Geminiani, un riminese alla Fiera del Libro di Torino

C’è una penna “riminese” in uno dei libri più attesi della stagione nel panorama della letteratura per l’infanzia. Ha debuttato in antemprima alla Fiera del Libro di Torino, “Gnam-Gnam, il mangiabambini” (edizioni Coccole e Caccole), scritto da Riccardo Geminiani, scrittore e giornalista nato a Rimini, e già autore di numerosi libri per bambini tradotti in tutto il mondo.
Le illustrazioni del libro sono invece di Tommaso Levente Tani, uno degli illustratori più promettenti del settore, che ha lavorato con case editrici di tutta Europa. Gnam-Gnam è una sorta di orco moderno.
Più goffo e buffo rispetto all’orco tradizionale (Gnam-Gnam è un simpatico alieno) ma anche tremendamente più furbo.
Nel tempo ha affinato le sue tecniche per catturare il suo cibo preferito: e cioè i bambini. A bordo di una sgangherata e traballante astronave atterra sulla terra e inizia la sua caccia.
E’ la prima scena di una movimentata e irresistibile avventura, che passa da momenti esilaranti (assolutamente da non perdere Gnam-Gnam alle prese con i fornelli e con il suo spassosissimo ricettario, che compare integralmente in appendice al libro) per concludersi con un finale a sorpresa.
La storia di Gnam-Gnam, raccontata durante i diversi laboratori condotti dall’autore nelle scuole, aveva già conquistato i bambini ed ora, a grande richiesta, approda in tutte le librerie. “Gnam-Gnam, il mangiabambini” (edizioni “Coccole e Caccole”) dopo esser stato presentato alla Fiera del Libro di Torino, arriverà nelle librerie di tutta Italia.
Per cui auguriamo a tutti i bambini, e non, una buona buona paura, pardon, buona lettura!
L’autore. Riccardo Geminiani, giornalista (la Stampa, l’Avvenire) e scrittore per bambini.
Tra i suoi libri ricordiamo “Teresa è nervosa” (edizioni San Paolo) e “Nuvolando” (edizioni Arka), libro quest’ultimo (ha venduto oltre 10mila copie) che è stato tradotto in sette lingue e ha ispirato uno spettacolo teatrale in Spagna (che debutterà questa estate).
Ha vinto diversi concorsi di letteratura per l’infanzia (tra questi la Biennale Internazionale di letteratura per l’infanzia “Sardegna”) e conduce laboratori di scrittura creativa nelle scuole.
L’illustratore. Tommaso Levente Tani, ha pubblicato libri in Italia, Regno Unito, Francia e Ungheria.
Tra i suoi ultimi, ricordiamo “La filastrocca dell’alfabeto” di Gianni Rodari (Edizioni Emme).




