Marcello Morosini, allenatore di vita

Eh sì, ho dieci anni quando Lui, ala destra dell’Audax, esibisce scatto breve e tiro al fulmicotone! E pochi di più quando gioca a casa nostra (una sorta di arena permanente) con mio fratello e compagnia. A pallone, lippa, ping-pong, mercante in fiera, roulette, pallavolo… tutto!
Per tentare di sbrogliare l’intricata matassa, pri zpgnè la togna, attingo e copio da facebook. Sì, avete capito bene, da facebook il monumentale (*) socialnetwork. Dove ex giocatori di calcio, suoi allievi, udite udite, hanno dedicato a Lui, vivente, una pagina.
…“Una persona cara, un sorriso e un modo schietto di comunicare… un uomo che per noi è stato davvero importante”… “Un commento su Marcello Morosini? ‘THIS IS A MISTER’… con queste semplici parole è giusto rendere merito a chi per me, ma credo per molti altri miei coetanei, ha rappresentato quasi un’icona per il calcio giovanile…”. “Allenatore preparato tatticamente e soprattutto tecnicamente come nessun altro… anche alla domenica per la partita era una spanna sopra gli altri… “Impeccabile in giacca e cravatta, unico allenatore che non aveva bisogno di urlare…”. Beh, se “chisto pe te non è o bene me sai dìcere o bene che l’è? – cantava Di Capri – “… Guarda, in fondo penso che Marcello Morosini sia la persona che ha fatto diventare mio fratello un uomo”.
..Ma allora, più ancora che amore, STIMA! Il Marcello EDUCATORE ha centrato il Suo obiettivo, vinto la partita!
(*) “Monumentale” è lo stadio del River Plate, la mitica squadra argentina. Di cui, grazie al Calcio Illustrato, conosceva vita e miracoli. “La delantera (l’attacco) River formava così: Muñoz, Moreno, Di Stefano, Labruna e Loustau”- ci ripetiamo di continuo.
Tra parentesi. A Di Stefano anziano, spesso chiedono chi sia stato il migliore fra lui e Pelè: “Non so, ma entrambi siamo uno scalino sotto a Pedernera, mio predecessore alla guida del River” (vero Duèrd?).
Aver attinto alla inesauribile fonte sudamericana, essersi cioè, “formato sui classici”, matura in Marcello una raffinata, particolare sensibilità verso il CALCIO… un insopprimibile bisogno di insegnarlo!
L’amato River indossa la famosa “camiseta” bianca con banda rossa in diagonale. Il Torino post tragedia, gemellato col River, ne fa la divisa di riserva. Marcello è tifoso granata. Ora, sapete l’origine del nome e dei colori del Superga (la squèdra dal prét) fondata nel 1954, don Angelo parroco e mecenate.
..Siamo ai tempi della Domus (non ricordo mai se mea o nostra), l’immenso bar della parrocchia. Lo gestisce la famiglia Staccoli: il frizzante, simpatico Attilio, la paciosa Giulia, ma soprattutto la giovane, allegra, dinamica Luisa.
“Ma questo dove vuole arrivare?”- diceva Totò.
Va bene, taglio corto. Marcello (ore e ore appoggiato al frigo a bisbigliare) non si lascia sfuggire la più grande fortuna della Sua vita. Si fidanza con Luisa… Che pantagruelica mangiata di pesce, per l’inevitabile addio al celibato!
E’ una questione di gerarchie. Alla Domus, non solo calcio, non solo amore! Le stabilisce l’abilità. Marcello bravo enigmista è prima spalla di “Piquillo” Ghironzi, numero uno nazionale. Io, un mezzo cane, del forte Marcello a tressette. E meno male che gli abituali avversari, non sono che Staccoli, Adelio, Sergio, Moretti! Tutti coalizzati però, a rifilare assi a Toni (il mitico Rasmén), nel rovescino di mezzanotte, attorno alla infuocata Warm morning. Gestore ormai Burghìn. Direttore della estemporanea banda “La canocia” principe della battuta e… primo capitano del rinato Superga 63.
Con questa squadra, con i raga del ’50, (primo capolavoro) Marcello inizia l’avventura di mister, si tuffa a capofitto a compiere la Sua “missione”! L’umana ingratitudine lo ferma dopo 40 anni di fortunata, proficua milizia.
Delle forzate “pantofole” beneficiano Luisa, regina della casa e cuoca di rango. Il giudice Piergiorgio, l’architetto Raffaella, il giornalista Gianmarco. La Sua Famiglia, Suo trionfo di Uomo… Giova a Lui, invece, il Suo Lupo, fedele amico dell’ultima età.
Ora così i vecchi pupilli lo piangono su facebook: “…Ripeto, vorrei scrivere di più, ma in questo momento le parole più importanti coincidono con i silenziosi e privati pensieri che riguardano questa preziosa persona per cui nutro un enorme rispetto, grazie”.
…Parlare dei difetti? Un esaggerato (come dicono a Napoli) delle virtù, Marcello. Ma perciò lo abbiamo amato, lo amiamo!

