‘Abitare Rimini’, ai giovani Franca e Masini

URBANISTICA: GIOVANI TALENTI

– Concorso “Abitare Rimini”, Premio indetto dal Rotary Rimini Riviera. Un concorso per idee di spazi urbani riservato ad architetti e ingegneri under 35 della provincia di Rimini. Questo il tema per il 2010: “Idee per i 2000 anni del ponte di Tiberio”.
Il progetto vincitore, al quale sono andati 4mila euro, è risultato: “La quarta piazza per Augusto” redatto dall’Ing. Alessandro Franca, dall’Arch. Claudio Masini – collabora l’Arch. Roberta Pari.
Il progetto nasce da una collaborazione lavorativa e progettuale tra l’Ing. Alessandro Franca di Cattolica e l’Arch. Claudio Masini del CMA Studio di Morciano di Romagna; un team che porta avanti da un po’ di tempo alcune tematiche di progettazione architettonica e urbanistica. Ai due si aggiunge quale collaboratrice, la neo laureata Arch. Roberta Pari di Morciano.
Questo lo spirito e le motivazioni del progetto vincitore. “Crediamo che nell’affrontare un tema di architettura sia opportuno dover operare in un modus operandi che tenga in considerazione un principio: l’intervento rimarrà al nostro paesaggio e condizionerà il futuro di chi fruirà il territorio da noi antropizzato. Per questo motivo riteniamo che un buon progetto non possa che basarsi su un’analisi che tenga in considerazione tutti gli aspetti socio-economici a partire dall’identità storica della comunità in cui si opera.
In questo senso il nostro progetto nasce in seguito alla constatazione di un tessuto urbano sfilacciato e poco definito e nel cercare di ridefinire i margini della città consolidata posta ai limiti del Parco 25 Aprile. Il progetto mira da un lato ad individuare percorsi alternativi alla viabilità carrabile esistente, individuando le strade in grado di decongestionare il traffico lungo le aree abitate, dall’altro a costruire luoghi capaci di innescare relazioni sociali tra gli abitanti e luoghi per abitare, seguendo i principi di ecologia e sostenibilità, oggi indispensabili nell’ottica di un paese civile.
Pertanto, secondo questa filosofia, si propone la riqualificazione del ponte di Tiberio attraverso la rivalutazione del suo intorno con la realizzazione della “Quarta piazza”. I contorni e gli spazi urbani del borgo storico S. Giuliano vengono ridefiniti, la nuova piazza funge da continuum spaziale con il corso d’Augusto contribuendo a riconnettere un tessuto urbano, oggi diviso, grazie al prolungamento pedonale del centro storico. Parallelamente, nel Parco 25 Aprile, vero polmone verde posto nel cuore della città, il progetto propone un filtro costruito lungo il quale vengono individuate tre macro zone di interesse strategico sulle quali destinare nuove funzioni sostenibili a servizio della comunità come residenze per anziani, una biblioteca civica, aree a parcheggio, percorsi viari e luoghi d’incontro. Inoltre vengono individuati gli edifici esistenti sui quali viene proposto un recupero strategico attraverso il cambio di destinazione d’uso al fine di trasformarli in edifici capaci di rispondere alle nuove esigenze della città (Ex macello in via D. Campana).
Si propone infine l’attraversamento del fiume Marecchia con un ponte carrabile, una nuova viabilità dei quartieri posti ai margini del parco, valorizzandone così gli accessi e la ricucitura della circolazione esistente, come il prolungamento di via A. Moro lungo il deviatore Ausa”.
Alcune note informative sui due titolari a pari merito del progetto premiato: Ing. Alessandro Franca 32 anni, residente a Cattolica, laureato all’Università Politecnica delle Marche di Ancona con votazione 110/110 e con tesi finale sperimentale riguardante il risparmio energetico degli edifici a bassa inerzia termica, tematica approfondita anche all’estero presso l’università tecnica svedese HIG di Gavle. Impegnato nella progettazione architettonica ed urbanistica in vari cantieri delle Marche.
Arch. Claudio Masini, 34 anni residente a Morciano, laureato alla facoltà di Architettura presso il Politecnico di Milano. Nel 2002 svolge un periodo di collaborazione presso lo studio Aldo Rossi Associati. Nel 2008 crea CMA Studio dove si occupa di progettazione e ricerca architettonica.