Nicola Cucchiaro e la scultura fluida

SGUARDI D’ARTISTA

di Annamaria Bernucci*

– Nicola Cucchiaro è un artista che ha l’abilità di stupire. Le sue sculture sono il frutto di una esplorazione sistematica nel mondo degli oggetti immaginari ma anche comuni, trasformati, caricati di ironia o di irrisolta enigmaticità. Sono in molti a conoscere la sua meticolosità, la prudente sagacia con cui da tempo persegue il suo progetto estetico.
Meticolosità che non nasconde nemmeno nelle aule di Accademia (quella di Belle Arti di Bologna) dove insegna Plastica ornamentale e Tecniche plastiche contemporanee, generando continue sollecitazioni, sfide, elaborazioni sulle tematiche contemporanee attraverso un vigile rapporto di scambio con gli allievi.
“Perché insegnare è esercizio e controllo, è agire in campo artistico con la forza della progettazione e dell’intuizione, della pratica che combina sollecitazioni visive e culturali e abilità tecniche” – ci dice.
Dalle finestre del suo nuovo studio a Viserba di Rimini si contempla un luogo simbolo dei luoghi in rovina, l’ex Corderia, un’area estesa imprigionata ormai solo dai rovi e dall’abbandono, in bilico tra un destino di dimenticanza e piani invasivi di nuova urbanizzazione.
C’è persino un piccolo ultraleggero alloggiato nel grande capannone che serve a Cucchiaro da laboratorio. Gli strumenti dello scultore sono in attesa. Nuove idee, nuovi percorsi sono da intraprendere. Il peso della progettazione è per ironia espresso in leggeri fogli dislocati sulle pareti che fanno da cortina al suo nuovo ‘spazio’espositivo all’interno dello studio. Sono rappresentate le nuove sembianze che Cucchiaro attribuisce agli oggetti del suo immaginario, che coincide con il paesaggio della vita quotidiana: oggetti ovvi, banali, comuni, le sorpresine Kinder dei famosi ovetti di cioccolata, la bomboniera di un matrimonio o di una cresima, giocattoli scartati dalla fretta dei consumi.
Cucchiaro, che è un grande alteratore di immagini, li ha, per così dire, fermati con l’immagine fotografica; ha creato inconsueti ritratti della realtà domestica con un procedimento di manipolazione digitale dell’immagine e così trasformati sono diventati modelli e li ha nuovamente tradotti in materia nobile, creta, ceramica, li ha trasformati in scultura. “Ho dato fluidità alle loro forme”. Sono ora qualcosa di diverso dall’originale, si è impadronito della loro sostanza banale e ha sublimato la loro essenza. Cucchiaro sa uscire dai codici di rappresentazione e la sua scultura diviene una sorta di opera transmediale, provocatoria e impura.
Difficile parlare di scultura ai nostri giorni. Ma Cucchiaro è scultore. Quando racconta della sua formazione – è stato allievo di Gianni Gori e Claudio Spadoni all’Accademia di Ravenna negli anni ‘70 – ancora oggi sottolinea “quanto agisca esperienza e conoscenza dei materiali nell’attività di uno scultore”. Non nasconde l’ansia di “vivere l’arte in un continuo aggiornamento, sollecitato dai nuovi media, dalla necessità di allontanarsi dal banale e di trasformare febbrilmente il banale che ci circonda in una diversa realtà”.
L’aderire aperto all’immaginario contemporaneo fa di Cucchiaro un’artista sensibile e attento alle dinamiche in corso nel sistema dell’arte; è ciò che trasmette con le sue opere “avvicinarsi ad un territorio di confine congiungendo un’operazione tridimensionale e una scultura con tecniche e materiali che appartengono alla nostra contemporaneità, come fotografia digitale e computer grafica”.
Cucchiaro si è imposto come artista in ambito nazionale con la sua narrazione basata sulla manipolazione di piani culturali diversi, sulla collisione tra sapere e sensibilità scultorea. Ha saputo sfruttare l’ambiguità ingannevole delle immagini come accade nelle sue celebri Astronavi (sculture di legno) che atterrano in parchi giochi modello Mirabilandia. Sorride, sempre disponibile. Continuerà a flirtare con il mondo dei cartoon, con la figuratività ingenua e popolare dei gadget, con gli oggetti desueti e assolutamente kitsch; continuerà, ne siamo certi, ad impadronirsi dell’equivoco che la loro riconoscibilità genera, liberandoli dal loro significato simbolico e trasformandoli in sculture ammiccanti e curiose.

*Direttrice della Galleria comunale S. Croce di Cattolica




Notte Rosa, una sola tinta per colorare la notte più lunga dell’anno

– E’ considerata un po’ il capodanno della Riviera, quando tutta la costa da Comacchio a Cattolica si veste dello stesso colore e festeggia l’estate. Da cinque anni la Notte rosa è l’happening più partecipato e coinvolgente della stagione turistica romagnola, anche per chi non pensa solo a divertirsi ma guarda, diciamo, al soldo.
Il weekend della notte più lunga dell’anno porta infatti oltre un milione e mezzo di persone a riversarsi sulla costa. Impossibile stabilire quanto sia il fatturato di un evento così importante ma basta una curiosità: “Attraverso il monitoraggio dei bancomat – racconta Fabio Galli, assessore al Turismo della Provincia di Rimini, che è l’ente promotore dell’iniziativa – alcune banche hanno rilevato che in quella notte il maggior numero di prelievi avviene proprio qui in Riviera. Di certo tra i weekend estivi è quello che permette di realizzare il fatturato più alto assieme a Ferragosto”.
Una grande macchina che rende ma costa anche. La Provincia ha messo quest’anno 513.000 euro per finanziare l’evento, Circa 50.000 euro in meno rispetto all’anno scorso perché la crisi si fa sentire anche qui. Più della metà (228.000 euro) va ai comuni per contribuire soprattutto alle spese per pagare gli artisti, con un’incidenza che va dal 42% per Riccione al 78% di Misano Adriatico: “Abbiamo cercato di aiutare in misura maggiore i piccoli – spiega ancora Galli – che hanno più difficoltà di bilancio. Rispetto all’anno scorso abbiamo dovuto tagliare soprattutto le spese di promozione e pubblicità”.
Sono centinaia di appuntamenti distribuiti per ogni comune che si affaccia sul mare, che c’è l’imbarazzo della scelta. Solo i grandi spettacoli segnalati sono 14, soprattutto concerti con prestigiosi artisti del calibro di Samuele Bersani, Andrea Biondi e Nicola Piovani.
La poderosa macchina della Notte rosa invece ne conta in tutto oltre 300, tra mostre, talk show, giochi e spettacoli pirotecnici. Dal calare della notte, il 2 luglio, fino alle prime luci dell’alba sarà festa grande. I numeri parlano: 1.500 lampioni coloreranno di rosa il lungomare dai Lidi ferraresi fino a Cattolica, i fuochi d’artificio partiranno da 25 stazioni di fronte al mare, 10.000 gadget, 10.000 rose e 20.000 glicini orneranno le vie di Bellaria e Igea Marina, 10.000 brandine rosa sulla spiaggia di Riccione e 30 km di luci rosa saranno il fregio degli hotel.




