Pedalate, rustida e Sangiovese

Due le partenze per percorsi differenti, da Rimini e Misano Adritico, e due i percorsi, uno più lungo e uno più breve con punteggio differente. Alla prova, non agonistica, hanno preso parte i gruppi ciclistici del dopolavoro iscritti all’Udace (l’Unione dei ciclisti amatori europei), formati dai dipendenti delle aziende della zona ed era valevole per il campionato a punti. Il [url=http://www.cattolica.info/turismo/it_ciclistico/]percorso ciclistico si snodava attraverso le colline dell’entroterra[/url], da Rimini e Misano un’arrampicata fino a Montescudo.

Qui la prima tappa, una sosta per controllo delle tessere punti e un piccolo ristoro. Poi di nuovo verso Rimini, scendendo da Ospedaletto, passando per Cerasolo, Il traguardo era nel piazzale della Orizzonte sulla statale per San Marino. Dopo tanta salita qui li attendeva il vero premio. Piadina, salsiccia e vino per tutti i partecipanti.




Teatro Rosaspina, dialetto e musica

Significa: commedie dialettali di qualità, prosa e musica classica. L’assessorato alla Cultura e allo spettacolo retto da Gilberto Arcangeli in collaborazione con la Pro Loco presentano un cartellone da appuntarsi, con sipario su alle 21.

Le serate
L’otto marzo non può che avere al centro la donna. Per il nono anno si rinnova il concerto dei festeggiamente e la cerimonia di consegna del Premio alla Produzione Artistica al Femminile. Quest’anno il riconoscimento va a Enrica Morolli, professione dirigente scolastico. La serata viene caratterizzata da un concerto con i soprani Lykke Anholm e Lorena Chiarelli. Pianista accompagnatore: Fabrizio Di Muro.
Il Premio è stato ideato dal maestro Aldo Vianello e premia artiste della regione Emilia Romagna. Nel 2003 ha ricevuto l’apprezzamento del ministro alle Pari Stefania Prestigiacomo.

Altro appuntamento di marzo al Rosaspina è il 28, con inizio alle 17. Concerto di musica de “I Furiosi” dal titolo “Gira la trottola viva”
Quello di Montescudo è un piccolo teatro all’italiana che risale agli inizi dell’800. E’ intitolato a Francesco Rosaspina (Montescudo 1762 – Bologna 1842), incisore di livello assoluto. Fu primo titolare della cattedra di incisione all’Università di Bologna.




Cattolica-Carpegna, tour con Dante

A cura di Promo Cattolica e Centro Dantesco San Gregorio in Conca, in collaborazione con i Comuni e le Pro Loco, l’idea è di Angelo Chiaretti. Si va ad intrecciare la grande cultura con il turista curioso, che vuole oltre al mare, la gioia delle conoscenze. Ecco lo speciale tour nelle parole di Angelo Chiaretti.

CATTOLICA
Dante Alighieri, citandone il toponimo, la conobbe per più di un motivo: innanzitutto per le sue stazioni di posta e locande, collocate in posizione strategica lungo la via consolare Flaminia e presso il Fiume Tavollo, che da sempre segna il confine tra Romagna e Marche, potere imperiale ed autorità papale, Italia settentrionale e centrale.
Inoltre, Cattolica era il primo e più facile approdo a sud di Rimini. Da non trascurare, infine, l’esistenza dell’antica “città profondata” (di cui parlano numerosi documenti d’archivio) a ridosso della costa, che rese celebre il luogo, tanto da essere citato da Dante Alighieri nel canto XXVIII dell’Inferno:
“/E fa sapere a’ due miglior da Fano, / a Messer Guido ed anco ad Angiolello, /che se l’antiveder qui non è vano, / gittati saran fuor di lor vasello/ e mazzerati presso a la Cattolica / per tradimento di un tiranno fello”/

FIORENZUOLA
Deve la sua notorietà al fatto di aver ospitato Dante Alighieri in casa del fornaio del paese: affacciato alle sue mura alte e poderose ed ai piedi del secolare campanile (forse un’antica torre d’avvistamento), il Poeta potè provare l’emozione delle forti folate di vento che sferzano il promontorio su cui sorge il castello e generano nel mare le più incredibili e pericolose correnti che tanto lo impressionarono:
“/Quel traditor che vede pur con l’uno / e tien la terra che tale qui meco / vorrebbe di vedere esser digiuno, / farà venirli a parlamento seco / poi farà sì che al vento di Focara / non sarò lor mestier voto né preco”/.

