IL MANIFESTO DEL COMITATO VALLUGOLA TERRA NOSTRA

IL SINDACO CURTI IMPONE LA SOSPENSIONE DELLA CONFERENZA DI SERVIZI SULL’AMPLIAMENTO DEL PORTICCIOLO DI VALLUGOLA.
PERCHE’ ?
Il 31 marzo era convocata la Conferenza di Servizi che doveva esprimersi sul progetto di ampliamento del porticciolo di Vallugola La Conferenza è composta da vari enti, tra cui Regione, Provincia, Ente Parco, Autorità di bacino che hanno inviato i loro tecnici per valutare il progetto. Questi enti, sulla base dei piani urbanistici che interessano Vallugola (Piano regionale dei porti, Piano del parco S. Bartolo, Piano di assetto idrogeologico) hanno considerato il progetto di ampliamento incompatibile con le norme vigenti.
Ma il nostro sindaco, contro ogni parere tecnico, ha sospeso la Conferenza pretendendo il rinvio del progetto pur di mantenere in vita la proposta indecente di intervento su Vallugola della società Sviluppo Marittimo. Perché?
Perché nel Consiglio Comunale del 28 marzo ha spaccato la sua stessa maggioranza, incassando il voto contrario di Rifondazione Comunista e Comunisti Italiani, oltre che di Rinnova Gabicce e di Stragabicce, rifiutando per l’ennesima volta di esprimersi sul progetto?
Perché si ostina a difendere contro tutti questo progetto invece di difendere un’area di indiscutibile pregio naturalistico dalla speculazione edilizia accogliendo le richieste di nuove edificazioni nel Parco?
Perché vuole imporre la “rivisitazione” di questo progetto a un fittizio tavolo di progettazione partecipata?
Perché non ha sgombrato il campo da questo imbarazzante progetto, più volte definito “un’opportunità per la città”, continuando a privilegiare l’interesse privato dei costruttori anziché gli interessi generali della nostra comunità?
Ecco l’esito dei “percorsi d’ascolto” intrapresi dal sindaco:
– 2 assemblee pubbliche organizzate dal comitato gremite di gente
– 2000 firme contro l’ampliamento del porto di Vallugola e lo vuole imporre lo stesso!

Ma da che parte sta il Sindaco?

IL COMITATO CON L’APPOGGIO DEI CITTADINI FERMERA’ LA DISTRUZIONE DEL NOSTRO TERRITORIO!!!
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Amarcord Gabicce di Dorigo Vanzolini




Mamme e papà sul palco per i bambini dell’Africa

– Non è una recita scolastica di quelle usuali. Perché a salire sul palco non sono i bambini, ma i loro genitori. L’iniziativa, organizzata dalla “Compagnia stabile degli instabili” che sono le mamme e i papà dei bambini dell’Istituto Maestre pie dell’Addolorata di Cattolica, si tiene ormai da diversi anni. In origine era nato come spassoso fuori programma per far divertire i piccoli, attraverso la rivisitazione molto romagnola delle più belle fiabe e racconti (tipo “Strapinocchio”, “E’ arrivato Robin Hood” e “Ancora bambini con Peter Pan”) ed è diventata da tre anni a questa parte un’occasione per fare del bene.
Sono infatti in viaggio per la Tanzania e lo Zimbawe i circa 3.500 euro raccolti nelle tre serate organizzate al teatro Snaporaz a febbraio. Una parte, circa 2.000 euro, sono destinati alla missione delle suore dell’Addolorata in Zimbawe, dove serviranno per arredare una delle classi della scuola. Gli altri 1.500 euro vanno invece ad aggiungersi agli altri raccolti dal progetto della Onlus ”Cattolica per la Tanzania”, che sta costruendo una scuola e un dormitorio per circa 600 bambini.




Crisi o tempo di salvezza?