Cercarci un altro Noè e far presto a salire sulla barca

1) Grazie ad una teoria ora finalmente sappiamo che non siamo stati creati da Dio ma discendiamo da una scimmia.
2) Il matrimonio viene guardato con disprezzo, come limitazione della libertà e non più come un tassello fondamentale su cui costruire un futuro.
3) Un feto è diventato un intruso di cui disfarsene al più presto mentre fino a qualche decennio fa ci veniva insegnato che una madre si sarebbe tolta il pane di bocca pur di darlo al proprio figlio.
4) Delocalizzando la produzione in luoghi dove il costo del lavoro è 10 volte inferiore al nostro, è stato tolto il futuro ai nostri giovani ed una vecchiaia serena agli anziani.
5) La ricerca del profitto ad ogni costo sta disumanizzando l´uomo; la morale viene calpestata, il rispetto delle regole ridicolizzato e tutto diventa lecito.
6) I nostri vecchi contadini, analfabeti, sanno che è contro natura aumentare la produzione del proprio campo, si corre il rischio di renderlo sterile. Dalla bibbia sanno che ci possono essere anni di abbondanza e anni di carestia. I manager, plurilaureati, loro non lo sanno. Per loro ogni anno bisogna aumentare il budget del 10- 20%.
7) Così abbiamo avuto solo 120 banche fallite nel 2009 negli Stati Uniti. Solo 120 perché è intervenuto lo Stato inondando di liquidità il mercato per tenere su la baracca, altrimenti finiva come nel ´29.
8) Gli Stati Uniti hanno fatto uno sciagurato accordo con la Cina: tu produci a basso costo sulla pelle dei tuoi operai. Così noi compriamo merce a basso costo. Con quali soldi? Semplice: elargendo allegramente prestiti (vedi subprime).
9) Sono finite le noci a Bacucco. Gli stati stanno barcollando. La diga costruita per contenere l´enorme debito manda sinistri cigolii (Grecia, Islanda, Irlanda, Spagna…).
10) Come uscirne? Basterebbe leggere l´ultima enciclica del Papa Benedetto XVI e poi applicarla, lì dentro c´è scritto come fare.
Ma il problema è: in un mondo ormai scristianizzato, dove il buonismo prevale sul Bene, dove il diritto di scelta della madre prevale sul diritto di venire al mondo del nascituro, dove il furbo viene additato ad esempio e l´uomo di buona volontà ridicolizzato, è ancora possibile ritrovare nei cuori quello spirito veramente cristiano che non sia solo di facciata?

Forse è meglio cercarci un nuovo Noè e fare in fretta a salire su quell´arca.

Roberto Ghigi




Per aiutare il volontariato basta una firma

– Troppo spesso ci si dimentica di tante persone che, quasi invisibili, offrono un momento della loro vita agli altri. Un modo per ricordarsene è l’opportunità offerta dal 5 per mille al volontariato. Un dono gratuito che non costa niente ma ci rende, così, un po’ tutti partecipi a questa missione. Un’opera fatta da persone il cui atto civile e umano di anonimi protagonisti si sviluppa tramite le associazioni attraverso fondamentali impegni di gratuità e sussidiarietà. Questo, è il volontariato. Un universo tanto variegato quanto impegnato che, senza chiedere nulla, aiuta e interviene in sostanziali opere di bene, carità, comprensione, assistenza e cultura. Ricordare queste persone, le loro associazioni e le loro azioni nella denuncia dei redditi, destinando loro il 5 per mille, significa aiutare in maniera diretta un animo nobile della società italiana e non costa niente. Nella provincia di Rimini, sono 178 le associazioni iscritte ai registri provinciali e che quindi possono godere di questo beneficio.
Non è facile quantificare il “peso” che potrà avere il decreto ma, scegliendo un’associazione di volontariato, si potrà aiutare l’opera di un’organizzazione ritenuta meritevole di ricevere questo appoggio. Sarà necessario conoscere il codice fiscale dell’associazione prescelta: quindi è bene, se si vuole premiare una piccola ma importante organizzazione solidale della nostra realtà, informarsi prima della compilazione del documento. Per facilitare tale compito si potrà telefonare allo 0541 709888, numero del Centro di Servizio per il Volontariato – Volontarimini, dove un operatore fornirà velocemente gli estremi richiesti relativi all’associazione scelta nella provincia riminese.
È un piccolo esercito di operatori quello che ogni anno progetta l’azione per rispondere ai bisogni del territorio. Spesso lavorano nell’ombra nei più disparati ambiti dal settore socio-assistenziale alla sanità, dall’immigrazione alla solidarietà internazionale, dalla protezione civile all’ambiente, sino alla tutela dei diritti e alla promozione della cultura e dell’educazione. Sono stati tra i primi a mobilitarsi dopo i terremoti, ad Haiti per la raccolta fondi e in Abruzzo nei campi allestiti per favorire le popolazioni dopo l’emergenza. È l’esempio attuale del volontariato dato dalle carovane della Protezione Civile, il cui ruolo nell’assistenza alle popolazioni è ancora oggi determinante. Spesso le organizzazioni sono in prima linea per aiutare persone in difficoltà o ai margini della società. Ma il mondo solidale non è solo questo. È anche impegnato a diffondere la cultura ambientale e a progettare modelli ecocompatibili a favore della società.
Si ricorda ancora che il 5 per mille, relativo alla denuncia dei redditi, non comporta alcun ulteriore, maggiore imposta da versare. Ma firmando nell’apposito spazio dedicato al volontariato nella propria dichiarazione, si potrà contribuire all’attività di migliaia di persone (milioni in Italia) che si impegnano tutti i giorni per assistere, partecipare, aiutare e informare. Resta solo da scegliere l’organizzazione da sostenere: da quella più bisognosa, alla più vicina, dalla più attiva a quella più apprezzata, sino a quella meglio conosciuta o più meritevole.