MARCELLO NOSTRO
– Improvvisa, pesante, si diffonde la notizia: l’è mort Marcello!
Quando scompare un AMICO, si tenta, noi amici, di ricordarLo agli altri, di raccontare di Lui alla gente. “a fèn un manifèst burdèl”. Ma la quantità dei fatti pretenderebbe un romanzo, la loro bellezza, un poema. Non possiamo, non sappiamo. Il tressette, i rebus, il CALCIO? Niente, niente, troppa roba: cus ca zcurin a fè! Lo faremo in chiesa, fra noi, sommessamente. Lì sgomenti, spaesati, mentre una lacrima scende, ci diremo: che grande amico, che amico grande! A Luisa, Piergiorgio, Raffaella, Gianmarco, simboli del Suo successo di Uomo, stringiamo forte la mano, diamo un bacio fraterno. A nome di tutti
Guido e Sergio




Amarcord di Dorigo Vanzolini




RITRATTI DI IERI




Mancuso contro Civiltà Cattolica: “Ingiuste le critiche contro di me”

L’INTERVENTO

– “Sarei lieto se La Civiltà Cattolica rivedesse il duro e ingiusto giudizio su di me e sul mio piccolo saggio, ma temo che ciò non avverrà. In ogni caso non ho mai aspirato al patentino ufficiale di teologo cattolico-romano, visto che da tempo parlo di una teologia ‘laica’, cioè abitata dall’aria pulita della libertà di pensiero, unica condizione, a mio avviso, perché l’Occidente torni a interessarsi della sua religione”. Così Vito Mancuso – in un articolo pubblicato lo scorso 26 febbraio su La Repubblica – ha risposto alla rivista dei gesuiti che qualche settimana fa, con un saggio firmato da padre Giovanni Cucci, aveva criticato molto duramente il suo ultimo libro La vita autentica. Del resto non era la prima volta che La Civiltà Cattolica – le cui bozze passano al vaglio della Segreteria di Stato – attaccava con toni molto accesi l’opera del teologo dell’Università San Raffaele di Milano. Già nel 2008 c’era stata la netta stroncatura del libro che aveva reso noto Mancuso al grande pubblico (L’anima e il suo destino, un vero e proprio caso editoriale con oltre 100mila copie vendute).
L’ultimo affondo, quello di padre Cucci, è stato, a detta dello stesso Mancuso, “più profondo, meno aggressivo e apparentemente meno insidioso del precedente”. Tuttavia, nemmeno in questo caso sono mancati giudizi molto taglienti. Concludendo la sua recensione, lo scrittore della Civiltà Cattolica si è anche chiesto “come Mancuso, escludendo dal suo discorso la possibilità di Dio, possa ancora presentarsi come un teologo cristiano, e su che cosa verta a questo punto l’indagine della sua disciplina, ammesso che le parole conservino ancora un senso”.
Da qui è partita la replica dell’autore de La vita autentica: l’obiettivo della rivista dei gesuiti, si legge nell’articolo pubblicato da La Repubblica, “consiste nel mostrare ai cattolici che a me non è concesso ‘presentarmi come un teologo cristiano’. È questo il vero disegno della Civiltà Cattolica, e forse di qualcun altro dietro di essa”. “La questione sollevata”, ha proseguito Mancuso, “è tale da riguardare da vicino ogni uomo pensante: ‘In fin dei conti, Dio è necessario o no ai fini del discorso sull’autenticità?’. Padre Cucci, per il quale la risposta è un inequivocabile sì, mi accusa di presentare una risposta ‘ambigua’, ‘equivoca’, ‘contraddittoria’. Io, al contrario, ritengo di aver espresso il mio pensiero molto chiaramente”. “Ecco ciò che ho scritto nel mio libro: ‘Per una vita autentica è necessario credere in Dio? Sono convinto di no’”.
