1

I nostri primi 40 anni avvincenti sempre: io c’ero

Persone che da tanto tempo non si incontravano, ma anche quelle con cui ci si salutava frettolosamente. L’emozione dei più timidi, l’ironia di altri, l’allegria di tutti, ha fatto sì che la serata si svolgesse tra amici desiderosi di ricordare gli anni della spensieratezza e leggerezza tipica dell’età.
Tra aneddoti, timide infatuazioni, amori, ricordi oramai sopiti tipici dell’età dell’adolescenza, ricordati con leggerezza nella nostra raggiunta maturità, la serata si è svolta in un’atmosfera magica e a fine nottata ci siamo salutati con la promessa di rivederci l’anno prossimo. A tutti quelli che purtroppo non hanno potuto partecipare o che non siamo riusciti a contattare, invitiamo a lasciare un recapito telefonico o mail a Rocco del Bar Pacina, al quale rivolgo un grazie particolare, assieme a Barbara, Paolo, Rudi e Diego per l’ottimo lavoro di squadra e non da ultimo Claudio il fotoreporter che ha immortalato con i suoi scatti i bei momenti della serata. Grazie a tutti e all’anno prossimo!!!

katia bernardi




Unione Valconca e il potere del cemento

– La città che supera i suoi limiti può farlo in modo ragionato, oppure affidandosi solo al mercato o peggio alla pura speculazione. Così il cemento che invade la campagna, senza tener conto del fabbisogno abitativo, commerciale e produttivo. Come un ubriaco marcio, rigetta a sua volta del cemento: centinaia di appartamenti sfitti, decine di negozi inutilizzati, capannoni vuoti e centri commerciali senza clienti. La città invade la campagna senza portare la vita. Nella provincia di Rimini il 31% dei terreni agricoli sono stati consumati dal cemento negli ultimi 28 anni.
Nella vallata del Conca, come altre aree sviluppate d’Italia, non ci sono più città ma aree urbanizzate, nei quali paesini, paesi e città storiche si sono dissolte. Nella Riviera Romagnola, da Milano Marittima a Gabicce Mare, questo fenomeno era accaduto già da anni. Il cemento ha consumato il territorio. Il verde agricolo ed i campi coltivati quasi sono scomparsi e le città si sono congiunte le una alle altre.
La mancanza degli alloggi a buon prezzo, da affittare ed acquistare li ha spinti dal mare verso l’entroterra. Nasce da questa forte domanda di abitazioni, l’urbanizzazione disordinata e il raddoppio della popolazione nel giro di pochi anni di Morciano di Romagna, San Clemente, Montefiore Conca e San Giovanni in Marignano che a sua volta, di fatto, si è congiunta a Cattolica, Misano Adriatico e la Riviera. Nella Valconca, viene a crearsi, un immenso quartiere dormitorio.
A questa realtà, non ha corrisposto un’integrazione istituzionale. Sono in vigore le competenze dei singoli Comuni, della Provincia e della Regione. L’Unione Valconca, rimane più una entità teorica che, di fatto, e la sua gestione ci poco partecipativa, poco democratica e poco trasparente. Non ha strategie larghe, né progetti alti di sviluppo economico e sociale. Inoltre, non è adeguatamente rappresentata nei consigli e nelle amministrazioni provinciali e regionali. Non riesce ad ottenere i fondi europei destinati all’entroterra, che arrivano annualmente in provincia di Rimini; quasi nella totalità vanno a finire nelle casse dei comuni rivieraschi, a finanziare i progetti faraonici dei vari Pala Congressi.
Consuma suolo e terreni agricoli, costruendo condomini e capannoni, impoverendo il territorio delle sue storiche potenzialità agricole e turistiche, senza creare vere occasioni di crescita.
La recente costruzione della nuova bretella a Morciano, il rientro di questo Comune nell’Unione Valconca ed infine il progetto dell’imminente costruzione del nuovo ponte sul fiume Conca nella piana di San Giovanni e San Clemente, ci sembrano tutti gli indizi – la crisi economica permettendo – di un colossale progetto di cementificazione delle aree circostanti. Gli esponenti del partito trasversale, quello del mattone, sono fortemente interessati e rappresentati nei consigli ed amministrazioni comunali.
Se riusciranno a portare a termine questo sciagurato progetto, i terreni agricoli di Morciano e della Valconca esauriranno presto. Il mercato immobiliare avrà un crollo delle quotazioni e sarà saturo. I cantieri edili si fermeranno. Migliaia di lavoratori resteranno senza lavoro, e saranno costretti a tornare a casa, emigrare di nuovo. Di conseguenza l’insicurezza aumenterà. La nostra vallata sarà un gran cimitero di case e negozi spesso disabitati ed invaso dall’inquinamento.
Oltre a tutto, non avremo neanche la possibilità di tornare alla natura e le nostre tipiche produzioni agricole – sementi pregiati di Pianventena, San Clemente e Coriano, ottimo olio d’oliva di Montefiore Conca, il rinomato grano duro da pasta di San Giovanni in Marignano ed il famoso vino rosso Sangiovese ed il bianco prodotto in tutta la vallata.
Di conseguenza, le nostre aziende agricole, agro alimentari e commerciali, saranno sempre di meno, e quei pochi che resteranno saranno costretti a produrre a prezzi irrisori per gli ipermercati.
Probabilmente, nella Vallata del Conca, siamo ancora in tempo a invertire questo destino. Occorre interessarsi di politica, attivarsi e partecipare alla vita dei comitati cittadini. Gli amministratori dovranno rispettare i diritti dei cittadini di poter proporre dei progetti e di decidere sulle scelte urbanistiche del proprio territorio. Dove, non siano solo gli speculatori ad avere i “diritti”.
Occorre che la cittadinanza faccia sentire la propria voce, attraverso le lettere e le petizioni, gli incontri, le conferenze e le assemblee sugli argomenti più rilevanti del Comune, cosi nessuno potrà dire nel futuro che i cittadini di fronte allo scempio del loro territorio sono stati silenziosi e consenzienti.