Per informazioni: Volontarimini
tel. 0541 709888 – upandgo@volontarimini.it

volontarimini@volontarimini.it




Oblach, intermezzo di pace in guerra

LA STORIA
di Fosco Rocchetta

– Intermezzo di pace in mezzo alla Seconda guerra mondiale a Riccione col concerto del violoncellista di fama internazionale Camillo Oblach. Al pari di tante famiglie bolognesi, modenesi, milanesi, nel corso del 1942, il celebre violoncellista Camillo Oblach (Padova 1895-Bologna 1954), decise di sfollare da Bologna, per trasferirsi con moglie e figli a Riccione, ove affittò un appartamento di una villetta in viale Baracca.
“Avevo 17 anni e subito con mia madre sono andato ad iscrivermi al Liceo Scientifico Statale ‘Serpieri’ di Rimini, per l’anno scolastico 1942-43, scuola ove i registri erano sconvolti tanto quanto gli esseri umani”, scrive Giorgio Oblach, figlio del musicista, nelle pagine “riccionesi” del suo libro “Ho fatto… la guerra”, pubblicato nel 2009 dall’Editografica di Rastignano (Bologna).
Il saggio, ci riporta ai momenti terribili del passaggio del fronte in Romagna, dei ripetuti bombardamenti su Rimini, che causarono oltre seicento vittime civili, alla cruenta battaglia di Coriano, e ad altri luttuosi eventi, la cui memoria sopravvive in quanti ne furono allora testimoni.
Giorgio Oblach narra che suonava la chitarra, e con tre amici aveva formato un quartetto, al quale si aggiunse il clarinettista Nicia (al secolo Fortunato Angelini), un giovane bagnino, che si esibiva in casa di conoscenti, ed anche in alcuni alberghi: il Domus Mea, il Vienna, il Boemia, che nell’inverno del 1942-primavera-estate 1943, erano aperti per ospitare, quasi esclusivamente, soldati tedeschi convalescenti per ferite di guerra.
“I militari tedeschi”, prosegue la narrazione, “erano in linea di massima quasi tutti attorno ai 20 anni e qualcuno dai 20 ai 40, tutti graduati, caporali, sergenti… qualche capitano e colonnello, con i quali avevamo instaurato un simpatico rapporto di amicizia… Ci raccontavano delle loro famiglie… Le serate più belle erano quelle ‘dell’addio’, in cui portavamo l’ultimo saluto ai militari completamente guariti che dovevano presentarsi al comando per essere assegnati ai vari fronti di guerra… Verso la fine della serata venivano cantate malinconiche canzoni di guerra come Lilì Marlene, che portava uno struggente respiro d’amore…”.
“In questa atmosfera, il 7 novembre 1943, ci accadde l’avventura che con i miei genitori abbiamo ricordato per lungo tempo”, scrive Giorgio Oblach.
“Era una notte come tante altre e dopo aver fatto due chiacchere e sentito un po’ di radio (forse anche Radio Londra), verso le 11 tutti decidiamo di andare a dormire… Potevano essere passate due-tre ore quando improvvisamente veniamo svegliati dall’abbaiare di Tabù, il nostro cagnetto, e da un forte rumore di motori, un vocio di grida e urla che chiaramente si distinguevano essere di lingua tedesca. Io salto giù dal letto seguito da mia sorella e di corsa andiamo nella camera dei nostri genitori che, anche loro già in piedi, ascoltavano accanto alla finestra che cosa stava accadendo. Tutti eravamo fermi come statue davanti alle tapparelle, con gli occhi sbarrati e fissi e guardavamo tra le fessure che col massimo silenzio avevamo creato, per vedere meglio. Lo spettacolo era proprio quello agghiacciante che avevamo immaginato. Una colonna di automezzi tedeschi formata da quattro camionette e una quarantina di militari si era fermata davanti a casa e proprio davanti al nostro cancelletto c’era una Volkswagen con alcuni militari che si capiva cercavano qualche cosa o, meglio, qualche persona.