GRADARA
Il castello e la rocca di Gradara vivono nei cuori degli innamorati di tutto il mondo, perché qui sbocciò e qui si consumò il tragico amore di Paolo de’ Malatesti ne Francesca da Polenta (più conosciuta come Francesca da Rimini), i cognati-amanti resi eterni da Dante Alighieri nel canto V dell’Inferno: “/Quando leggemmo il disiato riso / esser basciato da cotanto amante, / questi, che mai da non fia diviso, / la bocca mi basciò tutto tremante”.
Nel porticato cortile d’onore, nella camera di Francesca, dove si può ancora osservare la botola che fu fatale a Paolo, oppure nella Sala di Giustizia, in cui ammirare la pala dipinta da Giovanni Santi (padre di Raffaello Sanzio), si respira l’atmosfera ideale per tenere una “Lectura Dantis” sui rapporti fra l’Alighieri e la Romagna oppure su Dante e l’amore cortese in relazione a questa vicenda amorosa.

MORCIANO
Giungendo da Cattolica, alla periferia del centro abitato di Morciano si incontra l’Abbazia benedettina dedicata a San Gregorio in Conca. Qui nacque nell’XI secolo l’omonima Fiera di merci e bestiame, che venne trasferita in età napoleonica all’interno del perimetro cittadino, dove ancor’oggi si svolge con tanto concorso di pubblico.
L’Abbazia, attualmente in rovina, fu fondata nel 1062 da San Pier Damiani, che qui compose numerose delle sue opere teologiche, prima di trasferirsi a Fonte Avellana sul Monte Catria. Dante Alighieri si mosse, per tutta la vita, sulle orme di Pier Damiani, a cui dedicò il canto XXI del “Paradiso” della “Divina Commedia”, e dunque potrebbe aver trascorso a Morciano qualche tempo per trovarvi quella cultura e quella pace che Firenze, diversamente da Ravenna, non seppe assicurargli:
“/Tra i due liti d’Italia surgon sassi / e non molto distanti a la tua patria, / tanto che i troni assai sonan più bassi, / e fanno un gibbo che si chiama Catria. […] / In quel luogo fu’ io Pietro Damiano”.

MONTEFIORE CONCA
E’ la “Regina della Valconca”, poiché dispone di un castello veramente grandioso ed elegante: la doppia cerchia di mura e l’imponente rocca si impongono allo sguardi di quanti risalgono la valle, lungo la via che da Rimini conduce ad Urbino, tanto che lo stesso Ludovico Ariosto (sec. XV) ne parla nell’Orlando Furioso:
“/Né in Montefiore aspetta il matutino / e quasi a par col sol giunge in Urbino.”/
Montefiore Conca custodisce, poi, uno dei più importanti cicli di affreschi dedicati alla “Divina Commedia” all’interno dell’Oratorio dell’Ospitale attribuiti alla scuola di Giovanni Santi (padre di Raffaello Sanzio): qui è possibile ammirare le tre cantiche (Inferno, Purgatorio e Paradiso) nelle loro caratteristiche più significative ed osservare, con una certa sorpresa, uno ritratto pressocchè sconosciuto di Dante.

ONFERNO
Il castello un tempo si chiamava “Inferno”, toponimo che fu variato solo nel 1810 dal vescovo riminese Gualfardo. La tradizione vuole che Dante Alighieri, per la composizione dalla Cantica Prima si sia ispirato alle suggestive grotte carsiche che si aprono sotto la rupe su cui sorge l’abitato.
In effetti, una visita al loro interno rende più che verosimile l’ipotesi e consente al visitatore di provare suggestioni uniche ed indimenticabili. Onferno è oggi anche un’importantissima Riserva naturalistica, che ospita piante ed animali di rara bellezza.

MONDAINO
Ad accogliere il visitatore sono la rocca dalla svettante merlatura ghibellina e la celebre “padella” (così chiamata per la sua forma circolare con la Via Maggiore che le fa da manico) avvolta da un elegantissimo loggiato ottocentesco con archi a tutto sesto. Mondaino è da sempre riconosciuto come “acropoli della cultura” e, nonostante sia una piccola comunità, può vantare ben due musei (fossili e ceramiche).
Inoltre, all’interno del Mulino della Porta di Sotto, dove si trovano tre grandi pozzi per la produzione del Formaggio di fossa, è attivo il “Centro Dantesco San Gregorio in Conca”, in cui vengono effettuate prestigiose “Lecturae Dantis” (ingresso libero) sulla vita e le opere dell’Alighieri.