Morciano di Romagna, 23 giugno 2010, © Hossein Fayaz.




Fabio Tombari, quel “mondainese” onorato dai marchigiani

Ma un giorno, come Guerino il Meschino, mi son preso anch’io lo sfizio di cercare il mio linguaggio. Vedete, chi abita una cittadina sa più cose di chi vive in una metropoli. Perché? Per il fatto che conosce le persone a una a una e ne può seguire il destino. Chi poi vive in campagna, ne sa più ancora, perché vi vede partecipe la natura. Se poi è vecchio, viene a conoscere l‘incredibile. “Nella casa che abiti, si sente”.
Infatti si sentono i barbagianni, il gufo, le civette. E in primavera, l’usignolo. Non so quanti rondoni, perché è la sola casa coi coppi; e per gli usignoli le siepi di biancospino e di rovi, dove nidificare: un privilegio che non cambierei con nessun altro… (Da Fabio Tombari, Tutti in famiglia, Mondadori, Mi 1981).

– Il pezzo è magico. Fabio Tombari (Fano 1899 – Rio Salso 1989) è stato tra i massimi scrittori italiani del secolo scorso. Dimenticato, purtroppo, perché abbracciò il fascismo; la moglie era ebrea. Si ritirò a Rio Salso di Mondaino. Angelo Chiaretti è stato un grandissimo amico: ha molti ricordi e possiede oggetti. Lo scorso 2 luglio, alle 21.15 a Montecalvo in Foglia è stato ricordato nella Country House “Ca’ Virginia” di Montecalvo in Foglia. Suoi studenti hanno portato il loro ricordo e le loro testimonianze, così come “tombariani” che occupano posti di spicco nell’editoria, giornalismo, arti, informatica e “made in Italy”: la presidente della “Fondazione Mondadori” Cristina Mondadori, i giornalisti e scrittori Gianni Mura e Vivian Lamarque, l’attore Arnaldo Ninchi, l’ex presidente di Microsoft Italia Umberto Paolucci, Ambrogio Folonari patron della celebre casa vinicola, l’architetto Michele De Lucchi, designer dell’Olivetti, l’ammiraglio Paolo Pagnottella.
Il clou della serata è stata la lezione anticonformista dal meglio delle pagine di Tombari, tenuta da Matteo Giardini (lettore e interprete) insieme a Raffaele Damen (fisarmonicista), con la partecipazione finale degli alunni dell’Istituto “Giovanni Paolo II” di Montecchio – S.Angelo in Lizzola. Per concludere con torta e foto ricordo.
«Il nostro obiettivo – spiega l’assessore pesarese Davide Rossi – è far tornare a leggere, amare e riscoprire questo grande interprete letterario del ‘900, e soprattutto di sensibilizzare gli editori italiani a ripubblicare i suoi libri, divenuti quasi introvabili. Per questo abbiamo dato vita al progetto ‘Cantiere Fabio Tombari’, che vede l’adesione di molti enti e associazioni”.