Da Gradara, la Mercedes dei badili

LA STORIA

L’azienda ha sede in Lombardia e impiega una cinquantina di addetti. Il suo badile non pesa che 800 grammi contro i due chili e mezzo di uno classico. E’ un profondo conoscitore dei materiali. Ha vissuto una vita da romanzo: il successo, la sconfitta, la rinascita

– Gradarese forse l’azienda più prestigiosa d’Italia per attrezzature per l’edilizia. Il fiore all’occhiello è il suo badile, un gioiello di tecnica: leggero e indistruttibile. Tutto questo grazie ad un sogno. Enzo Bailetti negli anni Cinquanta è un ragazzo. I genitori sono di Granarola (frazione di Gradara) e fanno i mezzadri. Hanno ettari di frutteti; la terra è solcata da un reticolo di fossi per la raccolta delle acque. Il giovane Enzo ha il compito di tenerli puliti ed efficienti; passa gran parte dell’estate con un badile nelle mani e sognava un attrezzo leggero altro che i due chili e mezzo da sollevare migliaia di volte al giorno, appesantito anche da terra e sterpaglie. La speranza ad occhi aperti sarà concretizzata circa trent’anni dopo, infilando una serie di casualità grazie anche alla fortuna.
A 14-15 anni, grazie al boom del turismo Enzo lascia la campagna per gli alberghi di Gabicce Mare. Ma d’inverno è difficile trovare un’occupazione. I futuri suoceri lo invitano ad andare a Milano in cerca di fortuna; un cognato fa il portinaio in una fonderia. Siamo nel 1960, ha 20 anni. Diploma di potatura in tasca, idee e curiosità da vendere, Enzo parte con l’idea di restarci poco tempo, “quanto basta per visitare la Lombardia”. Gli trovano lavoro in un’altra azienda meccanica che “pagava molto bene”. Mondo sconosciuto, resta affascinato. A metà anni Sessanta c’è una crisi, va in cassa integrazione. Capita un piccolo lavoro da svolgere in una cantina. Insieme ad un amico, fanno le plance della Giulia Super. Ricorda: “In concreto significava mangiare polvere tutto il giorno”. Della serie: quando la Cina eravamo noi, tanto per utilizzare un’immagine usurata ma calzante. Dopo due anni il duro lavoro finisce; inizia a produrre cerniere per conto terzi. Siamo a Misinto, provincia di Milano. L’azienda si espande: dà lavoro a 40 donne ed a una decina di artigiani esterni. Nel frattempo, il gradarese scopre di avere un naturale talento per creare stampi; crea una piccola officina per realizzarli. Insomma, diversifica. La sorte però è in agguato, arriva la caduta. Dagli Stati Uniti prende un ordine di 5 milioni di cerniere; il dollaro crolla. Lavora in rimessa. Si mangia tutto. Gli anni peggiori sono dall’82 all’85. Ricorda Enzo: “C’è in me il crollo psicologico; siamo nelle ristrettezze economiche. Incontro la fede e credo che il Signore abbia voluto che costruissi un’azienda nuova nell’85”.
La sua risalita inizia grazie ad un brevetto del ’73, anno in cui progetta un tenditore in grado di tirare il filo che regge le viti. E’ un aggeggino a sezione rotonda semplice e geniale, in grado di tendere il filo nei due sensi. Nello stesso anno c’è una forte nevicata che paralizza l’Europa, Enzo si inventa la pala per la neve. La fa di lamiera e con le spondine. Ne vende a migliaia per un valore di centinaia di milioni delle vecchie lire. Ma gli inverni senza neve degli anni successivi si fanno sentire; decide di non produrre più pale. Non gli restano che gli amati stampi.
E qui balena ancora il destino. Il fornitore di lamiere gli propone una partita in lega speciale, l’Ergal, normalmente utilizzata per la costruzione degli aeroplani. Erano scarti dell’Aermacchi. Nella testa del suo fornitore un conto è vendere i resti di lavorazione come scarti, altro è piazzarli come residui per ulteriori utilizzi. La lega è più resistente del ferro e leggerissima. Enzo deve fare dei campioni di badili in acciaio inox da portare in fiera, al Macef di Milano. Siamo nell’87. Decide di utilizzare quella lega. Fa cinque esemplari. Tre giorni prima della fiera ha un altro colpo di fortuna. E’ in Piemonte da un fornitore di manici di legno. L’azienda fa esperimenti in cerca della leggerezza. In un angolo abbandonati ce ne sono alcuni. Li prende in mano. In salice selvatico, sono leggerissimi. Il salice come il pioppo canadese ha la caratteristica di assorbire il sudore e di non far venire le vesciche. Glieli regalano. Il badile non pesa che 800 grammi.
Va in fiera e presenta il badile leggero e indistruttibile come un prototipo che non verrà mai costruito. Se il badile classico allora costava 5.000 lire, il suo ha un prezzo dieci volte tanto. Per dargli un tocco d’artista, lo vernicia d’oro. Vende tutta la produzione degli scarti in mezza mattinata: 1.200 badili.
Oggi, Enzo possiede un’azienda modello che produce una larga gamma di attrezzi per l’edilizia. Dice: “I miei non si scheggiano e non ti mandano al pronto soccorso; alcuni sono garantiti a vita. Con i miei attrezzi devi fare meno fatica e in sicurezza”.
Enzo Bailetti crea i suoi brevetti attingendo dalle difficoltà, dal lavoro, dalla vita di tutti i giorni. Nel ’96, ha brevettato “Idea Mass”, una piastra che consente di realizzare perfetti muri curvi di calcestruzzo risparmiando il 70 per cento della manodopera. Utilizzati per costruire la famosa “isola” a forma di palma a Dubai.
L’azienda modello occupa anche due dei tre figli, Riccardo e Debora; la terza è Cosetta. Un altro sogno è aprire una succursale a Santo Stefano di Gradara, ma qui ci vuole anche la sensibilità dell’amministrazione comunale. Potrebbe assumere dieci persone.




