Quei misanesi che hanno fatto grande Riccione

A parere di Corrado Savoretti un terzo dei riccionesi di Fontanelle e Riccione Paese giungono da Misano. E hanno fatto non bene, ma benissimo. Si sono ben comportati sia nel settore economico, sia in quello delle professioni, senza contare la politica. Hanno espresso sindaci e assessori. Due nomi su tutti: Francesco e Armando Masini, Corrado Savoretti. Il sindaco Daniele Imola dicevano che erano la lobby di Misano. Il sindaco Terzo Pierani aveva lanciato l’idea di annettersi scacciano. Tutto finì con vivaci e simpatiche polemiche.
Molte delle aziende turistiche riccionesi affondano le radici tra Ca’Rastelli, Misano Monte, Scacciano e Misano Cella. Ad esempio, Vincenzo Leardini, uno tra i massimi imprenditori del turismo, arriva da Ca’ Rastelli. Dalla stessa frazioncina giunge anche Romolo Fabbri (Crispino scarpe). Albergatori anche i Tentoni col “Mon Cherì”. I Galli invece rappresentano una dinastia di impresari edili. Tra i professionisti un nome su tutti, il geometra Mario Faetani.




Gresta racconta il Caravaggio

– Villa Franceschi riempita come un uovo (un centinaio di appassionati) per la prima lezione che il prestigioso storico dell’arte Riccardo Gresta ha tenuto lo scorso 25 febbraio sul Caravaggio, dalla nascita fino alle prima esperienza romana. In programma altre tre serate, con inizio alle 21.

11 marzo – “Gli ultimi anni di Caravaggio (1606-1610)”.

18 marzo – “Il movimento caravaggesco internazionale: da Caravaggio a Mattia Preti”.

25 marzo – “Pittori caravaggeschi olandesi e fiamminghi. La natura morta al tempo di Caravaggio”.




Con allegria ma non troppo: Spigolature degli scrondi

[b]Perla in decadenza[/b] – Leggiamo: “La ‘mitica’ 500 romba per il secondo raduno nazionale”. Il blasone di Riccione è in decadenza: dalle Ferrari alle 500… che saranno anche ‘mitiche’ ma non all'”altezza” dei Vip che frequentano Riccione. Nobiltà decadute…

[b]Parole di sottofondo[/b] – Leggiamo: “Pdl, aperta la nuova sede in viale Dante”. Presente anche il viceministro alle Infrastrutture Mario Mantovani che ha definito i giovani presenti veri e propri “martiri della libertà”. In certi ambienti alcune parole sono usate a sproposito… solo come sottofondo tra il piacevole tintinnare di calici di champagne e tartine al salmone. Parole in libertà vigilata…

[b]Immagine[/b] – Leggiamo: “Il Comune vara l’operazione decoro. Cartelli pubblicitari alle colonie Reggiana e Savioli per salvaguardare l’immagine di Riccione”. Ingenui… come se bastasse qualche cartello…

[b]La rotonda[/b] – Leggiamo: “La rotonda dell’Abissinia resta senza arredi, degrado a San Lorenzo”. Qui il degrado è circolare…

[b]Lele non perdona [/b]- Leggiamo: “Parcheggio via Portofino, il Comune ha deciso: rescinderà il contratto. Il caso segnalato alla Corte dei conti dal consigliere della Lista civica Lele Montanari”. Il Lele colpisce ancora…

[b]Strade bucherellate[/b] – Leggiamo: “Strade, basta con i rattoppi. Usai (Pdl) chiede alla giunta un intervento strutturale”. Strade a con le pezze al culo…

[b]La fotografia [/b]- Leggiamo: “Grand hotel: una maxi ‘fotografia’ nasconderà questa estate il degrado”. Una foto al giorno toglie il degrado di torno…

[b]Segretario Pd[/b] – Leggiamo: “Nuovo segretario, il Pd annaspa. Difficile trovare il nome giusto, solo in 16 all’ultima direzione”. Si consiglia di sceglierlo in una prossima vetrina di Miss e Mister Riccione…

[b]La biglietteria[/b] – Leggiamo: “CinePalace, nuova biglietteria dentro un cubo di cristallo”. Il biglietto dalle piume di cristallo…