SALUDECIO
E’ il celebre “paese dei beati”, poiché ne conta ben tre come suoi figli: Amato Ronconi (sec. XIII), per tre volte pellegrino a Santiago di Compostela, Antonio Cipriani (sec. XVII) ed Elisabetta Renzi (sec. XVIII), fondatrice dell’Ordine delle Maestre Pie dell’Addolorata.
Giovanni Boccaccio (….) narra nel “Decameron” che quando Dante Alighieri fu costretto a fuggire da Firenze perchè condannato a morte, per rifugiarsi in Romagna, come pseudonimo dietro cui celare la propria identità scelse “Filippo da Saludecio”, rendendo così omaggio al paese del santo frate Ronconi, i cui miracoli erano già agli onori delle cronache.

MONTECERIGNONE
La sua superba rocca e la maestosa corona delle montagne circostanti richiamano alla mente la figura di Uguccione della Faggiola (sec.XIII), il celebre condottiero ghibellino, cui sembra che Dante Alighieri volesse dedicare l’Inferno in segno di gratitudine per essersi schierato dalla parte di Arrigo VII, imperatore di Germania, sceso in Italia a ridimensionare il potere temporale del papa di Roma.
Da non trascurare un visita alla vicina Val di Teva, rinomata per la “Fonte di Priapo”, dalla quale scaturiscono secolari acque della virilità!

CARPEGNA
Il monte Carpegna, in età romana, era ritenuto sede degli Dei, tanto che gli venne assegnato il nome di “Mons Olympus” od anche “Mons Maius”. Dalle sue pendici nasce il Fiume Conca, che crea l’omonima valle e sfocia nel porto di Cattolica. Sul Carpegna si sono formate le più antiche e celebri famiglie di Medioevo e Rinascimento: Malatesta, Montefeltro e, appunto, Carpegna, che ancora esistono. Dante Alighieri, il cui volto è leggibile nel profilo dei monti, cita Guido di Carpegna nel canto XIV del “Paradiso”.




Processione, dal Golgota al Santo Sepolcro

In abiti d’epoca, accompagnano il Cristo dal Golgota al Santo Sepolcro. Viene trasportato su un baldacchino tenuto a spalla da uomini incappucciati, che calzano le cappe delle antiche confraternite montefioresi. I primi documenti fanno risalire l’evento risalgono al XVI secolo; nelle cronache si legge che nella cittadina si portasse in processione il Cristo morto affinché proteggesse la popolazione dalle frequenti epidemie di peste. La rievocazione è accompagnata dalla banda cittadina; le strade del bosco e del borgo sono illuminate soltanto dalle fiaccole.

Pier Giorgio Terenzi è una delle menti più belle di Rimini. Originario di Montefiore, da alcuni anni parroco del paese, fondatore e per numeriois anni direttore del “Ponte” racconta così l’evento nel libro “La Processione del Venerdì Santo a Montefiore Conca: “Molti paesi o borghi sono conosciuti all’intorno per tradizionali iniziative. Per fare un esempio a noi molto vicino, il borgo di Morciano è a tutti noto per la tradizionale annuale Fiera-mercato di San Gregorio.

Anche la Sacra Rappresentazione della Processione del Venerdì Santo a Montefiore Conca si colloca adeguatamente in questo tipo di iniziative. E però doveroso evidenziare una caratteristica peculiare di quest’ultima. Ci riferiamo in particolare alla continuità dei ruoli. Illustriamo meglio il contenuto di questa espressione.
Di norma, nei vari paesi, gli organizzatori mettono mano all’iniziativa trovando di volta in volta i protagonisti… che così necessariamente cambiano… anche se il risultato finale risulta sempre analogo e riconoscibile. Fanno questo per comodità, cioè per semplificare ed alleggerire l’allestimento. L’importante è che ogni spazio venga coperto.

A Montefiore tale mobilità di ruoli, almeno per l’ottanta per cento, manca! Manca perché i vari personaggi, per un motivo o per l’altro, sono sempre stati strettamente legati alle famiglie del paese. Partiamo naturalmente delle famiglie storiche, non dei nuovi arrivati. Così si tramandano gelosamente di padre in figlio (normalmente il primogenito). I “nuovi padroni” non hanno alcuna possibilità di inserirsi in questo meccanismo. Così lo specifico ruolo nella Processione è sentito in qualche modo come un “bene di famiglia”. Qualcuno potrebbe osservare che, se funzionano, un metodo vale l’altro! In parte questo è vero, ma da un punto di vista antropologico il peso della scelta fatta a Montefiore è più significativo ed efficace! Diciamo che così facendo, fra la Comunità di Montefiore e la Processione del Venerdì Santo, si è celebrato una specie di matrimonio, solubile solo per morte… cioè per mancanza di eredi”.