Mondaino può fare qualcosa per Fabio Tombari?




Montegridolfo, pubblicato il Museo

LA CULTURA

Realizzato nel rispetto dell’ambiente per rispondere alle accresciute necessità sia espositive che connesse ai servizi per il pubblico, la prestigiosa casa editrice Utet Scienze Tecniche lo ha scelto assieme ad altri 39 progetti fra i 380 provenienti da tutta Italia e lo ha inserito nella pubblicazione “Progetti di giovani architetti italiani”.
Il volume è stato presentato con successo il 17 giugno 2010 in occasione della Festa dell’Architettura di Roma. Il giornale Sole24ore ha presentato l’iniziativa e i progettisti nell’inserto “Progetti e Concorsi” n.25/2010 alla pagina 2.
L’opera sarà esposta alla Triennale di Milano e in occasione di altri eventi in Italia e all’estero in programma tra il 2010 e il 2011. Il volume è consultabile presso il Museo negli orari di apertura ed è in vendita presso le migliori librerie.

info@museolineadeigoti.it
www.museolineadeigoti.it




Teatro, alla Corte di Coriano

PROGRAMMA

Comico l’11 agosto. Alle 20,30 cena degustazione Km zero con i vini: Tenuta del Monsignore – San Giovanni in Marignano, i formaggi: San Patrignano – Coriano, i salumi Zavoli – Saludecio e prodotti da forno Il Piccolo Forno Marziali – Saludecio. Poi, spettacolo di Improvvisazione Teatrale Compagnia AttiMatti con degustazione Sensoriale a cura di Giorgia Strada.

Varietà il 18 agosto. Ore 20,30 cena degustazione km zero con i vini Podere dell’Angelo Vergiano – Rimini, formaggi Il Colle – Mondaino, salumi Le Carni di Marco Migani – Rimini, confetture Usa… La Zucca – Coriano. Ore 21,30 Sergio Casabianca e Marco Moretti in “Varietà”

Musica 25 agosto. Ore 20,30 cena degustazione km zero con i vini Cretaia San Martino in Venti – Rimini, Formaggi Formaggio Fosse della Porta di Sotto – Mondaino, Mieli L’Oro del Daino – Mondaino, Salumi: Macelleria da Sandro – Rimini. Ore 22, “Margarina” – concerto di swing e jazz con Marco Versari (pianovoce), Marco Preger (chitarra), Stefano Fariselli (sax), Daniele Sabatani (batteria), Marco Rossi (contrabbasso).