La Chiesa si è autoesposta agli attacchi con il suo tradizionale atteggiamento sospettoso nei confronti della sessualità e con il rifiuto di mettersi in discussione. I pedofili si trovano purtroppo nelle più diverse categorie di persone

Per risalire da questa situazione è indispensabile indagare in modo serio – per mezzo di organismi liberi, accettati ma indipendenti dall’autorità ecclesiastica – sugli episodi di abusi che continuano ad affiorare

L’INTERVENTO

– Tanto colpevole silenzio, fino a pochi anni fa, sui casi di pedofilia ecclesiastica. Adesso, in questo che doveva essere l’anno sacerdotale, il segreto si sfalda: sempre più aumentano le notizie non solo di preti condannati per molestie, ma anche di alcuni vescovi sospesi dal loro incarico perché negligenti o indebitamente ‘comprensivi’, ed è triste pensare che forse alcuni di quei vescovi non facevano altro che applicare quanto avevano assimilato negli anni della formazione come dovere sacro: tenere la Chiesa al riparo dallo scandalo…
Chi crede nella Chiesa come comunità e nella logica del Vangelo, chi se ne sente membro, dalla Chiesa pretenderebbe un atteggiamento trasparente (è ingenuità?), perfino indifeso, e dunque profetico. Non un semplice riconoscere in ritardo, a mezza bocca e il meno possibile, qualcosa che la storia ha già cominciato a giudicare per conto suo.
Ora sì, vediamo una parte dell’opinione pubblica dichiaratamente ostile e pronta a soffiare sul fuoco, ma non per questo è lecito dire, come un illustre prelato, che il tutto “è orchestrato contro il papa”, il quale irrita certi ambienti ricordando le esigenze della morale cristiana. È vero che la Chiesa si è autoesposta agli attacchi con il suo tradizionale atteggiamento sospettoso nei confronti della sessualità e con il rifiuto di mettersi in discussione. I pedofili si trovano purtroppo nelle più diverse categorie di persone; ma quando si tratta di religiosi e preti pedofili il giudizio è più spietato, almeno nel senso che coinvolge l’istituzione nel suo insieme. La Chiesa ha avuto e forse ha ancora la tendenza a porre i suoi preti come ‘uomini sacri’, connotati in primo luogo dalla rinuncia all’uso del sesso (sarebbe importante approfondire i rapporti simbolici e pratici tra celibato e potere). Non può non dare scandalo un’indulgenza illecita, protratta per anni, nei confronti di chi aveva commesso crimini sessuali sulle persone più indifese, quando si accompagna a un rigorismo assoluto della morale ufficiale cattolica su tutte le questioni concernenti la sessualità e all’ingerenza in tutti gli ambiti connessi.
Sarebbe evasivo ricercare le cause solo nella debolezza e nel vizio dei singoli o magari nella rivoluzione sessuale o nella secolarizzazione. La Chiesa, prima di indicare cause esterne, deve guardare alle proprie strutture: al centralismo autoritario, alla mancanza di trasparenza, al modo in cui tuttora vengono formati i candidati all’Ordine sacro. Il celibato non c’entra, ripetono affannosamente le voci ufficiali. Forse, non il celibato in sé; ma la formazione al celibato c’entra moltissimo. Non aiuta a realizzare un rapporto sano e sereno con il proprio corpo sessuato né rapporti adulti (paritari, quindi) né un’affettività svincolata dai dinamismi perversi del tipo dominio-sottomissione. Aggiungiamo che ai crimini dei pedofili non rimane estraneo, come causa e come conseguenza, un certo modo irrazionale e superstizioso di intendere la fede, una certa visione di Dio.
Per risalire da questa situazione è indispensabile indagare in modo serio – per mezzo di organismi liberi, accettati ma indipendenti dall’autorità ecclesiastica – sugli episodi di abusi che continuano ad affiorare; scelta che per avere senso e valore dev’essere accompagnata dalla disponibilità a ricercare le cause all’interno. E questa, se sincera e illuminata, è anche disponibilità a riformare profondamente le strutture della Chiesa. Non si può uscire da questa situazione contraddittoria e lacerata, forse la crisi più grave che la Chiesa ha attraversato dall’età moderna, senza riconsiderare a fondo ruolo e fisionomia del prete: già parlare di anno sacerdotale ispira disagio, per noi cristiani l’unico sacerdote della nuova Alleanza è Gesù stesso. Parlare poi di ‘riduzione allo stato laicale’ come punizione per i preti indegni è una cosa talmente offensiva per i laici (anche se, soggettivamente, fosse usata senza alcuna intenzione di offendere) e talmente legata a un’ecclesiologia medievale e tridentina ormai superata, che nessun laico adulto dovrebbe più accettarne l’uso senza reagire.
Infine non si può più prescindere da un reale coinvolgimento delle donne nella vita della Chiesa. Non solo come spose dei ministri ordinati, ma come sorelle e colleghe nel ministero; partecipi di tutte le funzioni magisteriali e di governo e – appunto – di formazione.

