiusa

Peccato solo che il negozio del Motogp fosse quasi sempre chiuso, mentre il solo richiamo del Motogp avrebbe potuto consentire buoni ritorni commericiali anche solo coi pochi gadget in esposizione.
E peccato a che ancora le Ferrovie facciano fermare a Misano tutti i treni estivi solo fino al 31/8, cosi’, dopo pochi giorni, durante il Motogp abbiamo solo una manciata di treni che fermano a Misano. E peccato infine che il centro misanese di Piazza Roma, dopo i fuochi di Capodanno (in effetti uno spreco) abbia perso anche i fuochi di ferragosto. Cerchiamo di non disperdere troppe realta’ e consuetudini, Misano ha bisogno di un Centro ben identificato, che dia immagine, risalto e tradizione a tutto il Comune.

Il Forestiero




Comparto C2-4, dopo polemiche roventi Consiglio approva

IL FATTO

– Il Comparto detto C2-4 è stato approvato lo scorso 5 agosto dal Consiglio comunale dopo un percorso durato tre anni e molte polemiche. Hanno votato a favore la maggioranza di centro-sinistra (sindaco in vacanza), si è astenuto il Pdl (Antonio Mignani uscito dall’aula). Contro: Sinistra critica (Ketty Ronchi), Gruppo Misto (Rosario Zangari).
Da mesi questo sviluppo urbanistico è al centro di roventi discussioni; con gli albergatori che hanno raccolto 50 firme per manifestare il loro dissenso. Da parte sua la proprietà, Glg (società con Alfonso Giannini, Pier Francesco Gamberini, Daniele Muccioli, Aldo e Antonio Lo Conte) che ha acquistato nel luglio del 2007, ha proposto 17 soluzioni.
Ma andiamo a vedere di che cosa si tratta, in una situazione complessa per non dire complessissima dati i valori e i protagonisti in campo che coinvolge: il Comune con il Prg (Piano regolatore generale) e le normative di attuazione, il Ptcp (Piano territoriale di coordinamento provinciale). Per non guastare, tra il Prg comunale e il Ptcp ci sono anche divergenze di vedute se così si può dire. Soprattutto, è da miopi pensare ad una crescita turistica, pensando ad un’urbanistica in stile anni Sessanta.
L’espansione urbanistica interessa un’area di circa quattro ettari; sulla quale si costruiranno 6.300 metri quadrati di palazzine, ed un’area commerciale (600 metri quadrati circa, il 10% del totale), mentre nella stragrande maggioranza del resto sono previsti parcheggi che diventano di proprietà pubblica. Nello scambio tra le parti, tre ettari diventano comunali, uno resta al privato.
A forma di “L”, il terreno si trova tra le vie Dante, Pascoli, Petrarca e Platani. Ed è soggetta al cosiddetto Piano particolareggiato; cioè la proprietà definisce con l’amministrazione comunale lo sviluppo. Per l’accordo, in cambio, il privato è disposto a costruire: i parcheggi a raso, due piazze, una rotonda, la sistemazione del trasandato (perché???) quanto bellissimo giardino di via Platani. E ancora: una piazzetta ed un campo da calcetto da cedere alla parrocchia. Tali opere pubbliche sono state quantificate in 1.250 milioni di euro. Quanto sopra, a grandi linee, è l’accordo votato lo scorso agosto.
Invece, nel diritto da Prg risalente al ’99 la proprietà poteva costruire cinque fabbricati di sei piani lungo via Dante, appena dopo la chiesa. Tratteneva per sé l’ettaro, mentre il resto, nudo, andava al Comune.
Per accollarsi i 1.250 milioni di opere pubbliche, le cinque palazzine da sei piani sono diventate otto; quattro delle quali si possono costruire tra le più pregiate vie Pascoli, Dante e Petrarca. Questo rettangolo, nel Prg, era destinato a parcheggio (così è da decenni) e servizi per il turismo, mentre per il Ptcp a residenziale. Per essere meno invasivi i piani da 6 sono diventati quattro spalmati su sette condomini; quello vicino alla chiesa ha soltanto tre piani. A sua volta tra la chiesa e la prima palazzina si collocano i 600 metri quadrati di commerciale.
Gli albergatori
Gli albergatori hanno contestato al C2-4 il troppo cemento, soprattutto la costruzione di quattro condomini nel rettangolo tra le vie Pascoli, Petrarca, Platani e Dante. Dal loro punto di vista era il luogo ideale per i servizi al turismo. I loro malumori possono anche essere letti in positivo; finalmente un’associazione si muove puntando alla qualità, ad uno sviluppo urbanistico diverso. Per essere credibili devono essere loro però a meritare la fiducia degli amministratori e della città. Non è pensabile che ricevano benefici, come i corpi avanzati di via Repubblica e poi invece di utilizzarli per i clienti, li affittano. Insomma, bisogna essere imprenditori veri. Altrimenti perdiamo tutti.