Impianto fotovoltaico all’avanguardia

ECONOMIA

– La frutta secca è energia e può anche essere prodotta dalle copertura dello stabilimento. La New Factor ha inaugurato lo scorso 21 luglio un impinato fotovoltaico all’avanguardia adagiato su pensilina in legno lamellare che non è altro che la tettoia di copertura delle automobili. E’ in grado di produrre l’energia elettrica necessaria all’azienda che si estende per oltre 15 mila metri quadrati a Cerasolo. E’ un vero e proprio parcheggio ecosostenibile perfettamente integrato all’ambiente e in grado di produrre 61.660 kWh all’anno.
Il generatore fotovoltaico, finanziato per il 20% dalla Regione Emilia Romagna e realizzato dalla Tullio Sampaolesi Srl su struttura della F.lli Giorgi, occupa una superficie di circa 360 mq, ha una potenza nominale pari a 50,4 kWp ed è costituito da 240 pannelli in silicio policristallino da 210 Wp.
“Con la realizzazione di questo impianto vogliamo dare il nostro contributo alla tutela dell’ambiente che ci circonda e in cui la nostra azienda vuole essere perfettamente integrata – spiega Alessandro Annibali, presidente di New Factor –. Si tratta di un altro passo importante nella strada che da anni New Factor sta percorrendo, con diversi progetti, per promuovere uno stile di vita sano e corretto. Partiamo dal presupposto che la frutta secca è energia, salute e benessere. Non ha colesterolo ed è ricca d’importanti sostanze nutrienti, incluse proteine e fibre. E’ anche un’ottima fonte di acido folico, niacina e vitamina E e B6, oltre che di minerali come magnesio, rame, zinco, selenio, fosforo e potassio. E’ a tutti noto che il consumo di 30 g al giorno di noci o altra frutta secca naturale abbassa il rischio di infarto migliorando la circolazione del sangue e combatte i radicali liberi grazie agli Omega 3 in esse contenuti”.
Il corianese è il secondo impianto fotovoltaico voluto da Alessandro Annibali. Il primo è stato realizzato nel noceto biologico dell’azienda Agricola San Martino nel territorio di Forlì-Cesena dove sono stati piantati, dal 1998 ad oggi, più di 10.000 alberi di noce di varietà Chandler, su una superficie di 40 ettari.
New Factor orbita su una superficie di 15 mila metri quadri, di cui 8.500 coperti, suddivisi in due stabilimenti, uno per la produzione di 5.500 ed uno di 3.000 per lo stoccaggio delle materie prime, con mille metri quadri di cella frigorifera e modernissime linee di tostatura e confezionamento. Annualmente vengono trasformate circa 10.000 tonnellate di materia prima, confezionate su 13 linee completamente automatizzate per la produzione di oltre 18 milioni di confezioni all’anno nei diversi formati, nonché in svariate tipologie di pack e confezione (sotto vuoto, lattine a banda stagnata in atmosfera protettiva, confezioni in atmosfera modificata sia a fondo a cuscino che a fondo quadro) da 15 a 1000 gr oltre a tutti i formati per il prodotto sfuso.




Valliano, Festa del Santuario

– L’occasione per visitare una delle chiese più belle del Riminese potrebbe essere la Festa del Santuario, che come tradizione vuole si celebra il 15 agosto. Durante la festa la Madonna viene portata in processione. Poi segue il momento folcloristico chiuso dai fuochi d’artificio. Non meno di valore è il paesaggio.
Invece da una ventina d’anni, un gruppo di affezionati alla cucina di qualità partecipa alla serata del 14 agosto, proprio davanti al santuario, all’aperto, in un’atmosfera d’altri tempi si assaporano i menù a base di erbe che prepara quel talentato di Ennio Lazzarini. E’ denominato “Verde a Tavola”.
Semplice, in mattoni, quanto elegante. E’ la chiesa del santuario di Valliano dedicata a Santa Maria del Soccorso. Comune di Montescudo, si trova in una natura quasi intatta, fatta di campi, filari, ulivi, gelsi. Un’attento restauro iniziato nel ‘93, è stato firmato dall’architetto Piefrancesco Gasperi. L’edificio religioso conserva affreschi di pregio del Quattrocento attribuiti a Pelegrino, allievo e collaboratore di Raffaello.
Inoltre, a poche centinaia di metri si trova una trattoria tipica romagnola, dove si possono degustare i sapori di una volta: “Zì Teresa”. La gestiscono giovani ed appassionate donne.




‘Notte Rosa senza poesia. Perché?’