Commedie, Rumagna marzulena

– Divertimento assicurato con la classica “Rumagna marzulena”, la rassegna di commedie dialettali che si tengono a Montefiore da 15 edizioni; forse la decana della provincia di Rimini. Montefiore vanta una tradizione teatrale centenaria, con la presenza documentata di gruppi filodrammatici già dalla fine del 1800.

Curata da Giovanni Martelli, poeta e scrittore dialettale, al teatro Malatesta, inizio alle 21.15, il sipario su il 6 marzo – Compagnia Chi Mat di Tramvier: “..e cornud cuntent” (testo di P.P. Gabrielli – regia della compagnia).

20 marzo – Compagnia Noi ci proviamo”: “”Il vecchietto dove lo metto…” (testo di Giordano Leardini, regia Leardini – Cavalli – Renzi)
27 e 28 marzo – Come sempre “Rumagna marzulena” si chiude con gli eroi di casa. La Compagnia Filodrammatica Montefiorese presenta “Gvanen poeta cuntaden” (testo e regia del mitico Gianni Martelli).




Consigli comunali alle sette di sera? No grazie

– Alle sette della sera di un venerdì di un giorno normale. E’ l’ora che il Consiglio Comunale di San Clemente ha scelto per riunirsi e dibattere 23 punti, tra cui sei interrogazioni e sei mozioni

Qualcuno ha deciso che alle sette della sera di venerdì di un giorno normale era l’unico momento in cui si potessero discutere argomenti che riguardano tutti i cittadini. Negli anni il Consiglio Comunale (non solo quello di San Clemente) si è svuotato di molta della sua rappresentatività e se un tempo i cittadini che lo frequentavano erano pochi adesso in effetti “la gente” preferisce altro.
Ma “la gente” ha il diritto e può preferire altro; ai politici, che dovrebbero invogliare i cittadini a seguire la vita politica della loro città, invece resta il dovere di consentire ai pochi disperati che lo volessero di essere presenti!
E’ un dovere soprattutto quando hanno chiesto fiducia facendo una intera campagna elettorale all’insegna della promessa di chiarezza e di dialogo. Primo punto del programma elettorale della Lista Civica “Per San Clemente” : “Democrazia e Partecipazione. I cittadini saranno consultati su questioni di rilevante interesse locale… saranno favorite iniziative per coinvolgere la cittadinanza in azioni di impegno civile e sociale. Presso la sede comunale sarà costituito l’U.R.P (Ufficio Relazioni con il pubblico), al fine di rendere più agevole per i cittadini il dialogo con l’amministrazione…”.

Ma due su quattro consigli hanno di fatto escluso i pochi cittadini che avessero avuto la balzana intenzione di partecipare in quanto, se avessero avuto la fortuna di avere ancora un lavoro, a quell’ora probabilmente sarebbero stati impegnati nel rientro a casa. Ma forse i consigli comunali non sono, nell’attuale forma mentis degli amministratori locali e non, cose di cui i cittadini debbano interessarsi. Un altro motivo di distacco della popolazione dal rito del consiglio comunale è lo svolgimento dello stesso.
Si assiste spesso ad un dibattito estremamente tecnico e di corto respiro rispetto alla vita del paese. Si discute spesso per lungo tempo di cose piccole leggendo esposizioni degne di “un giorno in pretura” senza considerare che chi ascolta spesso non può conoscere antefatti e delibere collegate. Sarebbe auspicabile invece, che le interrogazioni fossero presentate “come farebbe un avvocato” ma spiegate come se si stesse parlando all’amico del bar.

In fondo sarebbe bello se alle sette della sera di un giorno normale i consiglieri non si dessero patenti di serietà e si rispettassero di più; sarebbe bello se non si sentissero degli Zorro senza maschera né macchia e cercassero seriamente soluzioni possibili ai problemi.
Alle sette della sera sarebbe bello se i consiglieri non sottolineassero la loro presenza che in fondo è normale visto che nessuno ha posato loro una pistola alla tempia perché si candidassero.