Per aiutare il volontariato basta una firma

– È un modo di verificare quanto la solidarietà sia radicata in noi italiani. Un modo di riconoscere valori, impegno, sforzi a favore degli altri. Il 5 per mille al volontariato rappresenta un modo di aiutare un esercito pacifico e invisibile molto utile. Si tratta di offrire un dono gratuito che non costa niente ma che rende un po’ tutti partecipi a queste missioni il cui atto civile e umano si sviluppa tramite le associazioni attraverso fondamentali impegni di gratuità e sussidiarietà. Ricordare le associazioni del nostro territorio nella denuncia dei redditi, destinando loro il 5 per mille, significa aiutare in maniera diretta un animo nobile della società italiana. Nella provincia di Rimini, sono 178 le organizzazioni iscritte ai registri provinciali e che quindi possono godere di questo beneficio. Sarà necessario conoscere il codice fiscale dell’associazione prescelta: quindi è bene, se si vuole premiare una piccola ma importante organizzazione solidale della nostra realtà, informarsi prima della compilazione del documento. Per facilitare tale compito si potrà telefonare allo 0541 709888, numero del Centro di Servizio per il Volontariato – Volontarimini, dove saranno forniti gli estremi relativi all’associazione scelta nella provincia riminese. È un piccolo esercito di operatori quello che ogni anno progetta l’azione per rispondere ai bisogni del territorio. Spesso lavorano nell’ombra nei più disparati ambiti dal settore socio-assistenziale alla sanità, dall’immigrazione alla solidarietà internazionale, dalla protezione civile all’ambiente, sino alla tutela dei diritti e alla promozione della cultura e dell’educazione. Spesso le organizzazioni sono in prima linea per aiutare persone in difficoltà o ai margini della società. Ma il mondo solidale non è solo questo. È anche impegnato a diffondere la cultura ambientale e a progettare modelli ecocompatibili a favore della società. Si ricorda ancora che il 5 per mille, relativo alla denuncia dei redditi, non comporta alcuna ulteriore e maggiore imposta da versare. Ma firmando nell’apposito spazio dedicato al volontariato nella propria dichiarazione, si potrà contribuire all’attività di migliaia di persone che si impegnano tutti i giorni per assistere, partecipare, aiutare e informare. Resta solo da scegliere l’organizzazione da sostenere: da quella più bisognosa, alla più vicina, dalla più attiva a quella più apprezzata, sino a quella meglio conosciuta o più meritevole.