di Lilia Sebastiani
Teologa morale




Dio. Il creato. La Bibbia. Gesù. La chiesa

– A questa domanda il Concilio Vaticano I con la Costituzione dogmatica “Dei Filius” dà una risposta chiara, affermando con decisione la possibilità per l’uomo di conoscere con certezza il Dio vivo e vero, con le sole forze della ragione naturale, attraverso la conoscenza e lo studio del mondo creato.
La grande tradizione filosofica e teologica del passato ha elaborato diverse vie che conducono dalla osservazione e comprensione delle realtà naturali e dei loro dinamismi, alla necessità di affermare una Causa prima, un Principio assoluto dell’essere: in definitiva un Creatore.
Tali percorsi non sono smentiti dalla attuale visione scientifica dell’universo. E non va dimenticato che non pochi scienziati hanno creduto e credono esplicitamente in un Dio creatore (tanto per citarne alcuni: Galileo, Marconi, Maxwell, Einstein, Zichichi, ecc.). Una utile lettura su questo punto potrebbe essere quella del recente libro “Dio oggi” ( Ed. Cantagalli, 2010 ) che raccoglie contributi di filosofi, scienziati e teologi sull’esistenza di Dio.
D’altra parte, non è più ragionevole e razionale credere che un Dio intelligente – un Dio che è Logos – abbia creato tutte le meraviglie del mondo (l’uomo in particolare, che è qualcosa di una stupefacente organicità e perfezione), piuttosto che pensare che tutto questo derivi per puro caso dal brodo primordiale o dal caos?
Fin dall’inizio, però, Dio ha voluto rivelarsi anche in un modo che supera la sola mediazione del creato, cioè in un modo soprannaturale. Ciò non solamente per aiutare l’uomo nel cammino razionale verso di Lui, ma anche e soprattutto per rivelare Se stesso in modo “personale”, per permettere all’uomo di entrare in un vero e proprio dialogo d’amore con Lui.
Storicamente ciò è avvenuto, in modo esplicito, nel rapporto stabilito da Dio con il popolo di Israele. Si tratta di una rivelazione soprannaturale che è avvenuta nella storia umana con eventi e parole reciprocamente connessi, (ricordiamo sommariamente i “momenti” significativi di tale rivelazione: Promessa, Alleanza, Legge, ministero dei profeti).
Ma la pienezza della Rivelazione ci è stata data in Cristo: “Dopo aver a più riprese e in più modi parlato per mezzo dei profeti, Dio, alla fine, nei giorni nostri, ha parlato a noi per mezzo del Figlio” (Eb 1, 1-2). “Mandò infatti suo Figlio, cioè il Verbo eterno, che illumina tutti gli uomini, affinché dimorasse tra gli uomini e spiegasse loro i segreti di Dio “ (cfr. Gv 1, 1-18).