Uno dei libri di poesia più belli apparsi in Italia negli ultimi tempi

– “E’ uno dei libri di poesia più belli apparsi in Italia negli ultimi tempi, emerso non a caso in quelle zone che sono arate da editori piccoli ma di grande cultura come Raffaelli”. I complimenti li ha vergati Davide Rondoni, 46 anni, poeta saggista, critico letterario. E sono stati pubblicati sul prestigioso quotidiano economico “Sole-24Ore” lo scorso 31 gennaio.
L’autore di uno dei “libri di poesia più belli” è un riccionese e si chiama Pasquale D’Alessio. Di origine napoletane, da anni si occupa di teatro (lavorato con Ivano Marescotti, Riccardo Cucciolla), si prodiga per il Premio Ilaria Alpi (presidente dell’associazione) e molto ancora. Scrive saggi e si è messo pure a scrivere poesie e gli riesce anche bene: sa emozionare con immagini vive e delicate, “ricordando le palme chiuse e legate a fine stagione, ‘come le donne / quando sono stanche / tirano su i capelli’, o i movimenti esatti dei giocatori di bocce.
Il libro si intitola “Settembre”, e raccoglie una serie di immagini per rendere meno dolorosa una grande perdita. Scrive Rondoni: “Sono pagine dolenti e fortissime, detate alla fine dell’estate… Poesie di grande forza plastica, come nota Sergio Zavoli nella prefazione… D’Alessio, con i suoi versi spogli e ritmati, narra la chiusra delle spiagge evocando il tema eterno del senso del tempo, e inventa nel finale una metafora che solo vent’anni fa non si poteva nemmeno immaginare”.




Teatro, chiude Umberto Orsini

Umberto Orsini e Giovanna Marini interpretano ”La Ballata del carcere di Reading” di Oscar Wilde. L’opera nata dal soggiorno in prigione dell’autore inglese – lamento poetico ed esistenziale, testimonianza di dolore e forte denuncia ma anche inno alla bellezza e atto d’amore – diventa uno spettacolo intimo e dolente grazie alla prova d’attore di uno dei maggiori interpreti del nostro teatro e alle canzoni della Signora della musica popolare italiana. Il travaglio interiore di Wilde, rinchiuso a Reading per comportamento contrario alla morale pubblica, rivive attraverso la storia dell’impiccagione di un giovane detenuto, suo compagno di cella, colpevole di delitto passionale e delle reazioni dei suoi compagni di pena. Una denuncia da cui il poeta trae ispirazione e forza per una meditazione, profondamente religiosa, sui mali del mondo, sulla presenza di Cristo e sulla redenzione.
Direzione artistica dei Fratelli di Taglia, dietro la stagione artistica il Comune di Riccione – Assessorato alla Cultura e Politiche per Nuove Generazioni e il ministero per i Beni e le Attività Culturali, la Regione Emilia Romagna e la Provincia di Rimini.




Locomix, partono le selezioni

– Aperte le selezioni Locomix 2010, il Festival della repubblica di San Marino che ha le serate preliminari al teatro del Mare di Riccione. Dal 6 marzo, ogni sabato del mese, passerella per almeno 11 aspiranti finalisti con la colonna sonora dal vivo dei riccionesi “Gli Amici del Giaguaro”.

Durante i 4 appuntamenti, iniziative di raccolta fondi e sensibilizzazione a favore del progetto per l’acquisto della Tac di ultima generazione per l’Ospedale di Riccione. Il 17 aprile al Teatro Concordia di Borgo Maggiore, San Marino, serata finale per l’assegnazione di titoli e premi del concorso.




Silvano: la fine è uno spezzone di matita. L’inizio tre intere

– La fine e l’inizio di una vita si potrebbero raccontare con uno spezzone di matita, con tre matite intere, la nobiltà degli amati ulivi, il profumo dei suoi limoni. Sono le immagini care a Silvano Pedrosi, dal nulla di Verucchio alla fondazione della tipografia “la Pieve” a Villa Verucchio. Silvano se n’è andato prima del tempo pochi mesi fa. Sale sull’automobile, a pochi metri da casa, il cuore stanco lo tradisce.
La moglie Giuseppina, i figli, Sabina, Filippo e Giuseppe, lo hanno ricordato in un commovente libro: “Il Profumo Della Carta”. Sulla sovracopertina bianca tre matite ancora da consumare (i tre figli), sulle quali, di traverso, si adagia un mozzicone di matita mangiucchiato nell’estremità (Silvano Pedrosi).
La sua avventurosa esistenza è stata accompagnata dalla passione per la terra: gli ulivi della sua campagna (regalava il suo l’olio come presente natalizio), i grandi limoni nei vasi sotto i portici dello stabilimento, l’orto. Con gli amici la discussione finiva sempre sul suo orto e le bellissime mangiate.
Nasce nelle ristrettezze economiche, Silvano. Bambino, con altri amici viene messo in collegio presso i Salesiani nelle Marche. Impara il mestiere di tipografo. Entra in una bottega prima a Rimini, poi a Ravenna. Giovanissimo si mette in proprio a Rimini. Fa ritorno a Villa Verucchio e siamo alla storia di oggi. La sua azienda è una delle maggiori del settore della provincia di Rimini.
Tutto questo racconto, con raffinata grafica e belle immagine, si legge nelle pagine scritte da Sandrina Gasperoni. Il viaggio è esaltato dalla grafica di Jader Bonfiglioli. Il risultato è di livello assoluto. E’ stato confezionato un piccolo saggio. Insieme al classico calendario, la famiglia lo ha presentato ad amici e clienti lo scorso 12 febbraio al ristorante “Molo22”, nella nuova darsena di Rimini.