Per informazioni: Volontarimini
tel. 0541 709888 – upandgo@volontarimini.it




Fotovoltaico, nella crisi col vento in poppa

TECNOLOGIA

– C’è un settore che la crisi proprio non la sente. Anzi. Il 2009 per il fotovoltaico è stato l’anno del boom, che ha elevato in particolare questo settore dell’energia rinnovabile da nicchia di un mercato “etico” a occasione di business e guadagni, seppur con una mano consistente da parte dello Stato. Gli incentivi della legge Bersani (che scadranno alla fine del 2010) hanno permesso la nascita e il prosperare di numerose aziende su tutto il territorio nazionale.
Il fotovoltaico conviene tanto, perché ora dà la possibilità di produrre energia pulita per alimentare gli impianti di casa o della propria azienda e di vendere per 20 anni l’eccesso alla rete a prezzi che non si vedranno mai più. Un’occasione che in migliaia di cittadini e imprenditori non si sono lasciati sfuggire. Restano pochi mesi per approfittare di questa “offerta”, poi gli incentivi si ridurranno ma con loro anche i costi degli impianti.
Così da rendere ancora a lungo il solare una forma di investimento molto appetibile.
Tra chi ha cavalcato quest’onda, a Rimini, c’è Marco Muccioli. Da 35 anni la sua azienda produce pompe idrauliche. Nel corso del tempo però ha diversificato la sua attività, con l’occhio lungo dell’imprenditore, passando attraverso la commercializzazione di compressori ad aria e gli impianti per l’irrigazione da giardino.
Fino ad arrivare al solare: “Siamo sempre stati attenti al mercato, per capire dove tirava e seguirlo” spiega. Così da quattro anni Muccioli offre installazione e manutenzione anche di impianti fotovoltaici. E i numeri gli danno ragione. Nel 2006 il suo fatturato in questo settore era di “appena” 300.000 euro.
Di anno in anno è stata una continua ascesa: 600.000 euro nel 2007, un milione e 400mila euro nel 2008 fino ad arrivare al 2009: 1.900.000 euro, con un utile di circa 140.000 euro, che per l’azienda vale il 20% del proprio business.
Nel solare made in Rimini brilla anche un’altra stella. Appena nata ha già raggiunto livelli da grande impresa, “costretta” ad assumere nuovi dipendenti e trasferirsi in una nuova sede, che già non basta più.
I ragazzi della Ubisol sono giovani laureati (tutti attorno ai 30 anni) hanno fondato la loro azienda nel 2006 dopo aver vinto un concorso per nuove idee e nuove imprese grazie a un caricabatterie per cellulari a energia solare. Da lì è stata l’escalation.
La Ubisol offre consulenza, progettazione e installazione di impianti fotovoltaici, dall’inizio alla fine, chiavi in mano. E anche il loro bilancio mostra i muscoli, sempre in crescita di anno in anno a ritmi vertiginosi.
Nel 2007 148.000 euro con 6.000 di utili, poi il salto: un milione 244mila euro nel 2008, con un utile di quasi 20.000 e poi il 2009, l’anno vero della svolta. Fatturato raddoppiato (2 milioni 424mila euro) e un utile decuplicato, 197.000 euro.
E il 2010 non potrà che essere ancora un anno d’oro. A dicembre scadranno gli incentivi del conto energia, in tanti, singoli cittadini e aziende, si affretteranno per approfittarne all’ultimo momento della maggiorazione sul prezzo di vendita alla rete, garantita dalla legge Bersani.