I COMMENTI

Le ragioni delle opposizioni

– Un’astensione e due no. Questo il voto dei gruppi consiliari di opposizione in Consiglio comunale.
Rosario Zangari, già An, già Pdl, da qualche mese nel Gruppo misto. Ha votato no. “L’ennesimo esempio di politica clientelare. Il comparto è partito perché le due anime del Pd hanno trovato un accordo”.
Paolo Casadei, capogruppo Pdl, si è astenuto. “Abbiamo chiesto tre cose e le abbiamo ricevute: un’assemblea pubblica in autunno e il voto in dicembre. Lo sfondamento pedonale di via D’Annunzio al posto di via Pascoli. Inoltre, di valutare di costruire i parcheggi sotterranei magari con una tassa di scopo e venderli al prezzo di costo a chi è interessato”.
Ketty Ronchi, Sinistra critica: “Abbiamo votato no perché sui comparti C2 le regole del gioco vengono cambiate dopo che sono stati venduti; temiamo che spesso dipende dal nome e cognome di chi compera. Non è possibile che il Comune cambi le regole a posteriori. Noi non siamo d’accordo sul commerciale (troppo poco il 10%), non siamo d’accordo sui parcheggi che sono pubblici ma saranno ceduti ai privati. E non siamo d’accordo sul fatto che lì non si faccia l’edilizia convenzionata, come indica la Provincia”.

L’INTERVISTA

Guagneli: “Dagli albergatori aspettiamo idee e progetti”

– Luigi Guagneli è assessore all’Urbanistica. Persona seria, progetta macchine per la cura del corpo; ed è un buon conoscitore dei produttori cinesi. A chi gli chiede dei malumori degli albergatori risponde: “A loro, alle categorie economiche, a qualunque privato, chiediamo idee e progetti entro dicembre altrimenti noi approviamo il comparto C2-4. Ora gli albergatori possono dimostrare di avere voglia di fare. Noi siamo pienamente disponibili, ma i proprietari del comparto hanno il diritto di avere tempi certi dalla pubblica amministrazione. Inoltre, agli albergatori dico che siamo disposti a discutere le possibilità per dare una risposta alla mancanza di spazi per i servizi. Dove le normative ce lo permettono siamo disposti a dare loro una mano”.




Isola di Brescia, festa in una perla di arte e natura

– Il Comitato cittadino di Isola di Brescia organizza una delle ricorrenze religiose più semplici e importanti del circondario: la Festa parrocchiale dedicata a San Giovanni Battista, il cugino di Gesù. Colui che lo battezzò nelle acque del Giordano. Se qualcuno volesse ammirare la sconosciuta frazioncina, spesso è così per gli stessi marignanesi (si veda il materiale promozionale di San Giovanni e più avanti diremo perché) lo spunto è il 10, il 11 e 12 settembre.
Tutto è così da anni con delle piccole variazioni. Il 10, processione alle 9 di sera. Alla fine, per tutti, il Comitato offre vino e ciambella.
Il giorno dopo, sabato, con inizio alle 21, festa con orchestra “Poker”, musica, balli, giochi.
Il giorno dopo, domenica 12, alle 9,30 santa messa. Alle 17 si aprono le danze con l’orchestra Davide Morri e gli stand con prelibatezze della tradizione romagnola. Alle 23, estrazione lotteria a premi.