Il concetto è ribadito subito dopo: “Un uomo nell’intimo della sua coscienza può escludere esplicitamente ogni riferimento al divino e al contempo vivere nel modo più autentico, cioè servendo il bene, la giustizia, la ricerca della verità, la bellezza. E viceversa un uomo può professarsi credente, magari rivestirsi di sontuosi paramenti, e tuttavia rappresentare la negazione più drammatica del bene e della giustizia: la storia della Chiesa offre migliaia di esempi al riguardo, non pochi dei quali sono purtroppo ancora attuali ai nostri giorni”. Fra gli esempi citati da Mancuso vi sono da una parte il non credente Primo Levi e dall’altra “uno dei tanti prelati incriminati per pedofilia”. Era questo, del resto, il senso del messaggio spirituale di Gesù, che ai clericali del suo tempo (scribi, farisei, sacerdoti) preferiva altre, più laiche, persone quali pubblicani, prostitute, poveri, pescatori.
Ma affermare che per una “vita autentica” non sia necessaria la fede in Dio – perché è più che altro necessaria “la fede nel bene e nella giustizia” – non conduce in alcun modo, come ha accusato La Civiltà Cattolica, a escludere la possibilità di Dio: “Il mio percorso”, è l’argomentazione di Mancuso, “pone semmai le basi per una rinnovata fondazione del discorso teologico, andando a indagare la profondità dell’essere che il primato dell’etica (smentito dalla cronaca, ma avvertito dalla coscienza) porta con sé”. È seguendo questo percorso che si è spinti a domandarsi “di che cosa sia segno questo senso del dovere rispetto al bene che la coscienza avverte”, “che cosa dica dell’uomo”. Secondo il teologo dell’Università San Raffaele, la legge morale inscritta kantianamente nel cuore dell’uomo è “l’attestazione di una dimensione più profonda dell’essere, la quale, se risulta così affascinante e normativa per la coscienza retta, è perché ne costituisce l’origine da cui viene e il fine verso cui tende, ovvero quel principium universitatis che Tommaso d’Aquino dice essere il nome filosofico di Dio”. Ecco allora che a padre Cucci – il quale si domandava se per Mancuso Dio fosse o no necessario ai fini del discorso sull’autenticità – lo stesso teologo ha così risposto: “Spero che a questo punto il mio pensiero risulti chiaro anche per lui: soggettivamente no (la fede non è necessaria), oggettivamente sì (la giustizia è indispensabile). Questo mio legare Dio all’oggettività del bene e della giustizia, ben lungi dall’escluderlo come mi si accusa, riproduce la medesima prospettiva di Gesù: ‘In quel giorno molti mi diranno: Signore, non abbiamo forse profetato nel tuo nome?. Ma io dichiarerò loro: Non vi ho mai conosciuti. Allontanatevi da me, voi che operate l’iniquità’ (Matteo 7,22-23)”. (e. c.)

(Fonte Adista n. 23-2010)




Dio parla all’uomo la rivelazione: fede e ragione

– Partiamo da due stimoli per la nostra riflessione.
«La fede e la ragione sono come le due ali con le quali lo spirito umano si innalza verso la contemplazione della verità» (Giovanni Paolo II, Fides et ratio,- 1998 – n. 1)

«Scienza e fede non possono andare insieme perché la fede presuppone di credere ciecamente in qualcosa di rivelato nel passato, una specie di leggenda che ancora adesso persiste, senza criticarla, senza il diritto di mettere in dubbio i misteri e i dogmi che vanno accettati o, meglio, subiti» (Umberto Veronesi,- oncologo – Intervista a SkyTg24,- 4 febbraio 2010 -).