Cosa stavamo provando tutti noi in quel momento è difficile da descrivere: già in passato mio padre era stato fatto oggetto di accertamenti per il nome che non essendo tipicamente italiano poteva essere ebreo o comunque straniero. Sentivo mia sorella tremare accanto a me ed io ero veramente terrorizzato; ci guardavamo l’un l’altro con un certo sgomento in attesa che a qualcuno venisse una idea e dicesse qualcosa. E avvenne quello che ci aspettavamo, ma che speravamo proprio non accadesse. Il campanello di casa squillò. Senza porre indugio ognuno di noi disse la sua: facciamo finta di dormire, fuggiamo, scappiamo dietro la casa, facciamo finta che non ci sia nessuno. Ma ecco una seconda suonata e questa un po’ più lunga. Dalla macchina erano scesi in quattro e, dalle divise, si notavano alti ufficiali. O farsi il segno della croce e sperare o prendere una decisione.
Senza interporre tempo mio padre e mia madre ci diedero un secco e autorevole ordine: ‘Andate a nascondervi dietro la casa in giardino, e in caso di serio pericolo, fuggite il più lontano possibile, noi diremo che siamo soli’. Non c’era altra scelta; a malincuore obbedimmo dopo aver abbracciato i nostri genitori, fermandoci però nella porta posteriore per poter ascoltare e vedere come sarebbero andate le cose. Mio padre e mia madre accesero la luce esterna e in vestaglia aprirono porta e cancello. Si fece avanti il meno graduato che urlò: ‘Vedo dai campanelli che Camillo Oblach abita qui’. Non c’era dubbio: cercavano proprio noi. Non ricordo quanti pensieri mi giravano in quel momento per la testa; sapevo soltanto di non poter far nulla. Attesi però prima di scappare, un po’ perché incerto sul da farsi e perché non volevo che il sacrificio fosse solo dei miei genitori.
Stringendo ancora forte a me mia sorella sentimmo il sì di mio padre: ‘Sono io’.
‘Il nostro colonnello Hans Hadler cerca il maestro Camillo Oblach che ha sentito essere grande violoncellista, prego fare entrare’.
Ma era un sogno o realtà? Non mi ero reso conto che cosa potessero volere esattamente a quell’ora da mio padre. Certo non poteva essere uno scherzo e nemmeno una trappola in quanto non avevo mai sentito che per prelevare le persone ebree i tedeschi usassero trucchi così sciocchi. Come ci si sente in queste circostanze, anche qui è difficile descriverlo, forse bisognerebbe solo provarlo.
Con le lacrime agli occhi per l’emozione, ci avviciniamo anche noi e vediamo entrare un ufficiale bardato di insegne di tutti i tipi, non più giovane, seguito da altri due ufficiali di grado inferiore e da un graduato che faceva da interprete. ‘Il nostro colonnello non parla la lingua italiana e si scusa per l’ora, ma è qui di passaggio e vuole sentire un po’ di buona musica’.
Solo quando me lo ha potuto raccontare, ho saputo che cosa ha provato mia madre in quel momento. Entrano in quattro tutti graduati, mia madre li fa accomodare offrendo loro una buona bottiglia di vino e ciambella che fortunatamente aveva comprato il pomeriggio stesso, pregandoli di attendere un momento per avere il tempo di potersi rendere presentabile. Entriamo anche noi, e mio padre ci presenta a tutta la compagnia che ci accoglie con un benevolo sorriso. Tutti a sedere mangiano, bevono e fumano con piacere. ‘Il colonnello la prega di suonare una suite di Bach’.
…Passa circa un’ora e il colonnello guarda l’orologio, si alza in piedi e chiaramente soddisfatto fa un lungo discorso in tedesco che subito viene tradotto e riassunto dall’interprete ‘Veniamo dal sud e siamo di passaggio per raggiungere domani il nostro battaglione a Pesaro. Saputo della presenza del concertista che il colonnello ha già sentito suonare in Germania, abbiamo voluto concederci un momento di gioia, cosa non facile in questo periodo. Ringraziamo il maestro Oblach che ci ha accolti e rallegrati con la sua splendida arte e prometto che alla fine di questa terribile guerra non mancherò di venirlo nuovamente a ringraziare, in altra veste, per questo bellissimo regalo: Heil Hitler’.
Molto probabilmente il colonnello Hadler, di cui la famiglia Oblach non avrà più notizie, nonostante ricerche effettuate nel dopoguerra, aveva perduto la vita nel corso di un conflitto da lui non voluto, e del quale sperava in cuor suo una rapida fine, per poter tornare a casa, agli affetti familiari, ed al piacere magari di gustarsi le sublimi suites per violoncello di Bach, che tanto aveva dimostrato di amare!”.