La perla
Isola di Brescia è uno scrigno; è a misura d’uomo, ben curato, la chiesolina dall’elegante quanto semplice campanile a vela custodisce forse la maggiore pinacoteca d’arte sacra della seconda metà dell’800 della Romagna. Anzi, senza forse, come afferma Pier Giorgio Pasini, uno tra i più apprezzati studiosi di storia dell’arte della provincia di Rimini. La collezione religiosa invece è opera della passione di don Domenico Corbucci (1814-1887). Di agiata famiglia, il prelato, prima ancora di relazioni importanti in Vaticano, era uomo di forte sensibilità, grazie alle quali riuscì a commissionare, pagando naturalmente, opere di valore assoluto per una sperduta parrocchia di 200 anime (quante ne contava allora), ma non per questo lontana dai centri della cultura. Gli artisti prescelti da don Domenico lavoravano per il papa e la curia romana: il meglio dei tempi. Qualche nome: Francesco Coghetti, Pietro Gagliardi, Nicola Consonni, Francesco Podesti (pittore papale, sua è la Sala dell’Immacolata, accanto alle stanze di Raffaello), Francesco Grandi (ritrattista di Pio IX e Leone XIII), Cesare Mariani, Augusto Bompiani, Pasquale Frenguelli.
A questo va aggiunto, il certosino lavoro del Comitato negli anni. Come si conviene ai romagnoli, attorno al piccolo edificio sacro hanno costruito un vero e proprio paradiso: giardino, area giochi, cucina attrezzata per feste e momenti di svago. Impegno anche da parte del Comune; ad esempio los corso anno trapiantò dal centro di San Giovanni 7 lecci monumentali con un complesso sistema di irrigazione; i tubi che giungono fino alle radici. Luigi Bucci, una delle anime del comitato, una volta la settimana, si prese la briga di innaffiare.
La zona attrezzata di Isola di Brescia con funzionale cucina e comodi spazi viene utilizzata da aziende per le cene, per le feste di compleanni, per incontri. Insomma, un centro che raccoglie un bel modo di vivere.