Il pensiero del Prof. Veronesi si potrebbe parafrasare così: la scienza impiega la ragione, studiando la realtà che abbiamo davanti e cercando di comprenderne i meccanismi; la fede richiede invece di credere ad una tradizione su cose del passato; di accettare acriticamente delle verità inaccessibili alla ragione. In sostanza, religione e scienza sono «due mondi e concezioni del pensiero molto lontani l’uno dall’altro che non possono essere abbracciati tutti e due».
Si tratta evidentemente di una visione molto discorde rispetto a quella affermata da Giovanni Paolo II nell’Enciclica dedicata esplicitamente a questo tema, nel 1998.

Le affermazioni del Prof. Veronesi ci offrono due elementi fondamentali di riflessione:
1. La fede ha a che fare semplicemente con una tradizione-leggenda su cose passate?
2. La ragione è costretta ad accettare ciecamente le verità di fede?
L’idea che sottostà a questa concezione è che la fede sia una credenza, se non irrazionale, almeno da lasciare totalmente alla discrezionalità del singolo, alla sua sensibilità religiosa. Un atteggiamento veramente scientifico dovrebbe rifiutare di aderire alle verità di fede, in quanto non hanno nulla a che vedere con la ragione.
Ma allora?
Che rapporto ha ciò che Dio ha rivelato – cioè il contenuto della nostra fede – con la ragione umana, con le verità che possiamo conoscere grazie alla luce naturale della ragione?
Sono davvero due mondi incompatibili tra di loro, come sostiene il Prof. Veronesi, o si compenetrano armoniosamente e si perfezionano a vicenda, come indica Giovanni Paolo II ?

Le questioni messe qui sul tappeto non sono solo disquisizioni accademiche: sono invece molto attuali e si trovano, sovente inespresse, implicite, alla base dell’atteggiamento agnostico, indifferente o più spesso relativista di tanti nostri contemporanei. Basta scorrere la pagina web con i commenti all’intervista di Veronesi, per trovare molte opinioni preconcette o superficiali, oppure, spunti interessanti accompagnati da errori grossolani.

Vale insomma anche per noi, oggi, l’invito rivolto da Pietro ai cristiani del suo tempo: «Adorate il Signore, Cristo, nei vostri cuori, pronti sempre a rispondere a chiunque vi domandi ragione della speranza che è in voi» (1 Pt 3, 15).
Pronti a rispondere, e come? In due modi.

Possiamo infatti contemplare e studiare una rivelazione cosmica, e contemporaneamente, leggere, approfondire e meditare una rivelazione storica o soprannaturale, che ha il suo vertice in Cristo, pienezza della rivelazione.

Dio comincia a rivelarsi all’uomo con la creazione, la prima forma di rivelazione è perciò quella naturale o cosmica. Il mondo che Dio ha creato e messo a nostra disposizione..
La creazione è in sé una parola rivolta agli uomini, il libro della natura è aperto alla conoscenza umana, a tutte le ricerche e scoperte che l’uomo vuole e può fare e, attraverso le quali, può cogliere le tracce di Dio, della sua esistenza e della sua presenza attiva.

Qui può sorgere una domanda importante: può l’uomo cogliere con la ragione la verità dell’esistenza di Dio e della creazione come opera Sua, riconoscendo quindi ciò che narra la Scrittura come possibile rivelazione di Dio?

di Gianfranco Vanzini

(Continua il mese prossimo)




Cattolica – Mostra di fiori e piante

PROGRAMMA

29 aprile – domenica 2 maggio

Viale Matteotti – NON SOLO FIORI

29 aprile

Teatro della Regina, ore 20.30 – MUSICA IN FIORE

Spettacolo musicale dei cori di voci bianche. Euro 5

Il ricavato sarà devoluto in beneficenza a “La Città Solidale” di Cattolica

30 aprile

Sulla spiaggia, 21.30 – FUOCHI D’ARTIFICIO

Sabato 1 maggio

Piazza Primo Maggio, ore 21 – SPETTACOLO DI MUSICA E MODA Primavera – Estate 2010