Spigolature degli Scrondi

Pd, traumatico dopo elezioni – In casa Pd termina la tregua e si cominciano a tendere le trappole per il sindaco Pironi; in Consiglio comunale la maggioranza perde colpi per l’assenza di 4 consiglieri “galliani” del Pd e delle consigliere di Italia dei Valori e di Sinistra Ecologia e Libertà, assenze studiate a tavolino con obiettivi precisi. La scintilla che ha fatto scattare la bomba è stata la soluzione trovata da Pironi per chiudere la questione della piscina comunale, comunicata ai consiglieri solo a decisione oramai presa, ma prima ci sono state altre questioni sulle quali Pironi ha tirato dritto imponendosi al gruppo consigliare e alla maggioranza. Il primo obiettivo raggiunto è stato le dimissioni del segretario Tonti, per altro già previste dallo stesso per la settimana seguente; Tonti ha sempre dichiarato di essere un segretario a tempo “determinato” con l’obiettivo di traghettare il Pd al primo confronto elettorale amministrativo e gestire la patata bollente della prima volta delle primarie per la scelta del candidato sindaco. Il secondo obiettivo è stato quello di fare sentire Pironi sotto assedio, limitarne il ruolo, obbligandolo ad un confronto serrato sulle cose da fare.

Pd, nuovo segretario – Sul nuovo segretario si è trovato l’accordo su Chicco Angelini, giovane ma già navigato nella politica locale, ispiratore del gruppo dei “galliani”, che avrà il compito di portare unità in un partito che ancora risente della spaccatura creatasi con le primarie e di marcare stretto il sindaco. Per quello che riguarda la giunta si parla di rimpasto, in occasione dell’ingresso di Simone Gobbi come assessore al Turismo; probabilmente, dopo la segreteria, il Pd dovrà trovare un nuovo equilibrio anche in giunta.

Pd e coalizione – Poca lungimiranza hanno avuto Italia dei Valori e Sinistra Ecologia e Libertà nel seguire il Pd in questo scontro tutto interno, avrebbero potuto comunque distinguersi nel merito dei contenuti senza fare mancare l’appoggio a Pironi, rafforzandosi a loro volta all’interno della coalizione. Sinistra Ecologia e Libertà ha il problema dell’assessore Fabia Tordi, poco movimentista, ancora fedele al patto elettorale siglato tra Sinistra Democratica/Verdi e Pironi, quindi non sufficientemente rappresentativa della nuova dirigenza politica costituita dall’asse Bulgarelli-Massari; avranno pensato di sfruttare la situazione per candidare Massari al ruolo che gli è sempre sfuggito per un pelo, prima con Rifondazione e poi con i Comunisti Italiani. Dei Socialisti non c’è traccia.