Gesù Cristo dunque, Verbo fatto carne, mandato come uomo agli uomini, ci parla di Dio.
Con la sua presenza, con le parole che dice e con le opere che compie, con i segni e con i miracoli, con la sua morte e, soprattutto, con la sua risurrezione dai morti, completa e suggella la Rivelazione, confermando ciò che il creato ci dice continuamente e che i profeti avevano annunciato, e cioè che siamo tutti figli di Dio (e per questo tutti fratelli), da Lui creati e che a Lui dovremo tornare.
E da allora non c’è da aspettarsi nessuna ulteriore Rivelazione pubblica prima della manifestazione gloriosa del Signore nostro Gesù Cristo alla fine dei tempi.
Con le parole di J. Ratzinger si può dire che Cristo è la pienezza della Rivelazione, “perché dopo di Lui e al di sopra di Lui non vi è più nulla da dire, in quanto in Lui Dio ha detto tutto se stesso”.
Tutto questo è raccolto nella Bibbia..
Essa non è un libro di storia nel senso moderno della parola e neanche un libro di scienze naturali, da cui si possano ricavare informazioni “certe” sulla natura del mondo fisico, sulla biologia, ecc.
La Bibbia contiene invece gli insegnamenti che Dio stesso, Creatore del mondo e Signore della storia, ha ritenuto utile trasmettere agli uomini riguardo a Se stesso e alla Sua azione nella storia umana, in ordine alla salvezza. Ciò significa che quanto è scritto nella Bibbia è utile per l’uomo che cerca la propria salvezza e la propria felicità piena.
Questa è la ragione per cui Dio ha ispirato la Sacra Scrittura e questo è il contenuto che si deve cercare in essa: una conoscenza profonda del Dio vivo e vero, per orientare la vita a Lui nell’amore.
Vi è un ultimo punto importante.
Abbiamo detto che è possibile ricavare dalla Sacra Scrittura la corretta immagine di Dio e dell’uomo. Affinché questo succeda, è necessario saper leggere bene la Bibbia, che tutti siamo invitati a leggere e meditare.
La Chiesa, su questo punto, ha riconosciuto da sempre, tre condizioni principali:
a) Considerare la Sacra Scrittura come ciò che è: un’unità. Occorre leggere e interpretare ogni parte in relazione a tutto l’insieme, soprattutto alla luce della vita e degli insegnamenti di Gesù.
b) Interpretare ogni passaggio in relazione a tutte le verità della nostra fede.
c) Leggere la Bibbia dentro la Chiesa. La Bibbia, infatti, è il libro che è nato e si è sviluppato come il libro di un Popolo, il libro che Dio ha consegnato al suo Popolo, cioè alla Chiesa intera e non ai singoli. Ciò significa che va letta tenendo conto di tutta la Tradizione della Chiesa, guidati delle indicazioni del Magistero, guidati non succubi.