Andrea Speziali, i villini in un libro

LA CULTURA

– Di certo Mirko Vucetich è stato un valente architetto-artista. Ha lasciato la sua firma anche a Riccione. Sua è la progettazione del villino Antolini. Il rilievo e l’interpretazione delle simbologie in esso contenute rivelano la presenza di molti elementi di natura esoterica, di simboli connessi con l’alchimia, la magia e la Massoneria. Andrea Speziali lo ha raccontato nel libro “Una stagione di Liberty a Riccione” (Maggioli editore). L’autore non ha che 22 anni ed ha frequentato prima il “Fellini” (allievo del professor Gresta) e l’Accademia poi.
All’origine del lavoro c’è una passione adolescenziale, un colpo di fulmine per una villa piuttosto misteriosa. Poi si sono affiancati il minuzioso lavoro di ricerca su villa Antolini e sul suo architetto Mirko Vucetich. E’ stato a questo punto inevitabile che tanto materiale, così caparbiamente e meticolosamente raccolto nel corso di alcuni anni, facesse avvertire a Speziali, prima, l’urgenza di una riorganizzazione sistematica e poi la necessità di divulgare con una pubblicazione il risultato del suo lavoro che consiste sopratutto nello studio dell’architettura Liberty a Riccione, di cui villa Antolini costituisce il caso più emblematico.
Il volume offre l’opportunità di esaminare con nuovi apporti una stagione complessa dell’arte tra la fine dell’800 e i primi decenni del ‘900. I villini caratterizzano Riccione, tracciandone una bella parte della sua storia. Nel 1905 vengono censite duecento ville. Un patrimonio edilizio che trova la forza di propulsione nelle facoltose famiglie del Centro-Nord, attratte dalla nuova moda dei bagni di mare. Un processo che, escluse le parentesi dei tristi eventi bellici, prosegue nei decenni, registrando un ulteriore sviluppo negli anni Venti e Trenta. Periodo in cui Benito Mussolini con la sua famiglia trascorre le vacanze a Riccione. In tanti, imprenditori e gerarchi, per stare vicino al potere scelgono Riccione che si arricchisce così di un considerevole patrimonio urbanistico, in buona parte cancellato nel tempo da quel processo d’innovazione e dal turismo di massa.
In questo contesto s’inserisce la storia di Villa Antolini; si trova tra via della Repubblica e viale Milano. Di origine dalmata, Mario Mirko Vucetich è sttao architetto, scrittore, scenografo e scultore. Ha operato soprattutto tra Friuli, Veneto, Emilia – Romagna e Lazio. Ebbe come amici lo scrittore Carlo Emilio Gadda.
La pubblicazione ha ottenuto il patrocinio del ministero per i Beni e le Attività culturali, della Regione Emilia Romagna, della Provincia di Rimini, dei Comuni di Riccione, Venezia, Padova, Gorizia, Marostica, Pescantina, dei Fratelli della Costa (Tavola di Riccione) e il sostegno della Geat, Beni culturali Onlus e della galleria d’arte Rosini.
Il volume verrà presentato a Riccione, presso il bar Manaura in via Dante 107, il 19 giugno e al Lido di Venezia l’8 luglio presso l’Hotel Des Bains.




Spigolature degli Scrondi

Contro il cemento – Leggiamo: “Contro il cemento 1.500 firme per il Parco. La protesta fa il giro della città. Striscioni anche sotto casa del sindaco” – Il sindaco: “Vedo molta strumentalizzazione”. I rappresentanti delle istituzioni dovrebbero rallegrarsi quando i cittadini si fanno carico della difesa della cosa pubblica e s’impegnano per tutelare l’interesse collettivo. Ma troppo spesso i politici che governano si mettono contro. Questo è uno di quei motivi che favoriscono il menefreghismo dilagante. Complimenti!…

Il sordo – Leggiamo: “Via Ticino, si rischia lo scontro. Michelotti (Pd): ‘In tanti mi chiedono di far cambiare idea al sindaco’”. Come dice quel proverbio? ‘Non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire’. Tu-tu-tu-tu-tu…

Lo scontro – Leggiamo: “Degrado in viale Dante. Il Comune ordina: ‘Adesso pulite la Casa nel parco’”. Ma è scontro tra condòmini e commercianti. Ognuno pensa a sé stesso. Alé!…

Ladro salutista – Leggiamo: “Due rapine in 40 minuti al bar e in farmacia di un bandito solitario armato di cutter”. La seconda rapina era necessaria per curare gli effetti delle libagioni della prima. Ci voleva il ruttino…

Locali senza nome – Leggiamo: “Febbre a 40 dopo la cena al ristorante. Dolori lancinanti per otto persone: avevano mangiato pesce in un noto locale del centro”. Chissà perché in questi casi i giornali non riportano mai il nome del locale. Sarebbe salutare per i clienti (che per un po’ starebbero alla larga dal locale) e per i gestori che da questa lezione offrirebbero una qualità quasi perfetta. Privacy? No, omertà..