CULTURA

– Da Comacchio a Cattolica Notte Rosa senza Poesia. Si è vero; ogni genere di spettacolo, scherma, burattini, sfilate di moda, selezione di miss, film, danza, tanti balli, cicloescursioni, sagra del pesce azzurro e del tonno rosa, animazioni negli stabilimenti balneari, spettacoli comici, spettacoli itineranti, clown e saltimbanchi, installazioni, giochi di magia, mostre fotografiche, mostre di pittura, molteplici degustazioni, fuochi d’artificio, concerti e musica di ogni genere soprattutto, ma di poesia nulla.
Per la verità la parola “poesia” appare 2 volte nel programma ufficiale della Notte Rosa di 24 pagine.
La prima a pagina 7, dove è inserita in un contesto discorsivo e ritengo non abbia attinenza diretta allo spettacolo presentato. La seconda a pagina 12, dove si parla di “Spettacolo di sensibilità varia: musica, danza e poesia” (spettacolo che ho visto), nel quale vi è buona musica, ma non vi è un solo verso di poesia.
Perché nessuno ha presentato uno spettacolo di Poesia ?
Forse perché nessuno ha proposto uno spettacolo di Poesia ai vari Comuni aderenti alla Notte Rosa ?
Bella domanda, alle quale mi accingo a rispondere.
Autonomamente ed anche con l’Associazione Katartis ho proposto a vari Comuni sia uno spettacolo di poesia, musica e canzoni denominato “Calycanthus P.”, sia altri spettacoli o rassegne in cui poesia e musica interagivano tra loro, ho anche proposto uno spettacolo all’alba in spiaggia, ma nessuno ha accettato di finanziarli.
Già da anni sto realizzando spettacoli (“Granelli di poesia nel tramonto”, “Note di poesia”, “nel godere dell’amore”, “Granelli di poesia sulla sabbia rosa”, “In te, luminosamente completi”, “nel godere della…poesia” e da ultimo Rassegna “Versi sull’onda” e Rassegna “Tigli tra le rime” ) in cui regina è la Poesia, poi vi sono musica, canzoni, danza, il tutto in un contesto di valenza teatrale, per rendere facilmente fruibile a chiunque la Poesia.
La Poesia non è solo divertimento e svago, è parte intima della vita di ognuno.
Auspico che i Comuni aderenti alla Notte Rosa possano comprendere l’importanza della Poesia e concedere spazio alla stessa, affinché non rimanga limitato quanto scritto da Pierluigi Visci a pag. 22 del programma, il quale invita “…a trattare con amore questa Notte Rosa, bella e delicata come un fiore” , ma senza Poesia, aggiungo.
Se poi nelle pieghe del programma vi siano stati concretamente qualche verso o qualche rima poetica, sarei felice di essermi sbagliato.
L’augurio è che per la Notte Rosa 2011 vi sia effettivamente un po’ di Poesia; cosa è una festa senza Poesia !




Montanari e calli alle mani: gli irpini in provincia di Rimini

COMUNITA’