Tan Sport, tutto per il calcio

IL FATTO

di Matteo Marini

– “Le cose sono cambiate”, lo ripete spesso Cesare Antonelli, mentre parla di sé e del suo lavoro. Ma proprio dal suo racconto traspare come i cambiamenti non lo spaventino, anzi…
Cesare Antonelli è nato e cresciuto con il calcio. È stato giocatore e poi un quotato allenatore professionista fino alla serie C, con il Cattolica, e insegnante di educazione fisica. Poi nel 1984 l’intuizione e la svolta quando crea il marchio Tan Sport, specializzato nella fornitura di materiale alle squadre di calcio. “Il primo nel Centro Italia” dice lui con orgoglio. In un mercato ancora “vergine”, dove le singole squadre si rivolgono a piccoli negozi di fiducia. In poco tempo il marchio Tan diventa principale riferimento per i team delle regioni centrali e non solo. Ha tutto: divise, scarpe, palloni e tutto quello che serve per allenamenti e partite, con il marchio Tan, scritta gialla su sfondo blu, prodotti per lui da laboratori artigianali del Nord Italia. La specializzazione ne fa l’arma vincente perché di concorrenti ce ne sono pochi e il mercato è vasto. Da lui si riforniscono le squadre a tutti i livelli, dalle piccole realtà di quartiere fino ai professionisti di serie C e B come il Perugia di Di Livio e Ravanelli o il Baracca Lugo di Zaccheroni.
Nel 1990 Cesare accetta di accompagnare un amico in Bielorussia e lì scopre nuove opportunità. Il muro di Berlino è appena caduto e il crollo dell’Urss è imminente. Sulla cartina europea si disegnano i confini di stati ora indipendenti, così nascono anche le federazioni calcistiche e le nuove nazionali di calcio. La Tan diventa il fornitore ufficiale della prima nazionale bielorussa (lo sarà per sei anni) e di alcuni team che militano nel campionato di massima serie. Cesare conserva ancora le foto insieme all’ambasciatore italiano in quel paese e ai giocatori (tra cui Mikhailichenko, che ha militato anche nella Sampdoria) e i ritagli di giornale, in cirillico, dove l’unica cosa che si comprende è proprio il logo della Tan Sport in bella vista tra gli sponsor.
La forza di un marchio non viene solo dal prodotto ma dalle idee che si mettono in campo per promuoverlo. Cesare questo lo sa bene e nel 1993 dà vita a “Sport incontro”, giornate dedicate al calciomercato per le serie minori in Umbria e, successivamente, replicate anche nelle Marche e in Emilia Romagna. Un’iniziativa che ancora dura e per la quale ancora gli vengono conferiti premi e ringraziamenti. Tutto questo porta il marchio Tan ad essere tra i leader nel centro Italia per la fornitura di attrezzature sportive calcistiche, anche se da allora, come si diceva “le cose sono cambiate”. La concorrenza orientale ha sbriciolato i prezzi. Produrre in Italia non conviene più: “Noi ci siamo dovuti ridimensionare – racconta Cesare – da circa 300 società che fornivamo ora ne contiamo un centinaio, più che altro qui del circondario”. Ora si produce in Cina o Corea e i laboratori del nord hanno tutti quanti chiuso. Sono diversi i materiali, più tecnologici e convenienti ma “c’è meno fantasia – spiega la moglie, Loretta, che si occupa della parte amministrativa – prima si potevano personalizzare le maglie di tutte le squadre, i colori e i particolari. Le disegnavamo anche noi, era più faticoso, certo, ma dava più soddisfazione”.
Il marchio Tan però resiste, è sempre presente su casacche e accessori, il negozio di San Giovanni ne fa bella mostra, accanto alle marche delle multinazionali, alle quali è difficile rinunciare per essere competitivi, come Adidas, Nike o Umbro. Ora anche il figlio, Francesco, e un altro socio, Marco Bianchi, hanno affiancato Cesare nel gestire i due negozi, quello di San Giovanni e un altro, aperto a Rimini. E nonostante il mondo cambi la Tan Sport resta un punto di riferimento specializzato per l’abbigliamento e le forniture per il calcio, al quale si affiancano, in misura minore, volley, basket e nuoto. Un successo che ha doppiato la boa del quarto di secolo, testimoniato dalle decine di gagliardetti appesi alle pareti del negozio.

 




Cittadinanza onoraria Ricciarelli, che c’azzecca con San Giovanni?

– Gli italiani sono irrimediabilmente inclini al melodramma, si potrebbe dire così parodiando quella mente dissacrante ed ironica dello scrittore Ennio Flaiano. Una delle prove. Il Comune ha dato la cittadinanza onoraria a Katia Ricciarelli, soprano dalla voce di seta che ha anche cantato alla Scala di Milano e che negli ultimi anni passa in tv e girovaga la provincia per accogliere i meritati applausi. La cerimonia si è tenuta lo scorso 16 aprile, al teatro Massari. La cittadinanza onoraria viene concessa da un comune per onorare un non residente, che, per mille ragioni, è legata a quella terra. Qual è il legame tra San Giovanni in Marignano e la Ricciarelli? Una delle cinque vaghe motivazioni addotte: l’essere donna. Flaiano: “La situazione è grave ma non seria”.




San Pietro, restaurata prestigiosa tela


La tela restaurata dal Rotary Riccione-Cattolica (particolare)