Valmarecchia, l’emergenza è la difesa idro-geologica

Si è tenuto lo scorso 22 febbraio nella sala congressi dell’Sgr a Rimini.
Alcuni amministratori dei sette comuni della Valmarecchia Pesarese entrata a far parte della provincia di Rimini hanno raccontato il loro speciale quaderno con aspettative, speranze e problemi: la difesa idro-geologica al primo posto.
Sono intervenuti: Lorenzo Valenti (presidente della Comunità montana), Mauro Guerra (sindaco di San Leo), Riccardo Santolini (professore universitario a Urbino, già assessore al Comune di Rimini), Cesarino Romani (esperto in politiche dello sviluppo sostenibile). Stefano Casadei ha fatto gli onori di casa con l’introduzione. Ha rimarcato che la crisi economica di oggi prima ancora che tecnica è culturale e che la Valmarecchia riuscirà a diventare fattore attivo di crescita soltanto attraverso la propria identità, puntando ad uno sviluppo eco-sostenibile.
Sia Valenti (presidente della Comunità montana), sia Guerra (giovane sindaco di San Leo) hanno messo in evidenza la bellezza del territorio, il valore artistico e la fragilità delle colline martoriate da frane e smottamenti continui, che assorbono buona parte dei deboli bilanci comunali. Insomma, la sua difesa idro-geologica è prioritaria rispetto a qualsiasi intervento.
Il professor Santolini ha detto che la Valmarecchia è eccellenza storico-artistica di livello internazionale e che è sia un’opportunità, sia un tavolo di sperimentazione.