Eden Rock, mito di eleganza e Champagne

I LOCALI DI IERI

Costruito da un industriale comasco, Aldo Coli, progettato dal riccionese Carlo Piccioni, inaugurato nel 1948, l’Eden Rock era il locale dei locali del territorio e molto altro ancora. Faceva da contraltare alla “Bussola” (Viareggio sul Tirreno) sull’Adriatico. Fino alla fine degli anni ’50 era un night e si entrava solo in abito da sera e incravattati; dai primi degli anni ’60 diventa dancing. Dalla fine degli anni ’60 inizia un lento ed inarrestabile declino, fino alla chiusura. Collocato sul punto più alto di Gabicce Monte, la terrazza toccava il cielo; i giovani che vi si rifugiavano in spensierata compagnia diranno anche il paradiso.
Serafino Del Prete, 81 anni ben portati, fu il capocameriere dal ’62 al ’72; poi gestirà una serie di locali d’estate: in spiaggia (l’odierno Cico’s) e in viale Dante. D’inverno, come tanti, aveva una piccola impresa edile. Alberto Prioli, l’altro testimone, era uno degli scanzonati e tenebrosi baristi.
Il fascino Eden Rock ha sempre significato soprattutto belle donne e Champagne e una certa dolce vita in salsa marchignola (quel misto di Romagna e Marche). La prima domanda non può essere che questa: com’erano le donne e come vestiva la clientela? Ci si aspetta qualcosa sull’eleganza assoluta, e così è. Ricorda Del Prete: “Le donne erano bellissime, eleganti, sofisticate, lontanissime dalla nostra realtà. Lo Champagne lo servivamo non a fiumi ma quasi; avevano un bel ruolo anche i gelati, la birra, le bibite. Lo Champagne andava soprattutto in luglio e agosto. Gli uomini vestivano con molta libertà: una parte era in abito da sera ed in giacca e cravatta, ma la maggior parte calzava pantaloni lunghi, maglietta o camicia”. Altra sorpresa gli orari? “Eravamo aperti anche il pomeriggio, come bar; se c’era il sole non si lavorava, col brutto tempo sì. Proponevamo dei tè danzanti”.
L’Eden Rock si trova in uno dei punti più belli di Gabicce Monte: vista mare emozionante non meno che irracontabile; l’altezza esaltava il paradiso. In quegli anni era gestito da due cattolichini Giorgio Pritelli (scomparso prima del tempo in un incidente nel giugno del ’64 a Rimini) e Renato Antonelli (morto nel ’90). Impiegava una quindicina di persone e ne poteva ospitare circa 300. I mesi forti erano luglio e agosto. C’erano sempre due orchestre (allora la musica era solo dal vivo): Pier Giorgio Farina, Paolo Zavallone, Marino Marini. E si assoldavano i grandi della canzone italiana. La mitica pista ha visto artisti del calibro di Mina (due serate), Johnny Dorelli, Raffaella Carrà, Iva Zanicchi, Ric e Gian, i Giganti, Peter’s Sisters, Fred Buscaglione. Era stato contattato anche Frank Sinatra, ma non si strinse. L’uomo del mazzo di rose alle ugole femminili era Fumelli, uno dei camerieri. Durante la serata di Mina, un tavolo di super-elegantoni in abiti da sera si sfila senza pagare una cifra importante.
Grandi cantanti, tuttavia i clienti non erano meno da copertina. Qualche nome: il re egiziano Faruk, Marzotto, Borsalino, Lacroix (aveva un’auto Pagoda con ali di gabbiano e già col telefono intercontinentale), Martini (liquori), Bosca (sempre vini e liquori), Scapin (importatore di seta con casa a Riccione Abissinia), Bertolli (olio e vini), Vittorio Gassman, Wanda Osiris, Gianni Marzoccchi (Quattroruote e Domus). Industriale tedesco con stazza da guerriero nibelungo, Lacroix era il signore delle mance da 10.000 lire a testa e Champagne Don Perignon. Il tassista “Plano” di Cattolica lo porta a Ravenna per un affare; al ritorno gli regalò una somma importante. I grandi personaggi giungevano a Gabicce Monte anche grazie a Pino Ubalducci, produttore cinematografico e imprenditore del turismo.
Belle donne, champagne e mance, naturalmente. A chi gli chiede della madre di tutte le mance, rammenta il cattolichino: “Una volta un industriale americano seduto ad un tavolo con tre ragazze mozzafiato spese 200.000 lire di Champagne e diede 10.000 lire a testa al personale. Una cifra altissima per i tempi. Credo con un valore ben oltre i 100 euro di oggi”.
I camerieri andavano a percentuale; intascavano il 15 per cento dell’incasso, l’uno però se ne andava per i cosiddetti “vetri rotti”. E il dopo lavoro, che significava tra le tre e le quattro del mattino? Serafino: “Si usciva in gruppo per una pizza. I nostri posti erano l’‘Anacapri’, da “Marino” a Cattolica tra le vie Bovio e Matteotti. Mi piace sottolineare che Giorgio ci portava a Gradara, alla ‘Formica’ e pagava sempre lui”.
Il parcheggiatore Dario, solo con le mance, si portava a casa una stagione sontuosa. Bagni rivestiti da marmi verdi e rosa, la custode, la signora Maria, sempre solo con le mance, si faceva una stagione ricca.
Mondanità e divertimento vanno benissimo, ma nel ’64, per l’esattezza il 20 giugno, attorno alle 19,30, Gabicce come il resto della costa fu colpita da una tempesta d’acqua che distrusse mezzo locale. Con le sedie ed i tavoli raccattati alla Vallugola. Dopo due sere, maniche rimboccate, le danze ripresero a pieno ritmo.




E’ Festa del vino

GABICCE MARE – EVENTI

Le tre serate. Il 9 novembre, su il sipario alle 21, con stand ed inizio assaggi. Musica con la banda di Colombarone.
Il 10 settembre si inizia sempre alle 21, sempre con gli assaggi. Grande attesa per la gara della pigiatura fatta a piedi nudi come una volta. Musica con i “Cantori della Città Futura” di Bottega di Colbordolo.
Il sipario si chiude l’11 settembre sempre partendo dalle 21 con il piacere delle degustazioni, degli stand. Due gli intrattenimenti musicali: con il Gruppo Folkloristico Corte Malatestiana che riportano le atmosfere delle feste nell’aia della casa colonica e con il liscio di Claudio Casadei.
L’evento eno-gastronomico nasce da un’idea di Angelo Cucchiarini (un cultore della civiltà contadino, a casa ha un museo di livello assoluto) e di Rosy Bigiotteria, Gioielleria Marlen e Panetteria Marinella.