Il restauro è stato eseguito da Adele Pompili di Bologna sotto la direzione artistica della Soprintendenza e Belle Arti di Bologna. Dalla sua relazione: “L’opera versava in cattive condizioni con presenza di deformazioni della tela in ‘gobbe’, toppe sul retro a risarcimento di vecchi strappi sia sul fronte che sul retro. Si è proceduto alla protezione della superficie pittorica e risarcimento di tutto il supporto mediante foderatura. A pulitura eseguita si è tensionato il dipinto su di un nuovo telaio ad espansione.
Il restauro delle lacune è stato eseguito su basi a tempera, mentre le numerose abrasioni sono state integrate con velatura di colori a vernice. L’ultimo intervento alla cornice dove le foglie d’argento e la maccatura presentavano lacune e alterazioni”.
Affermano i rotariani: “Consapevoli che le chiese sono, più di ogni altro, i luoghi dove vengono conservate le memorie storiche di un territorio, abbiamo aderito alla proposta del prof. Piergiorgio Pasini che ci ha indicato un’opera bisognosa di restauro”.
Restauri eseguiti negli ultimi anni dal Rotary.
1994-95. Cristo Crocifisso nella chiesa di S. Apollinare, Cattolica. 1997-98. Ritratto del Conte Viani dei Malatesti, Montefiore. 1997-98. Madonna con il Bambino e i Santi di Giuseppe Soleri Brancaleoni. Chiesa di S.Lucia, San Giovanni. 2000-01. Madonna del Rosario di Giuseppe Soleri Brancaleoni, chiesa di S. Michele, Mondaino. 2001-02. Urna del Beato Alessio, chiesa di S. Martino, Riccione. 2002-03. Santi Benedetto e Mauro, chiesa di S. Pietro, San Giovanni. 2004-05. Martiri Giordano ed Epimaco, chiesa di S. Martino, Riccione. 2005-06. Lapide del Cardinal Spada o orologio del campanile, Chiesa di S. Apollinare, Cattolica. 2008-09. Cappella del SS. Crocifisso, chiesa di S. Michele, Mondaino. 2009-10. S. Vitale e S. Giorgio chiesa di S.Pietro, S. Giovanni.




Facebook, quelli che vogliono subito il ponte sul fiume Conca

– In 20 giorni gli iscritti hanno raggiunto le 530 unità. Sono la tribù di facebook che urla ai quattro venti: subito il ponte sul fiume Conca. Come tutti sanno un ponte ben fatto all’altezza dell’Asmara-Pianventena sarebbe un toccasana di tempo, costi e inquinamento per le migliaia di persone che tutti i giorni devono attraversare il Conca senza fare il giro lungo per Morciano e Cattolica. Prima dell’inverno c’era una specie di passsaggio per le automobili, ma le piene invernali del Conca se lo sono mangiato. E’ da decenni che viene promesso un passaggio stabile, ma si sta ancora aspettando. A chi giova non farlo? Altra riflessione: in 100 anni sul basso Conca non è stato realizzato nessun altro ponte. Meno male che nell’800 costruirono quelli di Morciano e Cattolica, seppur con pochi mezzi.




E’ dolce il pranzo alle dieci del mattino

COMUNITA’