– Le tre sorelle Monaco sono imprenditrici di successo. Da giovane Giuseppe ha fatto anche due lavori: contadino di giorno e pizzaiolo d’estate. Un mito per coloro i quali lo conoscono; imprenditori i figli. Poi c’è chi se la tira un po’ e dice che loro i Sanniti le suonarono anche ai Romani e che sconfitti hanno dato due imperatori non proprio stupidi: Vespasiano (quello del Colosseo e dei famosi cessi pubblici e della pecunia che non puzza) e il figlio Tito. Sono solo alcune delle storie che raccontano lavoro e succcessi degli irpini nel Riminese.
Il Regno Sannita andava dalle montagne di Roccaraso (L’Aquila) fino agli inizi della provincia di Potenza); era tutto su un immenso altipiano, dove le montagne si rincorrono come in un gioco di quinte teatrali. Il popolo era bellicoso e descritto come rude, ma a visitare il sito archeologico vicino al paradiso di Pietrabbondante (Alto Molise, Isernia) con tanto di teatro ed anfiteatro, dove le varie tribù si riunivano per gli affari interni e guerre, non erano poi così selvatici. E se la maldicenza sia stata sparsa dai Romani?
Gli Irpini erano l’ultima tribù di quel regno federale. E l’Irpinia (Avellino) è verde, bella non meno che povera; è sempre stata terra di emigrazione. Dalla fine degli anni Cinquanta, a maggioranza con le valigie di cartone, dopo l’ondata degli ascolani e degli abruzzesi, iniziarono a giungere nella provincia di Rimini per dare opportunità ai figli. Andarono a sostituire nei poderi i romagnoli che scendevano al mare anche loro in cerca di opportunità. Dopo circa mezzo secolo, contano almeno 800 famiglie nella provincia di Rimini (3.500 in Romagna). Nel Riminese gli abitanti dovrebbero essere sui 3.000, l’1 per cento della popolazione.
Per caso e per gioia, è stato fondato il Club Romagna-Irpinia. Tutto naturalmente nasce a tavola; in questo e nella caccia passioni vicino ai riminesi. Un manipolo di amici, capitanati dall’avvocato Raffaele Beatrice e l’imprenditore Mario Pappano, si vedono alla Taverna degli Artisti. Nasce il club. Lo scorso 20 maggio, si firma statuto e associazione. Lo scorso 18 luglio, nella sala del palazzo del Turismo in piazzale Fellini si presentano ufficialmente. Accorrono oltre 200 romagnoli di origine irpina. Fanno gli onori di casa il presidente della Provincia Stefano Vitali, il sindaco di Rimini Alberto Ravaioli, l’assessore Donatella Turci. Dall’altipiano centro-meridionale giungono tre parlamentari, amministratori, personalità. Insomma, il duo Pappano-Beatrice, rispettivamente presidente e vice del club, hanno fatto le cose in grande. Dicono: “Il nostro scopo è prettamente culturale. Vogliamo far conoscere le due province attraverso le tradizioni, il turismo, l’artigianato, le eccellenze eno-gastronomiche. La provincia di Avellino conta circa 450mila abitanti sparsi su 109 comuni; portare un pullman di turisti per paese significa migliaia di presenze turistiche”. A fine lavori, buffet con i prodotti tipici: caciocavallo, salumi e vino le eccellenze. Il regista sannita Ettore Scola potrebbe trarre ispirazione per un film e magari intitolarlo: “Irpinia-Rimini-Irpinia”.