“I QUATTRO ELEMENTI”

A cura dei Centri Bellezza AVANGARD LOOK

Presentazione del nuovo volume:“Cattolica in Fiore”

illustrato dalle fotografie di Antonio Barbieri

con schede tecniche sui fiori e piante rare, e racconti e curiosità di vita cittadina.

1 maggio

“La CIASPOLBEACH”

Gara di corsa con ciaspole sulla spiaggia. Ritrovo ore 16.30. Premiazione sulla spiaggia, ore 19

Organizzazione: Futuradria Agenzia Viaggi in collaborazione con Atletica 75

Sabato 1 e domenica 2 maggio

Giardini Piazzale Roosevelt, tutto il giorno

FIOR DI PITTURA

Mostra-concorso di pittura libera e estemporanea

 

Altri appuntamenti

24 aprile

II edizione Premio letterario internazionale Città di Cattolica – Associazione Pegasus (Teatro della Regina)

25 aprile

Maratona a favore dello Ior con l’associazione Puravida in collaborazione con le associazioni sportive di Cattolica

29 aprile

Musica in fiore III edizione. Spettacolo dei cori dei bambini (Teatro della Regina)

5-13 maggio

Videofestival live. Evento spettacolo di selezioni canore in collaborazione con radio Studio 2

 

Bcc Gradara, la civiltà dei vecchi sentieri

– I sentieri stanno alla natura, come la tagliatella al ragù alla tavola dei marchignoli, le popolazioni di confine tra Romagna e Marche. Con la denominazione “Vecchie memorie e antichi percorsi” si va alla scoperta di alcuni dei posti più belli tra Gabicce Mare e Gradara semplicemente camminando. Viene ricordata anche la figura di Liliana Cucchiarini, scomparsa prima del tempo. L’appuntamento per la camminata è il 2 maggio alle 8.30 presso piazza Mancini a Gradara, dove ha sede la direzione della banca di Credito Cooperativo di Gradara. Si raggiunge la chiesa di Santo Stefano, dove attorno alle 10 si è aspettati da una robusta colazione contadina. La tappa successiva è verso Granarola. Si risale a Gradara, all’ombra del mastio per l’aperitivo. Si chiude la mattinata nella sala della chiesa di San Giuseppe a Gradara dove si pranza. L’anno passato i partecipanti furono circa 200. Dietro l’evento: l’Associazione per la promozione e la tutela del patrimonio storico culturale e delle tradizioni popolari, l’Avis di Gradara e la Banca di Credito Cooperativo di Gradara.

 

 