– Otto amici da oltre 20 anni si ritrovano “da Pacina” per la colazione contadina tra le 9 e le 11 del mattino. Il pasto del mezzogiorno anticipato alle 10 del mattino è dolcissimo ed ancora più gustoso. Fino a pochi decenni fa la cosiddetta colazione del contadino aveva ragioni pratiche. L’agricoltore si alzava presto, governava le bestie nella stalla, il maiale, qualche lavoro intorno casa. Poi si metteva a tavola per un robusto pasto prima di affrontare il dispendioso lavoro dei campi. A questa si affiancava un’altra tradizione; quando un tempo dall’entroterra ci si raccoglieva a Morciano per il mercato del giovedì. Raggiunto a piedi, durante la mattinata era consuetudine fare un abbondante ristoro prima di intraprendere la strada di casa.
Nove amici hanno fatto della colazione contadina la scusa per ritrovarsi, facendolo diventare un piccolo-grande momento. Si ritrovano da oltre venti anni presso il “Bar Pacina”, prima in piazza Risorgimento, da oltre dieci anni in via Serrata. L’essere loro ospiti è un onore ed una delle cose più belle che ti possano capitare. E’ un’immersione di umanità vera, senza tanti fronzoli e civetterie. E’ l’uomo al suo meglio.
I nove amici sono: Alessandro Monti (da lui è partita l’idea), Giancarlo Berdondini, Sergio Casadei, Giuliano Rosati, Edo Mattioli, Domenico Guidi, Sergio Cappellini, Giuseppe Borruto. Della partita era anche Cesare (per tutti Rino) Casadei, misanese, titolare dell’hotel “Medusa”, scomparso prima del tempo qualche anno fa.
Ma andiamo a vedere un giovedì tipo. Quello del 25 marzo scorso. Domenico Guidi, da San Giovanni in Marignano, si è alzato presto, è andato al porto di Cattolica, ha acquistato del pesce, sgombri, sardocini, gamberi e calamari. E’ tornato a casa e li ha conditi. Sua anche l’abbondante insalatona mista. Alle nove del mattino era già “da Pacina” con i suoi preziosi contenitori. Nel giardino di “Pacina” è parcheggiato da anni il loro fuocone, ideato dallo stesso Guidi. Ideato perché è particolare rispetto agli altri. Su di un lato c’è una specie di imbuto di metallo aperto in basso nel quale si mettono i legnetti delle viti con i quali fare la brace. Perché una buona grigliata ha bisogno di una sana brace; un po’ come il vino. Quello buono si produce nel vigneto prima ancora che nella cantina.
Mentre gli amici stavano attorno al fuocone per il rito, con tanto di battute più piccanti che meno, “Pacina”, al secolo Enrico Mancini, super-tifoso del Torino e di Valentino Rossi, preparava la spartana tavola, con tanto di boccione di vino bianco al centro. Poi tutti a tavola; dopo la grigliata, insalata e pane, il dolce, il caffè, e una lunga serie di ammazzacaffè. Una varietà talmente ampia da lasciare a bocca aperta. L’allegra mattinata termina attorno alle 11. Il giovedì dopo, 2 aprile, hanno portato in tavola un brodetto di pesce dai profumi da mandare a memoria. Le loro pietanze sono dai sapori forti e si ripetono: porchetta, salumi e formaggi, cinghiale in umido, salsicce e fagioli.
Tutto nasce grazie al mitico Alessandro Monti, oggi ha 84 anni. Va da “Pacina”, piazza Risorgimento, a consumare un tocco di pane col companatico ed un bicchiere di vino. Il primo a condivedere il boccone fu Giancarlo Berdondini. Inizia la colazione contadina. L’ultimo ad aggregarsi agli “sbandati”, con tale vezzeggiativo si chiamano tra loro, è Edo Mattioli, portato da Giuliano Rosati.
Otto amici e altrettante storie da raccontare.
Alessandro Monti. Di Mulazzano di Gemmano, ha tre figlie e due grandi passioni: lavorare. Fa un vino straordinario.
Giancarlo Berdondini. Morcianese con nobili origini in quel di Sarsina (Forlì-Cesena). Settantaduenne, ha due figli. Gli piace passeggiare in spiaggia.
Sergio Casadei. Nato a Saludecio, abita da sempre a Sant’Andrea in Casale, dove è impegnato nel centro sociale Del Bianco. Ha 67 anni e due figli. Ha un fratello Giovanni, che possiede un ristorante in Svezia. La figlia Nadia, 25 anni, oltre ad essere molto carina, è nazionale svedese di eptathlon.
Domenico Guidi. Sessantasette anni, ed una mente da invidiare. Parla sei lingue, serbo-croato, spagnolo, inglese, francese, tedesco e russo. Cacciatore e ambientalista, laurea in legge, ha lavorato per i servizi segreti dello Stato. Scrive poesie.
Sergio Cappellini. Marignanese di 72 anni; sposato, due figli entrambi sposato. Due grandi passioni: la bicicletta e il giardinaggio (ha un orto da fare invidia).
Giuseppe Borruto. Marignanese con origini calabresi. Ha 77 anni e la passione per il calcio e il ciclismo. La figlia è funzionario del Parlamento europeo a Strasburgo.
Giuliano Rosati. Bella figura slanciata, campione di bocce di 58 anni, ha una figlia.
Edo Mattioli. Di Gabicce Mare, ha 58 anni. Già arbitro di bocce, è l’allenatore del Montegridolfo, campione italiano di bocce 2010. Ha due figli, nati lo stesso giorno, 10 febbraio, ma a distanza di 7 anni, ’78 e ’85.