Anche alle sette della sera sarebbe bello assistere ad un Consiglio Comunale in cui venisse riconosciuta democraticamente l’importanza che ha ogni anima politica del paese, superando la sola contrapposizione, limitando il più possibile una sgradevole esposizione personale e ricordando di rappresentare l’intera comunità e non solo se stessi.

Il poeta spagnolo Federico Garcia Lorca alle cinque della sera celebra la morte del torero incornato dalla bestia; i cittadini di San Clemente sperano che alle sette della sera qualcuno non “incorni” definitivamente l’ultimo brandello di volontà dei cittadini di seguire la vita politica del loro paese. Un passo avanti in questa direzione è, sicuramente, la pubblicazione, ad esempio, dell’ ordine del giorno sul sito Internet del Comune. Prossimo passo potrebbe essere quella del bilancio comunale. Anche alle sette della sera andrebbe bene!




Pri, costituita sezione Valconca

E’ stata costituita la sezione Pri (Partito repubblicano italiano) della Valconca. Raggruppa undici comuni: Cattolica, San Giovanni Marignano, Morciano, Saludecio, Mondaino, Montefiore Conca, San Clemente, Gemmano, Montescudo, Montegridolfo, Monte Colombo.

La nuova Sezione è stata chiamata Mazzini-Silvagni (primo sindaco di Montefiore).
Ecco l’organigramma. Segretario: Mirko Silvagni; vice-segretario: Aldo Sepe; presidente: Luigi Liverani. Fanno parte del direttivo: Pietro Cipriani, Leo Galli, Eugenio Binotti, Lucio Bellini.

I repubblicani si sono dati appuntamento alla Festa dell’Edera presso l’Agriturismo I Muretti di Osteria Nuova di Montecolombo lo scorso 20 febbraio. Storicamente, il Pri è sempre stato molto forte a Montefiore, dove ha espresso una lunga serie di amministratori. Presenza importante anche a Morciano, san Clemente e San Giovanni in Marignano.




Luci al cimitero: Comune vs società

mente il sindaco, Christian D’Andrea, rende dotta la popolazione su una vicenda tra l’ilare e il preoccupante. L’argomento non è di quelli più normali: si parla di lampade votive. Il Comune di San Clemente, circa 3 anni fa, ha deciso di procedere ad una gara pubblica per la fornitura del servizio, servizio che fino a quel momento era gestito da un artigiano locale.

La gara pubblica si era resa necessaria perché, in quel particolare momento non si aveva la possibilità di gestione interna del servizio ed era vinta, udite udite, della ditta Di Paoli di Lucca la quale, poco tempo dopo, ha cominciato la gestione del servizio previa, naturalmente, la stipula di un regolare contratto della durata di due anni.
La ditta vincitrice della gara ha di fatto gestito il servizio per i suddetti due anni, durante i quali l’amministrazione comunale ha riscontrato, e più volte segnalato, la propria insoddisfazione per la modalità della gestione, anche a causa di numerosissime lamentele da parte dei cittadini.

Raccolti tutti questi elementi, alla regolare scadenza del contratto, ma soprattutto a fronte di una profonda riorganizzazione interna dei propri uffici, la giunta comunale ha deciso, in alternativa ad una nuova gara per affidare il servizio ad una nuova società esterna, di  utilizzare un proprio dipendente in possesso della qualifica di elettricista specializzato.
Il tutto potrebbe sembrare logico: il contratto con la ditta Di Paoli è scaduto, il Comune decide di gestire con un proprio dipendente un servizio e quindi, di accontentare i cittadini e risparmiare più di settemila euro all’anno di denaro pubblico.

Tutto a posto quindi? La ditta Di Paoli presenta un ricorso al Tribunale Amministrativo Regionale (TAR) non tanto per non aver avuto più la gestione del servizio ma perché,  a suo dire, il Comune, non poteva gestire internamente questo servizio, in quanto ritenuto di rilevanza “economica” ( è sempre così in fondo se ci sono soldi in ballo) interpretando in questo senso, una recente modifica legislativa dell’art. 113 del T.U. degli enti locali.