Vallugola, Curti non si ferma

IL FATTO

– Clima teso in Consiglio comunale e anche nella Conferenza di servizi. Sul porto di Vallugola il sindaco non si ferma e la sua maggioranza si spacca. Curti chiamato da Rinnova Gabicce a esprimersi con chiarezza sul contestato progetto di ampliamento del porto.
E’ finito nove a sette il Consiglio comunale di Gabicce Mare del 26 marzo. Ed è finita con un rinvio alla società proponente del progetto la Conferenza di servizi convocata per il 31 marzo.
26 marzo: aula gremita di gente, all’ordine del giorno il mandato da conferire al rappresentante dell’amministrazione che andrà in Conferenza di servizi per discutere del progetto di ampliamento del porticciolo turistico di Vallugola presentato dalla società Sviluppo Marittimo.
E’ finito, dunque, con un sindaco, Corrado Curti, che deve incassare una pesante spaccatura all’interno della sua stessa maggioranza, perché Pdci e Rifondazione hanno fatto quadrato con le minoranze consiliari, “Rinnova Gabicce” e “Stragabicce”. Tutti a chiedere, con un emendamento “trasversale” di modifica della proposta di delibera, una definitiva bocciatura della proposta di intervento sul porto di Vallugola.
Il progetto di Sviluppo Marittimo è <>, ha denunciato Milena Scola, capo gruppo di Rinnova Gabicce, che ha voluto rammentare ai consiglieri le implicazioni di quel progetto: più di un chilometro di lunghezza a ridosso della collina del S. Bartolo, 140 metri di profondità dalla linea di costa verso il mare, 3,5 metri di altezza sul livello del mare della massicciata a protezione del bacino, 239 posti barca e 218 posti auto collocati a ridosso di una falesia fragilissima, 3.200 mq di nuove edificazioni che si inseriscono in un contesto ambientale e paesaggistico unico tutelato dal Parco. E che ha voluto richiamare i singoli consiglieri a un voto di coscienza, libero da condizionamenti di partito, per il bene esclusivo del territorio e della comunità gabiccesi. In particolare ha richiamato alla coerenza Cristian Lisotti, capogruppo di maggioranza nonché segretario del Pd locale, che un parere contrario al progetto lo aveva già espresso all’unanimità con il Consiglio dell’Ente parco in cui siede in rappresentanza del Comune di Gabicce Mare con la carica di vice-presidente. Ma Lisotti ha sconfessato quel voto e ha fatto blocco con la maggioranza.
Un clima, insomma, molto teso dopo che tutte le opposizioni hanno stigmatizzato il tentativo del sindaco di strumentalizzare il ricorso a un ancora non ben precisato percorso di progettazione partecipata evitando di prendere una posizione trasparente rispetto alla richiesta di intervento su Vallugola della società Sviluppo Marittimo. Ha preso la parola anche il consigliere Massimo Muccini a nome del Pdl gabiccese per ribadire la netta contrarietà al progetto e la disponibilità a sedersi a un tavolo partecipato solo dopo la bocciatura del medesimo progetto in Conferenza di servizi.
<> ha domandato Bruna Tacchi della lista Stragabicce al sindaco, ricordandogli le tanto affollate assemblee del comitato Vallugola Terra Nostra, che si è mobilitato per bloccare la realizzazione dell’intervento di Sviluppo Marittimo, o le critiche mosse pubblicamente dalle categorie economiche della città. Mentre dai banchi di Rinnova Gabicce si faceva notare che, nonostante questo progetto girasse nei cassetti del Comune già da tre anni, già durante il precedente mandato elettorale del sindaco, ancora questa maggioranza non era giunta a una determinazione da portare in Conferenza di servizi. <>.
Il punto centrale contestato alla proposta di delibera in discussione riguarda il ruolo della Conferenza di servizi e il contenuto del mandato che viene affidato all’architetto Michele Bonini, dirigente dell’Ufficio urbanistica dell’amministrazione gabiccese. Ma l’intenzione del sindaco sembra essere ancora quella di non decidere. Come si legge nella delibera, <>, come dire che l’Amministrazione comunale non ha maturato a tutt’oggi una posizione sul progetto di ampliamento del porto di Vallugola e andrà in Conferenza di servizi per dire che è stato aperto un “laboratorio” di progettazione partecipata per capire cosa pensa la città e farsene poi portavoce.
Ma in Conferenza di servizi la tesi del sindaco non è passata e gli enti chiamati per le loro specifiche competenze ad esprimersi sulla richiesta di ampliamento del porticciolo hanno detto con chiarezza la loro, rivendicando il ruolo tecnico e non politico della Conferenza stessa. Dopo le audizioni dei firmatari delle osservazioni, ben otto, da quella molto circostanziata del comitato Vallugola Terra Nostra a quella dei bagnini preoccupati dalle conseguenze sulla stabilità delle spiagge, da quella di Rinnova Gabicce concentrata sullo sviluppo dell’economia turistica nel senso della sostenibilità a quella autorevole di Italia Nostra, si è acceso il confronto tra i 18 enti raccolti intorno al tavolo della Conferenza di servizi. E Regione e Ente Parco, Autorità di bacino e Soprintendenza hanno immediatamente inquadrato il progetto di ampliamento del porticciolo di Vallugola in una cornice di piani urbanistici, Piano regionale dei porti piuttosto che Piano di assetto idrogeologico, che pone dei paletti normativi che sembrano insormontabili. Nonostante ciò il sindaco gabiccese ha forzato per un rinvio del progetto di ampliamento al mittente, la società Sviluppo Marittimo, per offrirgli la possibilità di adeguare la loro proposta ai rilievi tecnici mossi con competenza dagli enti.
Insomma il primo cittadino gabiccese non vuole rinunciare a quella che da subito ha definito un’opportunità per la città, considerando la richiesta di espansione dell’attuale porticciolo quale occasione irrinunciabile di riqualificazione dell’area anche se ormai la sua è una difesa solitaria del progetto.
Anche nella sua replica in Consiglio comunale il sindaco ha interpretato l’interesse di Sviluppo Marittimo per Vallugola come un’occasione da non farsi sfuggire, tentando di attribuire ai detrattori della proposta di ampliamento del porticciolo un atteggiamento di chiusura riguardo qualsivoglia proposta di riqualificazione di Vallugola. Ma tra i banchi delle minoranze è stata immediata la reazione. Una reazione per ribadire che ogni intervento in un’area così delicata e di alto valore simbolico qual è quella baia debba essere orientata da seri propositi di sviluppo sostenibile sul piano sia ambientale e paesaggistico sia sociale e comunitario. Perché l’intervento privato sia una vera opportunità per la città e non solo un vantaggio per chi quell’intervento lo realizza.