Religione e politica: libera chiesa in libero stato

– Berlusconi, Bossi, Bertone, Bagnasco. La lettera iniziale dei cognomi dei quattro personaggi in questione, due leader politici e due eminenti ecclesiastici, è significativamente la stessa: la B. Il titolo surreale dell’articolo indica che tra la destra politica nazionale e la Chiesa italiana, da un po’ di tempo a questa parte, sembra sia in atto un balletto altalenante fatto di seduzioni accattivanti e di richieste interessate, d’intimidazioni volgari e di genuflessioni umilianti, di silenzi complici e di grida scomposte.
Si tratta di quattro personaggi d’assalto? Da parte politica si lucra a man bassa il consenso popolare, alla faccia della Costituzione e della legalità, e da parte ecclesiastica si lucrano gli interessi di eventuali prebende, alla faccia del Vangelo e del Concilio Vaticano II.
Da questo punto di vista, l’anno 2009 è stato caratterizzato da episodi che hanno smascherato, da una parte e dall’altra, i veli dell’ipocrisia nazionale. L’incantamento reciproco, derivato dall’infatuazione mediatica che il berlusconismo ha prodotto negli ultimi decenni in Italia, ha inoculato un virus letale di massa, forgiando e plasmando un’opinione pubblica addomesticata, ad immagine e somiglianza del suo leader politico che, stando ai sondaggi, sembra godere di effettivo consenso popolare, soprattutto dopo l’increscioso incidente di Milano quando un esaltato psicolabile ha scagliato contro il premier un souvenir di granito. Non solo la parte maggioritaria del mondo cattolico ma anche una parte più che consistente dell’istituzione ecclesiastica sembra essere stata fagocitata dal fatale incantamento culturale e politico che la destra al governo ha espresso in questi anni.
Dopo l’incanto ammaliante della sirena berlusconiana, arriverà anche il momento del disincanto della Chiesa italiana che vorrà finalmente prendersi cura della convivenza civile in una società destinata al degrado etico-culturale? Perché, come pastori e come cristiani, non possiamo annunciare profeticamente dai pulpiti delle chiese, come fece don Milani, “I care!” davanti a tale deriva? Perché, di fronte all’orrore della caccia ai braccianti neri di Rosarno, non gridare allo scandalo come facevano gli antichi profeti d’Israele? Quanto ancora dobbiamo aspettare perché non si ripeta l’infamia della Shoah? Perché i nostri vescovi sono così assenti dalle emergenze della storia?
L’analisi dei fatti ci presenta un quadro desolante. Da alcuni anni è in atto un processo degenerativo, quasi una specie di metastasi per una parte consistente di società italiana, ammaliata dal mito dell’uomo forte e dagli slogan ultimativi, tipo “tolleranza zero”. La Chiesa, da questo punto di vista, dovrebbe esprimere una funzione pedagogica fondamentale.
Accade, ad esempio, che la cronaca nazionale dell’estate scorsa registri un incontro ad alto livello tra il presidente della Cei, Bagnasco, e i capi della Lega Nord, Bossi e Calderoli, avvenuto a Roma nel settembre 2009 e rivendicato dai dirigenti leghisti come una specie d’investitura ufficiale della Cei nei confronti della Lega, considerata, secondo i desideri padani, l’unica paladina della causa cattolica in Italia. Si tratta di una cosa talmente delirante che non si sa se ridere o piangere. I vescovi sembrano aver dimenticato o rimosso le farneticanti espressioni di Bossi il quale, il 9 settembre 2002, così parlava della Chiesa italiana: “È ora di mandare  la Guardia di finanza da certi vescovoni per sapere dove vanno i soldi che hanno raccolto per i poveri. I veri razzisti sono i buonisti, associazioni caritatevoli tipo la Caritas. Agiscono con un solo scopo: riempirsi i portafogli!”. Come se non bastasse, al compare di Bossi, l’ineffabile ministro Calderoli, il 17 settembre 2009 è stato assegnato il Premio Giovanni Paolo II “per aver nella sua azione politica tutelato e promosso la Sacralità della Vita in armonia con i principi cristiani e con i valori ereditati dalla Dottrina Sociale della Chiesa Cattolica”. Tale ministro ha talmente difeso i valori cattolici da risultare divorziato e risposato con rito celtico tra simbologie nibelungiche e invocazioni pagane al dio nordico Odino.
E infine, come prelibata ciliegina sulla torta, gli ultimi giorni del 2009 ci hanno regalato l’insulsa e paradossale trovata del cosiddetto “partito dell’amore”, presentato agli italiani, inebetiti dalle feste natalizie, da un personaggio arcimiliardario che per anni non ha fatto altro che seminare odio attraverso i canali televisivi di cui è padrone assoluto, con un linguaggio “colorito” che ormai sembra aver fatto scuola. Un linguaggio di altissima soavità che irride agli elettori della sinistra chiamandoli “coglioni”, che definisce l’80% dei giornalisti dei “farabutti” e che insulta i giudici italiani come “mentecatti” e come individui “antropologicamente tarati”! Non ci mancava altro che la ridicola trovata linguistica di un fantomatico “partito dell’amore” per tirare fuori dai guai questo nostro disgraziato Paese, mentre l’Europa ride e gli italiani rimangono ancora una volta imbrogliati e imbambolati davanti alla tv del padrone per  ascoltare estasiati l’insipienza di boutades che si ripetono da troppi anni!
Credo che, a partire proprio dai succitati eventi, la Chiesa italiana sia chiamata a fare la sua parte: uscendo definitivamente dall’inerzia e dall’ambiguità che finora l’ha contraddistinta rispetto  all’oggettiva alleanza con una precisa parte politica, non certo per legarsi ad un’altra parte politica di segno contrario, ma per affermare senza reticenze alcuni valori di fondo che riguardano la vita e la dignità di uomini e di donne, all’interno di un contesto sociale in cui, nella rincorsa di modelli ingannevoli, si rischia di essere fagocitati e stritolati da una specie di moloch etico-culturale, attualmente imperante nelle teste e nelle famiglie di gran parte degli italiani. 

di Don Giorgio Morlin
* Parroco a Mogliano Veneto (Tv), responsabile
della Caritas territoriale