Cardinal Bertone, Vespa, Berlusconi e Consalvi…

– Il segretario di Stato a cena da Vespa con Berlusconi e Casini. Per andare a casa di Bruno Vespa (via Gregoriana), a causa dei sensi unici bisogna per forza, duecento metri prima, passare davanti a casa mia. Non me n’ero accorto, ma la sera dell’8 luglio questo breve tratto di strada fu percorso da alcune altolocate Mercedes nere: quella di Berlusconi e Letta, quella del governatore della Banca d’Italia, quella del presidente delle Generali. Fin qui nulla da dire: Vespa voleva festeggiare con qualche amico i suoi 50 anni di giornalismo. Che Berlusconi fosse suo amico e viceversa era cosa nota. Ma da Vespa andò anche la Mercedes vaticana che trasportava il segretario di Stato Tarcisio Bertone. E su questo qualcosa da dire ce l’ho.
Avevo incontrato Bertone nella protomoteca del Campidoglio quando celebrai, chiamato quale storico, un altro segretario di Stato, Ercole Consalvi, un grande cardinale che aveva saputo tener testa a Napoleone Bonaparte. Prima di me parlò di Consalvi Bertone, che mi fece una assai buona impressione, e mi riuscì anche simpatico: un omone grande e grosso, che da giovane non avrebbe sfigurato quale campione di basket. La sua relazione ignorò il conflitto tra Consalvi, progressista, e i numerosi cardinali zelanti che lo combatterono fino ad esiliarlo a Propaganda Fide, ma per il resto fu irreprensibile sotto il profilo storico. Pensavo che l’attuale segretario di Stato avesse fatto tesoro della lezione del suo illustre predecessore. Tanto più quando vidi pubblicata dall’“Osservatore romano”, con notevole sorpresa, la mia relazione su Ercole Consalvi, che evidentemente piacque al direttore Giovanni Maria Vian.
Ma oggi ho dovuto cambiare idea, con tutto il rispetto per il segretario di Stato della Santa Sede. Bertone ha fatto una cosa che Consalvi non avrebbe mai fatto, attento com’era a non concedere nulla ai cardinali zelanti, che volevano governare lo Stato pontificio con propositi di cieca restaurazione. Il segretario di Stato ha accettato l’invito di Bruno Vespa per una cena che era stata organizzata per convincere Casini a tornare con Berlusconi. La sua presenza era stata concepita per contribuire a convincere il cattolico Casini a far pace con il presidente del Consiglio. Ha scritto il bene informato Francesco Bei: «La presenza del segretario di Stato vaticano, agli occhi del premier, dovrebbe rendere più “ragionevole” il cattolico Casini. Una convinzione tratta dai contatti con i vertici d’Oltretevere, per i quali Letta aveva ricevuto un incarico preciso».
Sulla “Piazza” dell’ agosto 2009 scrissi che la Curia «riceveva Letta per concordare programmi bioetici e finanziamenti alle scuole private», benché Letta facesse parte del governo dei poco cristiani “respingimenti” dei fuggitivi dall’Africa. Ma a tutto c’è un limite. Altro è parlare con i rappresentanti del governo italiano nelle segrete ed ovattate stanze del Vaticano, al riparo da orecchi indiscreti, altro è lasciare il Vaticano e varcare il Tevere sulla propria Mercedes per raggiungere la casa del presentatore televisivo di “Porta a porta”, organizzatore di una cena che aveva lo scopo di spingere Casini ad una scelta trasformistica. Questo è zelo. E come tale non sarebbe piaciuto ad un altro illustre prelato dell’epoca di Consalvi, il vescovo francese Talleyrand, il quale amava dire ai suoi dipendenti: «pas de zèle!» (niente zelo!).
Non sono il solo, a pensarla così. Riferiscono gli informatissimi Orazio Larocca e Carmelo Lopapa che uno dei commenti che si raccolgono in Vaticano è: «Quando c’era il cardinale Agostino Casaroli cose del genere non sono mai successe»; oppure, nelle parole di un cardinale esperto di diplomazia: «ritrovarsi a cena per parlare, magari, di crisi politiche italiane e di futuri scenari governativi, non è una buona cosa per il primo collaboratore del papa».
Poco importa, ai fini di quanto sto dicendo, che Casini stia opponendo un netto rifiuto alle avances fattegli dal premier, anzi le abbia addirittura smentite. Il leader dell’UDC ha dichiarato infatti: «Gli atti di trasformismo sono degradanti per chi li fa e per chi apparentemente ne è beneficiario». Egli respinge cioè l’idea di diventare un gregario dell’attuale compagine ministeriale: vuole infatti la formazione di un governo di unità nazionale che sancisca la fine del bipolarismo e consacri la funzione insostituibile di un terzo polo di centro, il suo.
La Santa Sede sta attraversando un periodo assai difficile a causa dei tanti preti pedofili che stanno saltando fuori qua e là nel mondo. Anche se, come osserva l’“Avvenire”, la pedofilia pretesca rappresenta soltanto una piccola parte di quel mostruoso fenomeno mondiale. Il fatto è che il papa sta facendo quello che può per porvi rimedio in avvenire, ed è implacabile con gli autori dell’odioso misfatto. Cene come quella di casa Vespa non sembrano essere quanto di meglio possa essere fatto, soprattutto in questo momento.
Colgo l’occasione per ricordare con ammirazione il cattolicesimo della cara in dimenticabile mia amica Anna Filippini di Cattolica, recentemente scomparsa: un esempio fulgido di operosa e silenziosa solidarietà cristiana con i nuovi emarginati. Nemmeno a lei, ne sono certo, quella cena sarebbe piaciuta.

di Alessandro Roveri
Libero docente dell’Università di Roma