Amarcord Gabicce di Dorigo Vanzolini




Scoppia il caso Annibalini

LA POLITICA

– Nella maggioranza del sindaco Corrado Curti scoppia il caso Pdci. Nella seduta consigliare del 26 febbraio scorso con l’o.d.g. che prevedeva l’approvazione del Bilancio di previsione 2010 e il Piano triennale delle opere pubbliche, l’assessore del Pdci Vittorio Annibalini votava a favore. Un voto discorde da quello della consigliera dello stesso partito Mara Gaudenzi che invece si asteneva, come da direttiva del partito.
Prontamente il 1° marzo arrivava la lettera del coordinatore provinciale del partito Alvaro Picinetti, che sconfessava Annibalini, considerandolo ormai fuori dal partito e ribadendo che gli unici referenti sono Mara Gaudenzi (in Consiglio) e Fernando Semprini (sul territorio).
Ma la lettera alza il tiro e mette sotto accusa il Pd con critiche ad un Bilancio che “aumenta le tariffe mentre la crisi si sta abbattendo sui salari e sui redditi delle famiglie”; che è “scorretto portare al voto un piano triennale di opere pubbliche senza che sia stato minimamente portato a conoscenza della cittadinanza”. Stoccata finale della lettera, che “rileva posizioni completamente stravolte rispetto alle alleanze da parte del Pd, chiedendo pubblica chiarezza sul proseguimento della legislatura”.
Evidentemente le nuove alleanze in regione dove l’Udc ha preteso dal Pd (che ha subito accettato) la cacciata della sinistra dalla coalizione, comincia a preoccupare anche a livello locale. Ora il Pdci chiederà sicuramente che in giunta entri Mara Gaudenzi al posto di Vittorio Annibalini. Cosa farà il Curti? Scaricherà così a cuor leggero il fedele Vittorio?




Valentino, la sua denuncia dei redditi fa ricca Tavullia

TAVULLIA – Curiosità

Balza all’occhio la scalata del Comune di Tavullia (al secondo posto nelle Marche dopo Ancona con 24.518 euro a testa) che balza dal 755° al 41° posto nella classifica.
L’amministrazione comunale ha visto un incremento di gettito in un solo anno di oltre 300mila euro.
I motivi? Valentino Rossi dopo le vicende col fisco ha riportato la residenza da Londra a Tavullia. Una vicenda conclusa con una pace fiscale con l’agenzia delle Entrate da 35 milioni di euro.
Caro Valentino, benvenuto tra i contribuenti italiani. Benvenuto a Tavullia, esulta il sindaco Bruno Del Moro.