Le vichinghe – Leggiamo: “Gobbi punta sulla Scandinavia. I tedeschi non bastano più”. Il neo assessore al Turismo attratto dal fascino delle vichinghe? Eh! quelle belle stangone bionde che si vedevano decenni fa…

La trasparenza – Leggiamo: “Andrea Usai (Pdl) chiede una commissione d’inchiesta sui costi della piscina e le relative palazzine”. Non mette in discussione l’ottimo lavoro ma vuol sapere quanto sia costata veramente. Insomma, pone un problema non da poco ma spesso dimenticato: la trasparenza!…

Reati – Leggiamo: “Zaffagnini, chiesto il rinvio a giudizio. Corruzione, truffa ai danni dello Stato, falso ideologico”. Con tutti quei capi d’imputazione, forse perpetrati per anni, dicono che nessuno si fosse mai accorto di nulla…




Ial, la scuola dove si parlano 12 culture

– Lo Ial Scuola Alberghiera di Ristorazione forse è l’istituto più interculturale della provincia di Rimini. Si trova a Riccione, in una colonia dismessa che dà direttamente sul mare. Si parlano una buona dozzina di culture. I ragazzi che escono con estrema facilità trovano lavoro. Dietro hanno begli insegnanti. Come da consuetudine il fine anno si chiude con un saggio finale, che è poi un pranzo. Tra gli ospiti il sindaco Massimo Pironi. Si è mangiato benissimo; i ragazzi sono stati educati e professionali.