Cioè questi signori, che non avevano brillato nella gestione del servizio, protestano, affrontano dunque un ricorso al TAR, senza motivo apparente, visto che il contratto con il Comune di San Clemente era comunque giunto a scadenza naturale, e un Tribunale Amministrativo Regionale gli dà ragione. Ovviamente il Comune di San Clemente ha confidato, come ogni cittadino dovrebbe fare, nella giustizia italiana, ma in questo caso, e non era mai successo prima, ha commesso un errore. Ma la motivazione della decisione del TAR è assolutamente incomprensibile: visto che sono le nostre tasse a pagare questi signori ci piacerebbe che qualcuno ci spiegasse perché un Comune che risparmia e fa lavorare un suo dipendente debba essere condannato! Che anche a loro si sia spenta la luce?
Claudio Casadei




Gobetti “invade” la Piazza

Ci aspettavamo un luogo enorme, tappezzato di insegne, invece ci siamo trovati di fronte ad uno studio addirittura più piccolo della nostra aula, che aveva l’aspetto dello stanzino dell’Azzecca-garbugli del romanzo manzoniano>>.

Tra noi compagni di scuola, molte erano le suggestive rappresentazioni del luogo sconosciuto: chi lo immaginava uno stanzone lunghissimo, in cui uomini occhialuti erano rivolti a sfogliare polverose carte; oppure, come nei film americani, dove le persone creavano pezzi giornalistici sui loro schermi.

La nostra immaginazione fu interrotta quando arrivammo a destinazione, perché ci si presentò una specie di “caverna-artistica”: vi era un ampio contrasto tra lo spazio piuttosto ridotto ed i numerosi oggetti che riempivano la stanza.

Entrandovi, le prime cose che attirarono la nostra attenzione furono le pagine di giornale ingiallite da tempo, sparse in ogni singolo punto della stanza, le quali assomigliavano alle ultime foglie cadute durante il periodo autunnale.
Successivamente, dopo esserci distribuiti nel piccolo spazio come meglio potevamo, siamo riusciti a focalizzare anche i particolari, tra cui alcuni quadri e fogli di giornale incorniciati, fra i quali un’antica prima pagina del Corriere della Sera con un articolo sulla morte del maestro Indro Montanelli.
Inaspettatamente, si udì un tonfo: uno dei nostri compagni si sentì male e si accasciò a terra. Successivamente arrivò anche l’ambulanza, la quale portò con sé Luca per degli accertamenti.
In seguito rientrammo per continuare ad ascoltare la spiegazione sulla costruzione del giornale.

Matteo e Giovanni, i due giornalisti, ci spiegarono che il loro lavoro richiede molto impegno, tempo e pazienza. La costruzione dell’articolo si divide in cinque fasi: raccolta di fonti, stesura dell’articolo, lavoro al computer, struttura del giornale, stampa.

Riguardo allo stipendio mensile, i due giornalisti dissero che non è molto alto, ma che praticano questa professione per passione, per il piacere di scrivere, di annunciare alle persone ciò che succede nel mondo.

Le classi I A e I C




Foro Boario: Allegro ma non troppo

[b]Lavatoio, finalmente! [/b]- La bellezza sta anche nella forza dei nomi e nel fascino de tempo. Forse uno dei “monumenti” più affascinanti della vecchia Morciano è il lavatoio, dove le donne fino ai primi anni sessanta, quando ancora l’acqua corrente in casa era un lusso per pochi, andavano a lavare e sciacquare i panni. Dunque, il detto che i panni si lavano in casa e si stendono fuori non era proprio veritiero. Nei primi anni Novanta, è stato restaurato dalla giunta guidata da Alberto (Bertino) Montanari e adibito a sala conferenze e mostre. L’amministrazione morcianese ha sempre denominato l’edificio come sala dell’ex Lavatoio. E quell’“ex” era davvero un piccolo insulta alla memoria del passato. Esempio, a Roma le Scuderie del Quirinale, oggi spazio museale, non vengono preceduto da ”ex”. Ma qualcosa si è mosso. In un volantino datato 26 febbraio, nel quale il Comune di Morciano chiamava i morcianesi in pubblica assemblea, c’era la nobile denominazione “Sala del Lavatoio”. Finalmente.

[b]Giordano, scrivi commedie [/b]- “Continua a scrivere le commmedie, che ti vengono meglio della critica politica”. Tra il serio e lo scherzoso un assessore si è rivolto così a Giordano Leardini. Leardini è eclettico. Dipinge, scrive commedie dialettali. Ma questa volta non ha gradito. Negli ultimi anni si è messo a fare politica, prima nelle file di An, ora nel Pdl. Polemista verace, Giordano non concorda. Dice: “Continuerò a fare le bucce a quest’amministrazione che dice castronate”.