Pd, prospettive – Per il centro sinistra? Boh!




Pironi va sotto in consiglio: stupore, agitazione

IL FATTO

– Agitazione, stupore. L’orecchio incollato al telefonino che scotta, la fuga dall’aula con la testa bassa per cercare di chiamare gli assenti. E un sussurro insistente: “Ma dove sono finiti? “Non vengono?”.
La maggioranza scricchiola. Il registro delle presenze nel consiglio comunale del 15 aprile parla chiaro: su 30 componenti, presenti in 24. Tra le file del Partito democratico mancano i “Galli boys” (i ragazzi di Fabio Galli, gli sconfitti alle primarie), e anche il numero legale, se la minoranza decide di uscire dall’aula. E così fa, segnando un punto a favore della “corrente” Galli contro i sostenitori del sindaco. Una battaglia persa da Pironi in una guerra interna che ormai va avanti dalle primarie di gennaio 2009 che hanno visto contrapposti proprio Pironi e Galli per decidere il candidato sindaco alle amministrative di primavera. Una battaglia che segue di poco lo scontro in terza commissione, quando si era fatta evidente la crepa, che poi è diventata frattura.

Maggioranza in frammenti
Fanno più rumore le divergenze della maggioranza rispetto all’argomento del discutere, il casus belli, pretesto per una presa di posizione chiara all’interno delle logiche di partito. Bisogna quindi fare un passo indietro, al 7 aprile, quando si è riunita la terza commissione sul Territorio. Tema: il polo produttivo di Raibano, che sorgerà tra i comuni di Misano e Coriano con non pochi interrogativi riguardo alla viabilità. Interrogativi ancora non risolti, secondo il consigliere Daniele Benedetti, che lo fa notare attraverso un emendamento chiedendo maggiori chiarificazioni proprio sul traffico, che dalle colline sarà vomitato verso la costa senza le adeguate infrastrutture. Lo scontro con il sindaco si fa duro. E il primo cittadino lascia la commissione. Ma sono solo le prove generali.
Nel consiglio comunale del 15 il polo di Raibano è all’ordine del giorno, e qui si attua il vero atto di forza dei “Galli boys”: all’appello del segretario mancano Daniele Benedetti, Francesco Michelotti, Maurizio Pruccoli, Omar Venerandi, Gloria Fabbri e Guglielmo Serafini. E quel che Pironi teme, accade. Dopo aver votato all’unanimità l’aumento di capitale di Aeradria, per 420.000 euro, la minoranza esce dall’aula. La maggioranza tenta di allungare i tempi ma alla fine i numeri sono impietosi: 11 consiglieri Pd, tre dei “cespugli” (Idv, socialisti e Sinistra-Verdi). I 12 dell’opposizione (Pdl e lista civica Lega Nord) uscendo, fanno mancare il numero legale e alla presidente del Consiglio Ilenia Morganti non resta altro che dichiarare sospesa la seduta. Era già accaduto che i consiglieri vicini a Galli dessero prova di sé, a dicembre, durante la seduta per l’approvazione del bilancio.
Come questa volta anche allora il sindaco Pironi aveva minacciato di dimettersi se i “dissidenti” non avessero desistito dal proposito di votare assieme all’opposizione.
Quello dei sei consiglieri Pd è un gesto che va molto al di là del semplice dibattito in seno alla maggioranza su un ordine del giorno controverso. È un segnale chiaro, dato dalla “corrente” Galli del Partito democratico riccionese, in vista delle elezioni per il segretario del Partito e la nomina a capogruppo in Consiglio. Un messaggio che recita più o meno: “Siamo in sei e valiamo tutti insieme oltre 1.200 preferenze. Siamo pronti a far saltare baracca e burattini se non ci date quello che vogliamo”. Che sarebbe la presidenza del gruppo in Consiglio a Maurizio Pruccoli e la segreteria del partito a Enrico Angelini.
Per la cronaca, il faccia a faccia tra Pironi e Benedetti è avvenuto il martedì successivo, davanti ad una planimetria dei comuni di Riccione, Misano e Coriano, dove il nuovo assetto viario era finalmente ben chiaro così come l’equilibrio delle forze in campo. Il 27 aprile i Galli Boys sono tornati “nei ranghi”, presenti in consiglio e votando assieme a tutta la maggioranza.