Strada Statale 16, quel gran pasticciaccio

IL FATTO

– “Spero di sbagliarmi ma la nuova Strada Statale 16 non si farà perché non c’è una lira (occorrono circa 600 milioni di euro per la sua realizzazione)”, perché i politici non vogliono litigare con una parte di cittadini. L’unica certezza è che grazie alla terza corsia dell’autostrada, sarà collegato solo il tratto della SS16 che va dall’altezza del casello dell’autostrada di Riccione al Villaggio Argentina. Così si dà sfogo alla zona industriale di Raibano, attuale e soprattutto futura (sono previsti altri 350.000 metri quadrati di capannoni). E che sulla Riccione-Tavoleto, coinvolgendo Misano Cella e Villaggio Argentina, si snoderà buona parte del traffico pesante della Valconca Nord. Insomma, lo sviluppo economico reca con sé anche l’altra faccia della medaglia: traffico pesante e smog. Questa fotografia realistica l’ha tracciata un politico misanese del Pd, che prima ancora di essere un big, è una bella persona; dunque: credibile.
Altra persona perbene e credibile è Adriano Torsani. Cultura socialista-lombardiana, fino all’anno scorso è stato assessore all’Ambiente. Con Torsani si mettono i paletti storici alla SS16, senza fronzoli e inutili giri di parole. E si tenta di rispondere ad una domanda che in apparenza non ha risposte: come mai in tutti i piani urbanistici di Misano, Cattolica, San Giovanni in Marignano e della Provincia di Rimini, fino al 2006 la nuova Strada Statale corre parallela all’autostrada e ad un certo punto tutto cambia? C’è chi pensa agli interessi economici, agli interessi politici, alla relatività dell’uomo, che ogni tanto fa cose così tanto per fare al di là del buon senso e dell’interesse generale.
La storia
Il percorso cronologico che segue è il frutto della chiacchierata con Torsani.
Dritta-storta
Nel vecchio Ptcp (Piano territoriale di coordinamento provinciale, la legge urbanistica alla quale si devono conformare quelle dei Comuni) fino al 2007 la SS16 va dritta. Nel Psc (Piano strutturale comunale) di Cattolica, adottato il 16 ottobre del 2006, va dritta, con l’approvazione della Provincia.
La prima svolta, quella storta, risale al 16 marzo del 2006. I tre sindaci di allora, Antonio Magnani (Misano), Pietro Pazzaglini (Cattolica) e Domenico Bianchi (San Giovanni) sottoscrivono in Provincia uno studio preliminare dove il percorso è indicato lungo l’asta del Conca, lato Misano. Torsani: “La giunta di cui facevo parte e il consiglio comunale erano all’oscuro della firma di Magnani. Il documento venne sottoscritto in modo ignobile ed ho i miei dubbi che il Pd non sapesse nulla. Dopo di che però il sindaco Magnani scrive alla Provincia una lettera nella quale afferma che se la soluzione lungo il fiume non fosse fattibile, andavano pensati le tre alternative dall’altra parte del Conca”.
Il 6 giugno del 2006, la Provincia firma un accordo con l’Anas nel quale viene delegata ad un progetto preliminare sulla SS16, nel tratto tra via del Carro e il confine provinciale. Torsani: “Una dellle prove che la Provincia è intervenuta pesantemente sul progetto della SS16”.
Nel gennaio del 2007, viene costituito un gruppo di lavoro tra i tre comuni e la Provincia che deve valutare la bontà della SS16 lungo il Conca. Gruppo di profondo buon senso: boccia l’idea per il devastante impatto ambientale.
Una data senza dubbio forte è il 3 marzo del 2007. I tre segretari dei partiti della coalizione misanese, Pd, Socialisti e Comunisti italiani, scrivono al presidente della Provincia Nando Fabbri e chiedono che la SS16 vada dritta, come prescrive il Ptcp.
Il 14 marzo del 2007, il gruppo di lavoro che aveva detto no alla strada nel Conca dice che bisogna pensare ad una delle tre soluzioni dall’altra parte del Conca; insomma, bisogna andare dritti.
Il 22 maggio del 2007, la Provincia scrive ai tre sindaci e dice che da incontri condivisi con il Comune di Misano (chi?) si può parlare di un nuovo tracciato: quello che deve passare tra le frazioni di Belvedere e Canadà: il dado è tratto.
Il 31 luglio del 2007, la Provincia adotta il Ptcp: la strada va storta. Torsani: “Sul Ptcp adottato, andavano fatte le osservazioni; quelle del nostro Comune riguardano tutto fuorché la SS16. Allora, dico di coinvolgere i partiti della coalizione”.
Il 25 ottobre del 2007, la giunta misanese guidata da Antonio Magnani dopo l’incontro con i partiti e consiglieri di maggioranza cambia idea e opta per la SS16 parallela all’autostrada. Ovvero, l’idea di 25 anni prima, quando forse la politica era meno campanilistica e un po’ meno chiacchierona.
Giannini
Su questa benedetta nuova Strada Statale 16, a Misano, ci si scontra, ci si accapiglia e ci si incontra. E c’è una grande prova di democrazia partecipata e civiltà. Lo scorso 14 maggio, in un incontro pubblico al Centro giovani (casa colonica di fianco alla villa Del Bianco) c’erano circa 200 cittadini, giunti da Portoverde, Casacce, Canadà, Santamonica, ma anche da Misano Cella. E una serie di politici capitanati dal sindaco Stefano Giannini, che se l’è cavata con disinvolta sicurezza, promettendo: “Se l’Anas non dovesse accogliere le nostre osservazioni, cioè se la SS16 non dovesse andare dritta, la contromossa la decideremo insieme. La possiamo fermare anche sul greto del Rio Alberello, a Riccione”.
Durante la lunga serata chi ha preso la parola, seppur su posizioni diverse, ha argomentato ed esposto con efficacia: sia i politici (Paolo Casadei, Marco Sensoli, Adriano Torsani, Fabrizio Piccioni, Mauro Montanari, Nadia Moroncelli), sia i cittadini (Silvio Montico, Bruno Fabbri, Giorgio Ceccaroli, Roberto Bronzetti). Quest’ultimo ha usato una metafora degna di uno scrittore: “Non è possibile abbattere una quercia per fare uno stuzzicadente”. Come non dargli ragione.
SS16
Per la cronaca, la nuova arteria che dovrebbe liberare la provincia di Rimini dal traffico in mezzo alle case, proveniente da nord è parallela all’autostrada fino a via del Carro, Santamonica. Da qui, invece di proseguire fino al casello autostradale di Cattolica, viene deviata tra gli abitati delle frazioni Belvedere e Canadà, per andarsi ad innestare alle Casacce, su una piramidale rotonda, forse tra le maggiori dell’Emilia Romagna, senza tenere conto che lì c’è una lottizzazione da concretizzare. Questo percorso storto ha fatto scendere in strada gli abitanti delle tre frazioni. E’ stato creato un gruppo su facebook. E questo gruppo, coordinato da Silvio Montico, il 10 maggio, si è incontrato nella sala conferenze della vecchia biblioteca.
Contraddizione
Nell’attuale Ptcp si legge che il braccio tra Belvedere e Canadà è “area di ricarica diretta della falda” nella quale sono ammissibili opere pubbliche “di nuova previsione limitatamente a quelle per le quali sia dimostrata l’impossibilità di alternative alla localizzazione”. Poiché i percorsi alternativi ci sono, lì non può passare che il nulla.