Senza la verità, la carità è sentimentalismo

– Nel numero di dicembre scorso, “L’altra pagina – che trovi solo qui” (pag.11) finiva con una visione del nostro tempo sostanzialmente vera, ma molto amara, troppo pessimistica e, soprattutto, senza speranza.
Mi è venuto spontaneo pensare che queste letture e queste conclusioni non portano da nessuna parte.
Oggi infatti molti, anche troppi, sono impegnati a cercare e a sottolineare solo le cose che non vanno bene, a volte, fra l’altro, non vanno bene solo perché non vanno come vorrebbero loro.
Ho allora cercato di trovare qualche argomento da proporre ai lettori della Piazza per dare loro un messaggio di speranza che contribuisca a vincere la depressione che certi articoli e libri provocano.
Non ho dovuto faticare molto perché leggendo l’ultima enciclica di Papa Benedetto XVI (lettura che consiglio a tutti) ho trovato tutto quello che mi serviva.
Il Papa affronta il problema alla radice e inizia la sua enciclica con una affermazione netta, chiara e che non consente errate interpretazioni.
L’amore – caritas – è la forza straordinaria che spinge le persone a impegnarsi con coraggio e generosità nel campo della giustizia e della pace. E’ una forza che trae origine, che nasce da Dio: Amore eterno, Verità assoluta e Creatore dell’universo e dell’uomo.
Tutti gli uomini avvertono questo interiore impulso ad amare in modo autentico..
La carità è l’amore che si manifesta, è l’amore attivo, operoso, che lavora, che cerca il bene comune e che rende veri e profondi i rapporti e le relazioni personali e sociali
“La verità è la luce che dà senso e valore alla carità”. Questa luce è, contemporaneamente, quella della ragione e della fede e consente alla intelligenza umana di pervenire alla verità naturale e soprannaturale del destino dell’uomo, e cioè che siamo figli di Dio e che da Lui siamo stati creati. Per amarlo e servirlo in questa terra, per poi goderlo nell’altra in Paradiso (come insegnava e insegna il catechismo) .
Solo nella verità, e cioè nella consapevolezza di essere frutto di un atto d’amore da parte di Dio che, come unico Padre, ci rende tutti fratelli, la carità risplende e può essere autenticamente vissuta.
“Senza la verità, la carità scivola nel sentimentalismo e l’agire sociale cade facilmente preda di interessi particolari e logiche di puro potere. La verità, invece, fa uscire gli uomini dalle sensazioni soggettive e consente loro di portarsi al di sopra delle determinazioni culturali e storiche del momento.
Purtroppo la carità, cioè l’amore autentico, l’amore ricevuto e donato, ha subito e subisce sviamenti e svuotamento di senso, al punto che essa viene sempre più considerata irrilevante per interpretare le responsabilità morali dei comportamenti in ambito personale, sociale, economico e politico.
Di qui allora il bisogno di coniugare e di tenere unite, Carità e Verità.
Carità, amore operoso, speranza vera hanno bisogno, perciò, di un fondamento certo e imperituro e cioè: di Dio. Senza Dio l’uomo non sa dove andare e non riesce nemmeno a comprendere chi egli sia, come ci ricorda Gesù Cristo: “…senza di me non potete fare nulla” (Giov.15,5). Già Paolo VI nella Populorun Progressio ci avvertiva che l’uomo non è in grado di gestire da solo il proprio progresso perché non può fondare su di sè un vero umanesimo.
Solo se pensiamo di essere parte della famiglia di Dio, suoi figli, saremo capaci di produrre un autentico umanesimo integrale. Lo sviluppo quindi ha assoluto bisogno di un umanesimo cristiano che dia senso e ravvivi la carità e si faccia guidare dalla verità accogliendo l’una e l’altra: la verità e la consapevolezza di essere figli di Dio e la carità che ci spinge ad amare i fratelli come dono permanente di Dio.
Solo un umanesimo aperto all’Assoluto può guidarci nella promozione e nella realizzazione di forme di vita sociale e civile nei vari ambiti (di bene comune), salvaguardandoci dal rischio di cadere prigionieri delle mode del momento.
Al contrario, la chiusura ideologica a Dio e l’ateismo dell’indifferenza che, dimenticando il Creatore, rischiano di dimenticare anche i valori umani, si presentano oggi fra i maggiori ostacoli allo sviluppo
L’umanesimo che esclude Dio è un umanesimo disumano.
Fortunatamente Cristo ci ricorda che: “Io sono con voi tutti i giorni fino alla fine del mondo”(Mt.28,20).
E questo è un dato di fatto, piaccia o non piaccia ai molti detrattori della Chiesa che, pur con tutti i limiti dovuti alla natura umana dei suoi componenti, ha il compito di trasmettere e mantenere viva la buona novella che Gesù Cristo è venuto a portare e che è la fonte perenne di vita e di speranza per tutti.

di Gianfranco Vanzini