Riccione all’Università di Stanford

Pubblicato due anni fa in 1.100 copie, il volume raccoglie una serie di testimonianze sulla Riccione e i riccionesi della Seconda guerra mondiale. Poca fortuna a Riccione, della serie nessuno è profeta in patria come spesso capita, il libro ha ricevuto il Premio letterario nazionale “Editoria Indipendente di Qualità 2008” (sezione “Storie della Resistenza”).
Quasi esaurito, a tutt’oggi è disponibile in quasi tutte le biblioteche della provincia ed è anche possibile leggerlo online sul sito Internet, rinnovato in una nuova veste nella seconda metà di quello stesso anno.
A fine 2009, proprio al sito è stato dedicato un lungo articolo sulla rivista accademica “Memoria e Ricerca” (num. 32, settembre-dicembre 2009, pp.169-180), edita da Franco Angeli e diffusa anche all’estero, come caso esemplare dei “nuovi modi di fare e condividere storia”.
C’è un altro libro riccionese nelle biblioteche americane. Si tratta di “Sangue e lacrime su Riccione” di Claudio Ghilardi. Si trova nella biblioteca dell’Fbi.




Anas, perché a spasso nel Conca?

L’INTERVENTO

di Bruno Fabbri*

– Con molta onestà è difficile capire e trovare una spiegazione logica e di buon senso allo strano tracciato della Nuova Strada Statale 16, la cosiddetta “strada storta”, quella che dovrebbe liberare la provincia dal traffico asfissiante che sta uccidendo la qualità della vita, soprattutto quando tutti gli attori politici in campo affermano che la soluzione delle soluzioni è che affiancasse l’autostrada lungo tutto il territorio provinciale. Tutto questo è l’altra faccia della medaglia di uno sviluppo economico straordinario non meno che avvolto in un caos strano quanto forse evitabile.
Anche se Misano ha cercato di governare da sempre questo sviluppo lasciando spazi vitali laddove e fino a quando è stato possibile. Nonostante ciò oggi subisce le conseguenze. E’ da anni che la SS16 e la viabilità nel suo insieme, dove e come sono attualmente, stanno rovinando i sonni dei misanesi, quartieri come Misano Monte, Scacciano, Villaggio Argentina, Cella, Belvedere, Santamonica e in primo luogo quelli che abitano sulla vecchia Statale sarebbero sollevati dal carico inquinante ambientale ed acustico solo con la soluzione parallela alla terza corsia dell’autostrada attualmente in opera, senza massacrare ulteriormente un territorio che va tutelato, il Parco del Conca, ad ogni costo per il bene di tutto il territorio provinciale, continuando nell’opera meritoria di risanamento come la stupenda passeggiata ciclo-pedonale appena realizzata, e senza penalizzare in futuro altri cittadini, asportando il tumore da alcuni, finora certamente penalizzati, ad altri.
E’ questa la domanda che dobbiamo porci e non che pur di fare, si può anche fare male. Nel forum sul turismo del 9 aprile organizzata da questo giornale alcuni hanno semplicisticamente affermato che la Nuova SS16 o la si fa storta o non si fa niente. Questa logica sa di ricatto e comunque non è lungimiranza politica.
La Statale 16 ha una storia lunga un trentennio, ma da sempre nei Prg (Piani regolatori generali) dei territori interessati veniva indicata lungo l’autostrada. Ad un certo punto però Cattolica e San Giovanni, adducendo che i loro territori sono già stressati da troppe strade, alterano il Prg: la depennano dai loro piani. Come dare loro torto? Bah!
Un balletto politico avviene anche a Misano. Il sindaco Sandro Tiraferri (1992-2004) accetta di farla passare nel Conca, oppure di tramutare la provinciale via del Carro in Statale. I cittadini si infuriano. Antonio Magnani, successore di Tiraferri, è titubante e sottoscrive una possibile alternativa. L’attuale sindaco Stefano Giannini ufficialmente tuona contro il tragitto che va a cercare le case e invade il Conca.
Ora, Stefano Vitali, presidente della Provincia di Rimini, dovrebbe mediare tra le posizioni dei Comuni. Il buon senso vorrebbe che la Nuova SS16 fosse affiancata all’autostrada fino a San Giovanni. Come si sa sono partiti i lavori per la terza corsia autostradale, metterci accanto anche la Strada Nazionale sarebbe la soluzione meno impattante possibile ed anche la più economica. Ma se la politica ha apparentemente ragioni incomprensibili, dovrebbero giocare la loro partita super-partes i cittadini. Sia a Misano, sia a San Giovanni.
Lo scorso aprile si sono tenute un’infuocate riunioni tra cittadini e amministratori ed anche un acceso Consiglio comunale il 27 dello stesso mese. La politica ha ricevuto le risposte che chiedeva.

*Ex assessore all’Urbanistica di Misano

IL FATTO

Politica: deve andare dritta

– Sulla Nuova Strada Statale 16 come logica politica vuole i partiti divisi. Affinché sia parallela alll’autostrada si schierano: la maggioranza (Pd, Socialisti, Rifondazione comunista e Comunisti italiani), il Pdl, Sinistra critica, Italia dei Valori, il gruppo consiliare di Rosario Zangari (già Pdl). Gli amministratori dicono anche che dovrebbe andare dritta ma in caso contrario scegliere la migliore delle soluzioni.




Parole da e ‘Fnil’

…Santamonica, addio Comitato – Il Comitato cittadino Santamonica ha organizzato un’assemblea di quartiere lo scorso aprile, comunicando la serata con un volantino nella buchetta delle lettere e un avviso nel loro spazio affissioni. Alla “chiamata” non si è presentato nessun cittadino; c’erano soltanto cinque esponenti del Comitato. Delusi prima ancora che indignati, hanno preso carta e penna e sciolto l’associazione, che in questi ultimi anni si era mossa sia verso l’amministrazione comunale, sia verso l’abitato organizzando piccoli-grandi momenti di comunità.

…Sporco, sempre colpa – Ma è sempre colpa del Comune? Bere e mangiare fa bene ed è anche un piacere. Bere e mangiare troppo fa male a se stessi; gettare lattine, bottiglie, imballaggi di merendine, biscotti e cioccolatini fa male a tutti quanti. Persino alla vista.




“Chi amministra deve portarsi a casa il progetto migliore possibile”

L’INTERVISTA

– “Chi amministra deve portarsi a casa la soluzione migliore possibile. E’ vero che da solo mi sono preso la responsabilità di prendere la decisione nei confronti della Provincia”. Parola di Antonio Magnani, Pd, sindaco dal 2004 al 2009, che ha detto sì alla Nuova Strada Statale 16 tra gli abitati di Belvedere e Canadà. Non si può dire che non abbia avuto coraggio nella scelta e non abbia utilizzato il cosiddetto utilitarismo.
Continua Magnani: “Se a Misano si dice che la Nuova SS 16 non deve toccare il nostro territorio si va avanti altri 20 anni di tira e molla. E questo non va bene soprattutto per chi ha ruoli di classe dirigente. Ragionando come si è fatto finora, il palazzo comunale sarebbe ancora a Misano Monte. Oggi, siamo di fronte a scelte difficili e complicate, ma da una parte non va mollata la presa, dall’altra però vanno ascoltati i cittadini. La politica è anche l’arte del possibile, oppure no? E’ su questo che bisogna dialogare. Se chi governa oggi riesce a convincere il mondo ad andare dritti fino al casello di Cattolica io non mi oppongo. E’ vero che mi sono preso le mie responsabilità. Voglio anche sottolineare che è una leggenda metropolitana quando si dice che non ci sono i soldi per realizzare la SS16; non ho mai visto prima i soldi e poi il progetto. Se noi non chiudiamo il cerchio attorno alla Nuova Strada, non la vedremo mai. E se c’è un territorio che ne ha bisogno, quello è Misano, che a differenza di altri non ha caselli autostradali. Le nostre statali, di fatto, sono le vie interne cittadine; un utilizzo del territorio peggio di così non è possibile”.
Qual è il suo ideale di Strada Statale 16?
“Se lungo l’autostrada non ci fossero gli insediamenti sarebbe parallela alla stessa. Andare dritti fino in fondo significa buttar giù due capannoni e non so quante case. E non concordo come dice qualcuno: o va dritta, o non si fa. La mia posizione, che non è solo la mia, non è un fregarsene di chi ha un problema”.
C’è chi dice che la SS16 non vada dritta perché si difendono posizioni personali?
“So che c’è l’erba di qua e di là del Conca, con due ambienti da tutelare. A ragionare così non si inseguono che fantasmi”.